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Discussione: La Norimberga Di Slobo

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    Predefinito La Norimberga Di Slobo

    Massimo Fini



    Il mandato di cattura emesso dalla magistratura serba nei confronti di Slobodan Milosevic, asserragliato, mentre scrivo, nella villa presidenziale di Dedinje, è stato accolto dall'opinione pubblica occidentale, o per meglio dire dai media che dovrebbero rappresentarla, come un atto di giustizia.

    Io ci vedo qualcosa di diverso. Noto che quando al potere c'era il «dittatore» Milosevic (per la verità era stato regolarmente eletto dal suo popolo) la più parte della stampa era in mano all'opposizione che lo scarnificava con una satira che fa impallidire quella per cui in Italia è scoppiato lo scandalo di Satyricon, mentre i suoi avversari politici erano a piede libero tant'è che poi hanno vinto le elezioni.
    Adesso che in Jugoslavia c'è la democrazia il capo dell'opposizione viene arrestato, assediato nella sua casa, spinto sull'orlo del suicidio in una situazione che, a parti invertite, ricorda quella di Salvador Allende circondato alla Moneda dagli strangolatori di Pinochet.

    Giustizia. Quella scattata a Belgrado è una giustizia ad orologeria che arriva sul filo di un ricatto. Il ricatto degli Stati Uniti che hanno imposto al governo jugoslavo, mettendolo in gravissime difficoltà, di arrestare entro il 31 marzo Milosevic pena il ritiro degli aiuti (50 milioni di dollari) promessi per tentare di ricostruire economicamente la Jugoslavia
    bombardata dagli stessi americani. Finora tutto ciò che la magistratura serba è riuscita a raccogliere contro Milosevic è un'accusa ridicola: essersi fatto vendere a prezzi di
    favore la villa di Dedinje (se si procedesse in tal modo anche da noi andrebbe dentro metà del Parlamento italiano). Ma è chiaro che l'arresto di Milosevic è propedeutico alla sua consegna al tribunale internazionale dell'Aja per un processo per «crimini di guerra» la cui sentenza è già scritta e che del resto è stata già anticipata, cosa che dovrebbe un tantino far rizzare le orecchie ai tanti «garantisti» di casa nostra, dal Pubblico ministero Carla Dal Ponte.

    Si profila una «Norimberga dei Balcani», cioè la giustizia dei vincitori sui vinti. Perché altro non fu il processo di Norimberga su cui Benedetto Croce, in un coraggioso discorso tenuto all'Assemblea costituente del 1947, si espresse con queste parole: «Segno inquietante di turbamento spirituale sono ai giorni nostri (bisogna pur avere il coraggio di confessarlo) i tribunali senza alcun fondamento di legge, che il vincitore ha istituito per giudicare e condannare, sotto nome di 'criminali di guerra', uomini politici e generali dei popoli vinti».

    I tribunali tipo Norimberga sono inquietanti per almeno due motivi. Perché i vincitori non si accontentano di essere tali ma pretendono anche di essere normalmente migliori dei vinti. Perché fanno coincidere il diritto con la forza. La forza del vincitore. E' quanto sta accadendo in queste ore nella Jugoslavia democratica sotto
    il diktat del democratico Occidente
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    Milosevic venduto da Kostunica
    Posizione dell’Ufficio di Bruxelles di "Sinergie Europee"




    Tratto dal sito "Carthago Delenda Est"
    Traduzione dal francese a cura di "Belgicus"

    Alcune settimane fa, questo sembrava impossibile. Eppure è divenuto realtà. Nel momento in cui scrivo queste righe, l’ex presidente yugoslavo Slobodan Milosevic si trova in un carcere di Scheveningen, in attesa di essere giudicato dal Tribunale Internazionale per l’ex-Yugoslavia che ha sede a L’Aia. Oggi difficilmente si può dire che Milosevic sia un uomo attraente. Per anni, egli è stato descritto dai media come Il Grande Malvagio, responsabile di tutto quello che non va nei Balcani. Comunque sia, l’estradizione di Milosevic oltrepassa di gran lunga il personaggio dell’apparatchik comunista che egli è stato.
    Lo spettacolo di questi ultimi giorni è la scena penosa di una logica economica imbarazzante e diametralmente opposta ai principi politici ed etici: si è visto come un uomo politico sia stato costretto, sotto la pressione economica, ad abbandonare i suoi sacri principi. L’attuale presidente Vladimir Kostunica era solidamente attestato sulle sue posizioni : mai, diceva, il suo predecessore sarebbe stato consegnato al Tribunale Internazionale. Affermazione costante! Fino ad alcune settimane fa. Kostunica era certo favorevole ad una messa sotto accusa di Milosevic, ma il processo avrebbe dovuto svolgersi in Yugoslavia, per giudicare la profonda corruzione di cui Milosevic e la sua cricca si erano resi responsabili.

    Tuttavia Kostunica deve fare fronte ad una situazione economica sempre più deplorevole. L’economia yugoslava non era certo florida prima dell’intervento della NATO. I sistematici bombardamenti per parecchie settimane consecutive hanno precipitato la Yugoslavia in una situazione senza uscita. L’intera economia collassa e solo un’aiuto dall’esterno sembra potervi porre rimedio. Gli Stati Uniti sono pronti ad accordarlo (nel quadro della cosiddetta "donor conference"), ma a una condizione: quella di cooperare con il Tribunale internazione per l’ex-Yugoslavia.

    L'estradizione è stato un rospo duro da ingoiare per Kostunica. Come tutti i Serbi, egli non perdona all’Occidente l’intervento militare perpetrato contro il proprio paese, ma egli mantiene tuttavia il senso delle sfumature. Il rigetto dell’era Milosevic è sinonimo di un’apertura all’Occidente, ma Kostunica fa differenza tra Stati Uniti ed Europa. Egli mira soprattutto ad intrattenere buoni rapporti con quest’ultima. "Noi non vogliamo essere uno Stato paria", ha dichiarato a più riprese. "I normali rapporti" sono una necessità assoluta per Kostunica. Egli è rimasto ancorato ai suoi principi fino all’ultimo momento: ha atteso la decisione della Corte costituzionale e non ha ceduto all’estradizione che sotto la pressione dell’estero. L’estradizione era divenuta inevitabile. Per due ragioni, come spiega lo stesso Kostunica: "Vi era la pressione di Washington e il mio partito era in minoranza in Parlamento". La prima di questa ragione ha avuto senza dubbio il peso maggiore sulla bilancia.

