Se per gran parte dei cittadini degli Stati Uniti è oltraggioso e assurdo parlare di "impero americano", il giornalista ed ex funzionario del dipartimento di Stato William Blum pensa che questo sia l'unico modo per definire un paese che esercita un potere praticamente illimitato, grazie al quale può raggiungere qualsiasi punto del globo ed eliminare impunemente chiunque. Nicaragua, Cile, Corea, Vietnam, Afghanistan, Sudafrica, Iraq, Jugoslavia... Niente ha potuto fermare la marcia degli USA verso "l'egemonia politica, economica e militare sul resto del mondo, disgiunta da qualsiasi considerazione morale". La storia delle intromissioni degli Stati Uniti nella politica di altri paesi, dal 1945 a oggi, - ampiamente documentata in queste pagine e arricchita da citazioni dai giornali e dichiarazioni dei politici - mette a nudo verità scabrose: il rapporto con il terrorismo, l'appoggio a regimi dittatoriali, le guerre combattute per fini umanitari, il ruolo della CIA, il ricorso alla tortura. Dall'analisi di Blum emerge una condanna senza appello ai metodi con cui l'unica superpotenza rimasta conduce la politica estera e controlla l'opinione pubblica e le libertà personali dei suoi cittadini: un libro decisamente fuori dal coro, che mira ad aprire gli occhi a quanti ancora considerano gli Stati Uniti "la sentinella del mondo", e a rafforzare - con informazioni anche scioccanti - le convinzioni di coloro che invece da sempre si oppongono all'interventismo americno.
"Tutti siamo cresciuti in un ambiente in cui ci hanno insegnato a non rubare, non commettere violenze sessuali, non uccidere, non corrompere funzionari pubblici, e non imbrogliare sulla dichiarazione dei redditi; mai però abbiamo sentito dire che vi fosse qualcosa di sbagliato nel far cadere governi stranieri, soffocare rivoluzioni o lanciare bombe su altri popoli, se la cosa serviva alla sicurezza nazionale degli Stati Uniti."