Come dice giustamente Fini è più italiano "il giovane figlio di un immigrato del Bangladesh che orgogliosamente vince gli Europei di cricket con la maglia della nazionale italiana " rispetto al "il lontano pronipote” di un emigrato in Argentina “che non parla una parola della nostra lingua”. Questo è un dato di fatto, che magari non può piacere a molti ma che non è possibile fermare. Dovremmo sembre di più abituarci, cambiando nostra mentalità chiusa e provinciale , tipica di un popolo "vecchio" che nelle università ci saranno docenti di origine diversa dalla nostra, a guidare reparti ospedalieri (in alcuni casi questo già avviene ) i primari porteranno un cognome che ha origine di popoli lontani. La vera sfida, quella che il Presidente Fini, più e prima di altri a capito, è quella di far sentire tutte queste persone a "casa loro". in una "nuova italia" e per questo che dobbiamo puntare su un italia laica e risorgiomentale nella quale i figli degli immigarti si riconoscano e non si sentano esclusi , dobbiamo puntare a creare quei "valori repubblicani" nei quali ciascuno al di la delle credenze religiose, della nazione di nascita dei genitori si possa riconoscere per creare assieme la "nuova italia" in una "nuova europa"




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