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    Exclamation il pericolo giallo in Italia

    LE TRIADI, IL POTERE CINESE IN ITALIA


    “Vasta operazione della Procura di Bari contro la criminalità cine- se”. Così qualche settimana fa i mezzi d’informazione lanciavano la notizia e aggiungevano: dalla Puglia controllano tutte le attività crimina- li in Italia. Cinquanta arresti in varie città italiane. I reati configurati: as- sociazione per delinquere di stampo mafioso, favoreggiamento dell’im- migrazione clandestina, sequestro di persona, riduzione in schiavitù. Emergeva in modo inequivocabile una questione criminale di cui in passato si era solo mormorato e di cui si erano registrati solo alcuni, rarissimi episodi, ma senza affrontare il problema nella sua interezza, nella sua pericolosità, nella sua vastità.


    Vi è da augurarsi che non sia anche quello acceso dalla Procura di Bari un fuoco di paglia. Sarebbe ora che sulle problemati- che connesse con le varie criminalità orga- nizzate, cinese, russa,






    quelle balcaniche, senza dimenticare quella nostrana, si cominciasse a fare sul serio anche dal punto di vista dell’informazione e la si smet- tesse di coprire, con il silenzio e con la censura preventiva, lo scenario che solo l’ipocrisia e le complicità, sovente ideologiche, proteggono. Con questo articolo intendiamo proporre ai lettori un quadro schema- tico, ma riteniamo significativo, su quella che generalmente viene de- finita mafia cinese, ma che in realtà è una galassia criminale vasta, articolata e con tradizioni fortemente vincolanti.

    ORIGINE STORICA DEL TERMINE “TRIADE”

    Quando su molte bandiere e stendardi del movimento “Hung Mun” o “Setta Rossa” vennero ritrovati dei simboli a tre lati, gli Inglesi diedero loro il nome di “Triade”, ovvero triangolo equilatero. Per i cinesi tale disegno rappresentò e rappresenta ancora le tre forze primarie dell’U- niverso, ovvero il Paradiso, la Terra e l’Uomo. Altre “Triadi” affian- carono il movimento “Hung Mun”:

    -Sam Hop Wui associazione che riconosce le tre forze primarie dell’Universo;

    -Tiu Tei Wui associazione che riconosce solo due delle forze dell’Universo, la Terra e il Paradiso;

    -Hak Sh’e Wui associazione nera, con il cui termine comune- mente descrive la “Triade” come forma maligna e non come espressione di fratellanza mistica.

    Nel suo nascere al tempo rovesciamento della dinastia Man Chu Ching e del ripristino della dinastia Ming, il movimento “Hung Mun” era composto da un gruppo di monaci buddisti e rappresentò una so- cietà segreta i cui membri si impegnavano a spodestare i conquistatori stranieri. Con il tempo le “Triadi” acquistarono una struttura compo- sta da cinque Logge che coprivano le trentasei province e un sistema che mirava al controllo globale del territorio. Solo quella della zona del Kwantung-Kwangsi generò un gran numero di adepti e la maggioranza delle “Triadi” di Hong Kong. Alle altre la fortuna non arrise e in breve tempo vennero smembrate o addirittura abolite.

    LA “TRIADE DI HONG KONG”

    I componenti della “Triade” di Hong Kong sono i più forti e adorano nel campo religioso Kwan, l’eroe responsabile della loro protezione. Hanno una gerarchia molto semplice, composta da cinque livelli, o- gnuno codificato con una combinazione di numeri. Ad esempio:

    il 489 indica il capo della Società; il 438 indica il vice capo, il Fu Shan Chu; il 415 indica un funzionario, il Pak Tsz Sin che cura l’ammini- strazione, gestisce il lato finanziario, cura l’organizzazione. E’ il vero capo dello staff.

    Proseguendo nell’elencazione esemplificativa dei numeri, troviamo il 426 che indica un funzionario, il Hung Kwan, o “Paolo Rosso” che si interessa della sezione combattente, riveste un ruolo dominante nella lotta contro i gruppi rivali. In sintesi, al “Palo Rosso” spetta la disci- plina, le punizioni verso i membri della “Triade” o meglio della “Fa- miglia”. Il 432 è noto come Choi Hai o “Sandalo di paglia”, ed è il messaggero che trasmette ordini, notizie riguardanti gli orari e i luoghi delle riunioni e collega le forze di lavoro. Questi sono i numeri cardine della “Triade” “Hung Mun”. L’uso di numeri, quindi di un cifrario che potrebbe anche subire delle variazioni, rende difficile l’individuazione delle gerarchie delle “Triadi” e di fatto le rende quasi impenetrabili per un occidentale.

