Un esempio di globalismo: il pregiudizio antiamericano


di Diego
Gabutti

Un fondamentalismo-relitto della guerra fredda
Trasforma tutte le sue ossessioni in metafisica
E prolifera soprattutto negli Stati Uniti
Sono le ironie della storia e della geografia...


Si vedranno (e forse un po' si patiranno) nei prossimi giorni a Venezia una serie di "cortometraggi" d'autore girati in memoria e a commento degli attentati dell'11 settembre a Washington e New York. Uno lo firma Sean Penn, regista mediocre, attore un po' così. Protagonista è il vecchio Ernest Borgnine, classica maschera hollywoodiana, nella parte d'un poveraccio che, quando crollano le due torri, torna a vedere il sole e un cielo finalmente sgombro: le Twin Towers, odiosi simboli del tallone di ferro globalista che opprime il mondo, fino a quel momento avevano rubato la luce a lui e ai gerani del suo davanzale, che adesso cominciano a fiorire. Ecco un cortometraggio e una morale della favola che piacerebbero a bin Laden e ai suoi mullah.

Gli piacerebbero, probabilmente, anche gli altri cortometraggi della serie, dove abbondano i terroristi suicidi che si sacrificano per il progresso dei popoli, i processi all'imperialismo cannibale della Casa Bianca e gli acuti da melodramma islamista. Come in certi processi per stupro, quando lo stupratore viene assolto perché era stato provocato dal decolleté troppo audace della donna violentata, anche le stragi dell'11 settembre, agli occhi della cultura pseudoantagonista e radical chic, sono da rubricare alla voce "l'uomo non è di legno".

Lasciamo da parte il cinema, che un giorno racconta le avventure di Roger Rabbit a Cartoonia e il giorno dopo, variando appena il menù, quelle d'Ernest Borgnine e dei suoi gerani a Manhattan. Niente di grave o d'importante. È soltanto cinema. Ma il fondamentalismo antiamericano, al quale i cortometraggi veneziani fanno oggi da trailer, è invece un gigantesco fenomeno sociologico. Soprattutto da noi, in Occidente, l'antiamericanismo è una specie di febbre del sabato sera, anzi una divorante passione sportiva, di cui imita le forme e gli umori, dal look inconfondibile all'eterno digrignar di denti.

Malamente sopravvissuto alla fine della guerra fredda, scampato con una scrollata di spalle alle catastrofi d'un secolo di socialismi nazionalisti e internazionalisti, il fondamentalismo antioccidentale e antiamericano è la Cartoonia delle rivoluzioni e, come le religioni rivelate sotto le cui bandiere ha cercato ultimamente riparo, è ormai puro oppio dei popoli. Trasforma ogni sua campagna politica (che si tratti dell'ambiente o di qualsiasi altra cosa, della guerra al tabagismo come delle crociate contro l'ingegneria genetica) in un'ossessione metafisica. Parla per rivelazioni e per scomuniche come il dio biblico. Come Fox Mulder e Diana Scully, gli eroi paranoici degli X file televisivi, vede ovunque complotti e cospirazioni e conosce l'autentica natura dei suoi nemici, che non sono mai umani ma sempre alieni, demoni, lupi mannari, vampiri e satanisti.

Ma c'è dell'altro: il fondamentalismo antiamericano è anche un fenomeno generale e planetario, con le sue multinazionali (religiose) e i suoi simboli universali (ieri la falce e martello del socialismo reale, oggi la Spada dell'Islam e il fazzoletto sul viso che i militanti no global e zapatisti hanno scippato ai banditi che assaltavano le diligenze nei film western). Esattamente come la Coca-Cola e le catene del fast food, di cui senza temere il ridicolo ostenta di temere la minaccia, il fondamentalismo antiamericano è un fenomeno globale, con i suoi logo e i suoi centri di comando, i suoi jingle pubblicitari e le sue filosofie.

Ma l'antiamericanismo fondamentalista è soprattutto un fenomeno americano. È negli Stati Uniti, infatti, che dagli anni sessanta in poi sono state affilate le armi dialettiche che oggi Sean Penn e gli altri, in nome della cultura radical chic, puntano contro l'America dalla trincea un po' patetica del Festival di Venezia. Da noi in Europa gli argomenti tradizionali della jihad antiamericana sono finiti in cocci insieme alle statue di Lenin e al Muro di Berlino.

Quanto all'islamismo radicale, che agita le sue bandiere nelle baraccopoli del mondo, non ha mai fatto né mai farà proseliti a ovest dei pozzi di petrolio. È nell'America del politically correct , delle ormai attempate controculture di sinistra, dei Freak Brothers e del Popolo di Seattle che il moderno fondamentalismo antiamericano affonda oggi le sue radici. Sono le ironie della storia e della geografia. Ironie nichilistiche, che oscurano la realtà peggio di quanto le Twin Towers, nell'apologo di Sean Penn, oscurassero il davanzale d'Ernest Borgnine.