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    Predefinito «Ostacoli alle riforme, la Lega torna in piazza»

    Bossi: l’Europa ci lega le mani dietro la schiena se non lascia 4-5 anni per il rilancio economico


    DAL NOSTRO INVIATO
    PONTE DI LEGNO (Brescia) - Gli unici botti esplosi durante il tradizionale Ferragosto della Lega in terra camuna sono stati i fuochi d’artificio. Questa volta dal palco del palazzetto di Ponte di Legno (così come dal suo «castello») il senatur ha parlato da ministro: una rassicurazione che «nel governo non c’è nessuna crisi: si va fino alla fine della legislatura», un invito alla «saggezza» e alla «flessibilità politica» per dare ossigeno all’economia, un secco «no» al ddl Pittelli in materia di giustizia, un’anticipazione della tv di Stato che verrà forte di «telenovele e fiction milanesi». E poco importa se a mezz’ora dalla fine del comizio (quasi 4.000 militanti per gli organizzatori, la metà per le forze dell’ordine) sugli spalti del palazzetto ci sono posti vuoti e nel listì dei pres (il menù e listino dei prezzi) manca la polenta. E’ bastato un appello al popolo del Carroccio a riconquistare la piazza in nome delle riforme per ricordare che il «patto della Casa delle Libertà (quello che per un anno solo in quattro conoscevamo: io, Tremonti, l’Aurelio - il suo braccio destro, ndr - e il sottosegretario Brancher) viene dal popolo». Così come l’«economia» e anche l’«informazione»: «Quello che arriva - ha detto il ministro delle Riforme - sarà l’anno dei grandi cambiamenti. Ma vedo che ci sono ancora molte resistenze a cambiare e allora la Lega torna alla piazza per sostenere le riforme del cambiamento». Ma sia chiaro: «Niente violenza. La piazza è un luogo importante per la democrazia».


    PATTO DI STABILITA' - E piazza sia. Le prove generali, del resto, il senatur le ha fatte durante la sua tradizionale vacanza montana (senza nessun rimpianto per il mare della costa Smeralda: «I miei figli, si trovano bene a "casa" loro»). «Scusi ministro e il patto di stabilità? », gli chiede la gente che lo incontra per strada. E lui giù, a improvvisare comizi nei prati come nelle hall degli alberghi fino a tirar notte. E fino a salire sul palco: «Non lo so se il patto di stabilità va rivisto. Credo che il problema sia quello di ottenere flessibilità politica, spostare il là di quei quattro o cinque anni perché le cose possano avvenire quando l’economia va bene». E con la faccia scura: «Insomma, occorre saggezza». Ricorda come già un mese e mezzo fa a Madrid «il patto si è allentato». E ribadisce: «Quattro o cinque anni finché l’economia viene rilanciata: se così non fosse sarebbe come se l’Europa ci legasse le mani dietro la schiena e ci mandasse a combattere contro i mercati internazionali». Dal patto di stabilità alla strada della ripresa. «Se il potere viene dal basso anche l’economia deve venire dal basso». Addosso quindi all’«economia della borsa», alla «new economy di Clinton» voluta dalla sinistra per «cancellare la proprietà»: «Peccato che le piccole imprese (che rappresentano il 75% del Pil di questo Paese) non vanno in borsa: l’unica via d’uscita è affiancare all’economia finanziaria quella delle grandi opere».


    PRODUZIONE RAI - «Dal basso», «dal basso»: «patto», «economia». Ma anche «informazione». Se per strada al «scusi ministro» segue una domanda sulla Rai Bossi risponde con il comandamento del verbo leghista: «anche l’informazione deve venire dal popolo». Poi taglia corto. Liquidando il caso Bracalini e informazione con un «ah, io non so». Ma sui programmi della tv di Stato: «A Milano c’è un centro di produzione che produrrà. Ma sia chiaro: come a Roma o Napoli». E sul cosa il senatur ha le idee chiare: «Fiction alla milanese». Un esempio: una bella «telenovela». Non nel dialetto del Porta (anche perché la Lega guarda ormai a quello dei «Van De Sfroos capace di attirare anche i giovani»), ma che esprima un «modo di vedere alla milanese». Spiega il senatur: «I tempi sinistrorsi che portarono la cinematografia lontano da Milano sono finiti». E qualcuno parla già di una Cinecittà del Nord. Con buona pace di Storace e Veltroni: «Gente che deve fare la sua parte», ridimensiona Bossi.


    GIUSTIZIA - Anche in fatto di giustizia dal ministro delle Riforme arriva un invito considerare fatti e parole in base ai ruoli. Il disegno di legge Pittelli: «Ho letto qualcosa sui giornali e sinceramente non capisco come si possano inviare informazioni di garanzia così», commenta. «Secondo me in questa cosa il governo non c’entra niente e non c’entrano neppure i partiti della coalizione». Tra una stretta di mano e una foto ricordo, ai «fedelissimi» in cerca di chiarimenti quindi spiega: «E’ una cosa che ha presentato un parlamentare». «Di Forza Italia, però». E lui ribadisce: «Un parlamentare».