    Reazioni negative

    In questo momento, Milosevic si trova dunque nel carcere di Scheveningen con altri 38 prigionieri, in maggior parte pesci piccoli. Tutti attendono il loro processo o il loro giudizio si trova in appello. Milosevic sarà senza dubbio condannato ad una pena detentiva che dovrà scontare in diversi potenziali paesi. La Finlandia, la Svezia, la Norvegia, la Spagna, la Francia e l’Austria hanno concluso un accordo in questo senso con il Tribunale Internazionale per l’ex-Yugoslavia.

    Ma, di fronte a questa estradizione e al futuro processo, le reazioni non sono state ovunque positive come nell’Occidente « benpensante ». Gli alleati ortodossi della Serbia non parlano altro che di « sequestro di persona ». Soprattutto i tradizionali alleati della Serbia: la Russia e la Grecia. In Russia, la Duma ha votato una mozione contro l’estradizione. Dei deputati presenti al momento del voto, 272 si sono espressi a favore, 77 si sono opposti e uno si è astenuto. Il portavoce della Duma ha dichiarato che l’estradizione di Milosevic significava “la fine della Yugoslavia in quanto Stato sovrano”. Non possiamo contraddire questa analisi. Il Parlamento greco, dal canto suo, era in ferie, ma dei 100 deputati presenti, 80 hanno firmato una dichiarazione che si oppone all’estradizione. Questa dichiarazione è stato consegnata all’ambasciatore di Yugoslavia ad Atene.

    Il proseguire degli avvenimenti ci condurrà senza dubbio ad analizzare in profondità i fondamenti sui quali si basa questo Tribunale Internazionale per l’ex-Yugoslavia.

    GP.

    (articolo comparso su 't Pallieterke, Anvers, n°27/4 luglio 2001).
    VAE VICTIS!

    3 luglio 2001, ore 10:00:
    Slobodan Milosevic entra in aula

    Giudice May: Mr Milosevic, vedo che lei non è assistito da un avvocato e (...) per sua libera scelta. (...) Se preferisce rifletterci ancora, siamo disposti ad accordarle un rinvio. E' sua intenzione fare uso di questo rinvio?
    S.Milosevic: Io considero questo tribunale un tribunale falso e questa incriminazione una falsa incriminazione. E' illegale, non essendo stato nominato dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite. Non c'è quindi nessuna necessità di rinominare un rappresentante legale perchè si tratta di un organismo illegale.

    Giudice May: (...) Vuole che le vengano lette le accuse o no?
    S. Milosevic: Questo è un problema vostro

    G. May: La sua risposta sarà interpretata dalla corte come una rinuncia al suo diritto di ascoltare l'atto di accusa. Desidera presentare oggi stesso una dichiarazione di innocenza o colpevolezza, oppure chiede un aggiornamento per riflettere ulteriormente?
    S. Milosevic: Questo processo è fatto per produrre false giustificazioni per i crimini di guerra della Nato in Jugoslavia e la funzione del tribunale dell'Aja è di trovare capri espiatori...

    Mentre l'imputato sta ancora parlando, May schiaccia il pulsante che esclude l'audio. Passano alcuni minuti prima che la voce di Milosevic possa essere nuovamente sentita.

    G. May: Le regole stipulano che se un accusato rinuncia a presentare una dichiarazione, il Tribunale lo farà per suo conto. Signor Milosevic, consideriamo la sua risposta come una rinuncia a presentare una dichiarazione di non colpevolezza a nome suo per ciascun capo d'imputazione.
    S. Milosevic: Come ho già detto, l'obbiettivo di questo Tribunale è quello di giustificare i crimini commessi in Jugoslavia. Questo Tribunale è falso e illegittimo.

    G. May: Signor Milosevic, questo non è il momento dei discorsi. Come le ho già spiegato, avrà modo in futuro di difendersi.
    La seduta è aggiornata.

    Ore 10,11: Slobodan Milosevic esce dall'aula






    Posizioni dell’Ufficio di Bruxelles
    di "Sinergie Europee"



    - Ogni processo da parte di un Tribunale internazionale di capi di Stato o di alti responsabili di paesi sconfitti è una farsa giuridica, essendo la sconfitta militare già una sanzione sufficiente.

    - Per noi, non è il caso di avallare farse giuridiche di questo tipo.

    - Il principio di sovranità nazionale rimane fondamentale: se uno sconfitto deve essere processato per fatti politici, lo deve essere da parte dei propri compatrioti.

    - Per noi, Milosevic deve essere giudicato da un tribunale yugoslavo, ma solo se il Parlamento e il popolo yugoslavi lo riterranno opportuno.

    - Il trattamento inflitto alla Serbia, in questo caso il bombardamento sistematico di obiettivi civili, dovrebbe essere a sua volta oggetto di un processo, da parte di un Tribunale internazionale. I responsabili di questi bombardamenti devono essere giudicati, tanto più che i risultati e gli effetti di questi bombardamenti costituiscono un blocco di vie di comunicazione in Europa, le cui vittime sono Stati come la Baviera, l’Austria, l’Ungheria, la Romania e la Bulgaria. Gli uomini politici europei che hanno avallato o favorito questi bombardamenti devono essere ritenuti responsabili e giudicati come tali, per gli effetti disastrosi che queste operazioni aeree hanno comportato per l’insieme europeo.

    - Se un Tribunale internazionale non si costituisce ufficialmente per giudicare i responsabili dei crimini di guerra perpetrati contro i popoli serbo e montenegrino e contro gli assi di comunicazione fluviali, ferroviari o stradali in Europa, si dovrà costituire un Tribunale non governativo, sul modello del Tribunale Russell.

    - I conflitti interni all’Europa devono essere giudicati da Europei, senza l’ingerenza americana, canadese o turca.

    - La NATO non può più costituire, dopo la caduta della Cortina di Ferro, uno strumento militare per gli Stati europei. Devono sorgere altre alleanze e l’eventuale processo dei responsabili della NATO deve chiudere definitivamente la storia di questa autorità che confisca le sovranità a tutti gli Stati europei che ne fanno parte e impone delle logiche strategiche diametralmente opposte alle logiche di sicurezza ereditate dalla storia europea.