    IL RITO DI INIZIAZIONE

    La cerimonia deve svolgersi in una stanza chiamata ”Loggia” che in- carna la mitica capitale Muk Yung Shing, o “Città dei Salici”. Il mae- stro d’incenso Heung Chu fa uscire il sangue da un dito di ogni nuovo membro e lo mescola a quello degli altri membri. Il bere tale miscuglio è il segno di giurata fratellanza per tutta la vita. Infine, i nuovi adepti dichiarano davanti ai rappresentanti delle Società la propria totale e cieca lealtà al movimento. Solo così e attraverso questo rito si diventa un membro, il numero 49. Da qualche anno, per il timore di contagio da Aids, ogni adepto si limita a succhiare il sangue che esce dalla ferita inferta nel proprio dito.

    Regole rigide regolano la “Triade”: un membro ordinario non può di- ventare capo, al massimo può passare a membro combattente. Solo i comandanti possono arbitrare le controversie. I dirigenti di medio li- vello gestiscono direttamente le imprese criminali, mentre i dirigenti di alto livello non sempre sono coinvolti direttamente nell’attività crimi- nale. I settori preferiti dalla criminalità organizzata cinese sono quello del gioco d’azzardo, dell’usura, delle estorsioni, dell’esportazione di droga e di armi, la prostituzione e i postriboli solo per cinesi, la vi- deo-pirateria, la frode, l’emigrazione clandestina. Oggi le “Triadi” co- stituiscono una crescente minaccia per le forze dell’ordine per molti paesi, compreso il nostro.

    I CINESI IN ITALIA

    Le prime ondate migratorie nel nostro paese si ebbero negli anni ’20 del secolo scorso: si incontravano piccoli venditori di cravatte i famosi “tle lile due clavatte”. Apparvero anche le classiche pantofole di tela nera cucite a mano. I cinesi sembravano degli spauriti esseri in un tes- suto sociale assai diverso da quello in cui erano nati. Ma proprio in quel tessuto si inserì anche un qualcosa di pericoloso e di subdolo per- ché penetrarono anche i primi elementi della mafia cinese. Vennero così sviluppandosi in alcune regioni dell’Italia del Nord, soprattutto nella zona di Bologna, laboratori medio-piccoli che producevano borse a basso costo. Dalle borse si passò all’abbigliamento di seta, all’ogget- tistica orientale e ad altri prodotti caratteristici a prezzi molto concor- renziali. La macchia si espanse alle regioni vicine e la Toscana diven- ne un territorio molto interessante. Una volta saturata la zona di Carpi nel Modenese, si passò a colonizzare San Donnino, vicino Prato. Capannoni in disuso, scantinati, magazzini, divennero casa e luogo di lavoro coatto per molti cinesi che fatti entrati nel nostro paese clande- stinamente, dalla mafia cinese, diventavano ostaggi, costretti a lavo- rare per pagare il viaggio. Ancora oggi bambini, donne, uomini e an- ziani lavorano in luoghi malsani, sovraffollati, dove sono costretti a permanere h24, spesso senza poter uscire all’aperto per qualche ora. Mai un cinese, tuttavia, risulta deceduto, a meno che non sia stato vittima di un incidente stradale. Sulla sorte dei cadaveri permane il mistero. Pare comunque che in certi casi la comunità provveda al rimpatrio del vecchio che intenda morire a casa sua. Una tesi che suscita perplessità. Sarebbe, invece, accertato che i documenti, se non addirittura le generalità del morto, servano per un riciclaggio.

    Oggi le zone a rischio in Italia sono più numerose: Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Toscana sono le prime in graduatoria, seguite dal Piemonte e dalla Puglia.

