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    recensione del libro di Vladimir Bukowskij (et al.): La mentalità comunista. (ed. Spirali)

    da http://www.kore.it/CAFFE/comunismo.htm
    ________________________________

    Comunismo, il suo spettro si aggira ancora per il mondo
    di Fabio Ranucci

    Per un lungo momento, tra il 1986 ed il 1988, nessuno è riuscito a spiccicare parola. Quel che stava avvenendo era così enorme, totale, definitivo. Perché milioni di persone in tutto il mondo, tra cui tanti intellettuali, hanno creduto sino all'ultima ora, ad un attimo prima del crollo che il comunismo fosse il migliore modello possibile d'organizzazione economica e sociale? Le radici di un crollo repentino vanno probabilmente ricercate anche nella cultura, come sostenne anni fa l'intellettuale marxista polacco Kolakowsky, che prese le distanze dallo stalinismo sin dal 1950, dal disastro culturale del mondo sovietico, dalla disfatta dell'intelligenza. Tutti coloro che nelle Università di Mosca passavano per dei luminari della filosofia o delle scienze politiche, apparvero ai giovani per quel che erano in realtà: burocrati semi - ignoranti. Più tardi, dopo la morte di Stalin, s'aprì il periodo del cosiddetto revisionismo. In tanti si illusero di poter purificare il sistema. Di restaurare al suo interno, ma senza modificarne l'essenza, e cioè i principi marxisti, i valori intellettuali e il rispetto della verità. Ma fu, appunto, un'illusione. L'essenza del comunismo così come l'avevano definita Lenin e Trozkij, era infatti tale che pensare ad un comunismo democratico risultava del tutto assurdo. No, non c'erano revisioni da fare. Quelle che apparivano come distorsioni del sistema, una falsificazione dell'idea, erano in realtà i frutti malati dell'idea stessa. Se si applicavano sino in fondo i principi di Marx, veniva fuori il comunismo che il mondo ha conosciuto: cioè il totalitarismo. Dalla Rivoluzione d'ottobre alla perestrojka, dai gulag all'apertura al mondo occidentale, tutti i grandi cambiamenti, fortunati o no, risultano ambigui perché raccolgono spinte diverse o contraddittorie. Tuttavia la storia ci insegna che in ogni vicenda vi sono eroi di una passione, cavalieri di un ideale, martiri di una fede. Tre testimonianze, tre grandi intellettuali ex dissidenti parlano del comunismo con i suoi oscuri enigmi. Un sistema quasi ingiudicato, divenuto col tempo ingiudicabile evento sulla cui esistenza si dubita. Eppure, il Muro era lì e dominava Berlino. Ma è come se già avessero archiviato tutto, coloro che hanno affamato il mondo hanno ridotto successivamente una Rivoluzione ad una trattativa con le singole nomenclature, nel corso della quale i comunisti hanno chiesto e ottenuto il non luogo a procedere, in cambio del proprio ritiro dai governi. Ritiro provvisorio d'altronde, perché in breve tempo, provviste di simile salvacondotto, le nomenclature sono tornate ovunque al potere, con la significativa eccezione della Repubblica céca e della Germania Orientale. Dall'avvento dei bolscevichi, le voci del dissenso non sono mancate, c'è chi ha pagato con la vita, con i gulag, con gli ospedali psichiatrici la visione razionale della realtà. Vladimir Bukovskij, biologo all'Università di Mosca e per decenni ostinato nemico del regime, è anche un profondo e acuto conoscitore del sistema comunista ed ha contribuito al risveglio dell'opposizione nell'Unione Sovietica. Arrestato, processato e condannato, non ha cambiato le sue idee. Le autorità sovietiche decisero di liberarsi del pericoloso giovane proponendo uno scambio: di Bukovskij con il leader comunista cileno Corvalan. Era il 1977.
    "Incontrai Bukovskij a Parigi con un gruppo di amici russi e polacchi, quasi all'indomani del suo espatrio, nella metà di febbraio di quell'anno - scrisse nel '96 Gustaw Herling - Il giorno del nostro incontro il Nouvel Observateur aveva pubblicato un'intervista con Corvalan. Abbiamo cominciato a tradurla parola per parola ad uso di Bukovskij, che non conosceva il francese. Osservai Bukovskij, nel mentre aveva una faccia a metà divertita a metà triste nell'ascoltare il vituperio repellente di Corvalan verso quel 'nemico criminale russo del socialismo' che veniva scambiato con lui; quasi quasi a Corvalan dispiaceva di aver prodotto la scarcerazione di Bukovskij. Il quale Bukovskij a un certo punto esclamò: 'Basta, non lo voglio ascoltare più. Io comunque sono contento della liberazione di Corvalan'… Il suo chiodo fisso era la raccolta del materiale accusatorio contro il partito comunista sovietico e contro il comunismo mondiale. Dopo la caduta del comunismo nel 1989 Bukovskij colse la sua opportunità al volo. Divise il suo tempo tra Cambridge e Mosca, dove ebbe libero accesso a vari archivi sovietici. Così nacque il suo libro Il processo di Mosca, pubblicato in russo, tradotto già in francese e in corso di traduzione nelle varie altre lingue". Gli interventi di Bukovskij, e di Vasil Bykov e Viktor Suvorov (pseudonimo di Vladimir Rezun), importantissimo scrittore bielorusso il primo ed ex maggiore dei servizi segreti sovietici condannato a morte in contumacia il secondo, sono stati raccolti dalla casa editrice Spirali in un libro dal titolo eloquente: "La mentalità comunista". Tre uomini, tre grandi storie: di Bukovskij conosciamo tra gli altri "Gli archivi segreti di Mosca", altro libro edito da Spirali nel febbraio 1999. Un testo di fondamentale importanza dal punto di vista storico e documentale, in quanto l'autore riporta una consistente mole di atti classificati segreto e segretissimo che, in vari modi, più o meno rocamboleschi, e in tempi diversi, è riuscito a visionare e riprodurre dall'archivio del partito comunista sovietico. "Il comunismo non è un sistema politico ... ma una malattia di massa, simile all'epidemia di una peste", è stata una delle numerose affermazioni "forti" di Bukovskij. Adesso, ci viene offerta, con le interessanti testimonianze dei tre ex dissidenti, l'opportunità di riflettere sugli avvenimenti storici che hanno coinvolto la Russia nel corso di questo secolo, attraverso una visuale che potremmo definire senza ironia "privilegiata", propria di coloro che hanno vissuto ed affrontato dall'interno "La mentalità comunista", fornendo una chiave di interpretazione che trova le proprie radici in una cultura profondamente diversa da quella di molti di coloro che in Occidente hanno tentato di comprendere e dare significato alle medesime vicende senza però raggiungere i risultati sperati. Bukovskij chiede un tribunale per i crimini comunisti: "In Italia sono arrivati al potere i comunisti per la prima volta nel dopoguerra, e nessuno è sembrato preoccuparsene. Io temo che noi viviamo in una situazione di schizofrenia morale e non siamo più capaci di dire bianco al bianco e nero al nero. E finché non riusciremo a farlo, finché il comunismo non verrà sottoposto a un processo di Norimberga come quello a cui fu sottoposto il nazismo, non potremo affermare di esserci liberati del comunismo".