    - Noi osiamo sperare che le decisioni prese dai parlamentari greci e russi sia seguite da effetti, da proteste diplomatiche, da misure di ritorsione contro gli Stati che partecipano alla farsa giuridica del Tribunale de L’Aia, e dalla costituzione di un Tribunale alternativo che processi immediatamente i crimini commessi dall’altra parte e che metta in stato d’accusa, se necessità lo impone, i giuristi che partecipano a questa farsa, al fine che più nessun uomo di diritto al mondo osi rimettere in discussione i sacri principi della sovranità nazionale e popolare. Ci sembra opportuno che la Cina, l’India, l’Iran, la Russia, l’Armenia, la Bielorussia e la Grecia pensino a mettere rapidamente in piedi un Tribunale alternativo.

    - L'esistenza di questa commedia in nero di Tribunale contribuisce a consolidare la frattura voluta da Washington tra l’Europa occidentale e quella slavo-ortodossa, teorizzata da Samuel Huntington. Questa frattura deve essere imperativamente superata. Gli sforzi degli Europei devono andare in questo senso, perché tale rottura è nociva all’insieme degli Stati europei. La storia di Roma sul limes danubiano, studiata a fondo da Michael Weithmann in Baviera, dimostra che questo fiume è l’asse primordiale della storia europea e che non può essere impunemente tagliato, non importa in quale punto, senza indebolire l’intera Europa, perché qualsiasi interruzione frena la messa in atto di dinamiche feconde.

    - Obbligare i responsabili europei a considerare la Serbia come uno Stato paria, significa istituire la frattura descritta da Huntington dal 1993, e anche consentire il taglio sul Danubio e dunque indebolire l’Europa. Nessun uomo politico europeo animato da un’etica di responsabilità può accettare una tale situazione e deve dunque mettere tutto l’impegno per riabilitare la nazione serba, includere di nuovo il suo territorio nella dinamica economica dell’Europa e neutralizzare gli effetti della propaganda americana orchestrata contro questo paese.

    - Noi riteniamo inoltre che i traffici delle mafie albanesi, che hanno preceduto e seguito le operazioni militari della NATO contro la Federazione Yugoslava, debbano essere ugualmente giudicati da un Tribunale internazionale europeo, perché le loro azioni sono transfrontaliere, approfittano degli effetti Schengen e nuocciono al buon nome dei cittadini della UE. La base di accusa contro queste mafie, parzialmente sostenute dalla NATO e dai suoi servizi, potrebbe essere il rapporto fornito da Xavier Raufer e Stéphane Quéré ( cf. Une menace pour l'Europe. la mafia albanaise. Comment est née cette superpuissance criminelle balkanique?, Favre, Paris, ISBN 2-8289-0657-4). Il processo che noi auspichiamo dovrà evidentemente in luce i legami tra queste mafie, i servizi speciali della NATO, i ministeri della difesa che hanno coperto questi servizi, le cui azioni sono contrarie ai principi della più elementare civiltà, e i governi che hanno lasciato campo libero a questa alleanza mafia-NATO. Ugualmente, i legami di queste mafie albanesi con le loro omologhe turche devono essere l’oggetto di un indagine e di un conseguente processo, sulla base del rapporto redatto dal Prof. Dr. Frank Bovenkerk (Utrecht) e dal Dr. Yücel Yesilgöz (Utrecht) (cf. De maffia van Turkije, Meulenhoff/Kritak, Amsterdam, ISBN 90-290-5610-X). Da tale processo saranno messi nel mirino degli autentici crimini comuni, commessi con la complicità di autorità governative (le quali devono a loro volta essere desautorate). Andranno inoltre messi in evidenza i legami Stato-mafia in Turchia e ipotecata ipso facto l'adesione di questo paese all’UE e ad ogni alleanza militare che prenderà il posto della NATO. Infine, questi processi permetteranno a termine di stabilire l’equazione “NATO = crimine organizzato”, cosa che autorizzerà a sanzionare ogni difesa e celebrazione di questa funesta alleanza come un’apologia del crimine organizzato e dei sistemi mafiosi. Essi permetteranno così di mettere in condizioni di non nuocere coloro che, nel passato, hanno contribuito a consolidare l’influenza della NATO sull’organizzazione militare dell’Europa, a danno di alternative più razionali e più coerenti con le dinamiche della storia europea.

    - Abbiamo appreso da diverse agenzie di stampa o da altre fonti che il Sig. Slobodan Milosevic si rifiuta di rispondere alle domande del Tribunale, di assumere un difensore, di partecipare alla farsa giuridica di cui è vittima. Un avvocato d’ufficio sarebbe stato incaricato di difenderlo. Noi sosteniamo il Sig. Slobodan Milosevic nella sua linea di condotta e lo incoraggiamo a sabotare con tutti i mezzi di cui potrà disporre il funzionamento ottimale di questo Tribunale che, speriamolo, sarà l’ultimo di questo tipo nella Storia. Il silenzio e il disprezzo sono i due soli atteggiamenti validi davanti a tali personaggi, la cui tempra si misura dal silenzio che assumono di fronte agli autentici crimini delle mafie in Europa, alle quali essi tacitamente accordano carta bianca, cosa inaccettabile per ogni persona onorevole dotata di buon senso.



    SINERGIE EUROPEE
    Bruxelles, 5 luglio 2001
    Segreteria europea
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    Le parole pronunciate da
    Slobodan Milosevic
    davanti al Tribunale
    dell'Aja il 30 gennaio 2002
    Trascrizione ufficiale
    Traduzione a cura del Coordinamento Nazionale per la Jugoslavia
    Slobodan Milosevic :

    Mettendo insieme tre bugie non si ottiene una verita', ma soltanto una bugia piu'grande. Tutte e tre queste accuse hanno davvero un sottile filo rosso, per usare il termine che qui ho sentito, che le unisce, e questo filo rosso e' il crimine che perdura contro la Jugoslavia e contro il mio popolo.

    Questo qui e' indubbiamente un grande abuso di potere, allo scopo di montare uno storico raggiro, con il quale quelli che sono stati a favore della conservazione della Jugoslavia vengano accusati per la sua distruzione, quelli che hanno difeso il paese vengano accusati di crimini, quelli che si sono adoperati per ed hanno realizzato la secessione, appoggiando il separatismo ed il terrorismo, vengano amnistiati - poiche' dietro a loro c'erano forze che avevano l'obiettivo di stabilire il controllo sui Balcani, cosicche' da questa posizione strategica potessero estendere il loro dominio anche altrove.

