La vera storia di Luciano Siqueira de Oliveira, il vero nome di Eriberto, raccontata direttamente dal brasiliano. "L'Arena" di Verona ha pubblicato mercoledì in esclusiva l'autodenuncia fatta dal giocatore del Chievo davanti al Questore del distretto di polizia di San Paolo. Ecco i passaggi più salienti delle sue dichiarazioni.
Le vere generalità
Luciano Siqueira de Oliveira, nato il 3 dicembre 1975 a Boa Esperança, distretto di Rio Bonito-Rio de Janeiro, è figlio di Nilton Narciso de Oliveira e Linete Siqueira de Oliveira. Si è dichiarato giocatore di calcio professionista e, davanti all'autorità giudiziaria, era rappresentato dagli avvocati Fabio Antonio Tavares dos Santos e Gilberto Cipullo.
L'inizio
"Al tempo avevo 19 anni, abitavo a Rio Bonito, ero un ragazzo povero, orfano di padre e madre, allevato da mia sorella Lucimar e da mio cognato Josè Carlos dos Santos. Giocavo a calcio nel distretto di Boa Esperança quando fui notato da un prete della chiesa "Batista2, tale Amilton Santos, che accorgendosi che potevo avere un futuro, mi si avvicinò dicendomi che un giorno mi avrebbe presentato un dirigente calcistico".
L'incontro
"Nel 1996 - prosegue Luciano - venne a Rio Bonito una persona soprannominata "Moreno", che disse di essere un procuratore di calcio. Mi venne presentato dal prete Amilton. Mi chiese se mi sarebbe piaciuto giocare nel Vasco de Gama. La cosa mi fece subito sognare perchè intravvedevo la possibilità di vivere in una maniera più dignitosa, senza dover dipendere da mia sorella e da mio cognato. In quel periodo, infatti, ero senza lavoro e dipendevo totalmente da Lucimar".
La proposta
"Trascorso un mese dal giorno del primo incontro, "Moreno" ritorna. Nel frattempo avevo trovato lavoro in un supermercato, un lavoro umile con guadagni insufficienti a mantenermi. Ero interessato a sfondare nel calcio, ma il procuratore mi impose delle condizioni, la più importante delle quali riguardava l'età. Avevo 19 anni, ma "Moreno" mi considerava già troppo vecchio per il calcio. Mi diceva che i club non mi avrebbero mai preso e che avrei dovuto presentarmi alle prove calcistiche con un'altra età. Circa due settimane dopo, "Moreno" mi portò l'atto di nascita di un altro ragazzo della località, mostrandomi il documento e ribadendo che senza l'identità di una persona più giovane non avrei potuto fare le prove nei più grandi club".
Irrompe Eriberto
"Mi posi il problema del procedimento - racconta Luciano - ma "Moreno" mi rispose che se il padre dell'altro ragazzo avesse firmato l'autorizzazione, non ci sarebbero stati problemi. Il procuratore, portandomi l'atto di nascita di Eriberto da Conceiçao Silva, mi mise con le spalle al muro e mi chiese di presentarmi al Vasco de Gama per le prove. Quelle prove non le feci, ma dopo qualche tempo "Moreno" tornò e mi portò a San Paolo per una selezione nel San Paolo".
L'avventura
"Era l'aprile del 1996 e, assieme ad altri tre ragazzi, sono partito da Rio de Janeiro, praticamente senza soldi, con i soli biglietti di andata per San Paolo. Con noi c'era "Moreno". Arrivati a destinazione, la mattina dopo, "Moreno" ci ha portato al San Paolo, ma non abbiamo fatto alcun provino. Ritornati alla stazione, il procuratore ci ha chiesto di aspettarlo perchè doveva visitare altri club. Lasciati soli nella stazione "Tiete", abbiamo potuto mangiare grazie ai soldi che avevo avuto in prestito da un'altra persona. Il giorno dopo, quando "Moreno" è tornato, siamo stati portati a Campinas, dove abbiamo alloggiato in una piccola casa di una signora che diceva essere parente del procuratore".
Spunta il Palmeiras
"Quasi un mese dopo, il 12 maggio, "Moreno" telefona a Campinas dicendomi di aver trovato una squadra per me: il Palmeiras. Mi disse di presentarmi al club di San Paolo. Ho chiesto in prestito dei soldi alla signora e sono partito, presentandomi al Palmeiras. Ho dormito alcune notti nel club e "Moreno" mi ha ribadito il problema dell'età. Il procuratore mi ha fatto presente che c'era la possibilità che il Palmeiras rifiutasse di ingaggiarmi nel momento in cui avessi presentato i miei documenti. Mi suggerì ancora di fare una carta d'identità con l'atto di nascita di Eriberto, perchè era l'unico modo per risolvere la questione. In caso contrario, mi venne detto che sarei tornato a Rio de Janeiro, senza soldi e con la prospettiva di fare qualsiasi altra cosa tranne il calciatore. Per questo decisi di accettare la proposta di "Moreno"".
L'organizzazione
"Il 20 maggio 1996 "Moreno" mi disse di essere a conoscenza di un ufficio dove avrei potuto farmi rilasciare la nuova carta d'identità. Senza sapere esattamente il posto dove siamo andati, e ricordandomi solo che si trattava di un ricco borgo dal nome strano, ho consegnato l'atto di nascita e le fotografie fatte in precedenza e sono diventato formalmente Eriberto da Conceiçao Silva, firmando e fornendo le impronte digitali alla Secretaria de Segurança Publica do Estado de Sao Paulo".
Luciano non c'è più
"Diventando Eriberto - riprende Luciano - il fatto divenne noto a Boa Esperança e per non avere più problemi ho lasciato la mia carta d'identità originale a "Moreno". Non ho più visto quel documento e, da quanto mi ha detto "Moreno', esso è andato perso".
L'autodenuncia
"Ho deciso, assieme alla mia compagna Raquel, di regolarizzare la mia posizione, perchè altrimenti mio figlio non può essere registrato con il mio nome. L'ho fatto anche se ero in procinto di trasferirmi ad un altro club perchè moralmente ero preoccupato e il rischio di subire gravi conseguenze giuridiche e finanziarie passava in secondo piano".
Il retroscena
La prima a denunciare la vicenda alle autorità è stata in realtà la compagna di Eriberto-Luciano, Raquel de Carvalho Alvas. Il 12 luglio, mentre il centrocampista era in Italia in ritiro, ha confessato la falsa identità alla Polizia di San Paolo. Con lei anche il fratello di Luciano, Luis Claudio Siqueira de Oliveira.
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