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  1. #1
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    Predefinito Globalismo e antiglobalismo

    Ho finito proprio oggi un articolo di David Held e Anthony McGrew, pubblicato in volume dal Mulino (Globalismo e antiglobalismo, Bologna 2001).

    Nel primo capitolo si delineano brevemente i significati che sono stati dati al termine "globalizzazione". Vi riporto il passo:


    "Non esiste un'unica definizione accettata di globalizzazione. Come tutti gli altri concetti chiave delle scienze sociali, il suo significato preciso rimane al centro della discussione. La globalizzazione è stata variamente concepita come:

    - Una azione a distanza, secondo la quale gli atti posti in essere da soggetti sociali in un ambito locale vengono ad assumere conseguenze significative per soggetti lontani;

    - Una compressione spazio-temporale, con riferimento al modo in cui la comunicazione elettronica erode, con la sua istantaneità, i limiti della distanza e del tempo nelle interazioni e nelle organizzazioni sociali;

    - Una accelerazione dell'interdipendenza, intendendo con questo una intensificazione dei livelli di interconnessione tra economie e società nazionali cosicché eventi che hanno luogo in un paese hanno un impatto diretto anche sugli altri;

    - Infine una contrazione del mondo, cioè l'erosione dei confini e delle frontiere geografiche per effetto delle attività socioeconomiche.

    Tra i numerosi significati ad essa attribuiti, vi sono inoltre quello di integrazione globale, di riassetto delle relazioni di potere interregionali, di crescita della consapevolezza delle condizioni globali dell'umanità ed infine, di intensificazione delle interconnessioni a livello regionale."

    A quale delle sopradette definizioni pensate quando sentite la parola globalizzazione?

  2. #2
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    Predefinito Re: Globalismo e antiglobalismo

    Originally posted by Red River
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    - Una azione a distanza, secondo la quale gli atti posti in essere da soggetti sociali in un ambito locale vengono ad assumere conseguenze significative per soggetti lontani;
    Vero. Si viene a creare una coscienza "globale". Però tutto questo nasce dal basso: il ricomporsi delle lotte sulla scena mondiale, avvenuto negli anni '80-'90, è stato assolutamente formidabile. Avevamo avuto delle lotte importanti (da Tien-a-men alla Corea, dall'Indonesia a Los Angeles, dal Chiapas alle lotte di Parigi del '95), che avevano ormai identificato il potere mondiale come avversario. Un esempio su tutti: nell'inverno '95 a Parigi, in quella "Comune sotto la neve" prese forma una lotta che ben al di là della semplice difesa cittadina del trasporto pubblico, esaltava l'auto-riconoscimento sovversivo dei cittadini delle metropoli mondiali. Ogni lotta si inserice in un disegno globale e produce una nuova coscienza "globalista". Niente oramai può fermare questa tendenza, quella del "pensare globalmente e agire localmente".

    - Una compressione spazio-temporale, con riferimento al modo in cui la comunicazione elettronica erode, con la sua istantaneità, i limiti della distanza e del tempo nelle interazioni e nelle organizzazioni sociali;
    Vero. Più nello specifico la comunicazione diventa assolutamente protagonista dell’estensione dei mercati e del loro costituirsi come rete e diventare globali. Diventa il vero strumento di proliferazione di significanti deterritorializzati e invasivi, circolanti e capillari attraverso cui la globalizzazione gestisce l’intera società sopprimendo qualsiasi alternativa localistica.

    - Una accelerazione dell'interdipendenza, intendendo con questo una intensificazione dei livelli di interconnessione tra economie e società nazionali cosicché eventi che hanno luogo in un paese hanno un impatto diretto anche sugli altri;
    La connessione non è tanto fra "nazioni" e "nazioni", bensì fra "nazioni" e un nuovo ordine mondiale che nasce dai vecchi organismi internazionali di gestione keynesiana: il WTO, il FMI la Banca Mondiale.

    - Infine una contrazione del mondo, cioè l'erosione dei confini e delle frontiere geografiche per effetto delle attività socioeconomiche.
    Falso. La tendenza è questa, ma almeno per adesso non c'è alcuna "erosione" frontiere geografiche, bensì le frontiere si alzano (il numero degli stati cresce sempre di più a causa di una frammentazione, vedi ex-jugolsavia). Sono le frontiere "economiche" che si dissolvono. Sappiamo tutti come ad esempio "Senghen" sia strumentale a una logica di mercato e non di movimento dei soggetti e delle culture.

    Quindi gli Stati-Nazione non spariscono, ma si trasformano, ovvero si trasforma la sua "sovranità" che viene a mancare. Diventano, non più "esecutivi", ma terminali di un ordine mondiale che sta al di sopra di loro. Il loro ruolo oggi è quello riduttivo, di essere uno strumento di controllo interno.

    Almeno in questa fase è così: le Nazioni cercano di fermare il globalismo culturale e sociale attraverso, ad esempio leggi, sull'ìmmigrazioni. Che poi realmente lo Stato-Nazione possa riuscire a fermare questa istanza di "fine delle frontiere" è altra cosa, e da parte mia, non è affatto auspicabile. Anzi.

    Tra i numerosi significati ad essa attribuiti, vi sono inoltre quello di integrazione globale, di riassetto delle relazioni di potere interregionali, di crescita della consapevolezza delle condizioni globali dell'umanità ed infine, di intensificazione delle interconnessioni a livello regionale."
    Tutto molto auspicabile.

    Paddy G.
    "Vogliamo distruggere tutti quei ridicoli monumenti del tipo "a coloro che hanno dato la vita per la patria" che incombono in ogni paese e, al loro posto, costruiremo dei monumenti ai disertori. I monumenti ai disertori rappresentano anche i caduti in guerra perchè ognuno di loro è morto malidicendo la guerra e invidiando la fortuna del disertore. La resistenza nasce dalla diserzione"

    Partigiano antifascista, Venezia, 1943





  3. #3
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    Predefinito

    E' importante capire come almeno quattro processi diversi siano stati definiti con lo stesso termine.

    Mi pare di individuare due sensi in cui andare, cioè se il termine globalizzazione è qualcosa di generale che indicare tutti questi quattro processi, oppure se viene utilizzato in maniera superficiale e non è adatto ad indicare questi processi.

 

 

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