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    Predefinito L'11 Settembre In America Raccolta Di Interventi

    Carlo Terracciano
    CHI SEMINA VENTO?
    Intervento sugli attentati dell' 11.9.2001 negli USA


    “Chi semina vento raccoglie tempesta”!

    Così dice la saggezza popolare. E la tempesta di fuoco e distruzione abbattutasi su New York, su Washington, su tutti gli Stati Uniti d’America è la conseguenza diretta di oltre cinquanta anni, mezzo secolo di guerre, di interventi militari, di embarghi commerciali, di propaganda occidentale condotta dagli USA e dai loro alleati più stretti, i sionisti israeliani e americani, in tutto il mondo; in particolare contro il mondo arabo, islamico, eurasiatico, ma non solo.
    Da sempre l’imperialismo americano dilaga per il pianeta come un fuoco distruttore; ed anche quando si presenta con la mano tesa degli aiuti umanitari, del benessere, della solidarietà, i suoi doni avvelenati si trasformano in miseria dei popoli, in corruzione, in schiavitù, in morte di uomini e civiltà.
    Tutto questo ha un nome ben preciso: Mondialismo, Globalizzazione, Capitalismo.
    Oggi le ultime vittime del vero Potere politico, economico, militare e ideologico mondiale, con centro sul continente americano, sono i suoi stessi cittadini.
    Certo non possiamo non dolerci, come tutti, per la perdita di vite umane innocenti, di semplici lavoratori, di vigili del fuoco o poliziotti, di donne e uomini d'America e non, i quali non hanno avuto altra colpa che quella di esser nati, di vivere o di lavorare nel centro dell’ ”impero”.
    Ma PROPRIO perché il nostro cuore sanguina sempre e ovunque si compia un’ingiustizia e un massacro, mentre vediamo crollare in una nube di polvere i simboli del Potere militare e di quello economico USA, i due pilastri del “Sistema America”, la nostra memoria non può che correre ai milioni e milioni di vittime che l’imperialismo ha disseminato sui cinque continenti, in almeno un secolo e mezzo della sua storia: il vero e più grande olocausto patito sulla Terra da quando esiste il genere umano , e sempre per mano dello stesso Potere.
    Pensiamo ai nativi americani, alla Confederazione sudista, agli europei di due guerre mondiali, ai giapponesi spazzati via con le atomiche, al milione e mezzo di vietnamiti, al milione di coreani, ai cinesi, agli africani schiavi ieri ed oggi, ai latino-americani affamati e schiacciati dalle dittature militari asservite a Washington, fino ai serbi, europei come noi, aggrediti soltanto l’anno scorso; e via via, in una sanguinosa striscia di sangue che continua a zampillare dalle mille ferite ancora aperte del Medio Oriente.
    Per la prima volta nella sua storia gli Stati Uniti d’America, che colpivano impunemente ovunque sicuri della propria invulnerabilità continentale, hanno provato in casa loro, nei punti geografici stessi del Potere, l’angoscia, il terrore che viene dal cielo, quello che fecero provare alle loro vittime di cento paesi diversi.
    Ma non vogliamo qui abbandonarci all’esercizio perverso della “conta dei morti”, come hanno fatto i nostri nemici dalla II Guerra Mondiale in poi.
    Facciamo invece una seria analisi sulle cause e sulle conseguenze di questo avvenimento che possiamo definire senza retorica “EPOCALE”.

    Intanto l’impatto mediatico dell’attacco kamikaze praticamente in diretta TV è stato immenso, immediato e internazionale. Tutto il mondo ha potuto vedere la più grande potenza militare mai apparsa sotto attacco diretto, nei suoi punti nevralgici essenziali.
    E non per l’aggressione di un’altra grande potenza (che non c’è più) o piccolo stato; per cui il paragone con Pearl Harbour qui non regge.
    Si è trattato invece dell’ opera di pochi uomini i quali hanno usato gli stessi aerei di linea del nemico per condurre a termine un’operazione che, sotto il piano tecnico organizzativo, è stata praticamente perfetta, da manuale (anche troppo…!).
    Uomini, militanti rivoluzionari, islamici [sempre che la matrice venga confermata] i quali, non dimentichiamocelo, si sono autoimmolati in contemporanea, in un attacco suicida di massa, che anch’esso non ha precedenti nella storia moderna.

    Se di “terrorismo” si vuole ancora propagandisticamente parlare, per le assonanze negative del termine, diremo che comunque questo terrorismo ha fatto un salto qualitativo immenso, tale da mutarne la sua stessa natura; e non tanto per i mezzi impiegati, quanto per i tempi, per gli obiettivi con la loro carica SIMBOLICA, per la sorpresa e , soprattutto, per le conseguenze psicologiche, per l’impatto sull’opinione pubblica mondiale che ha avuto e avrà per molto tempo in futuro.
    Una volta tanto siamo d’accordo con Bush (!): QUESTA E’ GUERRA!
    E lo ha detto un presidente della Superpotenza mondiale costretto a scappare in casa sua, vagando per ore nei cieli statunitensi sull’ Air Force One, come in un film fantapolitico di quart’ordine, mentre New York impazziva e bruciava anche il ministero della Difesa, il famoso “Pentagono” che avremmo tutti ritenuto essere il posto più protetto ed inviolabile del pianeta.

    Ma questa è una guerra che sono stati gli USA a dichiarare al mondo , e non da ieri: questa è la LORO guerra contro tutti, che alfine si ritorce come un boomerang contro di loro.
    E già da adesso essa rischia di divenire anche la nostra guerra, di noi europei ed italiani, visto che l’appartenenza alla NATO ci impone, col famigerato art. 5 (finora mai applicato anche nelle contingenze internazionali più gravi), di supportare in ogni modo i nostri padroni:
    perché questa volta non è stato uno qualsiasi dei paesi periferici dell’ ”impero” la vittima, ma sono le sue capitali militari ed economiche a essere colpite.
    E noi italiani, per la posizione geopolitica nel centro del Mediterraneo, siamo la prima linea di fronte al Sud, all’Umma Islamica, al mondo arabo nordafricano e mediorientale.
    Ricordate il detto: “Chi non è capace di portare le proprie armi, domani dovrà portare quelle del suo vincitore”.
    Un “vincitore” considerato da tutti invincibile fino …all’ 11settembre 2001, Anno Primo del Terzo Millennio.
    E la tragica ironia del destino ha voluto che fossero proprio gli Stati Uniti a preparare il primo atto di una tragedia che oggi li coinvolge e stravolge sullo stesso suolo americano considerato inviolabile. Sia o non sia stato Osama Bin Laden, il miliardario saudita, l’ideatore dell’attacco alle Torri Gemelle, al Pentagono, forse alla Casa Bianca, resta il fatto che gli USA finanziarono e addestrarono gli islamici in funzione antirussa in Afghanistan e hanno sempre difeso, oltre che Israele, le corrotte monarchie ed emirati del Golfo, tanto ipocritamente integraliste all’interno quanto asservite alla strategia americana di dominazione delle fonti energetiche e dei punti strategici in quell’area strategicamente unica.

    Il giorno prima della strage di N.Y., nel nord dell’Afghanistan il generale Massoud è restato vittima di un attentato attribuito alla stessa mano, proprio alla vigilia di un’offensiva contro il regime integralista dei Talibani di Kabul , sponsorizzati dal Pakistan, il fedele alleato di Washington. E amici di Massoud e dell'Alleanza del Nord sono oggi i russi, i cinesi, l’Iran, l’India, il Tagikjstan: cioè gli avversari della penetrazione americana in Eurasia centrale.
    La connivenza dei servizi segreti a stelle e strisce con certi settori integralisti getta un’ombra molto nera sugli stessi attentati della costa atlantica. Tutto il mondo oggi si chiede come è stato possibile organizzare una simile azione sotto il naso dei più potenti, dotati ed infiltrati servizi del mondo. Prepararsi per mesi o forse per anni, muovendo capitali notevoli, con decine e decine di persone coinvolte, con contatti e viaggi su e giù, dentro e fuori gli USA; e mentre i portavoce quasi ufficiali di queste organizzazioni lanciavano proclami pubblici sulle loro intenzioni anche da Londra, il fedele alleato di Washington, il suo cane da guardia sull’Europa.
    Incapacità totale o subdola connivenza o…qualcosa di ancora peggiore?
    Certo, se dovessimo ricorrere al “cui prodest ?”, A CHI GIOVA ? domandarci chi ne trarrà il maggior vantaggio in termini politici attuali, la risposta è più che ovvia: ISRAELE!
    Fosse anche addirittura sulla pelle dei loro correligionari stanziati negli States che, tutti presi nei loro affari, cominciavano a provare fastidio ed inquietudine per l’immagine sempre più sanguinaria offerta dallo stato ebraico, dopo quasi un anno di Intifada con un migliaio di morti e un’economia a rotoli, causata dal governo di Sharon, il “macellaio di Sabra e Chatila”.

    Sarà un caso che New York, la città simbolo dell’America e della mondializzazione, sia anche la città degli ebrei americani, tanto da esser definita Jew-York ?
    E infatti i sionisti, di qua e di là dell’oceano, subito presentano il conto all’Amministrazione Bush, pur così solidale e generosa nei loro confronti, proponendosi ancora e sempre come “gli unici, sinceri alleati dell’America” contro l’Islam, l’integralismo mussulmano, il “terrorismo” palestinese, assimilato a quello del ricco saudita ecc…ecc…E subito i politici israeliani di tutte le tendenze politiche additano a Washington gli obiettivi da colpire: oltre a palestinesi e libanesi, Iran in primis e poi Iraq, Sudan, Siria. Perché il loro vero interesse, come ha detto Netanyhau, è abbattere i governi islamici e distruggere quegli stati che potrebbero entro breve possedere la bomba atomica (come ha ora il Pakistan) o armi chimiche.
    Mentre l’America era ancora sotto attacco, Israele, unica potenza atomica dell’area mediorientale, aveva già preparato i suoi aerei e i missili, dotati di duecento testate atomiche, bastanti a spazzar via tutti gli arabi e realizzare il sogno della Grande Israele dall’Eufrate al Nilo, con la ricostruzione del Terzo Tempio sulle rovine di Al-Aqsa!
    Un tempismo perfetto!
    Ma c'è di più: lo smacco subito dalla potenza americana, anche dopo l'inevitabile rappresaglia contro qualche popolazione inerme che pagherà la sete di sangue e vendetta dell'opinione pubblica statunitense e mondiale, costerà certamente a Bush la prossima elezione.
    De resto il suo scudo spaziale, tanto voluto proprio dal Pentagono, dimostra tutta la sua assurdità strategica , quando è evidente che nel mondo d'oggi ci vuole così poco a colpire il cuore della potenza americana. Lo smacco della superpotenza è stato troppo grande, e avrà conseguenze sulla sua credibilità ancora per parecchi anni.
    La credibilità dell'invincibile America è collassata nel momento stesso in cui le Twin Tower si sbriciolavano in una nube di polvere e di morte.