    Voi qui parlate di tre questioni tra loro collegate - questo abbiamo sentito. E come arrivano gli autori di questo cosiddetto piano, del quale parlano con tanto autoconvincimento, a presentare accuse su Bosnia e Croazia dopo ben dieci anni? Che sono assurde e prive di senso, innanzitutto perche' tutta la politica serba, la Serbia ed io personalmente, sia in Croazia sia in Bosnia, ci siamo concentrati sulla pace e non sulla guerra, ed abbiamo usato tutta la nostra influenza perche' si arrivasse alla pace quanto prima.

    Proprio all'inizio del conflitto in Croazia noi ci siamo adoperati per una soluzione politica. Sulla base di questo interessamento sono state realizzate le Aree Protette dell'ONU e tutta la situazione si e' immediatamente calmata. Il 24 marzo 1992 il defunto leader croato Tudjman invio' il suo messaggio alla nazione dalla centrale Piazza Ban Jelacic [a Zagabria], nel quale disse testualmente : "La guerra non ci sarebbe stata se la Croazia non l'avesse voluta, ma noi abbiamo valutato che solamente cosi' avremmo potuto ottenere la nostra indipendenza".

    E' naturale che la guerra non ci sarebbe stata se la Croazia non l'avesse voluta. Ed a questa guerra la Serbia non ha partecipato come parte belligerante : e' stato un conflitto interno.

    E perche' la Croazia ha voluto la guerra ? Non certo perche' il popolo croato avrebbe cosi' usufruito del suo diritto alla autodeterminazione ed alla secessione - ad esempio, la Macedonia ha reclamato quel diritto e si e' separata dalla Jugoslavia -, naturalmente non per questo, bensi' per ottenere il suo obiettivo di cacciare circa mezzo milione di serbi dalla Croazia, mezzo milione di serbi delle Krajne serbe, dove per secoli hanno vissuto, sulla propria terra e non come usurpatori.

    Fino all'arrivo di questo regime croato, che voleva la guerra e che ha dichiarato di averla voluta, la Croazia aveva una Costituzione nella quale era scritto che essa e' lo Stato del popolo croato, del popolo serbo e delle altre nazionalita' che vivono in Croazia. Questa Costituzione e' stata cambiata. I serbi hanno perso i diritti e lo status di popolo costitutivo in Croazia, e si sono ribellati. A quel tempo, nella stessa Serbia non esisteva coscienza del fatto che in certe parti della Croazia vivevano i serbi.

    Voi parlate del piano in base al quale, con il sostegno della Germania, la Croazia fu prematuramente riconosciuta gia' alla fine del 1991, senza attendere alcuna soluzione politica, il che ha scatenato un conflitto nel quale la Serbia - lo ripeto - ha contribuito solamente al raggiungimento della pace quanto prima possibile.

    Nemmeno la dirigenza croata ci ha mai indicato come responsabili di quegli scontri, ed oggi io qui sento che per quello noi avevamo un qualche piano.

    In realta' c'era un piano evidente contro quello Stato di allora che era, direi, un modello per il futuro federalismo europeo. Quello Stato era la Jugoslavia, dove piu' nazionalita' erano comprese in un sistema federativo che realizzava la possibilita' di vivere con pari diritti, con successo, con la possibilita' di prosperare, svilupparsi e, direi, di essere d'esempio al mondo intero di come si puo' vivere insieme.

    Per tutto il tempo abbiamo lottato per la Jugoslavia, per conservare la Jugoslavia. In fondo, tutti i fatti comprovano soltanto quello che sto dicendo. E soltanto la Repubblica Federale di Jugoslavia tuttora esistente ha conservato la sua struttura dal punto di vista delle nazionalita'. Qui non c'e' stata alcuna cacciata su base etnica, dall'inizio e fino alla fine della crisi jugoslava. Tutte le altre repubbliche hanno cambiato la loro struttura. Dalla Croazia sono stati cacciati circa mezzo milione di serbi. Quello che e' successo in Bosnia si sa, per non parlare anche delle altre parti della Jugoslavia.

    Dunque, questo e' un processo in malafede, estremamente ostile, mirato a giustificare il crimine commesso contro il mio paese, usando questo "tribunale" come strumento di guerra contro il mio paese ed il mio popolo.

    Guardate la Bosnia-Erzegovina. Li sin dall'inizio abbiamo cercato di assicurare la pace. Dove e' finito il piano Cutileiro, che tutti avevano appoggiato ? Su iniziativa dell'ambasciatore americano [Zimmermann, marzo 1992] esso e' stato respinto dalla parte musulmana, e poi iniziarono gli scontri. Come poteva la Serbia essere accusata di alcunche' in Bosnia, quando si sa benissimo che, cercando di usare tutta la nostra influenza proprio per la pace, non solo abbiamo appoggiato tutte le proposte di pace ma abbiamo anche cercato di farle mettere in pratica ?

    Nel 1993 si tenne ad Atene l'incontro in cui fu firmato il piano Vance-Owen. Tutti lo sottoscrissero. Io andai a Pale insieme a Mitsotakis [premier greco] ed all'ex presidente jugoslavo Dobrica Cosic, e ci adoperammo affinche' questo piano venisse accettato. Purtroppo esso fu respinto il tre o il cinque maggio (non mi ricordo esattamente) del 1993. Noi abbiamo allora persino decretato un embargo alla Repubblica Serba di Bosnia, per costringere la sua dirigenza di allora ad accettare questo piano di pace. Questo e' stato il ruolo della Serbia : di cercare di pervenire alla pace.

    Abbiamo costantemente messo in rilievo che l'unica formula per ottenere la pace in Bosnia e' una formula che difenda egualmente gli interessi di tutti e tre i popoli della Bosnia ed Erzegovina, Serbi, Musulmani e Croati. Dayton e' riuscito perche' questa formula e' stata accettata, perche' si cercava di difendere gli interessi di tutti e tre i popoli allo stesso modo.

    Ora sento qui che l'accordo di Dayton avrebbe dovuto trattare anche del Kosovo. Questa e' una assurdita'. I colloqui di Dayton sono stati organizzati per la pace in Bosnia-Erzegovina, ed a nessuno e' venuto in mente di aprire la questione del Kosovo, che era una questione interna della Repubblica di Serbia, e nessuno si sarebbe potuto sognare che qualcuno cercasse di internazionalizzarla.

