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    Talking Ci vuole un governo mondiale dice ....

    VERSO JOHANNESBURG

    Un governo mondiale per le risorse naturali

    di JAMES D. WOLFENSOHN*


    La primavera scorsa, il summit dell’Onu a Monterrey spronava i Paesi poveri a un maggiore impegno per migliorare le proprie politiche e la propria governance in cambio di maggiori aiuti e mercati più aperti da parte dei Paesi ricchi. Il summit mondiale della prossima settimana a Johannesburg sullo Sviluppo sostenibile è l'occasione per passare dalle parole ai fatti. Che cosa dovrebbe aspettarsi il mondo da Johannesburg? Forse il modo migliore di rispondere a questa domanda è di guardare avanti e immaginare che tipo di mondo vogliamo, non solo per adesso, ma per i nostri figli, e per i figli dei nostri figli. *Presidente della Banca mondiale

    CONTINUA A PAGINA 6
    Lasceremo come nostra eredità un pianeta più povero che ha più gente affamata, un clima erratico, con meno foreste, meno biodiversità, e che sarà ancora più esplosivo socialmente di quanto non lo sia già oggi?
    Secondo il nuovo World Development Report 2003 della Banca Mondiale, nei prossimi 50 anni la popolazione del mondo potrebbe crescere del 50% ed arrivare a 9 miliardi di persone, e il Pil mondiale potrebbe quadruplicarsi arrivando a 140 mila miliardi di dollari. Dati gli attuali andamenti della produzione e del consumo, le sollecitazioni ambientali e sociali minacciano di far deragliare gli sforzi per lo sviluppo e di intaccare pesantemente gli standard di vita se non riusciremo a disegnare istituzioni e politiche migliori.
    Se i poveri devono ridurre il gap di uguaglianza che è emerso negli ultimi 50 anni, le politiche di sviluppo dovranno essere incentrate ancora di più nella protezione delle nostre foreste, riserve ittiche e agricoltura - rendendole più produttive. Politiche approssimative e una governance debole hanno contribuito a disastri ecologici, ad una crescente disparità nei redditi, e a uno sconvolgimento sociale che in alcuni Paesi è spesso risultato in profonde deprivazioni, disordini, o rifugiati scappati alla fame o a guerre civili.
    Se rimaniamo sulla strada attuale i segnali non sembrano molto incoraggianti. Per il 2050 infatti, le emissioni totali di anidride carbonica nel mondo saranno più che triplicate, mentre 9 miliardi di persone - tre miliardi in più di quante non ce ne siano oggi e la maggior parte nei Paesi in via di sviluppo - si serviranno dell'acqua presente sulla terra, mettendo a dura prova le già troppo sfilacciate risorse idriche mondiali. Nel frattempo, i bisogni di cibo saranno più che raddoppiati, una cupa prospettiva per l'Africa dove attualmente la produzione di cibo non sta tenendo il passo della crescita della popolazione. Tutto ciò in un mondo dove l'estinzione minaccia già il 12% di tutte le specie di uccelli, e un quarto delle specie dei mammiferi.
    Globalmente, 1,3 miliardi di persone vivono già in terre fragili - zone aride, paludi, e foreste - che non portano sufficiente sussistenza. Per il 2050, e per la prima volta nella storia dell'umanità, sarà maggiore il numero di persone che abitano nelle città invece che in zone rurali. Tuttavia questi andamenti offrono anche delle opportunità, se i leader mondiali e i policy makers che si incontreranno a Johannesburg avranno insieme il coraggio di promettere - e di mantenere per il lungo termine - iniziative decise e ardite per i prossimi 10-15 anni.
    La maggioranza degli investimenti strutturali - abitazioni, negozi, fabbriche, strade, energia e servizi idrici - di cui avranno bisogno le crescenti popolazioni mondiali nei prossimi decenni non esistono ancora. Standard più elevati, una migliore efficienza, e procedure di decision-making più inclusive potrebbero significare che questi preziosi elementi siano costruiti meglio e con minori contraccolpi sulla società e sull'ambiente. Dobbiamo sforzarci di raggiungere i Millennium Development Goals, che prevedono un mondo dove la povertà verrà dimezzata entro il 2015, e così facendo metteremo le fondamenta per un circolo virtuoso di crescita e sviluppo umano nei Paesi poveri del mondo.
    Se i redditi individuali nel mondo in via di sviluppo crescessero in media del 3,3% annualmente, raggiungerebbero 6.300 dollari all'anno nel 2050, quasi un terzo in più degli attuali livelli nei Paesi a reddito medio alto. E una crescita del genere è già vista come un risultato modesto da alcuni leaders dei Paesi in via di sviluppo. Negli ultimi vent'anni infatti i livelli di crescita annuale media in molti Paesi asiatici sono stati addirittura il doppio di quel dato.
    Che cosa significherebbe tutto ciò per la gente comune? I loro bisogni primari per casa, cibo e vestiti potrebbero tranquillamente essere soddisfatti. La speranza di vita media crescerebbe a 72 anni nei Paesi poveri, paragonata ai 58 di oggi in quei Paesi con i redditi più bassi. Il numero di bambini che muore prima dei 5 anni si ridurrebbe drammaticamente, e il numero di persone alfabetizzate crescerebbe fino a quasi il 95%.
    Naturalmente questa significativa crescita economica produrrebbe potenzialmente dei rischi enormi all'ambiente naturale, e questi rischi sono ancor maggiori nei Paesi in via di sviluppo.
    Se salvaguarderemo in modo saggio le nostre risorse vitali, fondamentali tra queste l'ambiente e la stabilità sociale, allora riusciremo a raggiungere i risultati di crescita essenziali a ridurre la povertà in maniera duratura. Sarebbe incosciente da parte nostra il riuscire a raggiungere i Millennium Development Goals nel 2015 solo per trovarci davanti a città caotiche, riserve idriche scarseggianti, emissioni aumentate, e persino meno terra arabile da dover sostenere di quanta non ne abbiamo oggi.


    James D. Wolfensohn


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    http://www.corriere.it/edicola/index...AGINA&doc=JONA
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    James D. Wolfensohn ...un cognome al di sopra di ogni sospetto!!
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

 

 

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