    A questo punto la rielezione di un democratico alla Casa Bianca tra quattro anni è spianata.
    E la sintesi degli interessi lobbistici finanziari così colpiti nel loro sancta santcorum di New York, di quelli sionisti esposti in prima fila sul fronte antislamico e di un neoimperialismo USA riabilitato, è già pronta in un nome, un nuovo ma già collaudato candidato:
    JOSEPH LIEBERMAN, già vice di Al Gore nella recente corsa presidenziale "scippata" dal "cespuglio-Bush", che ha dimostrato tutta la sua incapacità e inettitudine in frangenti così terribili.
    Chi meglio di un ebreo ortodosso americano potrebbe garantire agli statunitensi una durezza ed una tenuta nei confronti dell'offensiva islamica, non foss'altro che per la sua doppia appartenenza, che gli imporrebbe sempre e comunque di appoggiare Israele in Medio Oriente?
    Se Clinton poteva pensare di condizionare Israele costringendo il governo di Gerusalemme a concedere qualche briciola ai palestinesi, appoggiandosi in ciò anche alla lobby ebraica americana stanca di intifada e di dollari da versare nelle casse di Gerusalemme, ora sarà il governo di estrema destra di Sharon a condizionare l'America, a spingerla sulla via di non ritorno della guerra in Eurasia.
    Sarà Sharon con al fianco la "colomba" (?) Peres a costringere i correligionari più fortunati che ingrassano tra New York e Los Angeles a prendere le armi e far partire il soldato yanke Ryan del nuovo millennio e gli "alleati" europei nella Nuova Crociata biblica contro i malvagi di turno.
    La sua occasione l'ha avuta l'11 settembre, il suo asso nella manica è Lieberman!

    La follia guerrafondaia dell’imperialismo americano e del sionismo, oltre che ritorcersi contro il popolo americano, rischia di precipitarci tutti in un conflitto che, ancora una volta per la natura stessa del Mondialismo, non potrà che essere globale.
    L’Italia e l’Europa ancora in prima linea, come durante la Guerra Fredda, strumenti impotenti, oggetti delle altrui mire espansioniste, vittime designate di terrorismo STABILIZZANTE dei regimi impostici dall’occupante americano, come già fu per le stragi di stato impunite degli “anni di piombo”.
    E questa volta non sarà più (o più soltanto) il “fascio”, cattivo di turno, il capro espiatorio della nuova strategia del terrore, ma anche il mussulmano, l’arabo, l’immigrato, l’emarginato, il ribelle spinto a forza nel gorgo della disperazione e dell’azione disperata: i sassi contro le atomiche.
    Il governo reazionario Berlusconi-Fini-Bossi prepara il terreno interno per spingere, con l'odio verso gli immigrati arabi e la religione islamica, l'Italia a combattere la guerra del padrone, come solo l'anno scorso aveva fatto il governo di sinistra contro la Serbia.
    Saremo gli ascari degli americani, dimentichi dei nostri padri morti e del disprezzo che i padroni hanno verso i servi striscianti (chi ricorda ancora il Cermis e le assoluzioni dei soldati americani?).

    Sì, cari amici che ci leggete: SIAMO IN GUERRA!
    Ad ognuno di noi tocchi ora scegliere da quale parte stare: con gli oppressori del mondo, con i veri terroristi assetati di potere e pronti a sacrificarci tutti per restarci, o con quegli uomini amanti della pace e della giustizia per tutti i popoli.
    Ma che sanno pure che non potrà mai esserci pace senza Giustizia, e che bisogna combattere per questa per potersi assicurare anche quella.
    E che il dio di tutti gli eserciti ci aiuti per i mesi e gli anni che stanno arrivando!
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    Carlo Terracciano
    DAL CUORE D’AMERICA
    A QUELLO D’EURASIA
    Aspetti geopolitici della crisi mondiale



    "…giuro a Dio che l'America non vivrà in pace finché la pace non regnerà in Palestina
    e finché tutto l'esercito degli infedeli non avrà lasciato la terra di Mohammad, la pace sia con Lui "

    Dal proclama di Osama bin Laden,
    dopo l'aggressione americana all'Afghanistan.



    E’ passato quasi un mese dall’azione dei martiri-suicidi contro le “Torri gemelle” e il Pentagono;
    cioè contro il cuore economico e quello militare strategico degli Stati Uniti d’America ed è alfine scattata la promessa risposta contro i presunti finanziatori e mandanti della più clamorosa operazione contro la superpotenza imperialista.
    L’attacco americano all’Afghanistan, richiesto a gran voce dall’opinione pubblica americana e voluta dal governo per placare la sete di sangue e vendetta degli sconvolti cittadini in piena isteria nazional-sciovinista, comincia comunque a delinearsi chiaramente, se non nelle sue linee e metodologie direttive d’attacco, perlomeno nei suoi obiettivi strategici e geopolitici a medio e lungo termine.
    Il paradosso dell’operazione consiste semmai nel fatto che la più grande potenza militare e atomica della storia, dotata di bombardieri “invisibili”, missili a guida laser, satelliti e ogni tipo di arma di distruzione di massa, non abbia obiettivi definiti da colpire, salvo l'aeroporto , contro uno dei paesi più poveri e disastrati della Terra, già ridotto ad un cumulo di macerie da 22 anni di guerre interne ed esterne, nonché da un rifiuto della moderna tecnologia delle comunicazioni che proprio nel contesto attuale si rivela provvidenziale per il paese degli integralisti talebani.
    L’intervento americano, definito dopo vari ripensamenti “libertà infinita”, tradisce già dal nome le sue vere intenzioni: interventi politico-militari, di intelligence (in pratica assassini e sabotaggi coperti dal segreto militare) nonché economico-finanziari e diplomatici, per isolare e colpire volta a volta QUALUNQUE STATO OD ORGANIZZAZIONE che gli USA, a loro insindacabile giudizio, riterranno e indicheranno come “terrorista”!
    In pratica la prosecuzione della politica di “poliziotti del mondo” già sperimentata contro il Libano, il Sudan, la Libia, l’Iraq, la Serbia e via elencando , solo per limitarci agli ultimi anni.
    Con l’aggravante che ora “la guerra del Bene contro il Male”- per usare la sbrigativa ma efficace formula di Bush/figlio- potrà sempre giustificare ogni infamia commessa come una “giusta ritorsione contro il terrorismo internazionale, in difesa della civiltà, dell’occidente cristiano” ecc…ecc…
    E inoltre le vittime di domani sono costrette fin da oggi ad avallare ogni iniziativa statunitense, pena ritrovarsi subito sulla lista nera stilata da Washington e che già comprende, guarda caso, i movimenti di resistenza palestinese come Hamas, la Jiadh islamica, il Fronte Popolare di Liberazione della Palestina, Hezbollah “il Partito di Dio” libanese, ma anche l’ETA, l’IRA, il PKK, i curdi e via elencando.

    Il quotidiano israeliano Yediot Aharonot ha sintetizzato benissimo la tesi del Nuovo Imperialismo americano-sionista: “A partire da oggi il mondo sarà diviso tra chi sostiene il terrorismo – non facendo alcuna differenza tra una persona che lancia un aereo contro il WTC e chi si rende artefice di un attentato suicida a Tel Aviv – e chi vi si oppone”.

    Le nuvole passeggere ed i piccoli contrasti tra Bush e Sharon sono solo sui tempi e sugli obiettivi primari, dettati dagli interessi geopolitici del “Grande e del piccolo Satana”, per usare la caustica espressione di Komeini; il quale aveva messo a suo tempo sull’avviso i suoi correligionari sul ruolo dell’ “ISLAM AMERICANO”, quello dei sauditi, degli emirati, dei giordani, e di tutti quei governi imposti dalla superpotenza per soggiogare e dividere i popoli dell’Islam autentico.
    E proprio l’Iran, assieme all’Iraq suo antagonista nell’area, è certamente uno degli obiettivi futuri della penetrazione americana nel cuore dell’Eurasia, trovandosi in tale ipotesi accerchiato ad ovest dall’alleanza turco-sionista (quale ultima propaggine orientale e mediterranea della NATO) ed a est dall’intervento americano in un Afghanistan soggiogato e riallineato con gli occidentali, come il Pakistan del generale golpista Musharraf prono ai diktat di Washington.
    Per non parlare di Arafat arrivato a versare il sangue palestinese per un posto alla tavola del presunto vincitore.

    Obiettivi privilegiati: i presunti impianti nucleari di Teheran e Bagdad.
    Una “bomba atomica islamica”, oltre quella del Pakistan, toglierebbe ad Israele la sicurezza matematica di poter annichilire, in caso di attacco ai suoi danni, tutto il Medio Oriente arabo e islamico con le sue duecento atomiche e tutti gli altri strumenti bellici d’annientamento di massa.
    Per gli USA inoltre sarebbe il riscatto dopo un ventennio della ignominia degli ostaggi americani dell’ambasciata di Teheran e della cacciata dello Scià.
    Ma l’obiettivo geostrategico a lungo termine resta comunque il colosso russo, ancora in ginocchio e con un governo che sembra non aver ancor chiari i termini geopolitici della lotta per il dominio mondiale assoluto.
    Si può dire che con un intervento in Afghanistan, appoggiando l’Alleanza del Nord con la tacita connivenza di Islamabad, gli USA ripercorrano al contrario la via che portò i russi ad occupare il paese nel ’79, approfittando della Rivoluzione komeinista nel vicino Iran.
    Allora l’obiettivo strategico militare (fallito) di Mosca era quello di arrivare, passando sul Belucistan pakistano, all’Oceano Indiano, ai mari aperti, ad un passo dal Golfo Persico e dal mare di Oman, spezzando l’accerchiamento della potenza marittima USA all’Eurasia con un controaccerchiamento da sud, verso la penisola arabica e l’alleato Corno d’Africa a ovest e l’alleata Indocina ad est.
    Le conseguenze di quel fallimento hanno determinato l’inizio della fine per l’URSS.

