Colonne portanti dell'Etnonazionalismo sono l'Identità etnica e la Tradizione. Oggi parlare di identità significa per lo più riferirsi ad ambiti individuali (personalità soggettiva) o socioeconomici (identità di classe, professionale, culturale), quasi mai di tipo etnico; ne risulta che essa, l'identità, sia tutto sommato un qualcosa di non definitivo, legata al censo di nascita, alle capacità personali, agli eventi della buona sorte o peggio ancora alla più completa casualità. La stessa Identità dei Popoli Alpino-Padani ed Europei, quando viene impostata unicamente su posizioni economicistiche, rientra a pieno titolo nella casistica precedente: essere Alpino-Padani ad esempio solo perché in Italia si pagano troppe tasse vuol dire quasi certamente essere pronti a tornare Italiani se solo ce ne fosse la convenienza, e comunque fa sì che la nostra padanità sia legata a fattori instabili e opportunistici. L'Identità etnica, al contrario, nasce sugli inscindibili legami del sangue e del suolo, che possono essere rifiutati a livello individuale, ma che implacabilmente sono destinati a riemergere nel corso della vita di ognuno di noi. Ad ogni etnia si associa infatti una particolare visione del mondo, che il territorio e le vicende storiche hanno contribuito a formare nel corso dei millenni; da ciò è comprensibile come più un popolo è antico e radicato su una determinata area geografica, più le sue caratteristiche etniche saranno peculiari e insopprimibili. L'autocoscienza di ciò è il primo passo verso la costruzione di una Nazione etnica i cui confini saranno determinati dall'ampiezza del popolo che la costruisce. Tutto il contrario quindi degli artificiosi Stati-nazione che pretendono di accorpare tra loro etnie differenti, tendendole insieme col solo legame ideologico, diretto discendente di quello giacobino di due secoli fa e dei quali l'Italia fa parte a pieno titolo. Elementi costituenti di ogni popolo, secondo l'evoluzione naturale delle società organiche tradizionali, sono la famiglia e la comunità territoriale, altrimenti detta omogenea: nella seconda noi troviamo l'allargamento e lo sviluppo dei vincoli della prima, che basandosi sulla consanguineità e sulla divisione di un suolo comune, indicano dove materialmente sta l'origine di ogni nazione. Quando questi legami apparentemente, con l'aumentare delle distanze fisiche, si indeboliscono, ecco che il fatto di parlare una lingua comprensibile, pur con lievi differenziazioni locali tra le varie comunità, permette di definire nella maniera più esplicita un'etnia. In effetti è una visione parziale, che trova però un preciso riscontro nelle vicende storiche di un determinato popolo: valga a titolo d'esempio il fatto che 1500 anni sono sufficienti perché due rami di un unico gruppo, parlante in origine la medesima lingua, non si comprendano più se separati da motivi geografici o politici. È in buona parte il caso dei Popoli Padani, che appaiono linguisticamente più divisi di quanto in realtà il sangue e la condivisione di un comune territorio stiano a dimostrare. Il concetto di popolo quindi va strettamente associato a quello di etnia, senza escludere però la possibilità di forme aggregative per chi ha comuni origini. Risulta quindi chiaro come l'identità etnica sia il legame più forte tra gli uomini e l'unico in grado di far nascere un vero sentimento di fratellanza, al di fuori della sfera religiosa. Tutti i tentativi di creare, in alternativa, artificiosi e interessati vincoli ideologici tra le persone sono miseramente falliti e continueranno a farlo in futuro.
