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  1. #1
    Quin igitur expergiscimini?
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    Predefinito "Il Patto per l'Italia", ovvero "Il Padre di tutte le patacche"

    Cominciamo: al ceto padronale il "Patto per l'Italia" assicura una riduzione fiscale che solo in termini di Irpeg (l'imposta prevista per le imprese organizzate in forma societaria, che sono quelle politicamente ed economicamente più significative) corrisponde a due punti in meno. La riduzione delle aliquote Irpef, invece, "gioverà" solo a quanti avranno redditi non superiori a 15 mila euro. Trenta milioni lordi delle vecchie lire, cioè: ossia una retribuzione al limite della mera sopravvivenza. E non è neppure chiaro se questo limite massimo si riferisca alla retribuzione di un lavoratore in quanto tale, oppure al reddito complessivo del nucleo familiare. Si tratta- come evidente- non di un dettaglio, ma di due possibilità ben diverse e che come tali prospettano ben diversi vantaggi per i cittadini contribuenti. Nella prima ipotesi, infatti, i "beneficiati" saranno pochi; nella seconda saranno addirittura prossimi allo zero. Le grandi imprese organizzate in forma societaria avranno invece tutte, senza eccezione alcuna, sgravi fiscali dell' ordine del due per cento e pure tutti i lavoratori autonomi- ripeto: tutti- usufruiranno della riduzione dell' Irap.
    La Cisl e la Uil, che fino a tre mesi fa con la loro adesione allo sciopero generale del 16 aprile erano sembrate contrarie alle proposte del governo, hanno finito per accettarle e per firmare il "Patto", accontentandosi del "piatto di lenticchie" della rinuncia, in pratica, alla "riforma dell' art. 18", visto che la licenziabilità senza giusta causa si applicherà a quei pochissimi lavoratori la cui nuova assunzione verrà "favorita" dalla apparente modifica legislativa dello Statuto dei Lavoratori. Ma, appunto, l' art. 18 era lo specchietto per le allodole, dato che al centro del "Patto" ci stanno la questione fiscale e la sfacciata defiscalizzazione a favore del ceto padronale e degli autonomi. A conferma di ciò, un elemento che è stato per lo più occultato dalla grande stampa è il fatto che, nonostante l' opposizione radicale di Cofferati, tutte le altre organizzazioni sociali di centrosinistra (commercianti, artigiani, agricoltori, le stesse Coop, ossia realtà che rappresentano insieme ben 700 mila aziende) il "Patto scellerato" lo hanno firmato, eccome. E non solo per la revisione dell' Irpeg e dell' Irap, ma evidentemente per motivazioni di ordine politico. Lo stesso atteggiamento assunto dall' Ulivo, che da un lato invita a "non criminalizzare" Cisl e Uil, e dall' altro- pur ribadendo la propria contrarietà al "Patto"- ben poco fa per appoggiare realmente la CGIL appare rivelatore.
    Così adesso la vittoria di Berlusconi è triplice: ha fatto passare il suo programma liberista oltre ogni limite di decenza; si è assicurato l' appoggio dei maggiori mass-media, che fin qui si sono limitati a registrare l' evento della "storica" firma senza altro commento che non sia di lode o almeno asettico; infine ha ottenuto anche di dividere l' opposizione, oggi chiaramente delimitata tra i "moderati" dell' Ulivo nonché tutte le organizzazioni economiche che fanno capo alla coalizione- e gli "estremisti" che raggruppano essenzialmente CGIL, PRC e corrente di minoranza diessina. L' opposizione è stata disarticolata su un terreno fondamentale come quello economico - sociale. E il centrodestra, a questo punto, si crede libero di fare qualunque cosa, cioè di seguire senza più ostacoli credibili le direttive del grande capitale nazionale e delle organizzazioni economiche e finanziarie internazionali.
    Chi pagherà allora? Qui veniamo al nocciolo della questione: il "Patto per l'Italia" lo pagheranno- come sempre- i lavoratori subordinati. Il conto verrà mandato, salatissimo, alla classe media degli impiegati, degli insegnanti, dei tecnici, degli operai specializzati, tutta gente già penalizzata, peraltro, dalla riduzione del potere d' acquisto dei propri salari. Sono loro che finanzieranno con le loro imposte non ridotte gli sgravi concessi alle imprese- tutte- ed ai lavoratori autonomi- tutti, mentre il centrodestra provvederà a racimolare altro denaro dalle svendite dei beni pubblici e dai tagli ai servizi sociali (la cosiddetta "riforma del Welfare").
    Quanto poi alla preannunciata ripresa economica che sarebbe favorita dal "Patto", vorrei proprio sapere come, con una inflazione reale al 5-6% ed una programmata all' 1,3% e con la classe media del Paese ancorata alle attuali retribuzioni e alle attuali aliquote fiscali, essa potrà verificarsi e da che parte potrebbe arrivare il così rilevante aumento del Pil immaginato nel Dpef dall' esecutivo.
    Conclusioni: il "Patto per l'Italia" è la più grande e pericolosa patacca che ci ha rifilato finora il governo Berlusconi. Ma non è soltanto detto governo a detenere il primato assoluto della cecità politica e della incapacità economica e finanziaria. Gli fanno buona compagnia i padroni e i sindacati "moderni e riformisti", convinti come sono che le imposte risparmiate dagli "imprenditori", assieme al ridicolo obolo concesso ad una modesta parte dei lavoratori dipendenti e dei pensionati- semprechè sia dato alle singole persone e non ai nuclei familiari, altrimenti esso si ridurrebbe a zero o poco più- saranno sufficienti a "rilanciare" il "mercato" italiano.