    Oggi gli Stati Uniti sono al contrattacco sulla stessa direttrice, ma in senso inverso: passare sull’Afghanistan, per arrivare ad ovest al confine iraniano e penetrare a nord nel ventre molle d’Eurasia, istallando basi militari e di controllo nei paesi della CSI, avendo la Cina ad est e la Russia siberiana a nord: cioè proprio il retroterra logistico della grande potenza terrestre, quello che il geopolitico inglese McKinder definì l’Hearthland [nome della rivista geopolitica di lingua inglese collegata all’italiana Limes], cioè “il Cuore della Terra”, accerchiato dal Rimland, esterno ed interno, cioè la fascia tra l’oceano e la massa continentale, dove sta appunto per iniziare la penetrazione della talassocrazia americana.
    Se si osserva una carta geografica si noterà che l’Uzbekistan, il paese di Islam (!) Karimov, che ha offerto aeroporti e basi alle truppe americane, è quello che confina, oltre che con l’Afghanistan, con tutti gli stati turcofoni asiatici dell’ex-URSS (escluso l’Azerbajgian) ed è anche il più popoloso e relativamente forte. Il “signore della guerra” Dostum, dato per morto, è uzbeko come Massud era tagiko. Inoltre in tutti questi paesi ex-sovietici persiste una forte resistenza islamica ai rispettivi governi, che vede in Kabul un punto di riferimento.

    Un vento islamico fondamentalista che arriva al Xinjiang cinese, al Kasmir conteso tra le due potenze atomiche India e Pakistan e potrebbe estendersi al Turkmenistan, al Kirghizistan ed allo stesso Kazakistan. La guerriglia di ispirazione saudita, favorita fino ad ieri anche da Washington insanguina del resto il Caucaso da anni con la guerra in Cecenia.
    In questo puzzle infuocato, ognuno dei presenti ha motivi di strategia regionale, contenziosi e conflitti incrociati che passano all’interno dei confini dei singoli stati, i quali furono disegnati dai colonialisti russi e inglesi proprio per protrarre i conflitti, assicurandosi possibilità di intervento nell’area.
    Non dimentichiamo che l’Afghanistan è un coacervo di etnie, di popoli diversi mai veramente unificatisi in uno “stato nazionale”.
    Esso rappresentava un VUOTO GEOPOLITICO, un cuscinetto di interposizione tra l’Impero Russo degli Zar e quello Britannico delle Indie prolungantesi fino al “dito di Vakhan” sul Pamir, che lo porta a confinare con la Cina.
    Approfittando dello shock mondiale per gli attacchi kamikaze di New York e Washington, l’Amministrazione USA, i falchi della Casa Bianca e del Pentagono ferito ma non annientato, cercano di rovesciare la situazione mondiale a loro favorevole in un controllo totale dell’Eurasia, la naturale concorrente del continente americano: ancora una volta il Mare contro la Terra!

    Una partita appena iniziata e tutta da giocare comunque , molto più difficile da vincere sul terreno che non sulle mappe militari degli strateghi americani.
    Bin Laden e i Talibani sono solo lo spauracchio mediatico di una strategia a vasto raggio certo pianificata ben prima degli attacchi al cuore imperiale mondialista.
    Del resto, comunque vada a finire, il Che Guevara Islamico ha già vinto la sua guerra all'imperialismo americano-sionista.
    Gli americani, mobilitando i governi di tutto il mondo contro di lui, hanno diviso il pianeta tra i filo occidentalisti loro amici e le masse oppresse, i "diseredati della Terra" non solo islamici o arabi, che vedono un eroe in questo miliardario asceta che ha rinunciato al benessere, agli agi, forse domani alla vita stessa per sostenere la causa dei perseguitati, degli oppressi, degli umili, dalla Palestina all'Iraq, dall' Afghanistan alla sua stessa patria sacra, l'Arabia Saudita.
    Si pensi solo, per fare un paragone …blasfemo, al "nostro" miliardario nostrano che ha speso miliardi per andare al potere al solo scopo di difendere i suoi interessi privati in barba alla giustizia e modificando le leggi!

    Se cadrà come martire il nome di Osama bin Laden passerà alla Storia e alla Leggenda e mille e milla Osama prenderanno il suo posto.
    Ancora una volta gli USA perderanno nella vittoria, dando un ulteriore colpo di vanga alla fossa in cui si sepelliranno da loro stessi.

    In ogni caso sarà tutto interesse degli strateghi di Washington allungare il conflitto più a lungo possibile; anzi possibilmente lasciando sopravvivere sacche di resistenza, per poter giustificare il mantenimento delle basi in centro Asia. Proprio come con l'Iraq: colpire la popolazione innocente, tenere il paese sotto tutela, ma preservare Saddam Hussein come monito e spauracchio per i vicini.

    Un collasso immediato dell'Afganistan favorirebbe soltanto i suoi vicini, alleati infidi ed occasionali dell'America.
    Men che mai è auspicabile per gli imperialisti una spartizione del paese su base etnica e religiosa.
    Una vittoria poi dell'Alleanza del Nord aprirebbe ulteriori scenari bellici col Pakistan e con i Pastun d'ogni credo, riportando in gioco Russia e Iran!

    Gli Stati Uniti d'America possono sopravvivere solo procrastinando all'infinito le guerre: "libertà infinita" appunto, di uccidere e depredare.
    Le potenze regionali dell’area sono coinvolte in questo gioco al massacro e cercano di trarne tutti i vantaggi immediati del caso, senza rendersi ben conto di quale sia la VERA posta in gioco che, in caso di successo, le vedrà tutte soccombere all’imperialismo ultimo arrivato.
    Per inciso l’occupazione del paese montuoso permetterà alle multinazionali petrolifere a stelle e strisce di aprire gasdotti e oleodotti per portare le ricchezze energetiche dell’area del Caspio verso sud, all’Oceano Indiano, evitando l’Iran e la Russia e l’inquieto mondo arabo mediorientale.
    In particolare la Russia (ma anche la Cina, già impegnata con gli USA e Taiwan all’altro estremo dell’Asia) conta di approfittare della situazione per eliminare la piaga ancora aperta della Cecenia, una guerra che ha regalato a Putin il potere a Mosca.
    Ma solo alcuni generali del Kremlino sembrano rendersi conto che l’appoggio americano contro Basaev e soci rischia di trasformarsi in un boomerang nell’area geopolitica del centro Asia, ben più pericoloso e determinante.
    Per schiacciare la pulce cecena Mosca si affida allo scorpione americano.

    Cina ed Iran sono certo più cauti e consapevoli del rischio; Teheran ha saggiamente rifiutato ogni collaborazione contro l’Afghanistan, un paese pur nemico dello sciismo e dell’Iran,
    proprio per evitare l’accerchiamento.
    Siamo solo all’inizio, ma certamente nei mesi e negli anni a venire si decideranno nel Vecchio Mondo classico i destini del pianeta e il dominio o meno degli USA sul globo.
    Una cosa è certa: l'attacco a New York e Washington è da porre storicamente sullo stesso piano dell'attentato di Sarajevo del '14 o della presa di Danzica del '39: E' L'INIZIO DELLA III GUERRA MONDIALE.
    Certo i tempi non saranno così stretti e successivi; passeranno probabilmente ancora anni (forse anche 7 o 10), ma…CI SIAMO.

    E l’Italia, e l’Europa in tutto questo? Qual è e quale dovrebbe essere il nostro ruolo di paesi eurasiatici e mediterranei?
    In Italia il governo reazionario Berlusconi-Fini-Bossi alimenta l’isteria antislamica e antiaraba collegandola al problema immigratorio (altro effetto perverso della globalizzazione mondialista capitalista ed americanocentrica), per allinearsi all’imperialismo statunitense.
    Anzi, in un’orgia di servilismo, il capo del governo desideroso di fare “il primo della classe”, più “realista del re”, finisce per danneggiare lo stesso Bush intento per ora ad ingraziarsi i governi arabi collaborazionisti contro i loro rispettivi popoli certamente antiamericani.
    Proprio come l’ultra destra sionista del boia Sharon che, al contrario, fa il suo gioco spregiudicato per i propri interessi.

    Il nostro interesse al contrario sarebbe quello di favorire la pace, di avere rapporti di buon vicinato con i dirimpettai del nordafrica e del medioriente.
    L’interesse di tutta l’Europa è esattamente il contrario di quello degli USA.
    E la NATO, presentata da sempre come garanzia della nostra libertà è oggi più che mai fattore di guerra e di pericolo per gli europei.
    Ma tutto questo avrebbe un senso se l’Europa fosse uno stato unitario, libero, sovrano.
    Essendo al contrario da oltre 50 anni una colonia degli Stati Uniti d’America il nostro destino è quello del vaso di coccio tra i vasi di ferro; essere schiacciati nel grande conflitto geopolitico, strategico ed economico continentale e planetario del Terzo Millennio cominciato …"così bene"!
    Usati come carne da cannone nella guerra contro i poveri del mondo a maggior gloria del capitale.
    Nello scontro tra il “cuore dell’America” e quello dell’Eurasia noi rappresentiamo e sempre più rappresenteremo al più il …buco del culo del mondo!
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    NOAM CHOMSKY
    Un orrore da capire



