Il comitato che chiede l'assegnazione del riconoscimento per la pace al premier italiani scrive all'Accademia di Svezia: "Si è battuto per la Russia nella Nato e ha cancellato i debiti ai paesi poveri".
ROMA - Il comitato che vuole l'assegnazione a Silvio Berlusconi del Nobel per la pace non demorde. Slitta la conferenza stampa - che avrebbe dovuto svolgersi mercoledì - per la presentazione dell'iniziativa che ha come "anima" il senatore Antonio Gentile di Forza Italia. Ma nel frattempo vengono rese note le motivazioni che il comitato ha inviato all'Accademia Reale di Svezia.
Perché Berlusconi merita il massimo riconoscimento internazionale? Per il ''forte ruolo'' svolto per l'ingresso della Russia nella Nato e la cancellazione dei crediti che l' Italia vantava verso alcuni Paesi poveri.
Nel documento inviato a Stoccolma si rileva, in particolare, come il Presidente del Consiglio e Ministro degli Esteri ''abbia interpretato la sua funzione istituzionale come un percorso limpido e coerente di mediazione dei conflitti internazionali, restituendo all' Italia una vocazione diplomatica dispersa''.
Il presidente Berlusconi, in particolare, secondo i componenti il comitato, ''si è distinto per il forte ruolo recitato nell' ingresso della Russia nella Nato, evento di straordinaria importanza nella difficile costruzione di un equilibrio geopolitico mondiale, concretizzatosi nel vertice di Pratica di Mare''.
Berlusconi, inoltre, ''ha assunto una posizione di coraggioso interventismo nella risoluzione del drammatico sequestro dei palestinesi nel convento dei francescani di Betlemme, dimostrando di non volere rinunciare ad esercitare il peso della diplomazia euromediterranea nel conflitto mediorientale; ha organizzato a Roma, subito dopo l'attentato dell' 11 settembre, il vertice Fao, guidando i Paesi occidentali ad una riflessione seria e non stereotipata sulla necessità di programmare una vera politica di riequilibrio delle risorse del pianeta ed ha proposto al vertice di Johannesburg una misura di aiuto ai Paesi poveri parallela all'aumento del prodotto interno lordo dei Paesi ricchi''.
Nel documento si fa riferimento, infine, ''all'autonoma decisione dell'Italia di cancellare i crediti che l'Italia vantava verso alcuni Paesi poveri, dimostrando di sapere interpretare le esigenze di solidarietà che si richiedono alle economie democratiche occidentali''.
(da IL NUOVO - 2 settembre 2002)
Perché accontentarsi del Nobel? Perché non chiedere la beatificazione?
Del resto, di “miracoli”, a suo dire, ne ha già fatti tanti!!!





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