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    Arrow Caso Treviso:G.A.Stella tenta di confondere le acque

    Le gesta del leghista Gentilini e la memoria veneta
    GLI ANTENATI DI SUPER G


    «Basta con l'invasione delle Pelli-oliva!». Se fosse emigrato lui, pochi decenni fa, in un paese di xenofobi parenti suoi qual era l'Australia, il sindaco trevisano Giancarlo Gentilini si sarebbe trovato davanti a titoli come questo, d'un giornale di Melbourne. Era il 1925 e quei sud-europei «troppo piccoli e troppo scuri di carnagione» che potevano «contaminare la purezza della razza bianca chiamata a governar l'Australia», come aveva gentilinamente spiegato il premier Alfred Deakin, erano di «razza Piave». Quella che lo «sceriffo» veneto teme che oggi sia «annacquata» dagli immigrati, «gente che a casa sua era inseguita dalle gazzelle e dai leoni». Di «razza Piave» erano allora gran parte dei tagliatori di canna da zucchero del Queensland, dei cercatori d'oro di Kalgoorlie (teatro nel 1934 di una orrenda caccia all'italiano con morti e devastazioni), dei vignaioli della Riverina. Brava gente, onesta, lavoratrice. Bollata dagli «sceriffi» australi con le stesse accuse: «si ammassano come animali», «sono un vivaio di malattie fisiche e sociali», «inquinano la razza».
    Sono anni che il sindaco del capoluogo veneto le spara grosse.
    Un giorno barrisce che i clandestini vanno deportati «con i vagoni piombati» (con un occhio benevolo solo per le prostitute «navi scuola della gioventù»), un altro sbuffa che lo scrittore Comisso «in fondo el gera reciòn», un altro ancora avverte gli ulivisti che saranno fatti fuori come i conigli con «un colpo secco alla nuca per non farli soffrire». E sono anni che, mentre le sinistre insorgono scandalizzate, le destre la buttano sullo scherzo: è fatto così, non va preso sul serio, fa solo delle battute...
    Stavolta, furente d’indignazione, gli si è levato contro anche il vescovo di Treviso, Paolo Magnani, che già l'altro ieri aveva portato la sua solidarietà ai marocchini senza casa accampati sul sagrato del Duomo: «Provocazione per provocazione, la "razza Piave" la annacqua Gentilini». Lui ha fatto spallucce. E dopo aver spiegato al vescovo come dovrebbe fare il vescovo («non vogliamo l’inquinamento da parte di altre religioni»), è tornato a cantare le lodi della sua «razza Piave, stirpe che è stata onesta, lavoratrice e rispettosa delle leggi». Di più: una gens che ha dimostrato in ogni dove la sua «superiorità».
    Cosa ne pensino Fini, Casini o Berlusconi, che qualche mese fa a «Porta a porta» sbuffò contro le accuse ai leghisti di xenofobia («Ma perché questa parola dovrebbe avere un significato così negativo?»), si vedrà. Certo è che, nel suo furioso ringhiare contro gli immigrati Gentilini ha toccato temi che i 5 milioni e mezzo di veneti e friulani (tra cui circa 600 mila trevisani) partiti da quelle terre un tempo poverissime per andare «a catàr fortuna» in Paesi ostili, hanno provato sulla loro pelle.
    «Super G», com’è affettuosamente chiamato dalla Padania , dice che «le donne e i bambini» extracomunitari «devono ritornare a casa» perché sono solo un peso? Leggete cosa scriveva 30 anni fa James Schwarzenbach, lo svizzero che scatenò una violenta campagna di odio contro di noi: «I vecchi, le mogli, i figli degli italiani sono braccia morte che pesano sulle nostre spalle. Che minacciano nello spettro d’una congiuntura lo stesso benessere dei nostri cittadini. Dobbiamo liberarci del fardello. Respingere dalla nostra comunità immigrati che abbiamo chiamato per i lavori più umili e che nel giro di pochi anni, dopo il primo smarrimento, si guardano attorno e migliorano la loro posizione sociale».
    Trentamila bambini nascosti, avevamo ancora negli anni Settanta in Svizzera: trentamila bambini siciliani e pugliesi e «razza Piave» che, come dimostrò un libro di Marina Frigerio e Simone Burgherr mai edito in Italia ma fatto conoscere sul Corriere da Maurizio Chierici, erano costretti dalle leggi svizzere (avverse ai ricongiungimenti) a vivere chiusi in casa come Anna Frank e frequentare scuole clandestine.
    «Super G» declama che, a differenza dei nostri immigrati di oggi, agli emigrati veneti e friulani «davano una baracca e di una baracca facevano una reggia»? Il regio ispettore Giacomo Pertile ha lasciato resoconti diversi. Spiegava d’aver visto alla vigilia della Grande Guerra in Germania, dove i nostri erano in quel momento quasi tutti «razza Piave», dormitori «che sembravano stalle dove dovevano abitare circa 50 operai. Non aria, non luce; il letto consisteva in un vecchio pagliericcio indecente. L'aria era umida, corrotta, fetente, irrespirabile; solo degli animali potevano vivere là dentro». Al Sempione, denunciava ancora, i nostri stavano in «due o tre per letto» ma «in quegli stessi letti, a una mezz’ora di intervallo, dormivano in egual numero e nello stesso modo altrettanti operai appartenenti alla squadra di minatori a cui i primi dormienti avevano dovuto succedere nella galleria!». In Belgio, scrive in Sopravvissuti per raccontare Abramo Seghetto, dormivano «come nei pollai» in «cantine» come a Flenu con «1.800 letti e due cessi».
    Quanto al degrado sanitario, alla stazione di Basilea gli italiani accusati di «pisciare dalla finestra» erano così malvisti che nei primi decenni del Novecento (e si trattava ancora nella stragrande maggioranza di lombardi, piemontesi, romagnoli, veneti, friulani) non avevano neppure accesso alla sala d’aspetto di terza classe. Ne costruirono due o tre in fila, solo per loro, sempre più lontane e immonde. Dove, spiega un rapporto di polizia pubblicato dallo storico Peter Manz, «carta, bucce d’arance, resti di cibo d’ogni genere, pelli di salumi etc... erano sparsi in gran quantità sulle panche, sui tavoli e sul pavimento. Le tazze dei gabinetti erano in parte stracolme di carta e di feci; sul pavimento si trovavano masse di feci poiché i servizi igienici non venivano più usati dalle persone che defecavano sul pavimento». Prenda nota, lo «sceriffo». Un conto è il sacrosanto dovere di mantener l’ordine e il decoro di una città, che tutti gli riconosciamo, un altro il razzismo. O anche i suoi e i nostri nonni erano «inseguiti da gazzelle e leoni»?