    Gli attacchi terroristici contro gli Stati uniti rappresentano delle enormi atrocità. Come ordine di grandezza possono non aver raggiunto il livello di molti altri episodi terroristici, come per esempio il bombardamento del Sudan deciso da Clinton, senza pretesti credibili, che ha distrutto metà delle scorte farmaceutiche di quel paese e ucciso un numero imprecisato di persone (nessuno sa quante perché gli Stati uniti hanno bloccato l'inchiesta alle Nazioni unite e nessuno si preoccupa di farla proseguire). Per non parlare di casi ben peggiori, che tornano facilmente alla mente. Ma che in questo caso specifico ci si trovi di fronte a un orrendo crimine, non c'è dubbio alcuno. Il maggior numero di vittime, come sempre, si trova fra i lavoratori: portieri, segretarie, vigili del fuoco, ecc. E' facile immaginare come tutto questo si ripercuoterà, pesantemente, nei confronti dei palestinesi e di altri popoli, poveri e oppresi. Ed è anche molto probabile che condurrà all'adozione di misure di contollo molto severe, con molteplici implicazioni a scapito delle libertà civili e della libertà interna.
    Questo evento rivela, drammaticamente, la follia del progetto di "difesa missilistica". Come risulta assolutamente ovvio, e come è stato ripetutamente messo a fuoco da analisti strategici, se qualcuno volesse causare un grave danno agli Usa, anche con armi di distruzione di massa, difficilmente lancerebbe un attacco missilistico, certamente intercettato e annientato. C'è un'infinità di altri mezzi più semplici, praticamente incontrollabili. Ma gli avvenimenti di questi giorni, molto probabilmente, saranno sfruttati per aumentare la pressione sullo sviluppo di questi sistemi e sulla loro realizzazione. Il termine "difesa" è un sottile velo per riscoprire i progetti di militarizzazione dello spazio e, con una buona propaganda, anche gli argomenti più deboli assumeranno il loro peso su un'opinione pubblica spaventata.
    In breve, l'attacco è un regalo all'estrema destra sciovinista, a coloro che sperano di usare la forza per controllare i loro settori. E questo anche mettendo da parte le possibili reazioni statunitensi e ciò che queste comporterebbero - cioè ulteriore attacchi come questi ultimi o anche peggiori. Gli scenari che abbiamo davanti sono persino più sinistri di quanto non apparissero prima di queste ultimi, atroci fatti.
    Su come reagire abbiamo la possibilità di una scelta. Possiamo esprimere un orrore giustificato; possiamo tentare di capire cosa può aver portato al gesto criminale, e ciò significa fare uno sforzo per entrare nella mente dei possibili autori dell'attentato. Se scegliamo questa seconda strada, non possiamo fare di meglio, credo, che ascoltare le parole di Robert Fisk, la cui diretta conoscenza e familiarità con gli affari interni della regione è incomparabile dopo tanti anni di studio. Descrivendo la "malvagità e la spaventosa crudeltà di un popolo oppresso e umiliato", egli scrive che "non è la guerra della democrazia contro il terrore che al mondo verrà chiesta di combattere nei giorni a venire. Ma si tratta anche dei missili americani che distruggono le case dei palestinesi, degli elicotteri Usa che centrano un'ambulanza libanese, e di bombe americane che esplodono su un paese di nome Qana, e ancora della milizia libanese - pagata e attrezzata dall'alleato israeliano dell'America - che rapisce, stupra e uccide nei campi profughi".
    E ancora molto di più. Di nuovo, abbiamo la scelta: possiamo tentare di capire, o rifiutarci di farlo, contribuendo al concretizzarsi dell'ipotesi che il peggio sia ancora davanti a noi.

    (da Z-net)
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    Massimo Fini
    TALEBANI D'ORIENTE E D'OCCIDENTE
    CERTI OPINIONISTI PEGGIO DEI TALEBANI.
    I MORTI IN IRAQ PER LORO NON VALGONO

    In un articolo del 23 settembre, infarcito di espressioni come "male assoluto", "empietà", "pensare l'impensabile", "morte della parola", e piuttosto impressionante e significativo dei livelli di censura e di autocensura che dobbiamo attenderci, in Italia più che negli Stati Uniti, dopo la tragedia americana, Barbara Spinelli, una delle più prestigiose firme della "Stampa", afferma che cercare di comprendere le ragioni del terrorismo islamico e terzomondista è già "collaborare con le forze del male, giustificandole mentre le capiamo, e facendoci scrivani del terrore".
    Questi liberali, quando ci si mettono, sono peggio dei talebani. Se, poniamo, un cittadino iracheno si mettesse a ragionare come la Barbara Spinelli, ricordando i 32.195 bambini (cinque volte le vittime del World Trade Center), le 39.612 donne (sei volte), gli 86.154 civili maschi (quattordici volte), uccisi dalle "bombe intelligenti" e dai "missili chirurgici" della guerra del Golfo, dovrebbe considerare gli americani come il "Male assoluto", senza porsi altri problemi e domande, senza cercare di capire, pena la complicità con "le forze del Male", perché quello spietato attacco era stato sferrato e quali fossero le responsabilità dell'Iraq e soprattutto del suo rais.
    Il problema dell'Occidente, particolarmente allarmante per una cultura che si definisce liberale e democratica, è che da tempo non concepisce più l'"altro da sé". Vediamo solo il nostro ombelico, peraltro un brutto ombelico, e non concediamo agli altri un centesimo di quanto consentiamo a noi stessi. Barbara Spinelli scrive che "le forze di distruzione... annullano le idee classiche del territorio, dello Stato", della sovranità nazionale. Verissimo e gravissimo. Ma chi è stato, non più di un paio di anni fa, ad annullare le "idee classiche, del territorio, dello Stato, della sovranità nazionale", se non un gruppo di Paesi Nato, con gli Stati Uniti in testa, bombardando per settanta giorni uno Stato, la Jugoslavia, che non ne aveva aggredito nessun altro, violandone la sovranità, i confini, il territorio e tutte le norme internazionali che avevano fino ad allora regolato i rapporti fra Stati, autoproclamandosi Polizia, Gendarme, Tribunale del Mondo in nome di "principi umanitari" di nuovissimo conio? Se le "forze del Bene" calpestano le proprie stesse leggi non c'è poi da stupirsi se lo fanno anche quelle del Male.
    Bisogna che noi occidentali, gli americani più degli europei che hanno molte e dolorose esperienze in proposito, ci rendiamo conto, e alla svelta, che la vita degli altri, si tratti anche di un afgano, di un iracheno, di un panamense, vale quanto la nostra. Che una strage di civili nel pieno centro di New York non è più grave, anche se ci impressiona di più, di una strage di civili nel centro di Bagdad o di Kabul.
    Gli americani hanno una lunga esperienza di bombardamenti in casa altrui, sui civili. Negli ultimi mesi della seconda guerra mondiale gli spaventosi bombardamenti a tappeto su Dresda, Lipsia, Berlino, furono mirati espressamente su obiettivi civili (e i morti furono milioni) "per fiaccare la resistenza del popolo tedesco" come dissero ufficialmente le autorità politiche e militari americane, Hiroshima e Nagasaki (200mila morti, senza contare la cifra, enorme, di quelli indiretti, da contaminazione nucleare)
    furono un avvertimento all'Unione Sovietica. Nel dopoguerra sono venuti i 158mila morti civili in Iraq, i 5.000 in Jugoslavia per "effetti collaterali", in Somalia nessuno si è preso la briga di contarli, tanto sono negri, gli 11mila nel pericoloso Panama quando gli Stati Uniti lo invasero per catturare il dittatore Noriega che loro stessi avevano creato e a lungo mantenuto al potere. Ma basta che una volta, la prima, tocchi a loro, sul loro territorio, in modo certo crudelissimo: ed è subito atomica.

    Il Resto del Carlino, 29 settembre 2001
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    "La sola autentica cura
    per questo problema è Agape"
    Lyndon LaRouche a una radio italiana




    Lyndon LaRouche, famoso economista, statista e pre-candidato alle Presidenziali USA, è stato intervistato il 20 settembre da una popolare stazione radio italiana, Radio Radicale. L'intervista, durata circa 45 minuti, è stata trasmessa da Roma durante il mattino e rimessa in onda il pomeriggio di sabato 22 settembre 2001.



    Radio Radicale è la radio ufficiale del Partito Radicale ed è popolare ben oltre la base del partito, essendo la sola radio nazionale che trasmette dal vivo le discussioni in Parlamento. L'intervista è stata condotta dal giornalista Andrea Billau.

    Billau: Radio Radicale. Ancora una volta, parliamo dell'attacco terroristico della scorsa settimana negli Stati Uniti, e lo facciamo ascoltando un "voce fuori dal coro", direttamente dagli Stati Uniti. I nostri ascoltatori conoscono già questa figura, perché noi abbiamo intervistato uno dei suoi collaboratori, Amelia Robinson, la quale era pure collaboratrice di Martin Luther King, e ci ha parlato di lui. Oggi, egli è in linea con noi: E' Lyndon LaRouche, economista, già candidato alle Presidenziali USA. Buon giorno Dr. LaRouche!
    LaRouche: Buon giorno a lei.

    Billau: voglio iniziare da un articolo che ho letto, in cui LaRouche insiste che quanto accaduto negli Stati Uniti la scorsa settimana è un attacco genocida portato da forze delinquenziali, coordinate dall'interno degli Stati Uniti, perché nessuna potenza straniera ha la capacità di fare ciò che è stato fatto lo scorso martedì. Bene, può spiegarci questa dichiarazione, importante e grave?
    LaRouche: quello che è stato fatto non poteva essere fatto dalle cosiddette organizzazioni terroriste internazionali. E tecnicamente, non avrebbe potuto essere fatto dagli Stati Uniti all'Unione Sovietica ai tempi della vecchia Guerra Fredda. Questa è stata un'operazione altamente professionale, da vertice militare. E questo comporta vaste risorse e coordinamento, che non esistono al di fuori degli Stati Uniti. Esso coinvolge elementi che erano stati precedentemente reclutati dagli Stati Uniti e da altri servizi di intelligence d'Europa e d'Israele, nel periodo della cosiddetta operazione Iran-Contra.
    Guardando questo professionalmente, ciò che stiamo osservando è il modo di operare con cui queste azioni dello scorso martedì sono state i primi giorni di un tentativo in corso di colpo di stato contro il governo degli Stati Uniti. Il vero modo dell'attacco ha due caratteristiche che ci diranno qual è il problema.
    Innanzi tutto, accade nel pieno della fase finale del più grande collasso finanziario della storia moderna. In secondo luogo, l'evidente intenzione è quella chiamata "geopolitica". Lo scopo dell'attacco è far avanzare uno scontro di civiltà, come proposto ad esempio da Zbigniew Brzezinski e Samuel P. Huntington. Esiste nel mondo un movimento, come lei sa, per la cooperazione a fronte del presente mondo finanziario e delle crisi correlate, specialmente sul continente eurasiano. Questo è stato accelerato dalle preoccupazioni di crisi finanziaria, per trovare un nuovo modo per costruire una nostra strada al di fuori della crisi. Altre potenti forze sono determinate ad impedire che questo accada. Alla luce del sole, negli stessi Stati Uniti noi abbiamo moltissima propaganda, specialmente dalla CNN, da Fox News e questo piace alla gente; ma dietro lo scenario, nelle istituzioni che contano, c'è una consapevolezza sulla natura generale della crisi quale ho appena descritto, e le persone serie stanno lavorando su questo problema.
    Noi speriamo, comunque, di far sì che quel lavoro sia fatto prima che accada il nuovo attacco, perché un nuovo attacco ci sarà. Una delle cose su cui ci stiamo concentrando è di ottenere un rapido accordo di pace in Medio Oriente tra i Palestinesi e Israele, perché il pericolo è che ne esca una guerra di religione che allora creerebbe una situazione mondiale incontrollabile. Ecco, in breve, i miei punti di vista.