  2. #2
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    Predefinito I pataccari

    Se qualcuno avesse ancora dei dubbi sulle reali conseguenze sociali del "Patto per l' Italia", mediti sulle vive parole del Presidente della Confindustria.
    Il dottor D'Amato ha infatti approfittato dell' occasione offertagli dal congresso dell' associazione che raggruppa le imprese del settore meccanico per dichiarare che "non c'è mai stata tanta flessibilità, tutta insieme, sul mercato del lavoro italiano". Ed ha ribadito la sua soddisfazione per il "Patto", dato che "mai un intervento di questa portata era stato fatto. Era dagli anni '70 che non si metteva mano in modo così forte e radicale alla struttura del mercato del lavoro".
    I sacrifici per attuare il "Patto" li faranno ancora una volta quasi solo i lavoratori dipendenti. Lo ha candidamente ammesso lo stesso D'Amato.
    Però fra quattro anni quegli stessi lavoratori invieranno il conto al padronato e ai politici del centrodestra. Conto che stavolta sarà salatissimo per questi ultimi. Essi infatti verranno mandati a casa.

  3. #3
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    Predefinito Berlusconi adesso attacca le pensioni

    Questi della Casa delle Libertà, dopo la firma del "Patto", si sono scatenati. In cantiere adesso hanno messo la "riforma" della previdenza. La vogliono fare presto (al di là delle solite "smentite") sia per guadagnare la gratitudine delle imprese del credito e delle assicurazioni, sia per reperire i soldi assolutamente necessari a dare ancora un po' di vita all' ormai asfittico sistema industriale italiano.
    In sostanza hanno in mente:
    1) i lavoratori si vedranno costretti (maschi o femmine che siano) a lavorare almeno fino a 65 anni;
    2) perderanno la possibilità di andare in pensione per anzianità (anche se per ipotesi avessero lavorato per più di 40 anni),
    3) si vedranno ulteriormente ridotto il trattamento pensionistico pubblico;
    4) saranno costretti a rinunciare "volontariamente" alla liquidazione per potersi fare una pensione privata che vada ad integrare, per quanto possibile, ciò che perderanno in quella pubblica.
    Questo scenario è tutt'altro che infondato o allarmistico, perché rappresenta la conferma dei desiderata della Confindustria; perché si pone in linea esattamente con le annose prescrizioni del Fondo Monetario Internazionale, Banca Europea, ecc.; perché ha il pieno appoggio del mondo delle banche e della assicurazioni, che con la creazione dei "fondi pensione" potranno gestire praticamente senza controllo e solo subendo la formale presenza nei propri consigli di amministrazione di qualche sindacalista concertativo, somme via via crescenti.
    Questa, per il padronato italiano e internazionale, è una manna praticamente irripetibile. Fino a ieri, infatti, il ceto politico poteva anche avere qualche dubbio sulla reale opportunità di una operazione che, dopotutto, avrà negative conseguenze sociali e toglierà ad essa parte del potere del quale è stato fin qui titolare. Ma Berlusconi è "uno di loro" e la sua "sensibilità" è di tipo imprenditoriale, non politico.
    I partiti di governo, la grande industria nazionale, le istituzioni economiche e finanziarie internazionali, il settore del credito e delle assicurazioni: i lavoratori dipendenti dovranno combattere contro questo fronte unico pressoché invincibile, anche perché appoggiato dalla maggior parte dei "liberi" massmedia, di proprietà o comunque sotto l'influenza dei potentati economici. E dalla connivenza di una parte notevole del mondo sindacale.
    Nel nuovo clima di collaborazione tra governo e Cisl-Uil cementato dal "Patto per l'Italia" e soprattutto dalla promessa di Berlusconi di restituire vitalità alla "concertazione" (quindi di far rifiatare organizzazioni sindacali ormai in stato semicomatoso), sia Angeletti che Pezzotta si guarderanno bene dal riesumare quello che da almeno cinque anni è l'argomento principale per respingere la "riforma": i famosi conti delle cosiddette passività dell' Inps, per appurare se esse derivino- come afferma il governo- dai trattamenti pensionistici obbligatori oppure dal peso sempre maggiore della cassa integrazione guadagni, delle pensioni sociali, insomma dalla voce "assistenza".
    La realtà vera, infatti, è che almeno per una quindicina d'anni ancora la voce "previdenza", senza il costo dell' "assistenza" che dovrebbe essere delegata alla fiscalità generale, continuerà a registrare degli attivi di bilancio. Ecco perché il governo non intende pubblicare i dati effettivi, anche se negli ambienti che contano essi girano ormai da tempo. Ed ancora ecco perché Berlusconi e Tremonti abbisognano della connivenza dei sindacati "moderni e riformisti", ossia- come li ha definiti Stefano Benni in una gustosa satira pubblicata ieri su "il Manifesto", delle due tribù dei Cisleros e degli Uillos con i loro capi Piccola Pezza e Angeletto Spiumato.

