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  1. #21
    100% sardu
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    http://web.tiscali.it/dgo/spagna/home.htm


    La dura repressione, selettiva e di massa, nel Paese Basco costituisce una caratteristica strutturale dell'attuale apparato statale spagnolo, comprendendo l'azione illegale dei suoi funzionari che si traduce nelle torture inflitte ai detenuti, nello "sparare per uccidere" contro i militanti, nei pestaggi sporadici ed ingiustificati dei prigionieri e nell'organizzazione di attività paramilitari, il tutto con la collaborazione più o meno evidente, a seconda dei momenti storici, dello stato francese.

    Senza una forte repressione questi stati non potrebbero continuare a negare al popolo basco il suo diritto all'esistenza, non sarebbero in grado di contenere la sua protesta.
    Il rapporto di Amnesty International relativo al 1993 termina con alcune parole che ci consentono di mettere il tema della tortura in relazione con un'altra pratica ingiusta della polizia spagnola; il documento infatti, si conclude facendo riferimento ai "presunti omicidi perpetrati dalle forze di sicurezza in circostanze controverse o non fatte oggetto di indagini adeguate in Spagna".
    I presunti omicidi a cui ci si riferisce sono quelli relativi all'uccisione ingiustificata di militanti baschi al momento della loro cattura. Di fatto si verificano dei casi nei quali la polizia uccide il militante pur avendo la possibilità di limitarsi al suo arresto senza correre alcun rischio: è la pratica che solitamente si definisce "sparare per uccidere" o "fucilazione coperta", una pratica illegale quanto la tortura alla quale, però, non fanno MAI seguito critiche ufficiali, divenendo pertanto una prassi illecita ma di fatto quantomeno consentita...

    Ecco alcuni casi verificatesi fino al 91 (non siamo attualmente in possesso dei dati degli ultimi anni, li stiamo cercando..):
    16.02.84 BARAKALDO INAKI OJEDA
    22.03.84 PASAIA PADRO MARI ISART
    22.03.84 PASAIA RAFAEL DELAS
    22.03.84 PASAIA JOSE' MARIA IZURA
    22.03.84 PASAIA DIONISIO AIZPURU
    15.06.84 HERNANI JUAN LUIS LEKUONA
    15.06.84 HERNANI AUGUSTIN ARREGI
    07.08.84 OIARTZUN EDUARDO IRIZAR
    13.08.84 LASARTE PABLO GUDE
    15.01.86 SAN SEBASTIAN ALEJANDRO AUZMENDI
    15.01.86 SAN SEBASTIAN BAKARTXO ARZELUS
    15.01.86 SAN SEBASTIAN LUIS MARIA ZABALETA
    23.07.87 PASAIA LIZIA ORIGOITIA
    23.09.88 SAN SEBASTIAN MIKEL KASTRESANA
    16.09.89 IRUN MANU URIONABARRENETXEA
    16.09.89 IRUN JUAN OIARBE
    25.06.90 LUMBIER SUSANA ARREGI
    25.06.90 LUMBIER JON LIZARRALDE
    18.09.90 PAMPLONA MIKEL CASTILLO
    30.05.91 LLICA D'AMUNT (Catalogna) JOAN CARLES MONTEAGUDO
    30.05.91 LLICA D'AMUNT (Catalogna) JON FELIX EREZUMA
    17.08.91 SAN SEBASTIAN JOKIN LEUNDA
    17.08.91 SAN SEBASTIAN INAKI ORMAETXEA
    17.08.91 SAN SEBASTIAN PATXI ITZIAR
    29.08.91 BILBAO JUAN MARI ORMAZABAL

    Questa lista non è, quindi, quella dei militanti baschi uccisi dalla polizia, che sarebbe molto più lunga (circa 150 persone dalla nascita di Eta), ma solo quella di coloro che sono stati uccisi senza che ciò fosse conseguenza di un conflitto a fuoco, vale a dire quella di coloro che avrebbero dovuto semplicemente essere arrestati.

    •   Alt 

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  2. #22
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    TUTTE PAROLE,SEMBRI CASARINO QUANDO GLI SPARAVANO I PROIETTILI DI BAZOOKA.
    PERDU,MA NON SEI CAPACE DI SOSTENERE LE TUE IDEE SENZA MENDICARE PIETA' E COMPRENSIONE?
    DEVI PER FORZA INVENTARTI CHE LA POLIZIA TI PICCHIA E TI STUPRA LA DONNA?
    MA DI CHE VUOI ESSERE INDIPENDENTE PERKE' COSI' TI GIRA IL CAZZO,AVRAI RISPETTO INVECE CHE RISATE IN FACCIA.

  3. #23
    100% sardu
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    tratto da:
    http://web.tiscali.it/dgo/spagna/home.htm


    Conosciuto per le sue inchieste giornalistiche che hanno smascherato la corruzione e gli abusi di potere dello stato spagnolo, Pepe Rei viene arrestato subito dopo aver pubblicato un articolo che denunciava circonstanziatamente la corruzione dello stesso Garzòn.




    Non è la prima volta che la giustizia spagnola si accanisce contro i giornalisti ed i mezzi di comunicazione baschi. Basta ricordare la chiusura del giornale "EGIN" di cui Pepe Rei era direttore del gruppo d'investigazione, o la chiusura della radio "EGIN IRRATIA". Non è neanche la prima volta che Pepe Rei è incriminato, in diverse occasioni è stato arrestato ed è stato prigioniero del regime repressivo spagnolo.

    ARDI BELTZA

    La rivista si occupa di indagare sulla corruzione interna al sistema spagnolo, investiga sugli abusi compiuti dal potere, rivela i casi di tortura (denunciando i responsabili), è una delle voci del dissenso.

    Sotto presentiamo una dichiarazione della redazione e del gruppo di appoggio ad Ardi Beltza per chiarire (nel caso ce ne fosse ancora bisogno) che la repressione a cui è soggetta è in realtà parte di un ampio disegno politico che vuole costringere al silenzio il popolo Basco.

    1)Ardi Beltza, rivista d'investigazione e denuncia sociale, si limita ad esercitare il diritto alla libertà d'espressione e d'informazione in qualità di mezzo di comunicazione. Svolge questo compito da una posizione di sinistra, indipendentista ed internazionalista della quale ha pieno diritto.
    2) ARDI BELTZA ha per bandiera la veridicità delle informazioni pubblicate ed il rigore professionale. Per tanto la sua redazione è responsabile quanto Pepe Rei a riguardo delle informazioni e dei dossier pubblicati.
    3) ARDI BELTZA è una rivista che assolve tutti i requisiti legali per essere tale... I mezzi di finanziamento sono sostenuti solo ed esclusivamente tramite una raccolta fondi formata da circa 11.000 sottoscrittori.
    L'offensiva mediatica, poliziesca e giudiziaria dello stato spagnolo contro la sinistra indipendentista, i movimenti alternativi ed in definitiva di tutte quelle espressioni sociali che non seguono i dettami del potere si concentra ora su Ardi Beltza.
    Questa pubblicazione conferma di continuare ad informare in libertà, difendendo gli interessi delle persone, settori sociali e popoli oppressi..."