    Billau: Perciò, secondo lei, Mr. LaRouche, Osama bin Laden non è responsabile dell'attacco terrorista?
    LaRouche: No. Osama bin Laden è una seccatura che è stata creata dal lavoro congiunto dei servizi britannici, statunitensi e israeliani, durante la guerra in Afghanistan. Nel frattempo, egli è diventato un fastidio per la Russia, per altri paesi, così che questi stanno cercando di risolvere la questione, stanno cercando di metterlo in luce come il problema. Egli è un problema, ma non è il problema dietro la crisi oggi negli Stati Uniti.

    Billau: Al fine di comprendere meglio: lei sta dicendo che c'era una cospirazione, interna, non solo verso gli States, ma verso vari paesi occidentali? Chi sono i protagonisti in questa cospirazione, e che cosa risulta che essi vogliano ottenere?
    LaRouche: noi non sappiamo chi sono. E' come la caccia di un animale da parte di un cacciatore professionista. Non abbiamo il nome e il pedigree dell'animale, ma dobbiamo leggerne la traccia per saperne la specie, gli habitat e dobbiamo leggere nella mente dell'animale. Se noi osserviamo da questo punto di partenza, ci sarà molto chiara la natura dell'identità dell'animale che si trova dietro questo problema. E' una certa mentalità tra persone in Gran Bretagna, negli Stati Uniti e altrove, specialmente associate alla comunità finanziario-speculativa. La crisi le motiva, quella descritta in uno studio fatto l'anno scorso in luglio dal Council of Foreign Relations: pensare in termini di dittatura come un modo per affrontare il collasso finanziario mondiale. Questo sovrappone un gruppo di persone che condivide la concezione di Brzezinski-Huntington di uno scontro di civiltà, come parte del modo per trattare questo problema.
    Ora, questo non significa che le persone che pensano questo siano dietro questo colpo. Questo significa che coloro a capo del colpo di forza condividono quella mentalità. Queste sarebbero persone fanatiche, situate nella cosiddetta destra religiosa, e tipi di persone simili, delle quali vi è una grande abbondanza negli Stati Uniti. Questo vuol dire ex-ufficiali, in pensione, o ufficiali ancora attivi che condividono quell'ideologia. Questo significa utilizzo di parte delle vaste capacità di guerra speciale che gli Stati Uniti o altri paesi hanno sviluppato specialmente dagli anni 70. Significa lo stesso tipo di mentalità che era dietro il terrorismo in Italia, Francia, Germania e così via, durante gli anni 60, 70 e 80.
    E, se lei studia i colpi di stato nella storia, specialmente nella storia moderna, una cosa impensabile per molte persone, è l'idea che quanto fatto in Cile o in altri paesi non possa essere fatto negli Stati Uniti. Ma è possibile negli Stati Uniti in condizioni di crisi. E la mia preoccupazione è che, dal momento che molte persone hanno paura di dirlo, io devo assumere il ruolo principale nell'incoraggiare quelli che dovrebbero affrontare questa crisi, per affrontarla in modo appropriato. Quello che in ciò mi preoccupa di più, è l'idiozia degli Stati Uniti che prendono la politica della ricerca della risposta come una politica militare, vendicandosi su quelle persone che non possono essere responsabili di questa operazione. E' come la marmaglia di un linciaggio razzista del Sud, che lincia qualcuno che sia afro-americano, semplicemente perché si vuole uccidere un afro-americano, e sembra giusto nella guerra religiosa globale, che è la cosa più pericolosa che uno possa immaginare.

    Billau: Bene, la cosa che sembra realmente enorme nella sua ipotesi, lo deve ammettere, è che tali forze interne occidentali organizzino, al fine di scatenare lo scontro di civiltà, la morte di 20.000 - non sappiamo quante, parecchie migliaia in ogni caso - occidentali, americani, in particolare, con uno spirito, possiamo dire, di autentici kamikaze. Può darci maggiori elementi che ci aiutino ad almeno immaginare un così enorme scenario?
    LaRouche: Si. Se lei conosce come me gli Stati Uniti: c'è abbondanza di persone negli Stati Uniti, in posizione molto elevata, che potrebbero farlo impunemente. Osservi certi fatti che sono ben conosciuti dalle persone in Vaticano; osservi la perdita di rispetto per la vita; osservi la diffusione del malthusianesimo come componente di questa ondata di morte che è stata spinta nel mondo negli ultimi vent'anni; osservi che cosa è accaduto con la riforma della politica medica, sanitaria, negli USA; osservi la riforma dello stato sociale del 1996; osservi coloro che propongono che la popolazione mondiale deve essere rapidamente ridotta a un miliardo o a meno; osservi il numero di persone nella cui mente tali idee sono accettabili; osservi la grande stampa degli USA e altre pubblicazioni che condividono tale ideologia; osservi le università, che insegnano tale ideologia; osservi che cosa è stato fatto per distruggere la mente dei nostri giovani con i giochi, i videogiochi Nintendo, e così via. Se lei osserva tutti questi predicati, ha uno sviluppo di uno stato mentale realmente satanico, che si sta diffondendo tra larghe parti della popolazione mondiale, compresi gli Stati Uniti. Perciò, il mio approccio a tutto questo, non è realmente per capire il problema, ma per realizzare che bisogna usare la crisi come un'occasione, in un certo senso, per evangelizzare le persone a ritornare ad un concetto di che cosa è l'Uomo. La sola cura reale per questo problema è l'agape.

    Billau: Bene, ora vorrei chiederle questo. Se tali forze hanno avuto una capacità tecnica, ma anche propagandistica - nel suo articolo lei attacca la CNN, la maggior parte dei networks televisivi mondiali - la mia domanda è questa. A questo punto, Bush è caduta in questa gigantesca trappola?
    LaRouche: Sì e no. Bush è una personalità molto limitata. Gore sarebbe stato un Presidente diverso, ma ancora scadente, in modo diverso. Così, lei ha le istituzioni degli Stati Uniti, specialmente l'establishment finanziario, che hanno ridotto la scelta del Presidente, lo scorso anno, a queste due alternative. Il Presidente Bush è solamente una persona limitata per un lavoro enorme. Egli si trova di fronte, ora, ad una crisi al di là della sua immaginazione. La cosa importante da vedere qui, è che il Presidente è il Presidente di una Presidenza che consiste non solo nelle istituzioni della branca esecutiva del governo, ma, può anche chiedere l'assistenza di persone che non sono più attive nel governo. Per quanto ne so, in questo momento, le istituzioni dell'esecutivo degli USA, almeno la gran parte di esso, stanno riconoscendo l'esistenza del problema che ho descritto; esse non accettano ancora pienamente tutto quello che ho detto, ma riconoscono che in generale io ho ragione.
    Così, da una parte lei ha gli Stati Uniti che agiscono come un mostro insano, che è spaventato dalla pubblica opinione orchestrata dai mass media; dall'altra, la stessa Presidenza, attraverso l'istituzione della Presidenza, sta esaminando le alternative alla sorta di follia che sembra ora essere la politica USA.
    E, molto importante, è la cooperazione di cui il Presidente sta beneficiando da altri paesi. La collaborazione con la Russia è molto importante, come quella con la Cina. In queste condizioni, gli Stati Uniti e questi paesi e insieme all'Europa occidentale, possono guidare un gruppo di nazioni che possono sviluppare una soluzione, un'alternativa alla presente crisi.
    E il problema, perciò, è avere la figura chiave degli Stati Uniti, che è ora il Presidente Bush, per vedere questa situazione. Questa è simile agli antichi giorni del feudalesimo: Come fanno i consiglieri del Re a consigliarlo, quando egli in realtà non capisce come affrontare la situazione? Così, molti di noi, me incluso con le mie possibilità private, come quelli che si trovano in responsabilità ufficiali, stiamo lavorando insieme il più possibile per cercare di portare una soluzione alla situazione, e sfuggire alla pazzia che in questo momento ha colpito le menti di molti negli Stati Uniti.
    Il mio punto di vista è questo: se il popolo degli Stati Uniti, e le sue principali istituzioni, riconoscono che è in atto un colpo di stato, strisciante, e se le principali nazioni del mondo condividono questa preoccupazione, allora le forze dietro questo terrore, che noi abbiamo appena sperimentato, non possono vincere. E il miglior modo di sconfiggere un nemico è convincerlo che egli non può vincere. Questo è ciò che io penso dovrebbe essere oggi l'obiettivo. Ecco ciò che io sto cercando di fare.

    Billau: E ancora, sembra come se l'orientamento generale degli Stati Uniti e dei suoi alleati sia di lanciare una vasta offensiva contro il terrorismo, ma con obiettivi molto precisi come il famoso bin Laden, l'Afghanistan e altri stati che potrebbero aver offerto loro sostegno - Iraq etc. Poi, nonostante le divisioni e la consapevolezza all'interno di alcuni circoli dell'amministrazione USA, indicate da LaRouche, sembra che ciò da lei esposto come una risposta sbagliata, stia esattamente avendo luogo.
    LaRouche: Bene, se essi non cambiano la loro politica, allora vedremo presto l'arrivo di epoca buia su scala planetaria. Questa politica è insana, dobbiamo cambiarla. E coloro che studiano la storia delle guerre di religione sanno esattamente quello che dico. Quello che sta facendo Sua Santità nel recente periodo specialmente, su questa linea, è assolutamente indispensabile per il mondo in questo momento. E se non cambiamo politica, conosceremo la nostra punizione. Perciò, noi non possiamo valutare la politica sulla base dell'opinione prevalente, se l'accettazione dell'opinione prevalente significa l'Inferno. Questo è il tempo di leaders autentici e di autentici eroi che guidino la povera pecorella fuori dalla valle.

