Negli anni scorsi la magistratura ha assunto un ruolo politico che va ridimensionato
Pubblicato su Panorama 22 agosto 2002, n.34
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"Approfondiamo il tema da un punto di vista politico e istituzionale. Negli ultimi 10 anni la magistratura inquirente di alcune procure, e in particolare quella milanese, ha assunto una funzione obiettivamente politica. I procuratori hanno dato interviste, scritto libri e articoli, pronunciato discorsi clamorosi, condizionato con il loro veto i lavori del Parlamento e manovrato con straordinaria discrezionalità lo strumento della obbligatorietà dell'azione penale. Il Consiglio superiore della magistratura, vale a dire l'organo da cui era lecito attendersi che alcune di queste iniziative venissero redarguite e sanzionate, le ha di fatto condonate e approvate.
Grazie a questa anomalia il rapporto tra i maggiori poteri dello Stato (legislativo, esecutivo, giudiziario) si è fortemente alterato a vantaggio del terzo. Molti esponenti del centrosinistra ne sono consapevoli, ma nel loro campo, quando erano al governo, ha prevalso la tesi che i procuratori stavano colpendo principalmente gli avversari e che era meglio lasciarli fare.
Tocca al centrodestra, quindi, raddrizzare i rapporti fra i poteri dello Stato, ed è questo, tra gli altri, l'obiettivo della riforma preparata dal guardasigilli. Ma il governo, contemporaneamente, ha deciso di presentare in Parlamento alcune specifiche leggi in materia di falso in bilancio, rogatorie e legittimo sospetto. Le prime due colpiscono gli strumenti di cui le procure si sono maggiormente servite, la seconda tende a ridurre il ruolo e l'influenza della procura milanese.
Nessuna di queste tre leggi è liberticida e due di esse (quella sulle rogatorie e sul legittimo sospetto) potrebbero addirittura definirsi "garantiste". Ma il governo non sembra avere sufficientemente calcolato il fatto che l'opposizione, una larga parte della pubblica opinione e la stampa internazionale avrebbero visto in queste iniziative un obiettivo specifico: proteggere il presidente del Consiglio e alcuni suoi amici dai processi in cui sono coinvolti. A me sembra che il danno politico derivante da queste leggi sia notevolmente superiore ai vantaggi giuridici che gli interessati ne ricaveranno".
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