    La vera faccia di Baltasar Garzòn
    Oggi Garzòn mostra una altra volta la sua vera faccia. Quella, per intenderci, che lo ha fatto diventare il giudice che ha guidato il maggior numero di attacchi giudiziari a mezzi di comunicazione, cittadini, politici baschi. Questo "Super Giudice" detiene ed incarcera i giornalisti baschi per il semplice fatto che usano il diritto ad una libera informazione. Come più volte hanno detto anche "Le Madri De Plaza de Mayo" come si può sostenere un giudice che mentre "indaga" sulle dittature Argentine e Cilene, nei Paesi Baschi cancella la libertà di espressione ed i diritti umani.
    La vera faccia di Garzòn è stata smascherata da Pepe Rei nel suo libro "Garzòn, la otra cara" che denunciava le porcate e gli intrighi tra la politica e la giustizia spagnola, in cui questo giudice è implicato.
    Questo, e non altro, è la vera ragione del suo arresto e della campagna contro la rivista.
    Garzòn si accanisce contro Pepe Rei (ed il popolo Basco) per riguadagnare i consensi delle forze più reazionarie ed intransigenti spagnole, proprio quando in molti settori, anche dell'Audiencia Nacional, la sua figura ed il suo operato cominciano ad essere pesantemente criticati.
    La libertà d'espressione è ancora una volta negata.
    L'offensiva brutale della mano della Spagna più reazionaria, manipolando la realtà del popolo basco, vuole imporre il suo pensiero unico, come dimostra la destituzione del direttore di Telemadrid, per aver trasmesso una serie di speciali "neutrali ed imparziali" sul conflitto basco.
    I media spagnoli, stanno raggiungendo una forma generalizzata di guerra sporca, stravolgendo i fatti, seguendo la logica di neutralizzare i dissidenti ed annullare ogni tipo di manifestazioni contrarie al pensiero unico del potere spagnolo.
    Di fronte a questa pretesa di una società muta e sottomessa, rivendichiamo la libertà d'espressione senza compromessi, come patrimonio irrinunciabile dell'essere umano.
    Denunciamo la presenza di detenuti politici per reati d'opinione, la pratica sistematica delle intimidazioni e delle torture nelle carceri spagnole, nell'assoluta compiacenza dei media spagnoli, se non addirittura da parte di questi una linea demonizzatrice nei confronti di quanti contestino apertamente la guerra sucia spagnola in Euskal Herria.

    ASKATASUNA !

  4. #24
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    WASHINGTON DC/WHITE HOUSE-ANCHE VOI AVETE DEI NERI? (AL PRESIDENTE BRASILIANO FERNANDO CARDOSO, “ESTADO DE SAO PAULO”, 28.4.02)
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    VEDI,SE IL POPOLO SARDO FOSSE MALTRATTATO VOTEREBBE IN MASSA PER I PARTITI INDIPENDENTISTI INVECE BNECCATE SCARSO IL 10%,SEGNO CHE GLI STUPRI DELLA POLIZIA E LE TORTURE DEI CARABINIERI STANNO SOLO NEL TUO CERVELLO E SUI SITI FANTASMA CHE LINKI.
    A PROPOSITO,SEMBRI QUEI BIMBI SCEMI KE DICONO KE UNA COSA E' VERA SOLO PERKE' "STA SCRITTO".......
    CAZZO VUOL DIRE STA SCRITTO.
    A PROPOSITO,BATASUNA ALLE ULTIME ELEZIONI HA "DIMEZZATO" I SUOI VOTI,SEGNO EVIDENTE KE NON LI SOPPORTA PIU' NESSUNO QUEL BRANCO DI ASSASSINI E DELINQUENTI.

  5. #25
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    Originally posted by GEORGE
    TUTTE PAROLE,SEMBRI CASARINO QUANDO GLI SPARAVANO I PROIETTILI DI BAZOOKA.
    PERDU,MA NON SEI CAPACE DI SOSTENERE LE TUE IDEE SENZA MENDICARE PIETA' E COMPRENSIONE?
    DEVI PER FORZA INVENTARTI CHE LA POLIZIA TI PICCHIA E TI STUPRA LA DONNA?
    MA DI CHE VUOI ESSERE INDIPENDENTE PERKE' COSI' TI GIRA IL CAZZO,AVRAI RISPETTO INVECE CHE RISATE IN FACCIA.
    non straparlare.
    tu hai detto che i baschi inventano tutto e io ti ho dimostrato che non è vero.
    uno a zero palla al centro.
    un consiglio, cresci....

  6. #26
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    Originally posted by GEORGE
    VEDI,SE IL POPOLO SARDO FOSSE MALTRATTATO VOTEREBBE IN MASSA PER I PARTITI INDIPENDENTISTI INVECE BNECCATE SCARSO IL 10%,SEGNO CHE GLI STUPRI DELLA POLIZIA E LE TORTURE DEI CARABINIERI STANNO SOLO NEL TUO CERVELLO E SUI SITI FANTASMA CHE LINKI.
    A PROPOSITO,SEMBRI QUEI BIMBI SCEMI KE DICONO KE UNA COSA E' VERA SOLO PERKE' "STA SCRITTO".......
    CAZZO VUOL DIRE STA SCRITTO.
    A PROPOSITO,BATASUNA ALLE ULTIME ELEZIONI HA "DIMEZZATO" I SUOI VOTI,SEGNO EVIDENTE KE NON LI SOPPORTA PIU' NESSUNO QUEL BRANCO DI ASSASSINI E DELINQUENTI.
    nessuno ha mai detto che i sardi vengono picchiati o stuprati........trovami il passo in cui l'affermo......sei patetico....

  7. #27
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    tratto da:
    http://www.ecn.org/reds/baschi0104dittatura.html


    Si parla dei Paesi Baschi (Euskal Herria), sui mezzi di informazione, solo quando ci sono morti e attentati, ed ogni volta si sente dire che ETA é isolata e che per essa i giorni sono contati: e tuttavia questa guerra a bassa intensità continua e
    non se ne vede la fine. E tuttavia l'indipendentismo basco non é rappresentato solo da ETA, ma da decine di associazioni e da varie forze politiche, sociali, giovanili, culturali e sindacali che non praticano la lotta armata; una società civile che ad esempio, unica nello stato spagnolo, si è levata anche contro le leggi anti-immigrati del governo spagnolo.

