Parlano i protagonisti: «Abbiamo lavoro e soldi. La casa non ce la danno per razzismo»
di Antonio Iovane
Yousse Benrioui è il rappresentante della Comunità marocchina a Treviso, e da due giorni è "barricato" in sacrestia assieme ad altre decine di persone. Definisce la situazione di Treviso «un disastro». Ma promette la resistenza a oltranza. Almeno finché non «avremo ciò che ci spetta».
Cioè?
«La casa. Ci sono centinaia di appartamenti che non ci vogliono affittare. Noi guadagniamo come i cittadini italiani, siamo disposti a pagare l'affitto. Ma a loro non importa».
Ce l'avete con i proprietari delle case, non con il Comune?
«Se c'è un'amministrazione che governa bene la gente gli affitti li concede. Ma questa amministrazione non è capace di creare una città aperta ai diritti, sanno solo strumentalizzare la nostra presenza qui».
Il motivo è sempre lo stesso?
"Sì, siamo musulmani. Siamo arabi. E loro non vogliono rispettare la nostra nascita e il nostro credo. Pensare che noi ci chiamiamo "fratelli"»
La situazione è peggiorata dopo l'11 settembre?
«C'è più razzismo, sì. Troppo, troppo, troppo. Ma noi non siamo affatto disposti a cambiare la nostra religione».
E l'atteggiamento dei cittadini di Treviso qual è? Niente solidarietà?
«Ci guardano. Qualcuno, ogni tanto si ferma a parlare, a solidarizzare. C'è una parte che ha buon cuore, ma la maggioranza sta dietro ai fanatici. E poi tutta questa solidarietà che ci sta piovendo dal cielo dov'era quando hanno violentato i nostri diritti?».
"Violentato" i vostri diritti?
«Per dirne una, il giorno dello sgombero quattro poliziotti hanno preso una donna incinta e l'hanno buttata fuori di forza. E hanno dato dello "schiavo" al marito».
Anche ieri avete subito delle provocazioni?
«Sì, un gruppo di dieci persone ha cominciato a gridarci contro: "via i musulmani", "bastardi", "assassini", "terroristi". Poi hanno buttato bottiglie contro donne e bambini che sono stati terrorizzati».
E la polizia?
«Non c'era. Anzi, è arrivata quando gli skinshead erano già andati via. Poi, andata via la polizia, quelli sono tornati e hanno ricominciato»
Vuole dire che la polizia non è lì fissa?
«No»
E la Curia? Non sta mediando?
«Innanzitutto bisogna dire che l'unica proposta concreta è venuta da loro: ci è stata offerta una sistemazione di tre giorni in un albergo. Va bene per l'emergenza ma noi, è ovvio, non possiamo accettare. Non possiamo accettare di restare una vita in una stanza di hotel. Come tutti, abbiamo diritto ad una casa. Io non so se la nostra presenza qui, nella Chiesa, dia fastidio o meno. E' evidente comunque che qualcuno non ci vuole qui nel Duomo. Ripeto, però: la soluzione sarebbe semplicissima. Noi chiediamo case in affitto, che vogliamo pagare»
Quando pensate di andare via dalla chiesa?
«Quando ci daranno la casa. Ma pretendiamo una risposta chiara».
Da "L'Unità"
http://www.unita.it/index.asp?topic_...topic_id=18778




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