    Insomma, lo spettro marxiano che ha regnato in Unione Sovietica e si è aggirato per il mondo scuotendo borghesi e nobili dai loro sonni privilegiati e poi entrato in agonia terminale alla fine degli anni Ottanta, rappresenta ancora un pericolo per il mondo? "Come fenomeno politico - ha sostenuto Bykov - il comunismo è estremamente conservatore, e non consente né da spazio a nessun tipo di riforma. Si può dire che gli scopi sono rimasti quelli che comparivano nel manifesto dell'Internazionale comunista della fine dell'Ottocento, cioè sono rimasti tali e quali. Tuttavia, non dimentichiamo che, con il passare del tempo, i comunisti sono stati costretti a mimetizzarsi, a indossare, di volta in volta, maschere diverse. La prima cosa che fanno è intervenire sulla terminologia. Cambiano le etichette. Non cambiano strategia, ma, in base a considerazioni logistiche, possono decidere di cambiare determinate procedure politiche. La cosa più importante, che non va assolutamente dimenticata, è che sono congenitamente incapaci di cambiare mentalità. La maggior parte dei capi che governano le repubbliche ex sovietiche escono dalle file di gente educata alla rigida scuola del partito, quindi all''etica' del partito. In un passato recente, una decina di anni fa - ha asserito ancora Bykov - la maggior parte di questi individui al vertice del potere nelle varie repubbliche erano funzionari di partito o agenti del KGB, comunque membri dell'apparato, della nomenklatura. Ora come ora, assistiamo a un fenomeno preciso: in tutte le repubbliche, gli uomini potenti, i capi politici spesso sono reclutati nelle file del KGB… E' impossibile che individui usciti da quella scuola siano in grado di realizzare qualcosa di diverso da ciò che è stato loro insegnato. Sono strutturalmente incapaci di realizzare qualcosa di diverso da ciò che è stato loro insegnato. E ne stanno dando prova sia in Russia che in Bielorussia".

