Dopo un inizio estate in sordina, la carica è risuonata in occasione del voto sul legittimo sospetto al Senato: a fine luglio i girotondini, pur decimati dalle ferie, sono scesi in piazza tre giorni di seguito davanti a palazzo Madama. Ma è stata solo una prova d'orchestra: a settembre, quasi certamente il 14, l'appuntamento corale è per un popolo a cinque zeri davanti a Montecitorio, dove l'aborrita legge Cirami dovrebbe essere in dirittura d'arrivo. E nello stesso mese (il 27, 28 e 29) "Micromega" organizza a Roma il primo raduno nazionale dei rappresentanti di tutte le associazioni. Sarà forse l'avvio di uno stabile coordinamento, e per l'immediato servirà a censire i gruppi più attivi e consistenti (si stima siano tra i 150 e i 200) che sono invitati a confermare la propria adesione inviando una scheda informativa a micromegamovimenti@libero.it. In attesa dell'anagrafe ufficiale, "L'Espresso" ha tracciato una prima mappa socio-politica della galassia movimentista.
LE GIRANDOLE. A Milano il quintetto iniziale che il 26 gennaio lanciò il primo Girotondo per la democrazia comprendeva Daria Colombo (moglie del cantautore Roberto Vecchioni), un'avvocatessa trentenne, Marina Ingrascì («Mai fatto politica, e ai tempi di Mani pulite facevo l'università»), e sua sorella Ombretta, Luigina Venturelli e Titta Malinverni. Nessuna di loro ha legami con i partiti. Ai successivi girotondi tematici aderiscono attrici come Ottavia Piccolo, Lella Costa, Paola Cortellesi, Franca Rame, si vede persino la schiva poetessa Patrizia Valduga. «Tutte donne, all'inizio, ma non per scelta», spiega il sito delle Girandole, gruppo ideato da Simona Peverelli ed Edda Bonetti nato nell'ottobre 2001 per raccogliere firme (furono cinquemila in pochi giorni) su un appello a Carlo Azeglio Ciampi per il ripristino delle scorte ai magistrati e tra gli ideatori della grande manifestazione del Palavobis. A Roma il movimento deve moltissimo a Silvia Bonucci, collaboratrice e grande amica di Nanni Moretti, Marina Astrologo, Marina Minicuci e Annamaria Cocchioni. Sempre a Roma almeno altre due formazioni sono guidate da donne: il Club della libertà, che fa capo a Maria Giordano e ha la pretesa di fornire contributi per un programma del centrosinistra, e Punto e a capo di Arianna Montanari, una docente che ha più volte offerto la sua casa dei Parioli per gli incontri dei Girotondi romani e dei Comitati per l'Ulivo. Carla Rostagno, sorella di Mauro, è a Torino l'animatrice di Cittadini per la giustizia, mentre a Dunia Astrologo fanno capo i Girotondi locali. A Napoli l'Assise per la democrazia e la giustizia, forse la più importante delle iniziative sulla piazza, è guidata da Elena Coccia, mentre Eliana Minicozzi, docente di informatica, è al vertice di Millepiedi, un'associazione attiva nell'economia, nella bioetica, nei diritti, e Giuliana Quattromini è la leader girotondina.
LE CATTEDRE. Altera è sorta all'università di Torino e vede insieme docenti e studenti: la promuovono i professori Nicola Tranfaglia e Gianni Vattimo, di area diessina, e il discente Roberto Mastroianni. A Messina il movimento più consistente si chiama addirittura Manifesto dei professori, è «più pacato di Moretti» sui temi della giustizia e preferisce occuparsi di questioni socio-economiche. I promotori del Laboratorio per la democrazia di Francesco "Pancho" Pardi e Paul Ginsborg, a Firenze, erano tutti accademici. Ora gli 800 iscritti ai gruppi di studio del Laboratorio si occupano di informazione, allargamento della cittadinanza e immigrazione, scuola e università, giustizia, nuovi modi di fare politica. Uno dei decani dell'economia italiana, Paolo Sylos Labini, è l'uomo di punta di Opposizione civile, promossa anche da Elio Veltri, Giovanni Bachelet e Enzo Marzo, tra i principali organizzatori del 14 settembre.
LE TOGHE. Nel variegato mondo dei movimenti toscani spicca quello dei Fuorilegge, sigla ironica che si è data un gruppo di docenti della facoltà di Giurisprudenza di Firenze. Ma avvocati, docenti di diritto, magistrati e notai hanno promosso numerose associazioni in tutta Italia intorno ai temi della difesa della Costituzione e della magistratura. A Bologna l'avvocato Francesco Berti Arnoaldi Veli è un esponente di spicco di Giustizia e costituzione, la civilista Laura Grassi, ex Pri, ex Comitati Prodi, è la portabandiera di Nuova giustizia e libertà e oggi avverte: «C'è molta resistenza al dialogo con i partiti, ma ai movimenti si pone il problema della rappresentanza». Uno storico giudice antimafia, Antonino Caponnetto, è il garante del fiorentino Coordinamento dei cittadini cui fanno capo altre associazioni tra cui Democrazia e legalità. In Sicilia e a Napoli i giuristi partecipano in misura rilevante.