    Voi non potete in alcun modo collegare ne' la Serbia ne' la politica della Serbia ad alcun crimine ; in particolare non potete accusare e processare dopo dieci anni per cose che nessuno ci ha mai attribuito. Ci hanno accordato solamente rispetto ed apprezzamento per i grandi sforzi per la pace che proprio noi, e la Serbia tutta intera e la politica serba, abbiamo fatto.

    Parlando della Bosnia, sapete che circa 70mila rifugiati musulmani hanno riparato in Serbia durante il conflitto bosniaco ? Voi ritenete che qualcuno potrebbe scappare da casa proprio verso il territorio dal quale gli verrebbe la minaccia ? Quante vite abbiamo salvato, quanti dei vostri ostaggi siamo andati a salvare in Bosnia - dai soldati dell'ONU fino ai vostri piloti ? E su quanti accordi di pace abbiamo insistito, per renderli praticabili ? In effetti, noi siamo stati i maggiori artefici di questa pace, ottenuta proprio grazie al successo di Dayton.

    E' stata la fine completa delle ostilita', il totale allentamento delle tensioni, e poi... Voglio dirvi come e' cominciato tutto quanto in Kosovo. Proprio perche' esisteva un piano di mettere sotto controllo i Balcani, il territorio della ex Jugoslavia, sono iniziati i tentativi di destabilizzare il Kosovo. Proprio quando diventava chiaro che tutto si sarebbe risolto pacificamente.

    Nel novembre 1997 c'e' stato un summit a Creta con tutti i capi di Stato e di governo dell'Europa orientale. Li', allora, proprio su nostra iniziativa abbiamo molto parlato della eliminazione delle barriere, delle tariffe doganali, della integrazione all'interno della Europa Sudorientale e del miglioramento della mutua cooperazione. Io ebbi un dialogo diretto con il premier albanese Fatos Nano. Abbiamo parlato della normalizzazione delle relazioni, della eliminazione dei visti e dei dazi, dello sviluppo dei trasporti e del commercio. Fatos Nano ed io eravamo dinanzi alle telecamere, quando lui disse, tra tutto cio' di cui avevamo parlato, della cooperazione, dello sviluppo delle relazioni - la questione del Kosovo e' un affare interno della Repubblica di Serbia. Tutto questo era promettente per la pace, per la soluzione pacifica di tutti i problemi. Proprio questo allarmo' quelle forze che continuavano a commettere crimini contro il mio paese, che cercavano di destabilizzare la Jugoslavia e di intervenire, come poi hanno anche fatto. Subito dopo, dopo un mese o due, arrivo' la lettera di Kinkel e Vedrine in cui esprimevano la loro preoccupazione per la situazione in Kosovo. Per dieci anni, da quando la Serbia secondo voi avrebbe "preso il controllo" del suo stesso territorio, non si erano verificate uccisioni, ne' espulsioni, ne' razzie, o distruzioni, e nessun arresto in Kosovo. In Jugoslavia non avevamo nemmeno un prigioniero politico, neanche uno. In Kosovo uscivano 20 quotidiani ed altre pubblicazioni albanesi, in lingua albanese, che potevate acquistare in ogni edicola. Mai neanche un numero, nemmeno una sola copia e' stata vietata. I partiti politici albanesi, persino quelli separatisti, lavoravano liberamente. Qualcuno qui ha detto che eravamo tolleranti verso di loro. No, noi ritenevamo che tutto e' lecito, tranne la violenza.

    Dopodiche' le potenze che perseguivano tenacemente la distruzione della Jugoslavia e la sua occupazione hanno chiamato a raccolta i criminali in giro per l'Europa occidentale e li hanno spediti giu', per organizzare il terrorismo. Hanno iniziato le azioni terroristiche nella primavera del 1998. E poi sono stati sbaragliati. Gia' nell'autunno del 1998 essi erano stati completamente eliminati, e restituivano sui trattori le armi che avevano illegalmente sottratto alla polizia.

    Durante quell'anno, costoro uccisero soprattutto albanesi. Io qui non ho dati precisi da esibire al pubblico, perche' non sapevo che avrei avuto l'occasione di parlare oggi. Solo ieri sono stato avvertito che oggi mi sarei dovuto presentare qui. Nemmeno sapevo di che cosa si sarebbe parlato. . Percio' non ho dati da esporre, ma vi dico quello che so. Due volte e mezzo...

    Claude Jorda :

    Signor Milosevic, mi consenta...

    Slobodan Milosevic :

    ...piu' albanesi che non serbi sono stati uccisi dai terroristi nel 1998. Ammazzavano quegli albanesi che lavoravano come poliziotti, come postini, che erano guardie forestali, che erano pensionati - e solamente perche' andavano a riscuotere la pensione statale. Cercavano di incutere il terrore tra gli albanesi, e di ammazzare quanti piu' serbi possibile. Noi abbiamo difeso i nostri cittadini, sia i serbi che gli albanesi, dal terrorismo, e questa operazione e' stata portata a termine con successo entro l'autunno del 1998. Dopodiche' Holbrooke [inviato USA] e' arrivato per chiedere una "missione di verifica", per creare il pretesto all'attacco contro la Jugoslavia. Ed io devo dirvi...

    Claude Jorda :

    Signor Milosevic, mi conceda solamente un minuto. Per piacere, solo un minuto. Io non le togliero' il tempo che e' a sua disposizione, glielo concedero' sicuramente. Anche questo Tribunale internazionale, la cui legalita' lei contesta, le da' naturalmente la facolta' di esprimersi fino in fondo. A me sembra, innanzitutto, che lei e' d'accordo che si incominci subito il processo, oggi stesso, mi pare... Naturalmente questo le fa onore. Lei e' pronto. Pero' io devo forse ricondurla a cio' che lei... La prego, cerchi di non dimenticare del tutto il merito della questione. Noi non siamo la corte che condurra' il suo processo. Noi abbiamo capito bene che la sua idea centrale e' completamente opposta - cioe' che si tratta della legittimazione del suo paese. Lo abbiamo capito e compreso.

    Ma sarebbe bene, signor Milosevic, che lei non si sbagliasse riguardo alla corte che conduce il processo. Lei ha gia' usufruito, lei ha a disposizione un tempo pari a quello della pubblica accusa. Io come presidente di questa corte le garantisco questo tempo. La prego dunque di non perdere di vista il tema del quale parliamo.