    Billau: Un segnale di contro-tendenza, nelle ultime ore, è la dichiarazione di Arafat contro il terrorismo, il ritiro di Israele da alcune posizioni sulla West Bank e a Gaza, ed il possible incontro tra Perez e Arafat. Può questo, secondo LaRouche, aiutare a invertire la tendenza?
    LaRouche: Probabilmente. Una volta che la gente capisce che non vi è nessun terrorismo internazionale - che non esiste; il terrorismo non è nient'altro che un metodo di guerra; non è esercitato da organizzazioni terroriste indipendenti. Quello che sta facendo il governo di Israele, quello che fanno le IDF [Israeli Defense Forces], è tanto terroristico - e anche più - di quello che fanno i Palestinesi. Se noi portiamo la pace in Medio Oriente, o almeno un accordo di pace, torniamo all'accordo di Oslo, alla politica di Rabin, allora, come ha suggerito l'attività del Segretario di Stato Powell, quel punto di svolta nel Medio Oriente potrebbe essere un punto di svolta contro il pericolo della diffusione della guerra generale. Perciò la concentrazione di Powell e di altri su questo particolare punto in questione, è estremamente importante.

    Billau: Bene, prima di concludere la nostra conversazione, vorrei ritornare brevemente all'attacco terroristico ed in particolare alle indagini in corso. Negli Stati Uniti è stata identificata una rete di terroristi, con nomi, cognomi, licenze di piloti, etc. Tutto questo è falso, secondo lei?
    LaRouche: Questo è tipico di istituzioni disperate che stanno cercando di far finta di risolvere il problema. Questo ha le caratteristiche di una caccia alle streghe. Se lei sta conducendo un indagine di quel tipo, non vomita tutto sui mass media. Quando lei sente questo tipo di pubbliche dichiarazioni da agenzie governative, dice: stanno cercando effettivamente di investigare sul caso, o stanno cercando di fingere di investigare sul caso? Parecchi di questi nomi potrebbero essere falsi; già vi sono forti indicazioni in questo senso. Quello che lei sta trattando, è uno stato di rifiuto. Lei deve guardare lo stato mentale di molte istituzioni degli Stati Uniti; in corrispondenza del declino di capacità intellettuale e morale del popolo americano, vi è un aumento dello stato di rifiuto.
    Ora, questo comprende le persone nella posizioni chiave, di fronte al fatto che un colpo di stato si sta verificando negli Stati Uniti e tutte le principali istituzioni hanno l'evidenza che lo comprova. Allora lei dice: Oh, no, non può essere vero; devono essere questi poveri stranieri che ci stanno facendo questo. E questo sarà grandemente incoraggiato dai tipi di ufficiali in pensione, e da tipi similari, che stanno facendo il colpo. Per indirizzare l'opinione pubblica USA e le istituzioni nella ricerca del nemico che non c'è, al fine di nascondere il nemico che c'è. Gli Americani vogliono credere che il pericolo è un pericolo straniero, che può essere eliminato solamente andando all'attacco degli stranieri, non affrontare la cosa per essi più spaventosa, il pericolo del nemico interno.

    Billau: il pensiero di Lyndon LaRouche è molto chiaro. Voglio concludere chiedendole che cosa pensa possano fare l'Europa e l'Italia in quanto alleati degli Stati Uniti, in questa situazione.
    LaRouche: prima di tutto, aumentare la cooperazione che si sta sviluppando tra Stati Uniti, Russia, Europa Occidentale e altri paesi. Una collaborazione onesta è ciò di cui si ha bisogno. Non sottomissione, ma collaborazione onesta. Voi dite al governo degli Stati Uniti che è insano - ma lo fate cortesemente. Ma inoltre, fornite suggerimenti alternativi. Le persone a volte non accettano l'esistenza di un problema a meno che qualcuno non dica loro la soluzione.
    Ricordi, il terreno sottostante a questa crisi è il collasso del sistema finanziario e monetario internazionale. Noi siamo ora sull'orlo della peggior crisi monetaria e finanziaria della storia mondiale. Ed ecco dove dovrebbe appoggiarsi la base per la collaborazione, non solo nell'aspetto negativo di affrontare questa minaccia. Se noi possiamo ottenere collaborazione per effettuare i capovolgimenti fondamentali delle pessime politiche che hanno causato questa crisi, essi porteranno la forte collaborazione attraverso l'Atlantico che aiuterà a risolvere questa crisi. Noi dobbiamo gettare la follia, il panico, la ricerca di vendetta, al di fuori del problema; allora possiamo risolverlo. E vorrei dire, in una parola: agape.

    Billau: Bene. Io ringrazio Lyndon LaRouche, economista, diverse volte candidato democratico alla Presidenza USA. E, ora vi ricordiamo, perché lo abbiamo dimenticato all'inizio, che LaRouche è stato incarcerato per cinque anni durante la Presidenza Bush, il padre dell'attuale Presidente. Egli fu liberato dopo una mobilitazione internazionale di parlamentari, compresi, in Italia, Emma Bonino e Flaminio Piccoli. Grazie Mr. LaRouche; e auguro a tutti buon lavoro e buon giorno.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    Robert Steuckers
    11 SETTEMBRE 2001,
    CONTENIMENTO DELLA RUSSIA
    E DEBOLEZZA DELL'EUROPA



    Intervista sull’attualità con Robert Steuckers. Domande di Olivier Chelmel.
    Bruxelles, 31/01/2002

    1. Secondo lei, Robert Steuckers, gli attentati dell’11 settembre 2001 sono il punto di partenza, simbolico e spettacolare, di un nuovo ordine mondiale che si cerca, quello del dopo guerra fredda, non considerando gli scorsi dieci anni che un periodo transitorio?
    Io penso che questi attentati non siano per nulla un punto di partenza, ma al contrario un avvenimento, più spettacolare degli altri, che punteggia una guerra in atto dalla conquista delle Indie da parte degli Inglesi nel XVIII secolo. La dimensione spettacolare degli attentati di New York punta a dare il colpo d’avvio ad una operazione importante, decisiva, il cui obiettivo ultimo, sognato da due secoli, è di controllare alla fine uno spazio in Asia centrale che si era sempre sottratto dapprima al dominio britannico e poi a quello americano. Questa operazione tanto attesa, è l’occupazione dell’Afghanistan al fine di farne una zona di transito sicuro per il petrolio estratto dai giacimenti situati nelle repubbliche musulmane dell’ex URSS, divenute degli Stati indipendenti. In un tale contesto, mi permetto di ricordare che l’idea di un “Nuovo Ordine Mondiale” non data da ieri. Per intervenire al di fuori della sfera americana ed uscire dai limiti che essi si erano imposti da soli per una interpretazione stricto sensu della Dottrina di Monroe (1823: "L'America agli Americani"), gli Stati Uniti hanno sempre dovuto evocare la loro « missione » morale nel mondo o promettere un « mondo migliore », un « mondo meglio gestito » che porterà alla fine dei conflitti, dunque della storia. Woodrow Wilson non fa un discorso diverso a partire dal 1916 e con la creazione della "Società delle Nazioni" (alla quale gli USA non aderiranno!). Roosevelt ne segue le orme. Bush padre rispolvera la formula magica durante la Guerra del Golfo ed il suo avversario Clinton, che gli succede, prosegue lo stesso discorso. In realtà, dietro queste frasi diversive, noi ci troviamo a che fare con una guerra perpetua, in cui l ‘Isola americana tenta di controllare il Vecchio Mondo, di neutralizzarlo e di colonizzarlo, come l’Isola Inghilterra aveva in precedenza tentato di fare. La guerra fredda non è stata che una tregua, un modus vivendi dopo la seconda guerra mondiale, che gli Stati Uniti avevano vinto grazie al sangue versato dai soldati russi di Stalin e strumentalizzando dei partigiani comunisti in Yugoslavia, in Italia e in Francia (Tito, in seguito fedele servitore dell’Occidente contro l'URSS; il fasullo "Colonnello Valerio" che abbatte Mussolini e Claretta Petacci, molto verosimilmente su ordine dei servizi britannici; il Colonnello Guingouin, rinnegato da Thorez dopo le ostilità, etc.). A partire da Reagan, sulla base dell'alleanza tacita con la Cina realizzata con Nixon nel 1972 grazie all’abilità diplomatica di Kissinger, l'anti-sovietismo diviene più virulento e non più solamente parlato come ai tempi del maccarthysmo. Gli Stati Uniti decidono di far conto sull’Afghanistan scommettendo sul fondamentalismo musulmano; in seguito, essi replicano, con l’analoga strategia dei "Contras" in Nicaragua.

    Per un’analisi situazionista/debordiana dell’11 settembre 2001

    La dimensione "spettacolare" degli attentati dell’11 settembre 2001 rientra effettivamente nell’ambito dello « spettacolo », quale lo concepiva Guy Debord. Io ricordo che il nucleo fondamentale della critica che Debord rivolgeva al sistema dominante era di affermare che questa istituzione onnipotente e planetaria fa tabula rasa del passato, rifiutandosi di tenere conto delle lezioni del passato o, peggio, insegnando l’oblio del passato per togliere ai popoli quest’arma impareggiabile: il ricorso alla memoria che sbarra la strada ad ogni forma di manipolazione. Per Guy Debord, lo spettacolo deve permettere ai veri dirigenti di lavorare sulla posta in gioco, senza essere disturbati da una contestazione che emani dai popoli. Le spettacolo deve servire a manipolare i popoli (divenuti masse), a fare loro accettare delle azioni che essi in modo democratico non avallerebbero. Io penso che un’analisi "debordiana" dell’11 settembre sia perfettamente sostenibile, tenendo conto che la posta reale, lo scopo mirato, è evidentemente l’occupazione dell’Afghanistan, ultimo territorio della "Terra del Mezzo" centro-asiatica sino a qui sfuggito ad un autentico allineamento.
    Gli "ultimi dieci anni" che lei evoca nella sua domanda sono dieci anni di guerra reale, dieci anni di guerra per i grandi obiettivi strategici del pianeta. Ma gli episodi di questo conflitto non sono che gli ultimi di una guerra iniziata nel XVIII secolo. In effetti, questa guerra comincia per l’inquietudine inglese di fronte allo sviluppo della flotta russa che era penetrata nel Mediterraneo orientale e aveva battuto la flotta ottomana a Chesmé nel 1770. Questa vittoria permette di ottenere il porto di Azov nel 1774 in occasione del Trattato di Kütschük-Kainardschi, che condurrà alla liberazione della Crimea nel 1783 ed alla costituzione di una flotta russa del Mar Nero sotto l’impulso di Potemkine, poi alla liberazione di tutta la costa pontica tra il Dniestr e il Boug (Trattato di Jassy del 1792) grazie alla strategia militare del Principe Souvorov. Anche se gli Inglesi avevano favorito la Russia prima di Chesmé, essi finirono per inquietarsi per il suo accrescimento e per le minacce che essa rischiava di far pesare sulla via delle Indie nel Mediterraneo orientale e sulle stesse Indie in Asia centrale. Un memorandum anonimo viene inviato a Pitt nel 1791 dal titolo "Armamento russo" o "Sull’armamento della Russia". Questo testo, del quale non si sottolineerà mai troppo l’importanza capitale per tutta l’ulteriore storia mondiale, esprime per la prima volta l’idea di « contenere » la Russia a nord del Mar Nero. Esso è alla base di tutte le politiche di “contenimento” inglesi e americane del XIX e del XX secolo. La guerra cui oggi noi assistiamo deriva dunque da questo memorandum del 1791, il che ci permette di dire che essa dura da 210 anni, con alterne fortune, ma che torneranno sempre a vantaggio della talassocrazia.