    Qual é dunque la "verità"? E' vera l'equazione indipendentista = terrorista ? Che cosa succede davvero nel Paese Basco? Quali sono dunque le ragioni del conflitto in corso fra lo Stato spagnolo e gli indipendentisti baschi? E' solo una questione militare o ci sono ragioni politiche di mezzo? Quella basca è una antica questione politica che si trascina da almeno due secoli e che andrebbe affrontata pacificamente ed attraverso il dialogo, sulla base degli accordi e dei trattati internazionali
    che sanciscono il diritto all'autodeterminazione dei popoli, rispettando la volontà democratica dei cittadini baschi.

    Negli ultimi due anni il Paese Basco é stato testimone di una impressionante escalation di avvenimenti degni di una surreale imitazione dei metodi delle più famigerate dittature sudamericane: nel 1998 viene arrestata l'intera dirigenza del partito indipendentista Herri Batasuna, assolutamente legale e che non pratica la lotta armata, con l'accusa di essere dei fiancheggiatori di ETA, perché avevano utilizzato lo spazio televisivo elettorale loro destinato per rendere pubblica una proposta di pace di ETA; a ciò fa seguito la chiusura di un quotidiano a grande tiratura, Egin, e l'arresto di alcuni giornalisti, con la stessa accusa.

    Alla tregua unilaterale proclamata da ETA nel settembre 1998 non fanno seguito reali proposte per una soluzione negoziata del conflitto da parte del governo di Josè Maria Aznar, né un sostanziale cambiamento della situazione; anzi, i membri della
    delegazione di ETA che aveva partecipato agli abboccamenti segreti con i plenipotenziari spagnoli vengono arrestati, e un altro militante basco, Joselu Geresta Mujika, viene trovato "suicidato" (ma il corpo aveva evidenti segni di torture). Seguono mesi plumbei: scioperi della fame di prigionieri politici, l'arresto di membri di varie associazioni (fra cui l'AEK, che si occupa della promozione dell'insegnamento della lingua basca, un cui professore ha tenuto un seminario proprio qui a Bari nel 1999) l'arresto di vari membri della commissione esteri di Herri Batasuna, l'indulto e l'assegnazione di inspiegabili ed ingiustificabili pensioni-premio agli imputati nei processi ai membri ed agli ideatori degli squadroni della morte, i GAL, responsabili della morte di decine di persone (da rappresentanti politici a semplici ed ignari cittadini baschi), arresti indiscriminati e torture nelle carceri e nei commissariati, il ritiro della tregua da parte di ETA dopo 14 mesi e la recente ondata di attentati.

    Ma il colmo si è toccato con la recente approvazione delle nuove leggi speciali sul terrorismo, percui, per i sospettati di terrorismo, anziché la presunzione di innocenza, vale la presunzione di colpevolezza finché non si riesce a dimostrare il contrario; disposizioni "speciali" che annullano anche la legge sui minori e che prevedono pene detentive pesantissime per
    qualsiasi reato di opinione. A ciò hanno fatto seguito l'arresto dei membri della dirigenza dell'organizzazione giovanile Haika,
    l'illegalizzazione di vari movimenti e gruppi sociali che lavorano sul terreno della cultura basca e che praticano la disobbedienza civile e pacifica, sempre con l'accusa di essere dei fiancheggiatori dei guerriglieri, e soprattutto l'arresto del giornalista Pepe Rei, direttore della rivista di investigazione ed inchieste "Ardi Beltza" (pecora nera), "colpevole" di aver svelato gli oscuri legami fra alcuni giornalisti e i potentati economici e militari spagnoli.

    Quest'ultimo arresto, riguardante un personaggio pubblico, ci pare evidentemente un feroce attacco alla libertà di informazione, consumato nel cuore della "civile" Europa. Prove generali queste di ben altre misure alle quali la stampa spagnola di regime sta in questi giorni preparando l'opinione pubblica, come la chiusura di "Ardi Beltza" e l'arresto di dirigenti della coalizione indipendentista di Euskal Herritarrok (18% dei voti) proprio alla vigilia delle elezioni.

    Oggi in Spagna, domani in Italia, qualcuno potrebbe voler mettere il bavaglio alla stampa e limitare le libertà civili e democratiche: contro tutto questo é necessario essere vigili.

  8. #28
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    tratto da:
    http://www.rivistaindipendenza.org/N...01.htm#tortura


    Il 22 di settembre 2001, dopo diversi mesi dalla denuncia di torture subite da parte di decine di detenuti politici baschi, arrestati per reati di opinione e tenuti per giorni in totale stato di isolamento da polizia e Guardia Civil spagnole, finalmente il Comitato per la Prevenzione della Tortura del Consiglio d'Europa è riuscito a visitare otto di questi detenuti.
    -Iratxe Sorazabal, torturata dalla Guardia Civil il 30 marzo 2001.
    -Lierni Armendariz, torturata dalla Policia Nacional nel gennaio 2001.
    -Eider Perez, torturata dalla Guardia Civil nel marzo 2001.
    -Nerea Garro, torturata dalla Policia Nacional il 6 novembre 2000.
    -Harriet Iragi, torturato dalla Guardia Civil il 16 ottobre 2000.Il Comitato ha espresso preoccupazione per la situazione nella quale si trovano i numerosi detenuti baschi in stato "incomunicazione" nelle carceri spagnole. Per questo ha stilato una serie di raccomandazioni dirette al governo spagnolo e volte alla salvaguardia dei detenuti contro i maltrattamenti. Raccomandazioni che solitamente vengono fatte a paesi retti da dittature militari e che certo stridono con l'immagine di libertà e sviluppo che lo Stato spagnolo propaganda di sé in giro per il mondo:
    - fissare nell'arco massimo delle 48 ore il periodo entro il quale comunicare ai familiari l'avvenuto arresto ed il luogo di detenzione;
    - far sì che gli arrestati possano parlare immediatamente con un avvocato difensore, avendo completa garanzia sulla riservatezza del colloquio;
    - far sì che i detenuti abbiano la possibilità di essere visitati da un medico non alle dipendenze delle forze di sicurezza;
    - elaborare un codice di condotta degli interrogatori realizzati dalle forze di sicurezza;
    - registrare elettronicamente gli interrogatori come forma di garanzia per gli accusati e per poter meglio accertare i maltrattamenti.Seppur nel silenzio colpevole e complice dei mezzi di comunicazione di tutta Europa, il Comitato Contro la Tortura del Consiglio d'Europa svolge periodiche visite nelle carceri spagnole. Queste stesse visite sono
    ostacolate in modo "passivo" dalle autorità spagnole e si svolgono nell'assoluta assenza di mezzi di comunicazione in modo tale che mai, o comunque difficilmente, si venga a sapere ciò che di norma accade ad un detenuto politico basco. Raccomandazioni ed informative del Comitato Contro la Tortura rimangono lettera morta mentre gli altri paesi europei continuano ad appoggiare politicamente Madrid.
    Il Comitato contro la Tortura, nonostante le autorità spagnole definiscano false le denunce di torture e maltrattamenti, afferma di aver riscontrato molti casi
    "dettagliati e credibili" secondo la seguente casistica:
    - Colpi ricevuti sulla testa, nei testicoli, sulla schiena, all'addome, sulle braccia, con abbondante presenza di ematomi e con diversi casi di detenuti ricoverati in ospedale mentre vomitavano sangue.
    - La bolsa, cioè chiusura della testa in un sacchetto di plastica fino alle soglie del soffocamento.
    - Applicazione di elettrodi in varie parti del corpo.
    - Il lavatoio: il detenuto viene immerso con la testa in una vasca fino alle soglie del soffocamento.
    I segni dei maltrattamenti erano presenti anche diversi giorni dopo la fine dell'isolamento, mentre in altri casi l'isolamento veniva prolungato fino alla sparizione dei segni di tortura.