    Lei dunque ha una sua tesi, che cerca di difendere, e ne ha il diritto - ed avra' questo diritto. Pero', io le devo ricordare che questa e' la Corte d'Appello, che deve affrontare un importante problema procedurale. Forse non per lei, ma per noi e' importante, poiche' noi in effetti dobbiamo garantire il rispetto di una procedura giusta ed imparziale. Noi in effetti vorremmo sapere se lei vuole che il processo contro di lei si conduca come processo per il Kosovo, separatamente dal processo per la Bosnia e la Croazia, oppure se preferisce che essi vengano riunificati. Io comprendo naturalmente che lei potra' rispondere in modo indiretto. Ovviamente le concedero' di parlare. Lei e' un imputato in buona salute mentale e chiarezza di pensiero. Percio' la prego di cercare di rispondere a questa domanda. La ringrazio sin d'ora. Adesso ha di nuovo la parola.

    Slobodan Milosevic :

    Innanzitutto, questa e' la prima volta che non vengo interrotto, la prima in cui posso dire qualcosa, ed io usero' ogni occasione che avro' di rivolgermi al pubblico in relazione al crimine che si sta attuando contro il mio paese, e questo non lo faccio a causa della procedura, perche' la procedura non mi interessa, ma per rispondere all'attacco che si sta attuando contro il mio paese, il mio popolo, ed al crimine che ancora perdura. Voglio che il pubblico sappia che dopo la aggressione..

    Claude Jorda :

    Aspetti signor Milosevic. Lei ha capito bene che ha tutto il tempo a disposizione, ma che avra' ancora piu' tempo quando iniziera' il processo. Naturalmente questo non e' l'oggetto del nostro dibattimento odierno. Lei ha il diritto di continuare a parlare di cio' di cui sta parlando. Ma lei adesso in verita' si rivolge alla gente al di fuori del Tribunale. Signor Milosevic, io devo ripetere che lei avra' il diritto di rivolgersi al pubblico. La comunita' internazionale ha istituito questo processo ed io certamente desidero che tutto quanto si svolge qui, e le regole di procedura che valgono per lei e per la accusa, ed anche per la civilta', siano rispettate come si deve. Il dibattito di oggi riguarda come il processo dovrebbe avvenire presso un'altra corte. Io non ho intenzione di interromperla e faro' recuperare il tempo che le ho sottratto con le interruzioni. Adesso puo' continuare a parlare.

    Slobodan Milosevic :

    Voglio sottolineare che il crimine contro il mio paese perdura tuttora. L'ultimo serbo ucciso in Kosovo del quale ho notizia e' stato ucciso a Natale [prob. ortodosso] di quest'anno. Circa 350mila sono i profughi dal Kosovo, scacciati sotto la copertura delle Nazioni Unite, mentre le attivita' dei terroristi albanesi sono avvenute con la copertura delle Nazioni Unite. Dall'arrivo delle cosiddette Forze di protezione delle Nazioni Unite, che in base alla Risoluzione 1244 dovevano garantire ad ogni cittadino del Kosovo la sicurezza personale e dei beni materiali, i terroristi albanesi hanno scacciato 350mila persone, hanno dato alle fiamme decine di migliaia di case. Talvolta 50, 60, qualche volta tutte le case serbe dei villaggi, il tutto sotto gli occhi di truppe che sono a tutti gli effetti truppe di occupazione e sono venute li' sotto la bandiera delle Nazioni Unite, solo per trasformarsi l'indomani in truppe di occupazione ed alleati dei terroristi, gli stessi terroristi che uccidevano, mutilavano e massacravano un sacco di gente, ed incendiavano. E continuano a farlo tuttora. E dicono che supponevano che cio' non sarebbe potuto avvenire.

    Puo' qualcuno credere che decine di migliaia di case vengano bruciate, e che le forze che si trovano li' non vedano che cosa sta succedendo ? Puo' qualcuno danneggiare e distruggere... Da quando le truppe delle Nazioni Unite sono arrivate, 107 chiese serbe sono state distrutte. Puo' qualcuno distruggere una chiesa intera e darle fuoco senza che le truppe ONU ne vengano a conoscenza ?

    Questa e' una "impresa criminale congiunta" - delle forze che hanno commesso crimini contro la Jugoslavia insieme alla narcomafia ed ai terroristi albanesi in Kosovo e Metohija, per crimini diretti non soltanto contro i serbi ma contro tutti i non albanesi, e persino contro gli albanesi cattolici, persino contro gli albanesi che in qualche modo - ad esempio andando a riscuotere gli assegni della loro pensione - hanno dimostrato fedelta' alla Repubblica di Serbia come loro Stato.

    Con cio' che sta avvenendo li' si sta in pratica riabilitando la politica del periodo nazista, di Hitler e Mussolini. Questo grande parlare di "Grande Serbia", di questa presunta idea che non e' mai esistita, non serve altro che a mascherare la creazione di una "Grande Albania" - quella stessa che crearono Hitler e Mussolini durante la Seconda Guerra Mondiale. Guardate soltanto quello schema, e guardate che cosa si sta facendo adesso, quello che vogliono sottrarre alla Serbia, al Montenegro ed alla Macedonia - e un domani forse anche alla Grecia del Nord, quando le relazioni greco-turche saranno messe alla prova di nuovo per ordine del comune padrone, ed anche quella sara' per loro una questione da risolvere.

    E' evidente che e' in questione il crimine, ed e' evidente che il filo rosso e' il crimine contro la Jugoslavia. Ma io voglio far notare che falsificare i fatti storici non e' comunque semplice. Non e' semplice nemmeno se questi fatti sono noti solamente ad un ristretto gruppo di persone, ed e' impossibile falsificarli se l'intero popolo di un paese li conosce, cioe' milioni di persone. Senza offesa per nessuno, i giudici di questo processo, secondo i ruoli assegnati, sono quelli - non voi che indossate i mantelli - ma quelli che hanno deciso di ammazzare i bambini del mio paese, che hanno lanciato la aggressione della NATO e scaricato 25 milioni di tonnellate di bombe in 78 giorni, ed ucciso prevalentemente vecchi, bambini e donne. Essi vogliono partecipare alla distribuzione dei ruoli. Ma nemmeno loro riusciranno ad essere giudici.

