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    SENATORE di POL
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    Predefinito L'ombra degli anni "70 sul caso Marco Biagi

    da www.lastampa.it :

    " LA RACCOMANDAZIONE DEL MINISTRO: CHI CORRE TROPPO RISCHIA
    DI PRENDERE LUCCIOLE PER LANTERNE
    L’ombra degli Anni Settanta sul caso Biagi
    Il Viminale: ma attenti ai collegamenti frettolosi tra vecchio e nuovo

    26 agosto 2002


    di Guido Ruotolo

    ROMA. L’invito pressante che arriva dal Viminale è quello, per dirla con le parole del ministro dell’Interno, Beppe Pisanu, di «non scambiare lucciole per lanterne». Insomma, raffreddando gli entusiasmi per la cattura di Paolo Persichetti, l’invito dell’Antiterrorismo è di «non correre troppo», di «non ipotizzare collegamenti» tra l’arresto di Parigi e «gli omicidi D’Antona e Biagi, che allo stato non esistono». Collegamenti che un domani, però, sottintende questo invito, potrebbero anche esistere.


    Gli arresti dell’esponente dell’Unione dei Comunisti Combattenti e di Nicola Bortone, altro terrorista «irreperibile» ritenuto, invece, legato alle Br-Pcc, bloccato in Svizzera il 10 marzo scorso, rappresentano un importante successo dell’Antiterrorismo. Tre anni dopo l’omicidio D’Antona, infatti, i risultati dell’azione di contrasto e di neutralizzazione dei nuovi gruppi eversivi sono ben pochi . Almeno finora.

    E’ vero che il gip di Roma ha respinto la richiesta di archiviazione per Alessandro Geri, il presunto telefonista delle Br che rivendicò l’attentato contro Massimo D’Antona, e che il Ros continua a sospettare che i militanti e i dirigenti di Iniziativa Comunista siano legati alle Brigate Rosse. Ma finora, e nonostante gli impegni presi dal governo e dalle forze di polizia e dalla magistratura, ci dobbiamo accontentare appunto soltanto delle catture di Persichetti e Bortone, delle «rivendicazioni» degli omicidi D’Antona e Biagi da parte di alcuni brigatisti del circuito carcerario, i cosiddetti «irriducibili» - che confermano almeno una continuità ideologica e politica tra le vecchie e nuove Br -, e delle ipotesi di lavoro dell’intelligence e dell’Antiterrorismo che potrebbero dare i loro frutti in un futuro non tanto lontano .


    L’Unione dei Comunisti Combattenti, le Brigate Rosse per il Partito Comunista Combattente, e poi le nuove sigle che si richiamano a quelle esperienze (Nipr, Npr, Fronte Rivoluzionario, Nta). Gli arresti di Persichetti e Bortone non aiutano a colmare quel «vuoto» di conoscenze e di investigazione degli anni ‘90 che potrebbe in qualche modo farci capire l’evoluzione di quelle esperienze di lotta armata. Fotografano, semmai, una realtà datata nel tempo, agli inizi degli anni ‘90 appunto.

    E richiamano, proprio per le appartenenze dei due quella fase di scissione interna alle Brigate Rosse che si consumò alla fine degli anni ‘80 . Scissione che sembra riproporsi ancora oggi, cambiate naturalmente tutte le coordinate di riferimento, con la polemica innescata dal Fronte Rivoluzionario nei confronti delle Br-Pcc che hanno rivendicato gli omicidi D’Antona e Biagi nel documento della fine di luglio, di pochi giorni prima degli attentati dimostrativi (iniziative di propaganda armata) alla Fiat di Milano e alla Cisl di Monza,

    Dopo la scissione degli inizi degli anni ‘80 di Giovanni Senzani, che diede vita alle Brigate Rosse-Partito Guerriglia, all’indomani del sequestro del generale americano James Lee Dozier , le Br ortodosse elaborarono la contestuale Ritirata Strategica . E all’interno delle Br si avviò una fase di di confronto interno che portò a due schieramenti, uno che faceva riferimento alla cosiddetta Prima Posizione, l’altro a Seconda Posizione.


