Il socialista Lula, favorito alle presidenziali di ottobre: saremo un esempio per altri popoli
CURITIBA (Brasile) - Secondo la rivista americana The Nation , di ispirazione radicale, è la più importante tornata elettorale di questo 2002, «anno in cui il popolo brasiliano, dopo aver festeggiato il quinto titolo mondiale, può cambiare direzione all’Occidente». Ha scritto Steve Cobble che le presidenziali in Brasile (ottobre, in due turni) potrebbero rappresentare una svolta decisiva di interesse mondiale, a causa della crisi del continente sudamericano, della caduta di credibilità del modello economico dell’ultimo decennio e del sistema finanziario che lo ha sorretto. Una speranza, ovviamente di parte, legata all’eventuale vittoria del candidato oggi ampiamente in testa nei sondaggi, il socialista Lula. Luiz Inacio Lula da Silva è al quarto tentativo. Perse nel 1989 contro Fernando Collor, poi travolto da uno scandalo, e due volte contro l'attuale presidente Fernando Henrique Cardoso. Oggi festeggia il suo primo posto nelle intenzioni di voto (ha il 37 per cento, ma aveva toccato il 43 a maggio), con bagni di folla in tutto il Paese e un’attenzione crescente da parte dei media nazionali e stranieri. Curitiba, nel Sud bianco ed evoluto del Brasile, non è lontana da Porto Alegre, eletta capitale mondiale del movimento no global. Terra di emigrazione tedesca e italiana, il Paranà è uno degli Stati che Lula ha bisogno di conquistare: abbonda di quella classe media che negli ultimi quindici anni gli ha voltato le spalle al momento decisivo, per paura di un salto nel vuoto.
Una camminata nel centro della città e poi una cena elettorale a Santa Felicidade, il quartiere dei nostri emigrati. Il ristorante italiano Madalosso, che vanta una menzione nel Guinness per i suoi 7.500 posti a sedere, è strapieno. Ci sono le bandiere rosse con la stella del Partito dei lavoratori di Lula, il Pt, che nacque alla fine della dittatura militare da una costola del sindacato dei metalmeccanici di San Paolo, i ragazzi con le magliette di Che Guevara, ma anche gli agricoltori della provincia con i cappellacci da cowboy e gli intellettuali della città. Lula abbraccia e bacia centinaia di persone a ogni uscita. Chi lo critica dice che fa questo da due decenni: mai un lavoro vero, una carica di governo, dopo gli anni del sindacato. Candidato presidenziale a vita. Lui risponde che viaggia sempre per vedere da vicino il suo Paese, soprattutto i poveri e i miserabili, e che è l'unico tra i politici che davvero conosce il Brasile, «non come Cardoso che è sempre a Parigi, non ha mai visto una favela e che in questi otto anni è stato più in giro del Papa...».
Il Brasile è al centro delle cronache per la crisi finanziaria e il crollo della moneta, il real. Un terremoto in buona parte dovuto alle elezioni e al cosiddetto effetto Lula, spauracchio dei mercati finanziari. Lui rifiuta responsabilità, dice che la crisi è solo lo specchio del fallimento del governo uscente e il resto è terrorismo finanziario. Alla fine della giornata a Curitiba, aspettando l’aereo che lo porterà verso un’altra tappa della campagna, il leader storico della sinistra brasiliana ha accettato di rispondere alle domande del Corriere .
Lula, ritiene che queste elezioni abbiano un versante internazionale, a causa della crisi finanziaria, che potrebbe mostrarsi decisivo?
«Credo di no. Io devo prima di tutto convincere i brasiliani che è possibile uscire da questa situazione rafforzando la nostra economia reale, con la forza del mercato interno e rilanciando le esportazioni. Vincerà chi presenta le migliori soluzioni per il Brasile, non chi piace a Wall Street».
Eppure lei non è ben visto all'estero, i mercati sono terrorizzati. Ne terrà conto?
«Tengo conto di chi viene in Brasile a fare investimenti produttivi, creare fabbriche, lavoro. Non possiamo invece permettere al capitale finanziario puro, speculativo, di distruggere questo Paese. Non si può andare avanti così. La speculazione ha già devastato realtà come Russia e Messico e c'è sempre una prossima vittima. Il bello è che non siamo rimasti soli a dire queste cose. Esiste un ripensamento in tutto il mondo sul cosiddetto pensiero unico in economia. Lo stesso Soros ha scritto che questo attacco al Brasile non ha fondamento. Il denaro ha senso se crea benessere, se tutti ne godono. Altrimenti l'umanità tornerà indietro. Stiamo già retrocedendo, si vede».
Gli investitori scappano perché temono dalla sinistra al potere una moratoria sul grande debito estero del Brasile. Non è questo che ha provocato la crisi?
«Abbiamo detto che intendiamo rispettare gli impegni, anche quelli presi da un governo che abbiamo combattuto. Con l'attuale mondo e questa logica dobbiamo convivere mentre tentiamo di combatterla».
Però i Paesi come il Brasile dipendono dal capitale straniero. Si può farne a meno?
«Si possono creare nuove regole, per cui i grandi capitali sono una delle opzioni. Le aziende dovrebbero poter attingere ad altre possibilità di finanziamento, come le cooperative per il credito. Questo è nel nostro programma di governo e ridurrà la dipendenza dal capitale puramente speculativo».
L'ultimo accordo con il Fondo monetario, con un prestito di 30 miliardi di dollari, si dice che lascerà pochissimo spazio di manovra al prossimo presidente. Il Brasile dovrà stringere la cinghia per anni.
«Dopo le elezioni, se vinceremo, io risponderò solo alla Costituzione e al mio popolo. Non al Fondo monetario. Altrimenti non mi sarei nemmeno candidato. Non ha alcun senso firmare compromessi prima, sennò la gente che vota a fare?»
Si dice che una presidenza Lula sconvolgerebbe gli equilibri nel continente e le darebbe una sorta di leadership in America Latina.
«La mia preoccupazione principale è il mio Paese e il ruolo del Brasile in questo continente deve crescere. Non è tanto una questione di leadership, ma se faremo bene serviremo di esempio ad altri popoli. Abbiamo una storia, un partito, un programma. Non voglio finire come Walesa in Polonia, che era un simbolo ma non aveva niente dietro, a parte l'anticomunismo. E difatti non se lo ricorda più nessuno».
da www.corriere.it




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