    Qui giudice e' il popolo - non soltanto il popolo della Jugoslavia, ma i popoli di tutti i paesi ai quali sta a cuore la liberta' e l'eguaglianza. Non per niente si dice "giudizio del popolo, giudizio di Dio". Tutti noi siamo davanti a questo giudizio, non soltanto io, che qui vengo preso a responsabile per qualcosa, laddove mi dovrebbe invece essere riconosciuta, ma anche voi, ed i vostri datori di lavoro, in particolare quelli che hanno commesso crimini contro il mio paese.

    Siccome voi ritenere che io debba chiedere qualcosa a voi, allora vi chiedo di lasciarmi in liberta'. Perche' credo che a voi, ed a tutto il mondo, sia chiaro che io non mi sottrarro' da questa battaglia che si sta conducendo contro il mio paese ed il mio popolo. Non ho intenzione di scappare. Non fa onore a questa istituzione tenermi qui imprigionato, in condizioni svantaggiate, per privarmi di eque condizioni per esporre i miei argomenti - nemmeno se questa istituzione fosse legale, e voi sapete benissimo che non lo e'.

    Perche', se non aveste questo dubbio - non mi riferisco a voi personalmente, ma alla istituzione - allora accettereste la richiesta dei vostri "amici curiae" [sorta di avvocati d'ufficio], di chiedere un parere giudiziale alla Corte Internazionale di Giustizia sulla legalita' di questo Tribunale. Voi questo non lo fate, perche' chiunque potrebbe prevederne facilmente l'esito.

    In fondo, ritengo che questa attitudine, direi criminale, di cercare di far passare la vittima da colpevole, e si tratta del mio popolo e del mio paese oltreche' di me stesso, non sia stata storicamente ancora mai menzionata. Percio' ritengo logico ed anche giusto che mi lasciate subito in liberta', visto che io non scapperei e mi presenterei ad ogni dibattimento, in quanto questa e' una battaglia alla quale io non posso proprio sottrarmi.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    MILOSEVIC SBUGIARDA GLI IMPERIALISTI
    di John Catalinotto
    Da Workers World, n. 55 del 6 giugno 2002

    Quale la relazione tra la <<guerra senza fine al terrorismo>> di Washington, l'espansione della Nato, e il cosiddetto processo per crimini di guerra che si sta svolgendo in Olanda nei confronti di Slobodan Milosevic? Se non fosse stato per il viaggio europeo di Bush, è probabile che ci si sarebbe dimenticato come l'alleanza militare della Nato sia ancora attiva. Sebbene agli elementi più aggressivi dell'amministrazione Bush sarebbe piaciuto evitare ogni consultazione con i propri alleati atlantici, Washington mantiene ancora una strategia Nato. Questa strategia mira al completamento di una nuova colonizzazione dell'Europa Orientale e della vecchia Unione Sovietica. L'espansione della Nato ha questo obiettivo mentre mantiene l'Europa Occidentale legata a sé come "senior partner" dell'imperialismo statunitense. Gli analisti del Pentagono hanno reso pubblica tale strategia lasciandosi sfuggire un documento ai media nel 1992. Questo documento, pubblicato dal New York Times a marzo, dimostra chiaramente come Washington cerchi di ottenere l'egemonia in ogni regione, e come abbia intenzione di mettere in atto tale politica in Europa attraverso la Nato. La Jugoslavia è stato l'ultimo dei paesi ex-socialisti a resistere all'espansione verso est della Nato. Gli Stati Uniti e la Nato hanno bombardato il governo di Belgrado con l'obiettivo di occupare la provincia del Kosovo nel 1999. Inoltre l'Occidente ha organizzato un vero e proprio colpo di stato per rovesciare dal governo il Partito Socialista nell'ottobre del 2000.

    La penetrazione ad est della Nato
    Nel 1991, gli Stati Uniti e la Nato non avevano basi in Europa Orientale. Nel Balcani c'erano solamente le basi della Grecia, paese membro della Nato. Nell'arco di dieci anni di guerre e sovvertimenti contro la Repubblica Jugoslava, il Pentagono è riuscito a piazzare i suoi militari in Bosnia, Kosovo, Macedonia, Albania, Croazia e Bulgaria. L'Ungheria, la Repubblica Ceca e la Polonia divennero membri della Nato giusto in tempo per prestare aiuto agli attacchi alla Jugoslavia. A partire da quella catastrofe, i regimi favorevoli al capitalismo di tutti gli altri paesi che un tempo fecero parte del blocco sovietico - con l'eccezione della Bielorussia - hanno chiesto a gran voce di potersi congiungere all'alleanza imperialista. Da novembre, la Nato può chiedere l'allargamento per la Slovenia, l'Estonia, la Lettonia, la Lituania, la Romania, e in più, forse, anche per la Slovacchia. Ne hanno fatto richiesta anche l'Albania, la Macedonia e la Croazia, mentre l'Ucraina lo farà a luglio. I leader di questi paesi sono ben felici di concedere all'imperialismo occidentale quella sovranità ristretta che era rimasta loro dopo la "globalizzazione" delle loro economie nazionali, ovvero dopo essere state integrate dal mercato mondiale imperialista. Considerano l'appartenenza alla Nato come una garanzia militare contro sollevamenti di massa a favore del socialismo. Ma il loro già scarno bilancio nazionale dovrà ora essere utilizzato per l'acquisto di armamenti di fabbricazione statunitense invece che stanziare fondi per la sanità, l'educazione ed il welfare. La guerra americana all'Afghanistan e le nuove basi militari americane in Uzbekistan, Tajikistan e Kyrgizstan sono stati dei passi di ricolonizzazione dell'Asia Centrale e del Medio Oriente. In modo simile, la guerra alla Jugoslavia e l'espansione della Nato ha trasformato le vecchie Repubbliche socialiste ed indipendenti in neocolonie.