  9. #29
    100% sardu
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    tratto da:
    http://www.controappunto.org/interna...iaspagnola.htm

    LA DEMOCRAZIA SPAGNOLA NEI PAESI BASCHI


    In queste ultime settimane sono emersi i primi frutti
    del patto istituzionale siglato dei partiti
    nazionalisti spagnoli Partido Popular (al governo) e
    PSOE (in minoranza); l'accordo, denominato "Patto per
    le libertà e contro il terrorismo", sta mostrando il
    suo vero ruolo: creare nel parlamento spagnolo una
    maggioranza blindata per dare carta bianca all'attacco
    totale contro le rivendicazioni di autodeterminazione
    e di sovranità del popolo basco.

    Avevamo già precedentemente denunciato come questo
    accordo avesse permesso a Madrid di portare il proprio
    attacco nei confronti della cultura basca, colpendo la
    già insufficiente legge per la lingua basca in una
    della province sotto proprio dominio, la Nafarroa.
    Questo proprio quando la maggioranza sociale di questa
    stessa provincia chiedeva sia attraverso canali
    istituzionali sia attraverso la disobbedienza civile e
    la rivendicazione pubblica, una completa e totale
    ufficializzazione dell'euskara su tutto il territorio
    della Nafarroa.

    I fatti intervenuti più recentemente danno un
    ulteriore saggio di ciò che Madrid si prepara a fare.

    E' salito a 14 il numero dei membri della forze di
    sicurezza spagnole (Policia Nacional e Guardia Civil),
    condannati per torture ed appartenenza ai reparti
    paramilitari, indultati dalla magistratura di Madrid.
    Si tratta di alcuni dei pochi assassini e torturatori
    di stato ad essere in carcere, poiché nella maggior
    parte dei casi, a causa degli ordini dell'esecutivo
    del PSOE di Gonzalez e successivamente di quello del
    PP di Aznar, la magistratura ha avuto "ordine" di non
    procedere. Per completezza e per permettere a chi lo
    desideri di portare avanti eventuali approfondimenti
    citiamo i nomi: Julio Hierro, Maria Jesus Fanegas,
    Anibal Machin, Juan Jose Fernandez, Abel Alberto
    Nunez, Jose Luis Fraila, Luciano Garcia, Pedro Laiz,
    Paulino Navarro, Jose Maria Rodriguez, Damian Vinayo,
    Isidro Martinez, Emilio Marino e Carlos Prieto. Essi
    si trovavano in carcere dopo essere stati condannati
    per le torture ai cittadini baschi Ana Ereno, Enrique
    Erregerena, Juan Carlos Garmendia, Mikel Ruiz, Jose
    Ramon Kintana, Kepa Otero Garmendia e Javier
    Fernandez. Alcuni di loro erano implicati nei più
    tragici fatti della "guerra sporca" dei GAL contro
    l'opposizione basca. Julio Hierro era stato già
    condannato per il sequestro di Segundo Marey per poi
    essere indultato dal governo spagnolo. Così come un
    altro dei 14, Anibal Machin, implicato in altre azioni
    terroristiche dei reparti paramilitari che Madrid ha
    continuato e promuovere e finanziare con denaro
    pubblico.

    Il 16 gennaio è stato "dimesso" Silvio Gonzalez,
    direttore dell'emittente televisiva TeleMadrid,
    responsabile di aver trasmesso un reportage dal titolo
    "Los caminos de Euskadi", nel quale veniva data la
    possibilità di esprimere le proprie opinioni a tutte
    le parti politiche presenti nella realtà basca.

    Il 18 gennaio è invece accaduto ciò che mesi di
    campagne mass-mediatiche avevano annunciato: l'arresto
    del giornalista basco Pepe Rei. Pepe Rei è il
    direttore del mensile basco "Ardi Beltza", una rivista
    che si occupa di investigazioni giornalistiche e che
    pubblica tutto quello che i giornali di regime non
    possono e non vogliono pubblicare. Spesso la rivista
    ha smascherato e fatto conoscere le trame finanziarie
    che legano le lobby militari spagnole, gli interessi
    finanziari in Sud America ed in giornali più venduti
    in Spagna in una trama di poteri che gestiscono il
    potere reale, ma soprattutto ha messo in evidenza il
    fatto che tutte queste forze
    politico-economico-militari sono legate da un patto di
    ferro nel quale i propri interessi finanziari
    coincidono con la lotta contro il diritto del popolo
    basco all'autodeterminazione e spesso ne sono il punto
    di aggregazione centrale. Pepe Rei, recentemente
    operato al cuore per l'applicazione di un by-pass, è
    ancora una volta accusato di far parte
    dell'organizzazione indipendentista armata ETA anche
    se in passato ha subito le stesse accuse, è stato
    arrestato, tenuto alcuni mesi in carcere senza
    processo e poi rilasciato senza alcun carico pendente
    ma con l'obbligo di pagare una pesante ed onerosa
    cauzione. Oggi Pepe Rei è ancora in carcere e, pur
    sapendo che stavano per arrestarlo, è rimasto al
    lavoro nella propria redazione fino al momento
    dell'irruzione della Policia Nacional.

    Sempre questa settimana, il 19 gennaio, il presidente
    del governo spagnolo Aznar ha personalmente decorato
    con la Medaglia al Merito Civile uno dei più feroci
    personaggi del regime franchista, Meliton Manzanas,
    all'epoca capo della Brigada Social della Policia
    Nacional nella provincia basca della Gipuzkoa. In
    questi pochi giorni sono state già più di cento le
    vittime delle torture di Manzanas a denunciare questa
    barbarie.

    Questi fatti completamente ignorati dai mezzi di
    comunicazione non sono frutto di casualità, danno
    piuttosto un chiaro segnale politico riassumibile
    prima di tutto nella sospensione di fatto della
    libertà di espressione che colpisce i settori non
    allineati con le politiche di Madrid sia nei Paesi
    Bachi che in Spagna e, soprattutto, trasmettendo
    all'opinione pubblica l'assurda certezza che chi
    uccide e tortura nel nome della causa della "sacra ed
    indivisibile unità del Regno di Spagna" viene decorato
    e messo in libertà mentre chi combatte per la
    liberazione del proprio popolo e per la democrazia è
    invece sempre un "terrorista", anche se non commette
    alcun atto di violenza.