    IL SENATUR E I CENTRISTI - Guai però a parlargli di spaccature o crisi all’interno della Casa delle Libertà. «Nella coalizione c’è un rapporto forte perché c’è un progetto forte. Si arriva fino alla fine della legislatura perché noi dobbiamo fare le riforme». Primo passo: «La devoluzione». Ma mentre in ciascun discorso il ministro cita almeno cinque volte Tremonti e quattro Berlusconi, ai centristi non fa cenno se non rispondendo a precisa domanda. Casini? «Simpatico, mi sembra solido. Ci sono però altri che vogliono solo apparire». Guardando alla «divisione dell’atomo» aggiunge: «C’è poi chi spera che tornino i vecchi tempi che non tornano più». E a chi lo accusa di avere la «faccia dura» (vedi Giorgio Vittadini, presidente della Compagnia delle Opere): «Vogliono tenersi i soldi delle fondazioni. Prima, quando erano con la Dc la società civile gli faceva schifo, ora che sono stati esclusi gli fa schifo la politica».


    FAMIGLIA E IMMIGRAZIONE - Quindi dal palco del palazzetto di Ponte di Legno: «Per il primo anno al Nord ci sono stati più nati che morti». Il merito: «E’ anche della Lega». E via a parlare della battaglia contro la fecondazione eterologa e degli sgravi fiscali. Con un annuncio: «Stiamo pensando di aumentare l’assegno di accompagnamento a tutte le famiglie che hanno in casa handicappati gravi». Il modello è quello delle pensioni minime: portarlo al milione di lire, dai 200 euro attuali ai 500. «In Italia abbiamo contato 35.000 disabili sopra i trent’anni. L’aumento si potrebbe dare a tutti». E i soldi? «Non abbiamo neppure bisogno di Tremonti, sappiamo dove trovarli». Un accenno quindi alla legge sull’immigrazione (ricordandone la «bontà» del primo articolo e come alla fine «metterà d’accordo destra e sinistra») per parlare di casa: «Ero distratto, mi hanno fatto saltare il limite del cinque per cento per l’assegnazione delle case Aler agli immigrati. Ma a settembre lo farò reinserire».

    Alessandra Mangiarotti


    Politica
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

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    Dubbi del ministro per le Riforme sull'avviso di garanzia immediato
    "Non è un progetto del governo, ma solo di un parlamentare"
    Bossi torna in piazza
    Lega di lotta e di governo
    Vanno allentati i vincoli del patto di stabilità
    "Allunghiamo i tempi di quattro-cinque anni"


    PONTE DI LEGNO - Stop all'avviso di garanzia a inizio indagini. Prostitute via dalle strade. Più elasticità nel rispetto del patto di stabilità tra i paesi dell'Unione Europea. E a settembre, per le riforme, tutti in piazza. Umberto Bossi è in vacanza, ma come è abituato a fare in agosto non è avaro di dichiarazioni.

    "Il prossimo anno - dice il leader leghista - sarà quello dei grandi cambiamenti, anche se vedo molte resistenze sulla strada delle riforme". E' per questo, per superare quelle che il ministro delle Riforme chiama le "resistenze al cambiamento", che la Lega tornerà ad essere un partito 'di lotta e di governo'.

    Bossi dà appuntamento al popolo leghista per il prossimo 15 settembre, a Venezia, dove "sette anni fa andammo seguendo il corso del Po, dicendo che o si cambiava o noi ce ne andavamo". Per il ministro delle Riforme la piazza "è un luogo importante per la democrazia", anche se le manifestazioni del Carroccio - secondo Bossi - sono assai diverse da quelle della Cgil e dell'Ulivo.

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    "Noi ritorneremo in piazza per sostenere le riforme - spiega il leader leghista - loro lo hanno fatto perché dovevano risolvere problemi al loro interno e hanno utilizzato questa storia dell'articolo 18". La sfida dunque è lanciata, anche perchè non può essere casuale la scelta di convocare i militanti leghisti proprio il giorno successivo alla manifestazione indetta per il 14 settembre dal centrosinistra sui temi della giustizia e della libertà di informazione.

    A proposito di giustizia. Il leader della Lega frena sull'idea di modificare l'avviso di garanzia contenuta nel disegno di legge del deputato di Forza Italia Giancarlo Pittelli: "Il governo non c'entra - dice Bossi - è una cosa che ha presentato un parlamentare, sulla quale ho forti dubbi". Esitazioni che invece non ci sono per quanto riguarda la prostituzione, antico cavallo di battaglia del senatur. "Bisogna scegliere il male minore - spiega - e cioè far esercitare la prostituzione in privato e non sulle strade". Anche se, Bossi lo ammette, la sua proposta per creare veri e propri eros center nelle città incontra ancora l'opposizione di molti.

