Massimo Fini
Il mandato di cattura emesso dalla magistratura serba nei confronti di Slobodan Milosevic, asserragliato, mentre scrivo, nella villa presidenziale di Dedinje, è stato accolto dall'opinione pubblica occidentale, o per meglio dire dai media che dovrebbero rappresentarla, come un atto di giustizia.
Io ci vedo qualcosa di diverso. Noto che quando al potere c'era il «dittatore» Milosevic (per la verità era stato regolarmente eletto dal suo popolo) la più parte della stampa era in mano all'opposizione che lo scarnificava con una satira che fa impallidire quella per cui in Italia è scoppiato lo scandalo di Satyricon, mentre i suoi avversari politici erano a piede libero tant'è che poi hanno vinto le elezioni.
Adesso che in Jugoslavia c'è la democrazia il capo dell'opposizione viene arrestato, assediato nella sua casa, spinto sull'orlo del suicidio in una situazione che, a parti invertite, ricorda quella di Salvador Allende circondato alla Moneda dagli strangolatori di Pinochet.
Giustizia. Quella scattata a Belgrado è una giustizia ad orologeria che arriva sul filo di un ricatto. Il ricatto degli Stati Uniti che hanno imposto al governo jugoslavo, mettendolo in gravissime difficoltà, di arrestare entro il 31 marzo Milosevic pena il ritiro degli aiuti (50 milioni di dollari) promessi per tentare di ricostruire economicamente la Jugoslavia
bombardata dagli stessi americani. Finora tutto ciò che la magistratura serba è riuscita a raccogliere contro Milosevic è un'accusa ridicola: essersi fatto vendere a prezzi di
favore la villa di Dedinje (se si procedesse in tal modo anche da noi andrebbe dentro metà del Parlamento italiano). Ma è chiaro che l'arresto di Milosevic è propedeutico alla sua consegna al tribunale internazionale dell'Aja per un processo per «crimini di guerra» la cui sentenza è già scritta e che del resto è stata già anticipata, cosa che dovrebbe un tantino far rizzare le orecchie ai tanti «garantisti» di casa nostra, dal Pubblico ministero Carla Dal Ponte.
Si profila una «Norimberga dei Balcani», cioè la giustizia dei vincitori sui vinti. Perché altro non fu il processo di Norimberga su cui Benedetto Croce, in un coraggioso discorso tenuto all'Assemblea costituente del 1947, si espresse con queste parole: «Segno inquietante di turbamento spirituale sono ai giorni nostri (bisogna pur avere il coraggio di confessarlo) i tribunali senza alcun fondamento di legge, che il vincitore ha istituito per giudicare e condannare, sotto nome di 'criminali di guerra', uomini politici e generali dei popoli vinti».
I tribunali tipo Norimberga sono inquietanti per almeno due motivi. Perché i vincitori non si accontentano di essere tali ma pretendono anche di essere normalmente migliori dei vinti. Perché fanno coincidere il diritto con la forza. La forza del vincitore. E' quanto sta accadendo in queste ore nella Jugoslavia democratica sotto
il diktat del democratico Occidente




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eld, ex-direttore esecutivo del New York Times, era un evidente attacco a Milosevic. Lel