L'INTELLIGHENZIA. Come ai tempi del movimento referendario di Mario Segni, nel lontano 1991, e poi dei Comitati per l'Ulivo, tornano a farsi sentire il ceto medio riflessivo, come lo chiamano i sociologi, la borghesia moderata, gli imprenditori riformisti. Il Palavobis ne è stata la fotografia, con una percentuale di laureati altissima per una manifestazione di autoconvocati. Intercettare questa nuova domanda politica è una delle scommesse con cui si cimenta Libertà e giustizia, la nuova associazione che verrà varata a settembre a Milano con l'avallo di un ampio comitato dei garanti cui sta lavorando in particolare il giurista Guido Rossi e di cui sono già noti una decina di nomi: Claudio Magris, Umberto Eco, Leopoldo Pirelli, Gae Aulenti, Giovanni Sartori, Barbara Spinelli, Giovanni Bachelet, Franzo Grande Stevens. Dai girotondisti arriva Simona Peverelli, a lungo collaboratrice di Nando dalla Chiesa. Uno dei promotori (e probabile futuro presidente) è Aldo Gandolfi, repubblicano storico, piccolo imprenditore piemontese, ex olivettiano. «Vorremo divenire quello che gli Amici del Mondo furono per il primo centro-sinistra», spiega, «un punto di riferimento e di elaborazione di valori e programmi alternativi a quelli della maggioranza. E cerchiamo contributi anche da intelligenze che politicamente ora sono sull'altro versante». A Bologna il movimento Sveglia-6 e 30 è promosso da professionisti di grido: a cominciare dal primo contribuente della città, Renzo Costi, commercialista e docente che ha curato importanti fusioni bancarie, per proseguire con Federico Enriques, editore della Zanichelli. È invece un esperto di cinema, Vittorio Boarini, a guidare il comitato Giustizia e costituzione.
GLI UTOPISTI. Parafrasando Lenin, si potrebbe scrivere "Utopismo malattia infantile del girotondismo", ma sarebbe ingeneroso verso quanti cercano strade nuove per affrontare questioni che tutto il movimento ritiene prioritarie, come il conflitto di interessi. Sul sito core.too.it (core sta per "consumi responsabili") viene aggiornato l'elenco dei prodotti che fanno più pubblicità sulle reti Mediaset con l'invito a boicottarli per aggredire in modo concreto il conflitto berlusconiano. Un diacono bolognese fermato sulla via del sacerdozio, Benedetto Zacchiroli, con il movimento 2 Febbraio, che riunisce molti giovani under 30, propone una massiccia raccolta di fondi (un euro per ciascun simpatizzante della sinistra) con l'obiettivo di creare una tv nazionale fuori dal duopolio Rai-Mediaset. E da un po' di mesi sono tornati i comitati Bo.Bi. ("Boicotta il Biscione"), fondati nel '94 da Gianfranco Mascia. Sul sito (bobi2001.it) c'è ora un modulo per inviare alla presidenza della Repubblica un appello a non controfirmare la legge sul legittimo sospetto. Tramite l'Os.Te. (Osservatorio della televisione), Mascia e altri hanno promosso l'iniziativa "Oscuriamo la televisione", uno sciopero degli utenti. Non è dato sapere l'esito.
IL VENTO DEL SUD. «I Girotondi si sono fermati ad Eboli», ironizza Mario Centorrino, docente alla facoltà di Economia di Messina e leader, con il giurista Giovanni Fiandaca, del Manifesto dei professori, un'associazione che si è imposta il compito di dare agli intellettuali quella possibilità di discutere che ad avviso dei promotori mancherebbe ormai ai partiti tradizionali. Nel Mezzogiorno le sigle sono numerose, ma spesso nascondono poco più che gruppuscoli. Centorrino accusa: «Alla nostra prima riunione, nel marzo scorso, arrivarono 5 mila persone. Ci siamo occupati dei problemi dell'acqua, dell'immigrazione, del diritto allo studio, andandone a discuterne nei quartieri popolari. Malgrado ciò non siamo mai stati invitati nel salotto buono dei movimenti, nei coordinamenti nazionali». Di «pregiudizio» nei confronti dei movimenti del Sud parla anche la napoletana Minicozzi che ritiene i gruppi «fluidi», sì, ma tutt'altro che inconsistenti.
LA STAMPA AMICA. "Micromega", "l'Unità", "Il Diario". La rivista diretta da Paolo Flores d'Arcais, dopo il successo inaspettato dei 40 mila al Palavobis, è stata definita «centrale operativa del girotondismo nazionale» dall'editorialista della "Stampa" Pierluigi Battista. Il quotidiano di Furio Colombo, invece, è pietra dello scandalo in seno ai diessini: la maggioranza di D'Alema e Fassino, con sfumature diverse, lo considera platealmente schierato con il correntone di Giovanni Berlinguer e con i girotondini di ogni sorta. Qualcuno vorrebbe togliergli il finanziamento pubblico che arriva tramite i gruppi parlamentari Ds. Ma Colombo e il condirettore Antonio Padellaro non demordono: editoriali di Dalla Chiesa, Flores, Pardi, interviste ad Astrologo, Moretti, Enriques, Daria Colombo, decine di articoli simpatizzanti sulle manifestazioni di piazza. "Il Diario" di Enrico Deaglio non manca occasione, dal decennale di Mani pulite all'articolo 18 alla campagna di normalizzazione in Rai, per aggiornare il suo pubblico, ridotto ma qualificato, sul nuovo movimentismo.
da www.espressoedit.kataweb.it




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