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    http://storiaveneto.scipol.unipd.it/...riPolitici.htm


    4. LA LOTTA DEI PRIGIONIERI BASCHI





    4.1. Premessa

    L'esistenza di un collettivo di circa 600 persone di nazionalità basca private di libertà nelle carceri dello stato spagnolo e francese, uniti a migliaia di esiliati, deportati e perseguitati politici Baschi in ogni angolo del mondo, sono la più chiara evidenza di un grave problema politico non risolto, e l'accumulata sofferenza che sopporta il popolo basco. Il problema non è l'esistenza dei prigionieri politici dato che la radice di esso va molto più in là, sono le condizioni politiche esistenti che provocano come conseguenza questo ampio collettivo di repressi politici nel paese. Per 150 anni, le carceri Spagnole e Francesi, quasi senza interruzione, hanno ospitato patrioti Baschi. Guardando al presente, ci confrontiamo con un Governo Spagnolo che persegue la repressione senza cedere al dialogo e al negoziato. Quale risultato del loro approccio repressivo, anche la proposta di pace Basca è stata interpretata come delittuosa e consequenzialmente repressa: la direzione completa della formazione politica Herri Batasuna è stata incarcerata alla fine del 1997. Nell'estate del 1998 il giornale EGIN e l'emittente radio Egin Irratia sono state chiuse dalla polizia spagnola, in una scalata repressiva che dopo l'arresto dei rappresentanti politici e giornalisti dissidenti ha il chiaro fine di illegalizzare e smantellare l'intero movimento indipendentista Basco. A fronte di questa ondata di repressione cieca la risposta della maggioranza della società basca è stata ferma e chiara: il negoziato e il dialogo saranno l'unico strumento valido per la risoluzione del "conflitto Basco". Il 12 Settembre 1998 rappresenti della maggioranza sociale e politica dell'Euskal Herria, firmarono la dichiarazione di Lizarra Garazi, il cui obiettivo è facilitare il cammino fino a un processo di pace e ad un accordo democratico. Attraverso questo accordo, per facilitare il cammino cominciato dalle forze sociali Basche, l'organizzazione armata Basca E.T.A. dichiarò giorni dopo, il 18 Settembre, un cessate il fuoco unilaterale e indefinito, dimostrando così la sua volontà di risoluzione del conflitto. La società Basca ha autenticato questi due eventi storici nelle elezioni autonome della CAV appoggiando in massa le forze firmatarie di Lizarra Garazi e attraverso la mobilitazione di massa per le strade. Con grande illusione e speranza, i Baschi hanno guardato fino a Madrid, sperando in una risposta favorevole al dialogo che mettesse in marcia un processo di pace. Però, questo accordo e la volontà della maggioranza della società Basca sono stati ignorati dal Governo Spagnolo che nega negoziati di pace verso il riconoscimento di una sovranità del Popolo Basco. I più recenti passi nel sentiero repressivo dimostrano questa totale negazione verso il dialogo che si riflette drammaticamente nella situazione dei prigionieri politici Baschi.







    Grande manifestazione per il rimpatrio dei prigionieri Baschi. Bilbao, 9 Gennaio 1999



    C'è una rivendicazione che corre per le strade, fabbriche, scuole ,..... e tutti gli angoli del paese da circa 5 anni : la richiesta che tutti i prigionieri Baschi (politici o meno) siano rimpatriati, che siano riportati nel loro paese, in Euskal Herria, anche restando carcerati. Rispetto a questa rivendicazione sono da tenere presente alcuni fattori che non possono essere sorvolati. In primo luogo, è una domanda di legge (che la Spagna compia la sua propria legge) e di giustizia; e in secondo luogo che è appoggiata da una infastidita maggioranza sociale nel Paese Basco. Effettivamente, il rimpatrio dei prigionieri è una rivendicazione, che si sostiene in accordo alla legislazione penitenziaria dello Stato Spagnolo, che stabilisca il compimento delle pene in carceri prossime all'ambiente sociale e familiare dei prigionieri. Per lo più, questa rivendicazione che è lontana dall'essere circoscritta alla sinistra indipendentista (che chiede l'Amnistia), per la sua giustizia gode del massimo appoggio sociale nel paese. La maggioranza politica, sociale e sindacale, dell'Euskal Herria si è manifestata in questo terreno in diverse maniere, dagli scioperi della fame fino alle mobilitazioni di massa, passando per tutti i tipi di dichiarazioni istituzionali in municipi, parlamento autonomo di Gasteitz.... In questo tempo si è messo in rilievo che mentre la volontà maggioritaria dei cittadini e cittadine si manifestano in un senso, lo Stato Spagnolo, mantiene ciò che ha sempre mantenuto... la linea del prolungamento del conflitto senza mostrare il minimo imbarazzo per la limitazione delle proprie leggi. E' così, quindi, che il problema dei prigionieri Baschi rimane attuale e non risolto. Non solo da un punto di vista sentimentale ma perché c'è una genuino proposito del partito Basco a vincere questo storico e sociale conflitto il quale è, a sua volta, la ragione del perché ancora esistono prigionieri politici baschi. Perciò, ciò di cui ci stiamo occupando è il rispetto della decisione della maggioranza Basca intesa ad essere occultata dagli Spagnoli che ancora mantengono un approccio repressivo invece di porre se stessi in uno scenario di accettazione del giudizio Basco senza interferenza. Il desiderio di muovere la rigida posizione del governo Spagnolo ha unito migliaia di persone in più di 70 piattaforme formate da numerosi villaggi e sobborghi del paese nell’iniziativa popolare "Euskal Presoak Euskal Herrira"-Prigionieri Baschi ai Paesi Baschi. Intanto, la questione del rimpatrio dei prigionieri Baschi rivela la disponibilità dell'E.T.A. e il rifiuto del governo Spagnolo come le due facce della medaglia: mano aperta una e chiusura al dialogo l'altra. E, se gli Spagnoli non possono risolvere il drammatico ma minore conflitto dei prigionieri, come possono essi intraprendere il sentiero di risoluzione di Pace e Sovranità?