    Il comunismo quindi non è mai stato veramente sconfitto, è solamente crollato su se stesso. E sta cercando di rialzare la testa. Per Voltaire, la storia era solo "un quadro di delitti e di sventure".
    Nessuno storico del comunismo è comunque riuscito a darne una definizione più felice di quella che mezzo secolo prima del suo avvento fu formulata da Dostoevskij, in quella pagina esilarante dei Demoni in cui un certo Scigalev, rivelando che partendo dall'idea di un'assoluta libertà si sarebbe arrivati a un dispotismo assoluto, spiegò che il comunismo non può che produrre il contrario di quello che promette.

    (Fabio Ranucci)

  2. #2
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    In effetti sul comunismo c'è tanto da dire.....come del resto anche sulle altre grandi ideologie totalitarie.

    Saluti liberali

  3. #3
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    già, considerando anche il fatto che c'è ancora gente in giro che si dice comunista e del comunismo possiede la tipica mentalità utopico-stalinoide.
    Non abbassiamo la guardia! il cadavere del dragone rosso è ancora caldo..

  4. #4
    SENATORE di POL
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    Sul comunismo c'è da dire anche se non ci fosse al mondo neppure più un comunista, e neppure un solo minimizzatore dei delitti del comunismo e dei suoi fallimenti. Sarebbe comunque molto utile approfondire il discorso.


    Saluti liberali

  5. #5
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    Originally posted by Felix

    Non abbassiamo la guardia! il cadavere del dragone rosso è ancora caldo..
    Giusto. Il cadavere è ancora caldissimo.

    Quelli di Falcone e Borsellino invece ormai sono decomposti.

  6. #6
    Sospeso/a
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    Originally posted by Pieffebi
    Sul comunismo c'è da dire anche se non ci fosse al mondo neppure più un comunista, e neppure un solo minimizzatore dei delitti del comunismo e dei suoi fallimenti. Sarebbe comunque molto utile approfondire il discorso.


    Saluti liberali
    Era ora che qualcuno su questo forum avesse il coraggio di affrontare questo tema così d'attualità.

  7. #7
    SENATORE di POL
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    La cosa verrà fatta senz'altro ancora per molto tempo, e sono sicuro che ne rimarrai soddisfatto. Forse per la prima volta nella tua vita imparerai qualche cosa in grado di risvegliare la tua coscienza morale, ora soffocata dal moralismo e dal battutismo cinico del "creativo" agit-prop centroSINISTRO.

    Shalom!

  8. #8
    Diabolik
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    Originally posted by brunik


    Giusto. Il cadavere è ancora caldissimo.

    Quelli di Falcone e Borsellino invece ormai sono decomposti.
    così come sono decomposti quelli ammazzati dalle BR, componente estrema della famiglia sinistra.... i cosidetti 'compagni che sbagliavano'....

  9. #9
    SENATORE di POL
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    Veramente i "compagni che sbagliano" iniziano molto...prima, fin dagli anni quaranta. Sono gli assassini della "Volante Rossa".
    Per il resto non mi pare che nell'estrema destra le cose siano andate meglio, anzi....

    Saluti liberali

  10. #10
    agaragar
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    pieffe!.....le guardie rosse del 19-20, l'archeo-communista bresci che uccise suamaestà...il terrore giacobino....

 

 
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