    Francesi e Russi cacciati dal Mediterraneo orientale

    Ma, nella stessa epoca, la Francia si trova egualmente nel mirino dell’Inghilterra. Pierre Girault de Coursac, purtroppo deceduto recentemente, e sua moglie Pierrette, come lo storico Olivier Blanc, hanno perfettamente dimostrato i meccanismi e le motivazioni della strategia anti-francese, elaborata contemporaneamente all’idea di contenere la Russia. C’è tuttavia un denominatore comune a questa doppia ostilità verso la Russia e verso la Francia nell’Inghilterra di fine XVIII secolo: impedire a queste due potenze continentali (sebbene si possa affermare che la Francia sia « binaria », cioè continentale e marittima) di darsi uno strumento navale e di fare il grande salto verso il largo. Questo deve rimanere, in ogni caso, una riserva di caccia ieri per l’Inghilterra, oggi per gli Stati Uniti. Le grandi operazioni, le battaglie fondamentali dell’epoca rivoluzionaria e napoleonica sono state, per i Britannici, quelle per cacciare i Francesi dai due bacini del Mediterraneo: il bacino orientale dopo Abukir, il bacino occidentale dopo Trafalgar. Impedire ai Russi di penetrarvi: ecco la Guerra di Crimea, il sostegno alla « Sublime Porta » nel momento in cui i Russi minacciano di entrare a Costantinopoli nel 1878, lo sbarco a Gallipoli nel 1915 per arrivare a Istanbul prima dei Russi, il sostegno a Mustafa Kemal e al sistema kemalista fino ai nostri giorni, la sfiducia nei confronti della Grecia ortodossa, giudicata russofila, che si tradurrà in particolare nell’ostilità al nazionalismo panellenico dei Greco-Ciprioti.
    L’ossessione britannica è quella di vedere la formazione di un’alleanza euro-russa lanciarsi sull’Oceano Indiano, l’ « Oceano del Mezzo » dei geopolitologi che ragionano secondo la dialettica « Terra/Mare ». Questa ossessione non data dal patto germano-sovietico del 1939, né dagli accordi Rathenau / Tchitcherin di Rapallo nel 1922, ma piuttosto dai progetti di alleanza tra lo Zar Paolo I (descritto, guarda caso, come un folle !) e Napoleone Bonaparte nel 1801: gli eserciti francesi dovevano discendere il Danubio su imbarcazioni fluviali, attraversare il Mar Nero, unirsi ai Cosacchi dello Zar ai confini della Persia, e marciare di concerto sull’India per dividersela e cacciare i Britannici dall’Oceano Indiano. L'ostilità all’arteria danubiana in Europa centrale e l’ossessione di vedere degli eserciti venuti dalla Russia giungere sulle rive dell’Oceano Indiano dettano ancora e sempre la condotta degli stati maggiori e delle diplomazie inglese di ieri e americana di oggi. Le case editrici militari americane e britanniche non cessano d’altronde di pubblicare, ad uso dei loro ufficiali e diplomatici, delle opere su Nelson e Napoleone nel Mediterraneo, sulle operazioni in Asia centrale dei servizi segreti di tutti i paesi, etc. Questa guerra che infuria da 210 anni è dunque quella che preoccupa gli Stati Uniti. Di fronte a questa preoccupazione, l’Europa non ha una strategia comune, le sue scuole superiori non evocano mai una visione d’assieme di questo conflitto di lunga durata, che gli Anglosassoni chiamano "The Great Game", il « Grande Gioco ».

    Controllo dell’Oceano del Mezzo e della Terra del Mezzo : fine del « Grande Gioco » ?

    Oggi il « Grande Gioco » rischia di concludersi con il doppio controllo dell’Oceano del Mezzo (l’Oceano Indiano controllato dal piccolo arcipelago di Diego Garcia) e della terra del Mezzo, il, cui pezzo dominante è l’Afghanistan. In questa operazione-chiave, che determinerà l’avvenire, l’Europa è esclusa, si è auto-esclusa, facendo propria la stupidità della Pompadour nel momento in cui il mediocre Luigi XV perdette il Canada: "Bah ! che ci importa di alcuni arpenti di neve!". Ora, seconda ogni buona logica geopolitica, l'Europa ha il diritto di portarsi verso queste terre e questo oceano: come i Portoghesi che lo conquistarono nel XVI secolo, come la flotta unita delle nazioni europee federate dalla Spagna e da Venezia a Lepanto nel 1571, come la Santa Alleanza del Principe Eugenio di Savoia alla fine del XVII, che marciò verso il Mediterraneo orientale e verso il Mar Nero, permettendo lo slancio di Caterina II verso la Crimea qualche decennio più tardi.
    Da qui il paradosso delle ideologie dominanti e della perversità della polvere negli occhi mediatica: la storia è ritornata al gran galoppo mentre appena dieci anni fa si era annunciata, con Francis Fukuyama, la sua fine!

    2. Siamo per assistere ad un riorientamento della politica globale americana che, oggi, non ha smesso di voler strumentalizzare il fondamentalismo islamico al fine di operare un neo-contenimento della Russia e del mondo ortodosso ?
    Nei nostri ambienti identitari ed europeisti, si ha generalmente la tendenza a considerare gli Stati Uniti come una potenza fondamentalmente protestante, anzi puritana. Per certi aspetti è vero, ma è gioco forza constatare che il fondamento del pensiero strategico americano (e britannico fino a qualche decennio fa) è piuttosto “deista” che “puritano”. Mi spiego. I deisti della fine del XVII secolo e degli inizi del XVIII, periodo in cui inizia a forgiarsi il pensiero strategico anglosassone, reagiscono al caos scoppiato con le sette protestanti in Europa del nord e nelle Isole britanniche sviluppando un pensiero che vuole espurgare ogni religione dalle « emozioni » che le animano. Hobbes non ragionava diversamente: bisognava sbarazzarsi dai fanatismi ideologici e religiosi che provocavano guerre civili, in cui si frantumava la comunità politica e in cui quella umana decade (da qui la sua dichiarazione : « L’uomo diviene un lupo per l’uomo »). L'intenzione di Hobbes è di restaurare una "polis" di tipo antico, di forgiare un "Leviathano" politico che possa proteggere i cittadini dalla violenza dei « folli di Dio » o dei maniaci ideologici che vogliono fare tabula rasa delle acquisizioni storiche di ogni comunità politica radicata. Hobbes si vede "euclideo" e le sue intenzioni sono lodevoli. Ma i deisti, vogliono una società interamente « controllabile », senza passioni, dunque senza energia costruttiva (il paradosso viene ben messo in evidenza dal celebre libro di Antony Burgess e dal film « Arancia Meccanica »). Essi vogliono anche elaborare una « fisica politica pura », ma per svirilizzare le comunità politiche. Il percorso dei deisti inglesi del XVIII secolo annuncia la "political correctness" di oggi, come annuncia surrettiziamente un’altra maniera di procedere : quella di attribuire a tutti gli avversari, reali o potenziali, le caratteristiche di coloro che non hanno proceduto a questa “espurgazione” delle emozioni e sono dunque descritti come deliranti, crudeli, arretrati, dementi, etc.

    Una "contro-insorgenza" per impedire alla Russia di oltrepassare la linea Herat-Kabul

    Altra tattica poi sovente utilizzata: mobilitare delle popolazioni rimaste ancora allo stadio « emotivo » contro l’avversario del momento. È l’arte di eccitare dei "tribesmen" - e di armarli – contro il nemico risparmiando del tutto il sangue delle truppe metropolitane. Questa tattica è cominciata al tempo della guerra del Canada, in cui gli Inglesi manipolarono gli Irochesi contro i Francesi, i quali, a loro volta, sollevarono gli Huroni. Gli studi strategici attuali chiamano questa tecnica di guerra la “contro-insorgenza”, testata dapprima nelle Filippine con il partito filo-comunista Hukbalahap, armato dagli Americani contro i Giapponesi prima di essere distrutto dai suoi ex-patrocinatori dopo la seconda guerra mondiale. Si impone un parallelo con il sostegno apportato a Tito in Yugoslavia e a certi maquis rossi nell’Ovest della Francia. E, più tardi, negli anni 80, con il sostegno ai Contras in Nicaragua, contro un governo che era in fondo più nazionale che comunista. L'affaire dei talebani non è differente; cronologicamente, al tempo in cui i Sovietici entrano in Afghanistan nel dicembre del 1978, le potenze marittime anglosassoni non possono tollerarlo, perché l’assioma della loro geostrategia nella regione è di sostenere che i Russi (od ogni altra potenza continentale europea) non possono oltrepassare, in questo paese, la linea Herat-Kabul. Questo assioma è stato teorizzato nel 1912 da Homer Lea, aspirante ufficiale formato a Westpoint ma riformato per motivi di salute, prima di sostenere brillantemente la causa dell’Impero Britannico nei dibattiti geopolitici della sua epoca. Mai i Britannici e, dopo di loro, gli Americani hanno dimenticato questo assioma.
    Ma il nuovo spettro nucleare interdiceva un intervento diretto; si è dunque dovuti ricorrere a dei metodi, già sperimentati, di guerra indiretta, nel caso una variante della « contro-insorgenza » che viene chiamata "low intensity warfare" o "guerra di bassa intensità". Si armano dunque i Mudjahhidin che riportano la vittoria, poi, contro di loro, i talebani che, giusto in precedenza, destabilizzavano l’alleato pakistano. La Presidente Benazir Bhutto, inquieta per le trame fondamentaliste nelle regioni pashtun del suo paese, domanda l’aiuto americano per sradicare il problema; la CIA decide di stornare l’aggressività pashtun-talebana autoctona verso l'Afghanistan e di trasformarla nella punta di lancia di una “contro-insorgenza” inter-afghana. Agli elementi autoctoni pashtun si aggiunge una legione araba finanziata dall’Arabia saudita e più o meno diretta da Bin Laden (per l’importanza che possa realmente avere questo nuovo « demonio » mediatico !). L'Afghanistan sarà dunque tenuto per quattro o cinque anni da questo binomio formato da autoctoni radicali e da missionari virulenti di obbedienza islamo-djihadista.