L'identità etnica non potrebbe esistere senza l'azione vivificante della Tradizione, che sola ne dimostra la continuità nel corso dei secoli e dei millenni, legando tra loro operativamente e spiritualmente, pur nel suo continuo evolversi, generazioni molto distanti nel tempo. Le comunità omogenee infatti adeguano i loro usi e costumi, in base alle condizioni ambientali in cui si trovano a operare e agli interscambi commerciali e culturali che intrattengono. Questo ha permesso nel passato di selezionare e mantenere solo ciò che portava reali vantaggi, eliminando altresì tutto il superfluo e il dannoso. È evidente che da ciò hanno soprattutto tratto beneficio i popoli autoctoni, da sempre insediati su un determinato territorio, proporzionalmente però al grado di libertà che hanno saputo conquistarsi e alla sua durata. In ambito padano lo stanno a dimostrare le vicende delle Serenissime Repubbliche di Venezia e Genova, entrambe indipendenti dall'Alto Medioevo sino all'occupazione napoleonica del 1797, già con alle spalle però un'autocoscienza etnica risalente al periodo preromano dei Veneti e dei Liguri, con una presenza umana accertata sul territorio per questi ultimi, addirittura collegabile all'uomo di Cro-Magnon, vale a dire a oltre 20mila anni fa. La Tradizione è quindi quanto di meglio un popolo possa fare per la sua salvaguardia sociale, economica e spirituale e in essa trova inoltre la perfetta integrazione nell'ambiente che lo ospita, preservando altresì tutto questi benefici alle generazioni future. Un punto importante da sottolineare è che non vi è contrasto tra Tradizione e progresso tecnologico, sempre che esso sia utilizzato nel bene comune e non, come purtroppo accade oggi, nell'interesse di una cerchia ristretta, magari a scapito di altri, del territorio e del domani di intere comunità, se non del Popolo tutto. Tutto ciò che è quindi in palese contrasto con la Tradizione, se attuato porterà prima o poi a gravi danni, con pesanti ripercussioni economiche, che potranno giungere sino all'eliminazione, in ampi strati della popolazione, dell'autocoscienza etnica, vale a dire la via più breve per la perdita o la possibilità di riconquista, della propria libertà. In questo modo, a partire soprattutto dal periodo giacobino, a cavallo tra il XVIII e il XIX secolo, i Popoli Padani hanno iniziato quel percorso disgregante che li ha portati dritti dritti sotto il massonico tricolore e le cui conseguenze, simili a un'epidemia devastante, paghiamo oggi più che mai sulla nostra pelle.Dalla Tradizione deriva inoltre il vero concetto di Patria, che il capo vandeano Charette, in lotta mortale contro i rivoluzionari giacobini, seppe esprimere compiutamente: «La Patria per noi sono i nostri villaggi, i nostri altari, le nostre tombe, tutto ciò che i nostri Padri hanno amato prima di noi. La nostra Patria è la nostra Fede, la nostra terra, il nostro re. Ma la loro patria che cos'è per loro? Voi lo capite? Loro l'hanno nel cervello, noi la sentiamo sotto i nostri piedi». Con queste parole andrebbero bollati tutti i patetici appelli di Scalfaro e dei suoi accoliti, a una patria figlia dell'ideologia e di ogni tipo di mercimonio. Quanto finora detto ci porta poi alla logica conclusione che, al contrario dell'attuale visione mondialista dominante, è l'economia che deve essere messa al servizio delle comunità e dei popoli e non viceversa, e ciò è possibile solo nel pieno recupero e utilizzo della Tradizione. Innegabili sono quindi i vantaggi materiali e morali, che si accompagnano ad una visione del mondo in senso tradizionale, in mortale contrasto però con ogni forma di Mondialismo economicistico, che tenta in tutti i modi di minarne alla radice i valori portanti.Di essi purtroppo ben poco, se non nulla, è rimasto nell'attuale società, soprattutto nelle realtà più urbanizzate: il legame con la terra e i suoi cicli naturali ha da sempre permesso infatti un più forte radicamento identitario per via di quei legami di sangue e suolo già accennati la scorsa volta; nelle città invece, l'aspetto economico è divenuto sempre più importante fino ad essere la principale motivazione della loro stessa esistenza. Ciò ha comportato sin dai tempi antichi, il parassitismo dei grossi borghi sulle campagne e la nascita di una nuova morale, in contrasto con quella tradizionale.Gli Etnonazionalisti, ben consci di tutto questo, nel tentativo di riannodare i fili di una Tradizione interrotta o nel migliore dei casi fortemente mutilata, si sono visti costretti a recuperarla e a codificarla in senso ideologico, pur sapendo i rischi insiti in una tale operazione; al Mondialismo, summa di tutto il pensiero rivoluzionario, si contrappone oggi un Etnonazionalismo che lotta contro ogni forma di ideologia, avendo come strumento principale una Tradizione ideologizzata, al fine di ritorcere contro il nemico le sue stesse armi.Termina qui il mio viaggio nelle tematiche etnonazionaliste, il cui sviluppo si associa pari pari a quello della Lega Nord sin dalla sua nascita e che sicuramente sempre più costituiranno un punto di riferimento e d'arrivo nel suo futuro




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