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  1. #1
    Globalization Is Freedom
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    Predefinito Convegno: gli intellettuali e il libero mercato

    L’Unione Industriale di Torino
    Organizza
    Martedì 10 settembre 2002
    Ore 10
    Centro Congressi Unione Industriale
    Via Fanti 17 – Torino

    GLI INTELLETTUALI E IL LIBERO MERCATO

    L’ESEMPIO DI SERGIO RICOSSA

    Ore 10,00 Apertura dei lavori
    Sergio DOSIO
    Direttore Unione Industriale di Torino

    Ore 10,20 Gli intellettuali e il mercato.
    Ralph RAICO
    State University of New York
    College of Buffalo

    Ore 11,00 Commenti alla relazione del prof. Raico:

    Raimondo CUBEDDU
    Università di Pisa

    Domenico DA EMPOLI
    La Sapienza, Roma

    Anthony DE JASAY
    Filosofo

    Enrico DI ROBILANT
    Università di Torino

    Carlo LOTTIERI
    Università di Siena

    Luciano PELLICANI

    Ore 14,30 Intervento:
    Andrea PININFARINA
    Presidente Unione Industriale di Torino

    Ore 14,45 Tavola rotonda: “Comunicare le idee liberali: l’esempio di Sergio Ricossa”
    Intervengono:

    Pierluigi BATTISTA
    La Stampa

    Gérard BRAMOULLE’
    Université de Aix-Marseille III

    Aldo CANOVARI
    Editore, Liberilibri

    Renato FARINA
    Libero

    Lorenzo INFANTINO
    Luiss, Roma

    Alberto PASOLINI ZANELLI
    Il Giornale

    Ore 16,30 Tavola rotonda: “Sergio Ricossa: studioso, amico, maestro”
    Intervengono:

    Lord Ralph HARRIS OF HIGH CROSS
    IEA, Londra

    Antonio MARTINO
    Ministro della Difesa

    Vittorio MATHIEU
    Ideazione, Roma

    Anacleto VERRECCHIA
    Germanista

    Coordina e conclude
    Enrico COLOMBATTO
    Università di Torino


    In occasione del convegno, verrà presentato il volume “Il coraggio della libertà. Saggi in onore di Sergio Ricossa” a cura di Enrico Colombatto e Alberto Mingardi, Rubbettino Editore (2002).
    "Non spargerai false dicerie; non presterai mano al colpevole per essere testimone in favore di un'ingiustizia. Non seguirai la maggioranza per agire male e non deporrai in processo per deviate la maggioranza, per falsare la giustizia. Non favorirai nemmeno il debole nel suo processo" (Esodo 23: 1-3)

  2. #2
    stanziale
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    Smile par condicio

    INCHIESTE Tre nuovi saggi ricostruiscono scandali e bancarotte dei mercati finanziari americani. E fanno il punto sulle truffe più spettacolari della storia

    Avvoltoi, chiromanti, ladroni: i signori di Wall Street

    Dopo il crollo di Enron si moltiplicano i volumi sulla «Trinità del male» che governa la Borsa


    DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
    WASHINGTON - A metà degli anni Ottanta, Ivan Boesky fu l’eroe di Wall Street, il Mida della Borsa, l’uomo che trasformava in oro tutto ciò che toccava. Predicava l’avidità: «E’ sana e bella - disse in un discorso ai giovani -. Il mio sogno afrodisiaco è di scalare una montagna di dollari d’argento». Boesky smise di essere un eroe e diventò un galeotto il giorno che la Sec (Security and Exchange Commission) scoprì che basava le compravendite di azioni sullo inside trading , informazioni riservate, un reato grave. Gliele forniva Dennis Levine, un banchiere d’investimenti della Drexel Burnham Lambert, dietro una grossa percentuale dei guadagni. Assieme ai complici tra cui Michael Milken il re dei junk bonds o azioni spazzatura, Boesky dovette pagare centinaia di milioni di dollari di multa e scontare 18 mesi di prigione. La Drexel Burnham Lambert andò in bancarotta e Wall Street subì ingenti perdite. Hollywood s’innamorò della vicenda e ne trasse un film con Michael Douglas, in cui l’attore ripeté parola per parola l’inno di Boesky all’avidità.
    Lo scandalo è ritornato alla ribalta in occasione di un’altra bancarotta, la massima di tutti i tempi, quella della Enron. Lo citano nuovi libri, da «Le chiromanti» di Howard Kurtz, un giornalista, a «Gli avvoltoi» di Hillary Rosenberg, un’economista, e un bestseller degli anni Novanta ristampato per la circostanza, «Covo dei ladroni» di James Stewart, un editorialista del Wall Street Journal . I libri tracciano un quadro inquietante della Borsa, «dove gli imbrogli sono tanto rispettabili quanto in passato lo furono la tratta degli schiavi e la rapina dei territori pellerossa» scrive Kurtz. Le chiromanti sono gli analisti che spingono le azioni di società come la Enron, gli avvoltoi sono i finanzieri d’assalto, i ladroni gli agenti disonesti. Una «Trinità del male», direbbe il presidente Bush, da cui i risparmiatori si possono difendere solo con investimenti prudenti e oculati.
    Per il Washington Post , Boesky, la Enron e così via sono un semplice ricorso storico. «Dopotutto - nota il giornale - le frodi furono le fondamenta di alcune delle massime fortune finanziarie americane: quelle dei Vanderbilt, dei Morgan, dei Rockefeller, dei Kennedy. Questi Creso sono patrioti che manifestano il loro patriottismo versando soldi ai politici senza chiedere nulla in cambio se non un piccolo favore fiscale». L’anno scorso i titoli della Enron, finanziatrice dei partiti e del presidente Bush, un tempo la settima società del mondo, precipitarono da 90 dollari a quasi zero l’una, lasciando sul lastrico decine di migliaia di persone. «L’America è la terra delle grandi opportunità - conclude il Washington Post - il posto dove anche un povero immigrato italiano come Charles Ponzi può realizzare una truffa così semplice da darle il suo nome».
    E’ dubbio che Ponzi, un piccolo truffatore già incarcerato ad Atlanta e Montreal, fosse un genio finanziario: in Italia, non avrebbe ingannato nessuno. Ma nella Boston del 1919, alla vigilia dei ruggenti anni Venti, la sua catena di Sant’Antonio, applicata alla Borsa, fece colpo. Ponzi fondò la Security and Exchange Company (da qui, ironia della sorte, il nome della Sec) promettendo agli investitori un profitto del 50 per cento in 45 giorni. Con i soldi del secondo azionista pagò il primo, con i soldi del terzo pagò il secondo, con i soldi del quarto pagò il terzo e via di seguito. Nell’estate del 1920 Ponzi incassava 250 mila dollari al giorno, circa 280 mila euro, che nascondeva nei cassetti, una cifra colossale per quei tempi. Naturalmente fu scoperto e imprigionato. «Il pubblico merita una spiegazione» tuonò il giudice. «Il pubblico merita esattamente ciò che ha» ribatté Ponzi.
    Negli anni Sessanta, un altro italo-americano, Anthony De Angelis, un ex macellaio di New York noto come «il re dell’olio da insalata», si ricordò di Ponzi. Creò una ditta, la Allied Crude Vegetable Oil, e si fece dare milioni di dollari da investire nei futures del settore. Li garantì con una sconfinata quantità di olio contenuta in enormi serbatoi. Ma l’olio era solo in superficie, i serbatoi erano pieni d’acqua. Due agenzie di Borsa dichiararono bancarotta e De Angelis scontò sette anni di galera. Un uomo senza scrupoli? Sì, ma non come Richard Whitney, il presidente della Stock Exchange, la Borsa di New York. Negli anni Trenta, quando il presidente Franklin Roosevelt propose di formare la Sec, Whitney si oppose: «La massima garanzia contro le frodi sono io» disse. Nel ’37 però, Whitney rubò 1 milione di dollari dai fondi pensione e finì nel penitenziario di Sing Sing.
    La truffa azionaria più spettacolare della storia è legata comunque ai Vanderbilt. Nel 1868, il commodoro Cornelius Vanderbilt, proprietario delle Ferrovie centrali di New York, tentò di comprare il pacchetto azionario delle Ferrovie Erie controllato da Daniel Drew. Drew accettò 7 milioni di dollari, altra somma smisurata, ma stampò una valanga di nuove azioni conservandone così la maggioranza. Vanderbilt corruppe un giudice che vietò a Drew di continuare. Drew ne corruppe un altro che gli consentì di proseguire. Poi si rinchiuse in una villa difesa da poliziotti corrotti armati di cannone. La disputa arrivò al Parlamento di New York, dove i due rivali si presentarono ciascuno con un baule di dollari per comprare i parlamentari. Vanderbilt non riuscì a mettere le mani sulle Ferrovie Erie, ma ci guadagnò ugualmente, scaricando le sue azioni sulla Borsa di Londra. Gli inglesi ne acquistarono centomila, per vedere il loro valore dimezzarsi in pochi giorni. Ogni volta Wall Street ha cercato di correre ai ripari. Ma c’è da dubitare che arrivi il giorno in cui appenderà un cartello con su scritto «gli scandali non abitano più qui».

  3. #3
    Totila
    Ospite

    Predefinito

    In attesa che la "bolla speculativa" deflagri, godiamoci la vita...Poi discuteremo delle magnifiche sorti e progressive del libero mercato...

 

 

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