    La Conferenza di Bagdad difende Milosevic
    Dalla metà di febbraio, Slobodan Milosevic, che era presidente della Jugoslavia quando quel paese cercava di resistere all'aggressione degli Stati Uniti e della Nato, è sotto processo di fronte alla corte dell'Aja, accusato di crimini di guerra e di genocidio durante le guerre civili in Kosovo, Bosnia e Croazia. Sebbene la corte pretenda d'essere imparziale, è stata istituita dalle potenze Nato per processare solamente esponenti dalla vecchia Jugoslavia per crimini di guerra. I crimini degli Stati Uniti e della Nato rimangono opportunamente al di fuori della giurisdizione della corte. La settima sessione del Comitato di Controllo e di Coordinamento della Conferenza di Bagdad, svoltasi dal 7 al 9 maggio, ha prodotto non solo delle dichiarazioni in condanna della globalizzazione ma ha anche difeso Milosevic contro questa corte. La Conferenza si componeva di 160 rappresentanti di 90 partiti politici ed organizzazioni da più di 40 paesi, inclusi tutti gli stati arabi. Ciò che rende questo dato interessante è che mentre Milosevic è stato accusato soprattutto per crimini contro le popolazioni musulmane del Kosovo e della Bosnia, queste accuse non hanno confuso i rappresentanti di paesi che sono per la maggior parte musulmani. La conferenza ha adottato una dichiarazione che afferma di <<non riconoscere la legalità del tribunale perché politicamente motivato ed illegalmente costituito>>, che solamente la popolazione Jugoslava è competente per giudicare una qualsiasi questione concernente la Jugoslavia, e che <<il presidente Milosevic dovrebbe essere immediatamente rilasciato dalla detenzione illegale.>> In un'altra conferenza, tenuta dallo European Peace Forum ad Atene dal 17 al 19 maggio, i partecipanti di 20 paesi hanno riconosciuto come il processo a Milosevic fosse stato non solo un attacco individuale ma anche un attacco rivolto ad <<un individuo, che, per numerose ragioni, è divenuto il simbolo della resistenza alla bellicoso politica Nato d'interferenza negli affari interni della Jugoslavia e alla guerra della Nato.>> Secondo questa coalizione pacifista: <<Agli occhi della Nato, questa guerra sarà vinta, e sarà compiuto anche lo smembramento della Jugoslavia, solamente se e quando questo simbolo sarà discreditato.>>

    Milosevic si difende da solo
    In altre parole, gli Stati Uniti e la Nato hanno progettato all'Aja un processo-vetrina per screditare e punire Milosevic, e con ciò screditare l'intera resistenza jugoslava. Ma Milosevic li ha sorpresi. Si è rifiutato di riconoscere l'autorità della corte e sta imbastendo una dura difesa politica e legale. Nella sua dichiarazione iniziale, in febbraio, il leader Jugoslavo ha rovesciato politicamente contro la Nato le sue accuse. Ha illustrato l'attività disgregativa dell'imperialismo tedesco nel riconoscere ed incitare quegli elementi che tentavano di separarsi dalla Jugoslavia, fomentando così la guerra civile. Ha poi descritto come gli Stati Uniti abbiano infine guidato la Nato in una guerra criminale che ha significato 78 giorni di bombardamento ad alta tecnologia alle infrastruttura nazionali ed ucciso o ferito migliaia di civili. L'accusa ha presentato in seguito dei testimoni che hanno cercato di dimostrare la colpevolezza di Milosevic per crimini di guerra. Il quotidiano italiano Il Manifesto ha riportato il 27 febbraio che attraverso il suo controinterrogatorio Milosevic ha screditato cinque testimoni nelle prime due settimane del processo. Milosevic ha continuato a sfidare tutti i testimoni nel suo controinterrogatorio. Alcuni hanno dovuto ritrattare le proprie dichiarazioni. Altri hanno dovuto ammettere d'essere legati a gruppi come l'UCK (l'Esercito di Liberazione del Kosovo) che ha combattuto duramente contro l'autorità con armi fornite dagli Stati Uniti e dalla Germania. Durante tutto questo, il Partito Socialista di Serbia non era più al potere. Milosevic preparava la sua difesa in una cella di 3 metri per 4,5 con l'unico supporto di una linea telefonica incerta. Ciononostante è stato capace di preparare la difesa grazie ad un forte appoggio fornito da ricercatori ed esperti in Serbia che simpatizzavano con la sua resistenza, se non sostenevano direttamente la sua politica. Già questo è stato un segnale che all'interno della Jugoslavia lo spirito di resistenza all'imperialismo non è scomparso. Perfino i suoi nemici politici sono stati costretti a riconoscere nei media che Milosevic stava ottenendo solidarietà ed aiuto, specialmente in Serbia, ma anche dovunque i suoi argomenti hanno ottenuto visibilità. Un articolo del primo marzo sul San Francisco Chronicle che <<i serbi che seguono il processo dicono che Milosevic stia vincendo.>> Con uno staff di 1100 uomini e tutto il potere della Nato a sostegno, gli accusatori del Tribunale Internazionale per i crimini nell'ex-Jugoslavia dell'Aja, finora non sono stati capaci di costringere Milosevic sulla difensiva. Di fronte a questa situazione, i media hanno semplicemente smesso di aggiornare sull'andamento del processo. Sui giornali statunitensi apparirà al massimo una volta alla settimana. È un processo-vetrina senza la vetrina, perché solo in pochi potrebbero convincersi della colpevolezza di Milosevic. L'unico articolo recente di una certa importanza, scritto il 30 maggio sul New Yorker da Joseph Leleld, ex-direttore esecutivo del New York Times, era un evidente attacco a Milosevic. Leleld accusava l'ex presidente Jugoslavo d'"intimorire" i testimoni, nonostante fosse totalmente privo di potere reale. Leleld scrisse che il generale statunitense Wesley Clark stava considerando di presentarsi come testimone al processo e "sembrava che si divertisse alla prospettiva d'essere controinterrogato da Milosevic." Chiunque abbia letto il libro di Clark, "Modern Warfare", sa che vi si ammette praticamente la natura coloniale della guerra intrapresa dalla Nato contro la Jugoslavia e che lo scopo dei bombardamenti era d'intimidire i civili ed obbligarli alla resa. Molte persone che si sono opposte all'aggressione statunitense e Nato alla Jugoslavia sperano probabilmente che il generale Clark rispetti la sua promessa. Così, almeno per una volta, un vero criminale di guerra siederà davanti alla corte. Sarà anche l'occasione per dimostrare come la guerra mondiale di Bush sia la continuazione dell'aggressione di Clinton alla Jugoslavia.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    Slobo sa troppe cose: mi auguro che riesca a terminare vivo e vegeto tutto l'iter processuale...

    Nelle scorse settimane, ha avuto la visita di un sedicente medico che voleva 'accertarsi' delle sue condizioni di salute... ma lui, saggiamente, ha rifiutato di farsi visitare...

  6. #6
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    Già..speriamo che i vaccari non lo suicidano.
    Slobo sa tutto sulla nascita dell'UCK e dell'alleanza tra i vaccari e Bin Laden in Bosnia..
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