    di GIAN ANTONIO STELLA


    Egregio Stella e' proprio sicuro che le "pelli-oliva" erano di origine veneta?
    E' "furbo" il sign.Stella,tenta di confondere le acque,di mettere tutto nel calderone,ma anche un bambino capirebbe che le cose non sono affatto come Stella tenta di descriverle.

    G.A.Stella questo pezzo d'articolo glielo dedico volentieri:


    "While we are inviting such people as we can use in our industrial districts and farms, I, as Governor of the State, am particularly anxious to avoid a too great influx of people whom it will be impossible to assimilate. We prefer very greatly the northern Europeans, but could use handsomely to their profit and to the profit of our people, some from northern Italy, say those raised on farms and desirous of a similar life here....I am certain that we do not want and we should insist that we do not get, people from the southern parts of Italy and the southern and eastern parts of Europe."
    "On the other hand, it must be noted that the most successful settlements have been those of northern Italians; that the greater desirability of the northern Italian is recognized wherever experience has been had..."


    Da "Immigration and the South" by Robert DeCourcy Ward, The Atlantic Monthly; November 1905; Volume 96, No. 5; pages 611-617.Volume 96, No. 5; pages 611-617.


    Stella lei non è un giornalista,ma solo un pizzarolo.

    •   Alt 

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  2. #2
    piemonteis downunder
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    Per l'Australia rispondo con calma fra poco, per il momento
    ecco un documento relativo all'immigrazione in USA:

    How to Determine Race or People: The Instructions

    Report of the Commissioner General, 1906: additional "Instructions for Filling Alien Manifests".

    "Thus, the first order of business is to distinguish the European subgroups from the larger,
    more basic black-white division, and to reassert a variant of the one-drop rule. In fact, only
    one other distinction was noted for "special attention." The Italians, the largest immigrant
    group of the period, are to be distinguished into Northern and Southern according to their
    origins as natives of various provinces of Italy "and their descendants whether residing in
    Italy. . . or any other country." Most of the Northern Italians "speak a Gallic dialect of the
    Italian language."

    tratto da "Race or People": Federal Race Classifications for Europeans in America, 1898-1913
    di Joel Perlmann (2001)

  3. #3
    piemonteis downunder
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    Adesso veniamo all'Australia visto che mi riguarda
    direttamente.


    >Era il 1925 e quei sud-europei «troppo piccoli e troppo scuri di carnagione»
    >che potevano «contaminare la purezza della razza bianca chiamata a governar l'Australia»,
    >come aveva gentilinamente spiegato il premier Alfred Deakin, erano di «razza Piave».

    Deakin e' morto nel 1919. Quando Deakin diceva
    quelle cose riguardo alla razza bianca (era
    il 1900-1901) si riferiva ai Cinesi, non
    ai Veneti. Ok, era razzista lo stesso,
    ma perche' Stella ha mescolato le acque cosi'?
    (Il razzismo contro i cinesi era allora
    condiviso da destra e sinistra, laburisti
    e conservatori, cristiani ed ebrei).