    Infine, l'economia, che dopo i dati su fisco e crescita ha turbato il sonno di ferragosto di molti ministri. Anche in questo caso, sembra dire Bossi, va scelto il male minore. E cioè "ottenere una maggiore flessibilità temporale nel rispetto del patto di stabilità". In altre parole il ministro delle Riforme sposa l'idea di allungare il ciclo di riferimento di 4 o 5 anni, "in modo da consentire una vera ripresa dell'economia". Se così non fosse - attacca Bossi - "sarebbe come se l'Europa ci legasse le mani dietro la schiena e ci mandasse a combattere contro i mercati internazionali".

    Il Bossi pensiero sui vincoli imposti dall'euro è dunque opposto a quello del presidente della Commissione europea Romano Prodi, secondo il quale proprio un allentamento di quei vincoli provocherebbe reazioni negative da parte dei mercati. "Il patto di stabilità non si tocca - ha ribadito ancora una volta ieri Prodi - perché abbiamo bisogno di regole".

    (16 agosto 2002)
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

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    Bossi: a settembre la Lega torna in piazza



    16 agosto 2002



    PONTE DI LEGNO (BRESCIA). A settembre la Lega ritorna ad essere non solo partito di governo ma anche partito di lotta. È il programma lanciato ieri sera a Ponte di Legno alla festa del Carroccio da Umberto Bossi. «Quello che viene -ha detto il ministro delle riforme - sarà l'anno dei grandi cambiamenti. Ma io vedo che ci sono molte resistenze a cambiare e allora la Lega torna in piazza per sostenere le riforme e il cambiamento». Il primo appuntamento sarà a Venezia il 15 settembre: «Sette anni fa andammo lungo il Po fino a Venezia per dire che o si cambiava o noi ce ne andavamo. Da lì è partito il cambiamento perchè poi c'è stata la Bicamerale che è vero che è fallita ma alcune idee, come la modifica del titolo quinto della Costituzione, sono andate avanti».

    «La Lega - ha detto Bossi - torna in piazza per cambiare ma, sia chiaro, senza violenza. Perchè la piazza è un luogo importante per la democrazia». E a questo proposito, conversando con i giornalisti, ha riconosciuto anche a Sergio Cofferati e alla sinistra la legittimità di «conquistarsi» la piazza: «Noi ritorneremo in piazza per sostenere le riforme, loro avevano altri problemi da risolvere al loro interno e hanno utilizzato questa storia dell'articolo 18».

    Da Ponte di Legno, località preferita da Bossi per le vacanze e da 12 anni anche luogo simbolo per lanciare la 'campagna d'autunno', la Lega manda un messaggio di fedeltà agli alleati. Bossi ha detto chiaro che nella Casa delle Libertà non c'è alcuna crisi «la legislatura va avanti fino al termine» e che la Lega è pronta a sostenere le riforme del governo, scendendo in piazza. Prima tra tutte il libro bianco del welfare che il ministro Roberto Maroni sta preparando: «Vedrete - ha detto Bossi - quante novità per le famiglie. Per esempio stiamo pensando di aumentare l'assegno di accompagnamento a tutte le famiglie che hanno in casa handicappati gravi. Non abbiamo bisogno neppure di Tremonti, sappiamo dove trovare i fondi».

    Modifica dei codici, legge sulla prostituzione, la devoluzione e il federalismo con il Senato delle Regioni e la nomina dei membri delle Regioni alla Corte Costituzionale: «Poi - ha detto Bossi elencando tutto ciò che c'è in cantiere - bisognerà discutere anche del presidenzialismo e della legge elettorale». Dal cilindro il ministro ha tirato fuori anche una proposta per l'aiuto ai paesi del terzo mondo: «Dobbiamo seguire la strada Christus fiscus che ha sempre seguito la Chiesa, molto brava a raccogliere l'obolo e a ridistribuirlo». La proposta consiste nel consentire ai commercianti di vendere nei loro negozi prodotti che finanzino progetti a favore dei paesi poveri. «La Tobin tax - ha spiegato - è un progetto giacobino e irrealizzabile. Noi invece dobbiamo puntare sulla libertà di scelta dei cittadini di acquistare prodotti con uno sconto pari all'1% destinato ai paesi poveri. Poi Tremonti dovrà defiscalizzare questo 1%. Con la strada delle libertà credo che riusciremo».

    Umberto Bossi 'prende le distanze' dal Ddl Pittelli sulla giustizia: «In questa cosa - spiega - il Governo non c'entra niente e non c'entrano neppure i partiti della coalizione. È la proposta di un parlamentare». Il ministro delle riforme anzi espreme perplessità sull'ipotesi di inviare subito l'avviso di garanzia agli indagati: «Sinceramente non capisco come si possa fare. Su questa proposta ho dubbi anch'io. Cosa fai, avverti uno che lo stai indagando?».
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