    Bush vuole prendere il petrolio là dove si trova

    Arriva Bush che, contrariamente alle amministrazioni democratiche che l’hanno preceduto, non vuole puntare solo sul petrolio della penisola arabica, dominata dai Sauditi. Bush vuole prendere il petrolio là dove esso si trova e desidera far passare gli oleodotti per il territorio afghano, affiché essi non passino per la Russia e soprattutto per l’Iran. In questo progetto, il petrolio dell’Asia centrale deve sfociare sull’Oceano del Mezzo, altrimenti detto Oceano Indiano, saldamente tenuto dalle forze aeronavali americane, la cui base principale si situa sulla piccola isola di Diego Garcia (centro nevralgico dell’Oceano Indiano già previsto da Homer Lea!). Da qui la rottura tra Bin Laden – polo saudita dell’impresa talebana – ed i suoi patrocinatori americani, che è in realtà una controversia tra l’Arabia Saudita e gli Stati Uniti. Non è un caso se il grosso delle forze terrestri britanniche e americane è ammassato nella penisola araba con 24.000 soldati (un quarto dell’esercito britannico, con i suoi migliori reggimenti) a Oman e circa ventimila Americani lungo la frontiera del Kuwait. In effetti, l’Arabia Saudita, epicentro dell’Islam, è tenuta alla gola, messa sotto, neutralizzata. Questa umiliazione reale, ma ignorata perché non mediatizzata, spiega la rabbia della rete Al-Qaida alla quale appartengono Bin Laden e la maggior parte degli autori, in maggioranza sauditi, degli attentati di New York (autori che possono essere stati manipolati per creare il pretesto di un intervento destinato a finalizzare il “Grande Gioco”).
    Se le pedine future della ricorrente strategia della « contro-insorgenza » non saranno più necessariamente, negli anni a venire, dei fondamentalisti islamici, una cosa è certa : con o senza fondamentalisti, la strategia del « contenimento » resterà all’ordine del giorno, lasciando agire altri pedoni sulla scacchiera (la “Grande Scacchiera” di Brzezinski sulla quale si svolge proprio il “Grande Gioco”). Dei pedoni che saranno animati da un altro fanatismo o da un’altra ingenuità ideologica.

    3. Quale può e deve essere la collocazione dell’Unione Europea in questa ricomposizione?
    Gli avvenimenti della Guerra del Golfo e del Kossovo hanno largamente dimostrato che l’Europa era perfettamente incapace di prendere la minima iniziativa. Devono essere ricordati alcuni fatti che i media hanno timidamente evocato, ma senza alcuna insistenza. Ad esempio, il computer centrale dell’UE è parassitato da un “bug spia” americano, in modo che Washington possa prendere direttamente delle misure preventive nei confronti di ogni iniziativa europea in grado di scalfire, anche se leggermente, gli interessi degli Stati Uniti. Poi, altro scandalo che ha fatto un po’ più eco : il problema della rete satellitare di spionaggio ECHELON, alla quale partecipa la Gran Bretagna, membro dell’UE, in virtù degli accordi UKUSA (che impegnano gli Stati Uniti, il Regno Unito, il Canada, l’Australia e la Nuova Zelanda). Lo STOA (Ufficio di valutazione delle Opzioni Strategiche e Scientifiche) del Parlamento Europeo lavora per stabilire la dimensione esatta di questo spionaggio elettronico. I risultati di questa inchiesta hanno già potuto provare che è a livello commerciale che alcune ditte europee (tra cui la "Thomson CSF") hanno perduto dei mercati a vantaggio dei loro omologhi americani, informati da questo spionaggio sistematico. In tali condizioni e senza armi equivalenti, l’Europa parte totalmente perdente. E nessuna forza politica seria è attualmente in grado di opporsi a questo nuovo imperialismo elettronico.

    I compiti che dovrebbe realizzare un’Europa ideale

    Dimentichiamo per un istante questa UE incapace di fare fronte alle reali poste in gioco e tracciamo schematicamente le grandi linee di quella che dovrebbe essere idealmente la posizione della UE:
    1) Avere una politica satellitare coerente ed efficace, in grado di contrastare lo spionaggio elettronico globale del gruppo UKUSA. Questa politica non è possibile che in cooperazione con la Russia, la cui esperienza spaziale è antica e solida.
    2) Sulla base di questa politica satellitare, lanciare una catena di televisione europea equivalente alla CNN per dare un’informazione globale in inglese, difendendo ed esplicitando gli interessi fondamentali dell’Europa.
    3) Sviluppare una marina mercantile e militare che renda nulle e disattese le clausole del Trattato di Washington del 1922, con il quale la Germania vinta e la Francia « vittoriosa » erano entrambe state costrette ad abbandonare o a ridurre assai considerevolmente le loro flotte di guerra. In Francia, da quella drammatica, immeritata capitolazione esiste tutta una letteratura strategica orientata verso il controllo degli oceani, ma essa viene ignorata dai media e dal grande pubblico. Peggio: la strategia mediatica dominante, che mira a istupidire e a decerebrare i Francesi, la nasconde in tutti i modi possibili, al fine di far passare il nemico americano, sornione ed ipocrita, come il « Grande Protettore » che dispensa ogni beneficio.
    4) Mettere in piedi una « Forza di Dispiegamento Rapido » attorno all’Eurocorps, dotandosi della capacità di trasportare queste truppe: grossi aerei da trasporto (forse il nuovo Airbus? Oppure una versione perfezionata dei modelli russi attualmente in servizio?) e navi da guerra, tra cui portaerei moderne.
    5) Il primo impegno concertato da esibire è quello di resistere al più debole alleato degli Stati Uniti nel Mediterraneo orientale : la Turchia. La politica dell’UE deve essere assolutamente intransigente nei confronti di questo paese, che alla fine non cerca che una sola cosa : vendicarsi di Lepanto, delle campagne del Principe Eugenio e delle avanzate russe in direzione di Costantinopoli e del Caucaso. L'Europa è immobilizzata se il suo Sud-Est è incatenato o si trasforma in una zona di marasma a causa di disordini interminabili. Nel quadro dell’OCSE, Europei e Russi devono unire i loro sforzi per piegare Ankara. Le grandi linee di questa politica devono essere : evacuazione immediata e senza condizioni di Cipro (che dovrà ospitare buona parte delle forze di rapido intervento dell’UE), trasformazione di Cipro in una fortezza inespugnabile (di concerto con la Russia), evacuazione di tutti i « consiglieri » turchi dall’Azerbaïdjan, dalla Bosnia e dall'Albania, severo controllo dell’immigrazione turca e delle reti mafiose turche in tutti i paesi dell’Europa (secondo il rapporto consegnato al Ministero dell’Interno olandese), reintroduzione dei visti per recarsi in questo paese al fine di ridurre le risorse che esso ottiene con il turismo, accordare protezione alla Siria e all’Irak contro la politica turca che mira a prosciugare questi paesi (asse principale della politica araba di una UE rigenerata), assoluta libertà di passaggio di tutte le navi russe ed europee attraverso gli stretti (Bosforo, Dardanelli), favorire ogni forza politica centrifuga e prendere sistematicamente il pretesto della loro repressione, da parte del potere militare-mafioso, per isolare diplomaticamente il paese e bloccare ogni cooperazione regionale o continentale con esso, protestare senza posa contro la sua presenza nella NATO. Si tratta di indebolire definitivamente il principale alleato degli Stati Uniti nell’orbita europea, di ostacolarlo in tutti i suoi movimenti con una politica di ostruzione sistematica. Senza lo strumento turco, gli Stati Uniti sono completamente privati di forze sul teatro europeo. Si tratta dunque di rendere inoperante questo strumento con tutti i mezzi. Noi non agiamo dunque per turcofobia patologica, ma per far funzionare una semplice fisica diplomatica e strategica.
    6) Ugualmente, la Gran Bretagna deve abbandonare ogni partecipazione alla rete ECHELON (e ad altri sistemi di spionaggio satellitare ed elettronico) o lasciare l'UE.
    7) I principi che devono guidare questo lavoro sono quelli della Santa Alleanza di Eugenio di Savoia, dunque un sistema di alleanza che comprenda la Russia. Questi principi sono stati ulteriormente enunciati nei lavori diplomatici del filosofo tedesco Leibnitz.
    8) In Asia centrale, la politica di un’Europa rigenerata deve essere quella dell’armonizzazione delle forze dall’Artico all’Oceano Indiano e non una politica di « contenimento » che condanna agli stenti larghe porzioni dell’umanità e genera processi a catena di ininterrotte, inutili guerre.
    Voi potete immaginare come tra i miei auspici, formulati dopo la lettura dell’epopea del Principe Eugenio, dei testi diplomatici di Leibniz e del suo successore danese Schmidt-Phiseldeck, e la triste realtà di un’Europa senza colonna vertebrale politica e geopolitica, vi sia un margine. Ma esistono le iniziative metapolitiche per ridurre tale margine a zero, anche se vi fosse bisogno di predicare per 100 anni per raggiungere l’obiettivo.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  7. #7
    Totila
    Ospite

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    Credo che l'analisi di LaRouche sia quella più vicina alla realtà.

  8. #8
    email non funzionante
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    Concordo ..anch equella di Robert Steuckers è interessante...
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

 

 

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