    4.2. Situazione attuale


    Quando, il 15 gennaio 1996, i prigionieri politici baschi iniziarono la lotta contro la dispersione e la violazione dei propri diritti umani, esigendo il riconoscimento dello "status" di prigionieri politici ed il raggruppamento dentro ai confini baschi, la coscienza e la pressione dell'opinione pubblica basca è andata sempre più aumentando.
    I quasi 600 prigionieri baschi sanno che questa lotta sarà lunga e ardua, ma hanno dimostrato la propria intenzione di non cedere finché non sarà applicata la legislazione vigente (che prevede che i detenuti scontino la propria condanna in carceri vicini ai propri ambienti sociali e familiari) e finché non cesseranno le violazioni ai diritti umani, sbandierati nei testi legali e nei comizi degli uomini politici, ma costantemente violati fra le mura delle carceri.
    La sinistra patriottica e la società basca non devono lasciare nelle sole mani dei compagni incarcerati queste rivendicazioni giuste e democratiche. La partecipazione di tutti i baschi, la solidarietà e la pressione esterna sono elementi necessari da unire alla lotta dei prigionieri per raggiungere questi obbiettivi.
    Il 16 giugno, i prigionieri politici iniziarono una nuova fase di lotta consistente in un txapeo (una sorta di auto-isolamento all'interno delle proprie celle) permanente, a rotazione fra due gruppi. Il giorno stesso un gruppo di ex-detenuti politici iniziarono una settimana di sciopero della fame in solidarietà con lo sciopero dei compagni in carcere ed in appoggio alle loro rivendicazioni.
    A questo proposito dobbiamo anche ricordare che sta continuando tuttora la sciopero della fame, a rotazione settimanale, che iniziò il 18 dicembre 1995. A questa forma di protesta ha preso parte, nella settimana 6-13 luglio, anche un gruppo solidale di cittadini dell'Andalusia.
    Ricordiamo inoltre che il 22 giugno si è svolta a Donostia (San Sebastian n.d.t.) una colossale manifestazione in favore del raggruppamento dei prigionieri all'interno dei confini baschi
    Di fronte alle richieste dei collettivi dei detenuti ed alle mobilitazioni sociali in loro sostegno, il governo del Partito Popolare, unito al P.N.V., ha elaborato una strategia per rimodernare la politica penitenziaria, senza eliminare la dispersione e le violazioni dei diritti umani. Il primo punto di tale strategia è stato il propagandato "avvicinamento", di 42 prigionieri, nei confini baschi, manovra che fu ipotizzata, nell'ultimo giorno della tregua proclamata dall'E.T.A., per dimostrare al gruppo armato una "buona volontà" del governo, che si è poi dimostrata totalmente falsa. Dei 42 prigionieri che dovevano essere oggetto dell' "avvicinamento" 5 hanno subito trasferimenti carcerari senza alcuna variazione di distanza rispetto ai Paesi Baschi (fra essi vi è anche una compagna che secondo legge dovrebbe già essere in libertà), 8 hanno subito un allontanamento, e, dei 24 che sono stati trasferiti in prigioni più vicine, 12 avrebbero diritto alla libertà secondo la legislazione vigente.
    Solo tre prigionieri sono stati realmente trasferiti in luoghi di detenzione situati nei Paesi Baschi come prevedrebbe la legge.
    Alla luce di tutto ciò appare chiaro che, questa manovra di "avvicinamento" è un ipocrita bugia che il governo sta utilizzando per manipolare l'opinione pubblica e indebolire, così, il movimento sociale in favore delle richieste dei detenuti politici.
    Senza tanti scrupoli, la stampa e tutti i mezzi di comunicazione hanno dato eco a questa propaganda governativa presentando la manovra come un reale riavvicinamento nonché come una prova di disponibilità da parte del governo.
    Il collettivo dei prigionieri politici ha voluto rendere pubblica la legittimità dei propri obbiettivi e la volontà di proseguire la lotta fino al loro conseguimento. Il 10 luglio venivano esposte, mediante un comunicato, dai sette detenuti designati come interlocutori nelle trattative con lo stato, le seguenti rivendicazioni: rispetto dei diritti umani, fine delle aggressioni e dei pestaggi, scarcerazione di coloro che, per legge, dovrebbero già essere in libertà o che soffrono di malattie gravi o incurabili, riconoscimento del carattere politico del collettivo e raggruppamento dei prigionieri in carceri interne ai confini baschi. Come si può vedere, quelle che lo Stato si rifiuta di accettare, sono rivendicazioni democratiche e conformi alle stesse leggi spagnole. Non dimentichiamo, inoltre, che la libertà del funzionario delle prigioni José Antonio Ortega, attualmente in mano all'E.T.A., dipende solo dall'applicazione, da parte da parte del governo, di tali leggi.
    Continua da 5 anni lo sciopero della fame di 550 volontari, uno per ogni prigioniero politico incarcerato fuori dai confini baschi, in tutta Europa. L'iniziativa è stata organizzata dal Senideak (associazione di familiari di prigionieri rifugiati e deportati baschi) e ha come obbiettivi l'evidenziare all'opinione pubblica europea il carattere politico dei perseguiti e denunciare la situazione di ingiustizia a cui sono soggetti.



