DOPO L´INTERVENTO DEL MINISTRO DELL´ECONOMIA

Applausi da Lega e parte di Forza Italia. Critiche da Ulivo e centristi

ROMA

Accende il dibattito l´intervista sul ruolo delle nazioni all´interno dell´Unione europea rilasciata alla Stampa dal ministro dell´Economia Giulio Tremonti. Dalla maggioranza sono giunti molti consensi, ma alcuni distinguo. Dall´opposizione dell´Ulivo invece il coro delle critiche è stato unanime. «Il manifesto della discontinuità della politica italiana in Europa, della rottura di una linea che da De Gasperi arriva a Ciampi e Prodi. Tra l´altro, si capisce benissimo che le dimissioni di Renato Ruggero per il governo Berlusconi non sono state un incidente di percorso, ma una cartina di tornasole» dice durissimo l´ex ministro del centrosinistra Enrico Letta, oggi esponente di primo piano della Margherita, quando legge le parole di Giulio Tremonti. Il cui succo, dice, in buona sostanza «sta nell´affermare la prevalenza del metodo intergovernativo sul comunitario: come dire dinamite per far saltare l´Unione, quando alle porte c´è l´allargamento. E´ come dare potere di veto a 27 paesi invece che a 15, come mettere la pietra tombale sull´Europa». Visioni apocalittiche? Niente, al confronto di quelle di Vincenzo Visco, diessino, economista, ex ministro delle Finanze, nemico storico dell´attuale inquilino di via XX Settembre. «Io Tremonti lo conosco bene. Quell´intervista, oltre che da provinciale, è sospetta. Serve a spostare l´attenzione dai conti pubblici. Già Berlusconi l´aveva detto: l´inflazione è colpa dell´euro. Per giunta, Tremonti è capace di credere che dall´Europa l´Italia possa uscire. Un anno fa, quand´è diventato ministro, attraverso alcuni suoi consulenti gli abbiamo spiegato che dall´Europa non si esce, ma che se si sfora dai parametri si dovranno pagare salatissime penali». Ma che ci sia un problema con la visione che dell´Europa ha il superministro dell´economia, lo dicono anche i centristi della coalizione. Da ministro a ministro, è il titolare del dicastero delle Politiche Comunitarie, e rappresentante della Convenzione, Rocco Buttiglione ad alzare la guardia: «Quello che dice Tremonti non è quel che propugna il governo». Intanto perché «è del tutto evidente che non è possibile costruire l´Europa futura unicamente sul metodo intergovernativo, il quale non può essere messo contro il metodo comunitario». In buona sostanza equivarrebbe, fa presente Buttiglione, «a consegnare l´Europa nelle mani della Germania: l´unico altro organismo che funziona con l´intergovernativo è infatti la Nato, ma perché all´interno della Nato c´è il ruolo guida, la preminenza degli Stati Uniti d´America». Dunque, archiviata la bocciatura metodologica, Buttiglione contesta l´idea tremontiana che «non possano esistere democrazie senza Stato»: «Io mi auguro piuttosto società civili fiorenti, e tanto Stato quanto è necessario, non un grammo di più». Per l´Europa, Buttiglione consiglia «un forte governo europeo sotto il controllo del Parlamento e un Consiglio autorevole, con il ruolo di presidenza collettiva». Il che, a quanto se ne sa, è più o meno l´orientamento che nella Convenzione si va affermando, e proprio quel che Tremonti contesta. Di diverso avviso invece ampi settori di Forza Italia. Non a caso il ministro dei Beni culturali Giuliano Urbani si è recentemente detto convinto della necessità di «una Europa che prenda meno decisioni comuni e le affidi ai rapporti diretti tra i governi nazionali. Capisco l´aspirazione a istituzioni rappresentative di tutti i cittadini europei, ma se abbiamo davvero a cuore il "vecchio continente" è necessario attrezzarci di una buona dose di realismo».
Francesco Speroni, il leghista che fa da vicario alla Convenzione il rappresentante del governo italiano, Gianfranco Fini, invita a non prendere in considerazione le parole del ministro Buttiglione, «è lui a non esprimere la linea del governo». Pur ministro, Buttiglione non conta: «Conta quel che dice Bossi, il quale ha voce in capitolo in quanto ministro per le Riforme anche su quelle europee, e conta quel che dice Fini. Tremonti, nell´intervista alla Stampa, non ha fatto altro che richiamarsi alla linea di Bossi e di Fini, dunque le sue parole in materia sono le più corrette e le più vicine alla linea del governo».

a.r.