    Nell’83-84 si crearono così due strutture separate, le Br-Partito Comunista Combattente e l’Unione dei Comunisti Combattenti, quest’ultima nata come frazione armata all’interno della Seconda Posizione . Per capirci, Bortone si richiamava alla prima, Persichetti alla seconda organizzazione. E Persichetti è stato condannato per il ferimento del consulente della Presidenza del Consiglio Antonio Da Empoli (21 febbraio del 1986) e per l’omicidio del generale Licio Giorgieri (20 marzo del 1987).


    Nell’ordinanza di custodia cautelare del presunto telefonista di D’Antona, Alessandro Geri (scarcerato dopo due settimane dall’arresto), il gip Otello Lupacchini ha ipotizzato che anche Bortone facesse parte della nuova direzione strategica delle Br, insieme agli irreperibili della colonia parigina Carla Vendetti, Simonetta Giorgieri, Marcello Tammaro Dell’Omo, Gino Giunti. E Bortone viene individuato dal Ros dei Carabinieri come il terrorista che incontra, nella metropolitana milanese, uno dei militanti di Iniziativa Comunista.


    Nel documento di rivendicazione delle Br dell’omicidio D’Antona, tra l’altro, si fa anche riferimento all’esperienza dei Nuclei Comunisti Combattenti , che rivendicarono gli attentati romani alla Confindustria (18 ottobre del 1992) e della Nato Defence College (11 gennaio del 1994). Un’organizzazione sconosciuta fino al 1995, quando a Roma furono arrestati due suoi militanti, i toscani Fabio Matteini e Luigi Fuccini, fermati a un posto di blocco della polizia.


    Dunque, dalla lettura dei vari documenti elaborati in questi ultimi anni dalle Br e dalle altre sigle dell’eversione di sinistra, gli esperti dell’Antiterrorismo si sono convinti che siamo in presenza sicuramente di una «evoluzione» del dibattito e delle organizzazioni eversive della fine degli anni ‘80, inizi anni ‘90. E che alcuni dei protagonisti della vecchia stagione terrorista siano di nuovo attivi . Difficile individuarli tra i quasi centoventi militanti di quella stagione che, condannati, hanno abbandonato l’Italia. Che Bortone e Persichetti non siano semplicemente dei testimoni e protagonisti di un passato che oggi è ritornato così drammaticamente d’attualità?
    "

    Cordiali saluti

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  2. #2
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    Predefinito

    da www.ansa.it :

    " PERSICHETTI: LA VEDOVA GIORGIERI, 'NON PERDONO'
    ROMA - ''I conti con la giustizia devono essere saldati e chi ha deliberatamente ucciso una persona non puo' essere perdonato ''. Cosi' Giorgina Pellegrini, la vedova del generale Licio Giorgieri, ha commentato l'arresto in Francia e l'estradizione di Paolo Persichetti, il brigatista rosso di 40 anni, da ieri in una cella del carcere romano di Rebibbia, per scontare una condanna definitiva a 22 anni e 6 mesi per concorso nell'omicidio del responsabile dell'ufficio programmazionedell'Aeronautica militare avvenuto a Roma nel marzo del 1987.
    La vedova, 70 anni, preside di una scuola media della Capitale, che andra' il pensione il 1° settembre prossimo, ha rivelato di aver detto no pochi mesi fa alla richiesta di grazia per un altro ex esponente dell' Unione comunisti combattenti , Francesco Maietta, anche lui condannato, a 28 anni, per l'omicidio del marito, ed attualmente in regime di semiliberta'.
    '' La memoria di chi e' stato ucciso per aver servito lo Stato deve rimanere viva '', ha detto Giorgina Pellegrini. Anni fa al generale Giorgieri fu intitolata una scuola media a Roma. Il nome dell'alto ufficiale pero', ha ricordato oggi la vedova, non compare piu' perche' l'istituto e' stato chiuso per il calo delle iscrizioni, la scuola accorpata ad un altro istituto che e' stato intitolato al cantautore Fabrizio De Andre'.
    26/08/2002 170
    "

    Cordiali saluti

 

 

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