    4.2. Guerra sporca


    Uno dei temi più discussi nei paesi baschi è la cosiddetta “guerra sporca” condotta dai G.A.L. contro i rifugiati politici: i G.A.L. 1 e le azioni terroristiche di "guerra sporca" sono state create e dirette dallo stato spagnolo e sono tasselli di una strategia più ampia che mira ad eliminare la resistenza in Euskadi e ad assimilare la realtà basca nel "progetto Spagna".
    Iniziamo con l'avvenimento di maggior rilevanza, verificatosi il 23 maggio, quando il giudice Gomez De Liañd ha ordinato l'arresto del Generale della Guardia Civil Enrique Rodriguez Galindo, comandante della caserma di Intxaurrondo, con l'accusa di aver ordinato ed eseguito il sequestro e l'omicidio (tramite tortura) dei rifugiati politici Josan Lasa e Joxi Zabala.
    Tre giorni prima erano stati arrestati , come esecutori materiali del delitto, i membri di polizia Enrique Dorado e Felipe Bayo e, il giorno seguente, il Tenente della Guardia Civil Pedro Gomez Nieto per partecipazione negli stessi omicidi.
    Il giorno dell'arresto di Rodriguez Galindo, i ministri degli Interni Jose Barrionuevo e Luis Corcera, insieme al Segretario di Stato per la sicurezza, convocarono una conferenza stampa per solidarizzare con il generale arrestato e assumersi "le responsabilità che derivano dall'esecuzione di ordini da loro formulati" tanto da affermare di voler dividere la prigione con Galindo.
    Qualche giorno dopo lo stesso presidente del P.S.O.E., Gonzales, dichiarava il proprio appoggio al generale.
    Senza dubbio, Galindo non è il solo alto esponente della polizia e del l'esercito implicato nella "guerra sporca". I generali Antonio Saenz De Santamaria e Andres Cassinelo sono stati imputati di partecipazione negli omicidi di vari rifugiati e di cittadini baschi. Essi sono stati i massimi dirigenti della Guardia Civil e della "lotta anti-terrorismo".
    Inoltre, infomazioni giornalistiche ricordano che il CESID (servizi segreti militari) fu il pianificatore e l'organizzatore dell'omicidio del deputato di Herri Batasuna, Joso Muguruza, materialmente eseguito dal militante dell'ultra-destra neo-fascista Juan De Dios Rubio nel 1989.
    Inoltre, grazie alle dichiarazioni di Luis Roland, ex-direttore della Guardia Civil, si è appreso che altre azioni di terrorismo, come l'invio di pacchi-bomba ai simpatizzanti e ai militanti della sinistra patriottica, erano pianificati dal ministero degli interni ed eseguiti dalla polizia.
    Queste azioni, che non furono mai rivendicate e che causarono la morte di molte persone, furono attribuite da stampa e polizia all'E.T.A. con lo scopo di fare propaganda "contro-insurrezionale".
    Più recentemente, il 19 giugno, è stato incarcerato l'ex-dirigente del P.S.O.E., nonché governatore civile di Gipuzkoa, Julien Elgorriega, per partecipazione nel caso "Lasa Zabala".
    Tenendo presente questi avvenimenti si giunge ad una serie di conclusioni che vanno confermandosi.
    In primo luogo, è evidente l'implicazione degli apparati dello Stato nella "guerra sporca" contro il movimento di liberazione nazionale basco; il terrorismo di stato è una strategia condivisa dai responsabili del governo, dell'esercito, della polizia e degli altri organi statali ed è coadiuvato da partiti politici e mezzi di comunicazione.
    In secondo luogo, si rende evidente la partecipazione del P.S.O.E. nella programmazione e nello sviluppo della "guerra sporca"; le imputazioni a carico degli esponenti di partito, l'arresto di molti di essi e le dichiarazioni degli inquisiti, mostrano le responsabilità politiche e criminali dei dirigenti del P.S.O.E. incluso il presidente Felipe Gonzales.
    È da ricordare l'impunità della quale hanno goduto i responsabili di terrorismo di stato e di corruzione sui finanziamenti della lotta anti-terrorista. Da una parte, i fondi deviati ( denaro senza controllo destinato alla lotta anti-E.T.A.) a vantaggio di singole persone o gruppi paramilitari, dall'altra, l'implicazione dei responsabili della "guerra sporca" in traffici di droga, prostituzione, delinquenza organizzata, sono stati facili guadagni per chi sapeva di godere di totale impunità.
    È, inoltre, necessario porre l'attenzione sull'implicazione della polizia francese nella "guerra sporca"; essa forniva dati a riguardo dei rifugiati politici baschi alla polizia spagnola, per far si che, quest'ultima, attuasse gli attentati.
    É questo il caso dell'omicidio di Juan Carlos Garcia Goena, avvenuto nel luglio dell'87, il cui nome era stato fornito dalla Gendarmeria francese all' allora governatore civile di Gipuzcoa.
    É inoltre evidente che la realtà delle esecuzioni e delle torture extra-giudiziarie hanno come protagonisti le forze dell'ordine; i nuovi dati sulla morte per tortura di Michel Zabala che la polizia ed i mezzi di comunicazione propagandarono come morte per annegamento in un fiume, dimostrano la realtà della pratica della tortura nello Stato spagnolo, già molte volte denunciata anche da organizzazioni internazionali.
    Inoltre le prove sulla morte di Lucia Orgaiza, assassinata con un colpo di pistola alla tempia, ricorda la morte di decine di militanti dell'E.T.A. presentati, come in questo caso, come risultato di scontro a fuoco e che furono in realtà esecuzioni sommarie operate dalla polizia.
    Innanzi tutto dobbiamo domandarci se le indagini saranno portate sino in fondo arrivando ai massimi responsabili della "guerra sporca". Riguardo a ciò i fatti ci rendono pessimisti; l'insabbiamento delle indagini da parte delle forze dell'ordine e la corruzione dei giudici ci fanno temere che le inchieste non verranno approfondite. Inoltre lo stato ed i suoi apparati non permettono in nessun modo che abbiano risposta domande fondamentali: chi decise politicamente e militarmente le azioni di terrorismo?, chi, nella cupola dello Stato, tuttora le pianifica?
    A questo proposito, i rappresentanti dell'attuale governo democristiano hanno già dichiarato che "le indagini sui G.A.L. non sono prioritarie" ed hanno impedito che si istituisse una commissione di inchiesta parlamentare dimostrando di voler sorvolare il tema della "guerra sporca".
    I fatti ci fanno inoltre temere che tutto ciò sia un preludio ad un'altra ondata di terrorismo di stato in funzione della strategia repressiva di cui non si è mai smesso di fare uso. Tutt'oggi gli apparati statali utilizzano sequestri dei beni dei militanti baschi, detenzioni ed interrogatori illegali, aggressioni di "incontrollabili", ecc.
    Così mentre lo stato continua ad impegnarsi nelle soluzioni repressive prepara gli altri strumenti che tiene nelle proprie mani.