    A proposito della Puglia, negli anni ‘93-94 il Sostituto Procuratore della Repubblica di Brindisi, il dottor Lino Bruno, avanzò forti timori su una probabile infiltrazione sempre più massiccia di elementi delle mafie cinesi in Italia, elementi mescolati a clandestini cinesi fermati e interrogati. Tuttavia gli interrogatori per individuare le generalità e la provenienza di un cinese sono l’operazione più difficile che un magi- strato o un ufficiale di polizia debba affrontare; sovente i risultati sono deludenti. Il cinese è una lingua che non è universale in tutto il Paese orientale, ma è costellato di dialetti, sottodialetti che variano grafica- mente e foneticamente da terra a terra. Le carte di identità, quando esistono, sono indecifrabili e impenetrabili. Vi sono due nomi se l’in- dividuo è al di sopra dei sessant’anni; per gli altri un solo nome.

    Gli appartenenti alla stessa famiglia o fratelli hanno identici primi no- mi; i bambini hanno il nome del loro padre. Anche latinizzando il no- me cinese, è molto difficile giungere ad una positiva identificazione del soggetto. Difficile anche trovare l’interprete capace di comprendere quel particolare dialetto. Il tutto, tra nomi, provenienza, pronuncia, lingua e abitudine al grande silenzio da parte del cinese, rende compli- cato con tempi lunghissimi il lavoro della Polizia quando intercetta clandestini cinesi. Il loro flusso, intanto, è notevolmente aumentato. Pare che nel 1997, al tempo di Slobodan Milosevic, sia stato stipulato una accordo tra il dittatore serbo e le “Triadi” per il passaggio attra- verso la Serbia di cinesi clandestini da smistare in tutta Europa. Il prezzo del passaggio sarebbe stato di 300 milioni di dollari.

    In Italia i cinesi regolari costituiscono delle vere e proprie “enclave”. Il regolare ha una casa, manda il proprio figlio nelle scuole del paese ospitante, osserva le leggi a modo suo, gestisce ristoranti più o meno lussuosi, o è proprietario di negozi di pelletterie o di negozi alimentari di prodotti cinesi, oppure, ancora, di oggettistica orientale.

    Secondo gli ultimi dati disponibili e riferentisi al 1999, i cinesi regolar- mente residenti in Italia sono al Nord 27.563, al Centro 19.747, al Sud 4.092. Ma a fronte di oltre 50.mila permessi di soggiorno regolari, fonti investigative affermano che ci sono forse altrettanti cinesi clan- destini.

    I cinesi fanno man bassa di licenza come pure di esercizi con offerte così elevate che un esercente italiano, in difficoltà economiche o allet- tato dalle offerte di denaro contante, cede la propria attività. Una do- manda sorge spontanea: i cinesi dove trovano tanto denaro liquido e in varie valute pregiate? Il Procuratore della Repubblica di Trieste, dottor Nicola Maria Pace, ha tratteggiato da tempo la situazione che si va evolvendo nella zona Nord-Est italiana, lungo la zona di Gorizia e Trieste. Il Procuratore avanza sospetti, fornisce indizi di operazioni di riciclaggio dei proventi del traffico di clandestini e di collegamenti con le “Triadi” cinesi. Va aggiunto, infine, che le “Triadi” ormai gestisco- no direttamente il traffico dei clandestini, tagliando fuori qualunque forma di concorrenza e di supporto.

    La criminalità cinese, infine, ha una capacità eccezionale di trasfor- marsi. mimetizzarsi, riciclarsi, ma, soprattutto, ricorre sempre più alle maniere forti.

    •   Alt 

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  2. #2
    Totila
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    Originally posted by vendicatore
    Bravo,fatto bene.La mafia cinese incombe, ricicla i cadevarei, prende i ristoranti, snatura i luoghi.

    Solo i cinesi?

  3. #3
    anticomunista
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    basta, sono stufo di vedere mongoloidi aggirarsi per le strade. Sono brutti, obliqui, mafiosi e pericolosi.
    Buttarli fuori tutti e iscrivere l'occhio a mandorla nel campo delle patologie mediche da curare in isolamento. Così se qualche mongoloide si azzarda a venire, finisce diritto in ospedale.

  4. #4
    Totila
    Ospite

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    Originally posted by ariel
    basta, sono stufo di vedere mongoloidi aggirarsi per le strade. Sono brutti, obliqui, mafiosi e pericolosi.
    Buttarli fuori tutti e iscrivere l'occhio a mandorla nel campo delle patologie mediche da curare in isolamento. Così se qualche mongoloide si azzarda a venire, finisce diritto in ospedale.

    Esclusi i Giap...

  5. #5
    anticomunista
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    Originally posted by Totila



    Esclusi i Giap...
    certo caro totila.

 

 

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