Salva padre e figlio dai gorghi del Ticino, poi affoga dopo aver riportato a riva una terza bagnante
Altruismo e morte di Paolo: non fatene l’«eroe di Ferragosto»
Tutto contribuisce a farne una storia deamicisiana. Mattinata di Ferragosto, giorno di vacanza praticamente obbligatoria. Una spiaggia lungo un fiume, al Ponte di barche sul Ticino, spiaggia da poveri, se non altro in quanto è severamente proibito bagnarsi per via dell'inquinamento e della forte corrente. Un imprudente bambino albanese che scende in acqua nonostante i divieti e non riesce più a uscire; il suo papà che gli si precipita dietro senza saper nuotare; una donna che cerca di soccorrerli finendo a sua volta per annaspare. E un bagnante tra i tanti che si butta tre volte nelle onde riuscendo a salvare tutti tranne se stesso. In realtà vorremmo evitare di chiamarla deamicisiana, perché conosciamo il sorriso di compassionevole ironia con il quale si è ormai abituati a sottolineare il termine. Questa infatti è una storia forte, niente affatto carezzevole, e l'ironia è fuori luogo. Il gesto di Paolo Foglia - questo è il nome del bagnante tra i tanti - , 35 anni, commesso di Bresso, con un diploma di «salvamento» preso al tempo del servizio militare, che, alle grida di aiuto, si è alzato veloce non per guardare, non per curiosare, ma per gettarsi in acqua, è così assolutamente privo di calcoli da indurci a pensare che, dopo tutto, l'istinto preponderante nell'uomo potrebbe non essere, come ci ammaestrano cronaca e storia, quello di sopraffare il suo simile bensì di salvarlo.
La naturalezza del gesto, la sua inevitabilità - perché invano probabilmente la ragazza che, sul greto del Ticino, gli stava stesa accanto, avrebbe tentato di trattenere il compagno - ce lo fanno apparire perfettamente normale, regolare, ovvio addirittura, mentre sappiamo benissimo quanto in realtà sia rivoluzionario e controcorrente.
Oltre al bambino albanese, a suo padre, alla donna coraggiosamente intervenuta e a tutti i loro parenti possiamo perciò essere profondamente grati anche noi nei confronti di Paolo Foglia: per avere - almeno per un attimo - riabilitato l'uomo, riscattandolo dal gran numero di nefandezze commesse in ogni dove. Né importa che si tratti di una vicenda minima e, nello stesso tempo, dell'eccezionalità di un solo bagnante tra i tanti, perché abbiamo tutti chiara la sensazione che un'unica, straordinaria generosità possa essere antidoto a dosi anche massicce di veleno.
Adesso però, nel vuoto dei notiziari di mezza estate, non vorremmo cadere nella tentazione di chiamare Paolo Foglia «eroe di Ferragosto» né che, così stereotipato, così impacchettato, simile a uno slogan, conduttori e conduttrici di tg e talk show se lo passassero di bocca in bocca. Perché il commesso nuotatore di Bresso si merita di più e insieme di meno: non comunque di essere pubblicizzato quale contrappunto buonista alle nostre quotidiane vigliaccherie e cialtronerie.
di ISABELLA BOSSI FEDRIGOTTI
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