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    Angry Attacchi velenosi contro Bossi e Gentilini da "Il Manifesto"!

    Resistono nella chiesa
    Un gruppo di estrema destra aggredisce nella notte gli immigrati che occupano la chiesa di Treviso. Silenzio da parte di Gentilini, immobile come tutte le istituzioni
    MICHELA SANTI
    TREVISO
    Resistenza a oltranza. Uomini, donne e bambini: tutti uniti, per ottenere una casa, in affitto, da pagare con i soldi che guadagnano ogni mese lavorando nelle aziende trevigiane. Le dieci famiglie di marocchini che giovedì sono state sgomberate da borgo Venezia, non abbandonano l'occupazione del duomo di Treviso. Dopo aver rifiutato il posto in albergo, offerto dal vescovo, per le donne e i bambini, e la sistemazione al dormitorio comunale per i single, restano accampati sotto il colonnato della cattedrale. Ma la tensione è alta. L'altra notte le famiglie hanno dovuto fronteggiare l'aggressione di un gruppo di giovani di estrema destra, probabilmente teste rasate. Subito dopo altri due ragazzi sono stati aggrediti nel centro storico cittadino, sembra, sempre dalle stesse persone. Un'escalation di violenza inaspettata che sta esasperando la rabbia dei marocchini e dei ragazzi no global del comitato M21 che solidarizzano con loro. Ieri mattina una madre, che ha un bambino di due anni e non può fare affidamento su nessun parente che possa metterle a disposizione un bagno, è stata presa da una crisi isterica scoppiando in lacrime davanti alle telecamere. Tra i presenti c'era anche l'attore trevigiano Marco Paolini, che tante volte ha immortalato nei suoi monologhi le contraddizioni del ricco nordest. Ha portato una ventina di stuoie di gommapiuma per dormire di notte sul marmo. «Ho troppa paura - racconta Sana, 12 anni, primogenita di quattro fratelli - ma è giusto rimanere qui. Se andiamo in albergo nessuno si ricorderà più di noi». Ma resistere al duomo adesso vuol dire rischiare la vita. L'altra notte gli aggressori sono comparsi all'improvviso verso le tre. La polizia aveva tolto da qualche ora il presidio fisso, decidendo un servizio di "vigilanza dinamica" nelle zone della città considerate a rischio. Quasi tutti gli occupanti del duomo stavano dormendo, quando i teppisti hanno cominciato a tirare bottiglie di vetro, pezzi di legno e anche qualche mattonella di porfido contro donne e bambini protetti solo dalle coperte. Un ragazzo, che per caso passava la notte al duomo con gli occupanti, ha filmato tutta la scena e ora il video, che immortala almeno tre degli aggressori, è all'esame della Digos. «Avevo deciso si passare la notte con gli occupanti - racconta il videoamatore - portando con me la telecamera. Quando è arrivato il gruppo di teppisti stavo filmando. Alcuni aggressori se ne sono accorti così si sono ritirati e sono ritornati, un minuto dopo, incappucciati. L'arrivo della polizia ha messo fine all'aggressione: le donne e i bambini in lacrime, svegliati di soprassalto, si erano, nel frattempo, assiepati a ridosso del portone centrale». A causa dell'agitazione nessuno ha più chiuso occhio per il resto della notte. Intanto la città sta a guardare indifferente. Le istituzioni non rispondono e la curia vescovile, oltre alla proposta di un ricovero temporaneo in albergo, dice non poter offrire altro, appellandosi alla legislazione nazionale, regionale e provinciale. «Qui sotto al colonnato del duomo non troverete la soluzione», ha avvertito ieri, durante l'assemblea pubblica organizzata dal comitato M21, il sacerdote portavoce della chiesa. Oggi ci sarà la messa solenne della domenica. Il vescovo vuole aprire il portone centrale, rimasto sbarrato in questi giorni, quindi i marocchini cercheranno di lasciare libero il passaggio ai fedeli. «E' ora di promuovere una raccolta di fondi per sostenere una vertenza legale contro il sindaco di questa città», ha annunciato ieri, durante l'assemblea, Alessandro Sabiucciu, segretario provinciale di Rifondazione. «Nessuna voce ufficiale ha condannato l'aggressione di questa notte - ha aggiunto Beppe Caccia, assessore alle politiche sociali di Venezia - evidentemente di notte qualcuno obbedisce agli ordini del sindaco Gentilini o del consigliere Fanton. Dov'è il mondo cattolico trevigiano? Perché non si batte insieme a noi per i diritti degli immigrati?».
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    Predefinito

    L'amarezza di Paolini: «La città è cieca»
    L'attore ai marocchini: «Perché non potete vivere dove volete?»
    MI. SA.
    TREVISO
    E' sceso dall'auto con uno scatolone di stuoie colorate da campeggio. Così si è presentato ieri mattina al duomo di Treviso Marco Paolini. L'attore, di origine bellunese ma trevigiano d'adozione, è testimone puntuale delle contraddizioni della sua città tanto ricca, quanto poco accogliente verso gli stranieri. «E' una dato di fatto che in questo periodo ogni volta che un musulmano si avvicina a una chiesa fa notizia», dice alludendo ai marocchini arrestati e poi rilasciati a San Petronio a Bologna. «Questi marocchini di Treviso chiedono solo asilo. In questa città la gente si chiama fuori. Pensa che il problema degli immigrati non la riguardi direttamente, così si sommano una serie di risposte mancate». Paolini, che solo qualche mese fa, in uno spettacolo nel Trevigiano, aveva invitato gli spettatori a imprimere di propria iniziativa l'impronta digitale sulla carta d'identità, per protestare contro le proposte di Bossi, non risparmia aspre critiche sulla poco lungimiranza della politica leghista del comune di Treviso. «Si è voluta una città bianca- dice-, è una scelta politica. Il comune di Treviso si rifiuta di ospitare immigrati che lavorano nei comuni limitrofi? Eppure anche noi, locali, scegliamo il comune dove vivere e ci spostiamo a seconda delle esigenze. Perché allora impedire di fare la stessa cosa ai lavoratori stranieri?». Il problema dell'accoglienza ai lavoratori immigrati a Treviso è lasciato volutamente irrisolto da troppo tempo. Perché meravigliarsi delle conseguenze? Paolini sta seduto un po' ai piedi di una colonna. Guarda i bambini giocare con le stuoie colorate. I discorsi contano poco, di fronte a una situazione che sembra aver imboccato un vicolo cieco. (m.s.)
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

 

 

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