I MANTENUTI DELLA DEMOCRAZIA (OSSIA I MANTENUTI DEL REGIME)

di Iuri Maria Prado, da LIBERO del 26/07/2002

La nuova legge sul finanziamento pubblico dei partiti si capisce che è pessima già per come la giustificano, e cioè con l’argomento che la "politica costa". Perché è vero che costa, solo che i finanziamenti pubblici non hanno mai finanziato la "politica", ma i "partiti". E i "partiti" non sono la "politica", o almeno non sono la politica di cui un Paese ha bisogno.

E’ giusto – ma non s’è mai fatto – che risorse anche ingenti siano destinate a soddisfare il diritto dei cittadini a organizzarsi, a partecipare alla vita pubblica, a mettere in campo iniziative d’informazione, di contestazione e controllo del potere. Ed è giusto – ma neppure questo s’è mai fatto – che altrettante risorse siano destinate a rendere conoscibili e trasparenti le Istituzioni, di modo che il cittadino sappia come lavora lo Stato che gli chiede di pagare le tasse e di rispettare le leggi. Tutta questa roba sì che costa, e sì che meriterebbe investimenti di denaro pubblico anche più importanti rispetto a quelli (comunque elevatissimi) che i partiti si sono assicurati con quest’ultimo provvedimento preso con l’accordo di (quasi) tutti. Ma appunto non è per garantire ai cittadini questi servizi (di partecipazione all’attività politica e di accessibilità delle Istituzioni) che tutto questo denaro pubblico, ancora una volta, è dirottato. E’ invece per garantire ai partiti di mantenere le loro strutture costosissime e la loro presenza di potere, quelle e questa assolutamente inutili al cittadino, e semmai per lui dannose perché sono proprio i partiti politici a escludere il cittadino dalla possibilità di contribuire alla politica del Paese e a impedirgli di controllare il lavoro delle istituzioni.

L’idea è che i partiti costituiscono il momento di collegamento tra cittadini e la "politica". Ma la realtà è che i partiti, così come hanno preso forma e potere in Italia, semmai tengono lontani i cittadini dalla politica. E c’è anzi una gara dei partiti a far spudoratamente schifo, a disgustare: che è un modo piuttosto ignobile, ma dopotutto efficace, per proseguire sicuri nel loro monopolio. La legge sul finanziamento pubblico trova dunque forza in questo pregiudizio inaccettabile: che debba per forza esserci coincidenza tra la "politica" e i "partiti" (gli innumerevoli partiti italiani), mentre è solo una disgraziata evenienza di questo Paese. Che "sia" così non ci piove: ma che "debba" essere così non sta scritto da nessuna parte (se non in questa pessima legge). E che sia "giusto" così non lo dicono nemmeno i partiti, che, infatti, chiamati a giustificare questo ennesimo colpo di mano , tirano in mezzo "il costo della democrazia". Ma quella è – o almeno dovrebbe essere – un’altra cosa. Un’altra cosa che davvero non si ritrova (piuttosto affonda) in questo mare di stipendi ai burocrati di partito.