    Immigrati europei non anglo-irish sono
    sempre stati abbastanza ben accolti in Australia,
    eccetto nel periodo fra il 1919 e il 1930
    quando c'era la maggiore ostilita'.
    Ho cercato negli archivi di vari giornali
    e documenti governativi attorno al 1925 per vedere se quella
    frase citata da Stella («troppo piccoli
    e troppo scuri di carnagione»
    ) esisteva,
    e se si riferiva veramente ai veneti.

    Ecco cosa ho trovato:

    Attorney-General's Department, `Misuse of Letters of Recall. Italian Immigration' [14 pages, 1927]
    -------------------------------------------------
    This item contains a letter from the Inspector, Investigation Branch, Melbourne, November 1927, regarding two cases illustrating
    that, in his opinion, some local supervision of applications for the admission of `aliens' under the Letter of Call system (Atto di
    Chiamata) was needed. (The Atti di Chiamata - or letter of call was a nomination system whereby Italians residing in Australia
    could apply for the admission of a countryman through the Italian Consul-General, who if satisfied, issued a paper to approved
    applicants bearing an endorsement of the landing permit). Certain criticisms of this system in relation to Southern Italians are made.
    The letter cites incidences where large and various amounts were paid for the Atti di Chiamata and that one immigrant had not met
    his guarantor either before or since he had emigrated. Related notes on the traffic in Letters of Call and an article from Truth,
    22 October 1927, headed `Italians fight death duel with hooks' relating to an alleged murder case involving southern Italians are
    included.

    (National Archives of Australia, B741, V/4249)


    Attorney-General's Department, `Alien Immigration Reports' [21 pages, 1927]
    ------------------------------------------------
    This contains reports for the Commonwealth Investigation Branch by William Weale to Inspector R S Browne, on `alien immigrants'
    arriving in Melbourne by German, Italian and French vessels in 1927. One refers to the migrants who arrived on the Re d'italia in
    1927 as `of a most undesirable nature as far as physique, stature and general appearance go. They appeared to be mostly undersized
    dark southern Italians, and one can safely state the scum of Southern Italian ports.'
    The report draws attention to the extreme
    poverty of the immigrants and the apparent guarded nature of the Italian officials of the ship. Other descriptions of a more favourable
    nature - women and children coming to join their husbands and fathers, Polish and Palestine Jews, Yugoslavs, Czechs and Northern
    Europeans, boys and girls brought out by the Salvation Army ship Vedic. The reports also contained comments on the
    accommodation, conditions, general cleanliness of the vessels and the events of the journeys as reported by the ships' officers.

    (National Archives of Australia, B741, V/4192)


    documenti conservati nel National Archives of Australia,
    CORRESPONDENCE FILES, SINGLE NUMBER SERIES WITH `V' (VICTORIA) PREFIX, 1924-62,
    Melbourne Library.


    Eccola qui dunque la frase di Stella,
    They appeared to be mostly undersized
    dark southern Italians, and one can safely state
    the scum of Southern Italian ports.'
    , altro che "razza Piave".

    Notare anche che il min Interno e min Immigrazione
    tenevano statistiche separate per gli immigrati
    dal Nord e dal Sud Italia in Queensland.

  4. #4
    stanziale
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    ho segnalato a Stella questa interessante pagina.
    Spero vi risponda.

  5. #5
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    Stella è bravo, e non ha tutti i torti quando critica certe espressioni di Gentilini. Non voglio attaccarlo (Gentilini), ma certamente bisogna riconoscere che se avese fatto le stesse cose, rilasciando dichiarazioni un filino più decorose, sarebbe stato perfetto. In ogni caso, la tesi immigrazionista di Stella (così come il paragone tra l'immigrazione dal Terzo Mondo di oggi e quella "italiana" di inizio secolo) è insostenibile. Non foss'altro perchè nessuno si è mai sognato (per fortuna!!) di scaricare gli immigrati "italiani" sul welfare americano, australiano e quel che era. E questo ha permesso a tanti veneti, lombardi, liguri (ma anche, bisogna ammetterlo, emigrati dal Mezzogiorno) di farsi strada e diventare, se non ricchi, almeno benestanti. Al contrario, l'immigrazione dal Terzo Mondo di oggi rischia di far collassare il welfare state, e di essere completamente slegata dalle reali esigenze del mercato.
    "Non spargerai false dicerie; non presterai mano al colpevole per essere testimone in favore di un'ingiustizia. Non seguirai la maggioranza per agire male e non deporrai in processo per deviate la maggioranza, per falsare la giustizia. Non favorirai nemmeno il debole nel suo processo" (Esodo 23: 1-3)

 

 

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