    4.3. Senideak


    Nel 1991, è stata creata nel Paese Basco-Euskal Herria l'associazione dei familiari dei prigionieri, rifugiati e deportati politici baschi, SENIDEAK. Dal 1992, tale associazione è scritta presso il registro della Comunità Autonoma Basca e della Comunità Autonoma Navarra.
    Obiettivi di SENIDEAK sono: l'assistenza giuridica, sanitaria e morale ai prigionieri, agli esiliati e ai loro familiari; l'informazione e la denuncia della situazione nella quale versano queste persone; l'attività legale volta al conseguimento del rispetto dei Diritti Umani e delle libertà dei prigionieri, degli esiliati e dei loro familiari; la denuncia delle violazioni degli stessi e delle leggi fondamentali riconosciute dalla legislazione spagnola e dai diversi trattati internazionali ratificati o dalle norme sul trattamento dei prigionieri elaborate come raccomandazioni da diversi organismi internazionali.
    SENIDEAK è un'associazione umanitaria, nata per far fronte alle diverse violazioni dei Diritti Umani registrate nei confronti di detenuti politici baschi nelle carceri francesi e spagnole. I membri di questa associazione sono accomunati unicamente dalla relazione familiare con i detenuti politici baschi, esistendo, all'interno della stessa associazione, ideologie differenti tra i diversi componenti e talvolta anche contrapposte.
    Il lavoro di SENIDEAK consiste nel denunciare queste situazioni tramite l'azione legale e la mobilitazione sociale, allo scopo di sensibilizzare l'opinione pubblica e le istituzioni sulla situazione della violazione dei Diritti Umani dei prigionieri ed esiliati politici baschi.
    SENIDEAK elenca alcune delle violazioni ricorrenti nelle carceri spagnole quali: pestaggi, isolamenti prolungati, vessazioni, lontananza dalla famiglia e dal proprio ambiente sociale ed affettivo, censura e controllo delle comunicazioni orali e scritte, morte di due prigionieri per mancanza di assistenza medica, strumentalizzazione delle malattie come forma di pressione...
    Contro questa situazione i familiari dei prigionieri politici baschi hanno attuato uno sciopero della fame a staffetta e ad oltranza -della durata di una settimana per ciascun gruppo- dal 18 dicembre del 1995 nella cattedrale del Buon Pastore di San Sebastian.
    Anche i prigionieri, dopo numerose lotte nel corso di lunghi anni di carcere e repressione, hanno dato vita nel gennaio del 1996 a una protesta ad oltranza con scioperi della fame e "txapeos" (rifiuto dei colloqui e rifiuto di sottomissione al regime carcerario). Il 9 settembre è iniziata una nuova fase di lotta nelle carceri: 20 prigionieri politici baschi hanno nuovamente iniziato uno sciopero della fame a tempo indeterminato.
    La società basca , i sindacati maggioritari, diversi Comuni e istituzioni, gli organismi di difesa dei Diritti Umani, comprese numerose associazioni cittadine- hanno detto NO alla dispersione dei prigionieri baschi. Ciò nonostante il Governo spagnolo e quello francese continuano con la loro politica di dispersione, violando la legalità statale e le norme di diritto internazionale.
    La situazione di cui sono oggetto i prigionieri politici baschi è la seguente:
    1) DISPERSIONE
    Attualmente (sebbene la situazione cambi quotidianamente) ci sono 543 prigionieri politici baschi disseminati in 62 carceri dello Stato spagnolo (464 prigionieri) e in 14 carceri dello Stato francese (59 prigionieri).
    Obiettivo della dispersione è sottoporre i prigionieri a una condizione limite di isolamento, aggressione e mancanza di qualunque difesa per ottenere che crollino sia umanamente che politicamente. La strategia della dispersione è diretta anche contro i familiari, il cui obiettivo è quello di trasformarli, toccando i limiti della crudeltà e della disumanità, attraverso elementi di ricatto e pressione messi in atto contro i nostri congiunti. Per questo sostengo che la dispersione è all'origine di gravi violazioni dei diritti fondamentali.
    Sebbene la Costituzione spagnola e la Legge Generale Penitenziaria (che regola gli istituti di prevenzione e pena) stabiliscono per i prigionieri obiettivi di rieducazione sociale, accesso alla cultura, sviluppo integrale della personalità e integrazione nella società, tutto ciò resta lettera morta per i prigionieri politici baschi.
    Le regole penitenziarie adottate dal Consiglio d'Europa stabiliscono il diritto a comunicare con i propri familiari e l'obbligo di mantenere e rafforzare i vincoli con la famiglia ed il mondo esterno (regole 43 e 65).
    La violazione di Diritti Umani, insita nella dispersione, ha portato molti organismi internazionali a raccomandare allo Stato spagnolo il trasferimento dei prigionieri politici nelle carceri più vicine ai luoghi di origine: Rapporto del Human Rights Watch (aprile 1992), Comitato Europeo per la Prevenzione della Tortura (rapporti sulle inchieste 1991 e 1994), Rapporto 1994 e 1995 dell'Osservatorio Internazionali delle Prigioni.
    Il Parlamento europeo nella sua Risoluzione B4-0043 e 0065/96 ha mostrato preoccupazione per l'allontanamento dei prigionieri dalle loro famiglie e ha chiesto agli Stati della Unione Europea che "vengano applicate rigorosamente le Norme Minime del Consiglio d'Europa in tutte le prigioni". E il Parlamento basco con sede Vitoria-Gasteiz ha approvato il 28 dicembre del 1996 una Risoluzione chiedendo che "tutte le persone di cittadinanza basca private della libertà scontino le loro pene in Euskal Herria".
    2) ISOLAMENTO
    I prigionieri politici baschi vengono separati da ogni contesto sociale e culturale dal quale provengono (isolamento sociale) ed inoltre sono costretti all'isolamento carcerario (isolamento dal gruppo).
    Gli stessi sono incarcerati in prigioni lontane centinaia o migliaia di chilometri dalle loro famiglie (sebbene la legge prescriva di evitare lo sradicamento dei detenuti). Le visite -in molti casi- sono proibite agli amici e sono durata breve (alcune unicamente di dieci minuti), i colloqui sono di applicazione arbitraria, entrambi si svolgono sotto controllo e sono registrati. La corrispondenza privata è limitata, la stampa e le pubblicazioni di tipo politico sono ristrette o addirittura proibite.
    I prigionieri sono isolati nelle loro celle, a questo si aggiunge la privazione continua del sonno, la temperatura sfavorevole e le cattive condizioni alimentari che causano angustia e sfinitezza. Tutto questo produce difficoltà nel prigioniero, soprattutto al suo equilibrio psicofisico.
    3)DIRITTO ALLA SALUTE
    I prigionieri politici baschi hanno difficoltà a ricevere un'assistenza sanitaria adeguata da parte dei medici penitenziari. In particolar modo, sono assai gravi i casi di prigionieri con infermità psichica. Inoltre i prigionieri baschi non vengono separati dai detenuti che presentano malattie infettive e contagiose.
    Nè l'amministrazione francese ne quella spagnola permettono l'assistenza di medici esterni al carcere, sebbene questo sia un diritto previsto dalla legge.
    Attualmente 3 prigionieri baschi presentano malattie gravi ed incurabili , secondo gli articoli di legge (art.60 del Reglamento Peninciario) essi dovrebbero essere scarcerati. Tuttavia, malgrado la loro grave situazione, il Governo Spagnolo rifiuta di applicare questa legge nei loro confronti.
    4)TRASFERIMENTO DEI PRIGIONIERI
    I prigionieri sono sottoposti a continui trasferimenti. Solo nel 1995 sono stati registrati più di 600 trasferimenti da un carcere all'altro, o da cella a cella senza alcun tipo di motivazione. L'obiettivo è quello di mantenere il prigioniero costantemente sotto pressione e di romperne la stabilità e l'equilibrio. Noi, in quanto familiari, siamo seriamente preoccupati per i problemi psichici che tutto questo provoca ai prigionieri.
    Inoltre noi familiari non veniamo informati dei trasferimenti, delle situazioni dei nostri cari, e questo aumenta i nostri problemi e ci procura una grave tensione.
    5)LIBERTA' CONDIZIONALE
    Il codice penale spagnolo prevede che scontati 3/4 della condanna, il restante quarto sia portato a termine in regime di libertà vigilata, ciò nonostante 125 prigionieri politici baschi continuano a languire in prigione sebbene dovrebbero essere in libertà, seppure vigilata.
    6)DIRITTO ALLA DIFESA
    La Costituzione spagnola ed il Codice di Procedura Penale, così come gli Accordi Internazionali, prevedono che il diritto alla difesa è un diritto fondamentale.
    La dispersione dei nostri familiari provoca la violazione di fatto di questo diritto fondamentale. In condizione di dispersione dei prigionieri è impossibile una strategia comune di difesa. Tra l'altro, tutte le conversazioni tra avvocati e prigionieri vengono registrate.

 

 
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