  4. #4
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    Predefinito "Patacca per l'Italia": sbandamenti tra Cisleros e Uillos

    Se Piccola Pezza e Angeletto Spiumato avevano previsto, al momento della firma separata della "Patacca per l'Italia", di subire nell' immediato gli "scontenti", ma di riuscire poi ad assorbirli e mettere tutto a tacere nel "medio periodo", adesso forse si stanno un po' ricredendo.
    Si moltiplicano non solo le lettere di disdetta di singoli Cisleros e Uillos, ma anche pronunciamenti collettivi. Quello della Fim-Cisl di Brescia si riassume già nel titolo: "Il nostro NO motivato alla modifica dell' art. 18".
    Il segretario generale del commercio della Uil (Uiltucs) invia a tutte le strutture territoriali e regionali un documento di denuncia sulle cancellazioni dell' art. 18 nel testo del governo, perchè si preparino alla "consultazione".
    Piccola Pezza, all' attivo dei delegati lombardi, cerca di giustificare le benemerenze della "Patacca per l'Italia" concentrandosi sui "milioni di euro per gli ammortizzatori sociali, che sono pochi, e però il governo li aveva proposti a somma zero", ma incorre nell' ennesimo sputtanamento. A stretto giro di posta arriva la notizia che quei denari non solo sono pochi, ma per il governo sono sempre a somma zero, perchè li toglie da un' altra parte, dalle risorse pubbliche destinate ai lavoratori in cassa integrazione e in mobilità, di cui è previsto il taglio dal 2004.
    Altra mazzata in arrivo per Cisleros e Uillos: il pubblico impiego. Le tre confederazioni avevano firmato con Fini a febbraio, revocando all' ultimo minuto uno sciopero generale di categoria, un accordo, in cui il governo si impegnava a fornire le risorse dovute per il rinnovo dei contratti a copertura dell' inflazione reale, ma nel Dpef le tabelle che quantificano quei soldi sono sparite. E in più il governo annuncia anche per il pubblico impiego part-time, lavoro interinale, telelavoro, non rispettando nessun accordo, nè nella lettera, nè nello spirito.
    Non resta ai capi Cisleros che formulare oscure profezie, come quella di Pier Paolo Baretta, intervenuto all' assemblea della Funzione Pubblica del Lazio: "La scelta che abbiamo fatto di condividere il tasso di crescita, pur considerandolo ottimistico, di condividere lo stanziamento per il fisco e gli ammortizzatori sociali, ma di non condividere il tasso di inflazione programmata, meccanismo peraltro obsoleto nel nuovo quadro europeo di stabilità, è la riprova della nostra impostazione e pone all' ordine del giorno la definizione concertata di una nuova politica dei redditi".
    Bravo! Baretta sembra la Sibilla cumana ed il suo "ibis redibis non morieris in bello"...
    Insomma, ad una sola cosa realmente tengono i capi Cisleros e Uillos: la "concertazione", perchè gli permette di sedere allo stesso "tavolo" insieme ai padroni, apparentemente da pari a pari.

  5. #5
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    Predefinito Aggiornamento: se ne va la sorella di Pierre

    "Oggi qualcuno sarà felice perchè questa lunga marcia verso il collateralismo di destra è stata finalmente premiata. La mia coerenza rispetto agli ideali in cui ho sempre creduto non trova più posto in questo sindacato".
    Così Giovanna Carniti, sorella dell' ex-segretario della Cisl Pierre Carniti, ha motivato in una lettera a Savino Pezzotta il suo addio alla Cisl.

  6. #6
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    Predefinito Effetto valanga

    Un provvedimento che fin qui il governo Berlusconi aveva fermamente negato, contro ogni evidenza finanziaria, ossia la "manovra correttiva" si farà. Lo dicono loro stessi nel Dpef da loro stessi confezionato: 25 mila miliardi di tagli, mica bruscolini!
    Oltre che agendo sulle pensioni, il governo intende operare una parte dei tagli incidendo sul sistema sanitario nazionale.. Non solo saranno rivisti i medicinali prescrivibili anche verso il pagamento dei ticket, ma sarà addirittura ridotta la "platea" degli aventi diritto alla permanenza all' interno del servizio sanitario nazionale. Questo e non altro significato può essere infatti attribuito all' intenzione chiaramente indicata nel Dpef di far rivivere le mutue sanitarie o di favorirne l' istituzione ex-novo. E non finiranno qui gli ormai certi danni per i lavoratori subordinati italiani. Però le relative notizie vengono date col contagocce, comunque sono comprensibilissime a chiunque faccia un momento mente locale.
    Quanto al programmato disfacimento del sistema pensionistico, di cui ho già parlato in un altro intervento, c'è da scommettere che i pensionandi, per salvare il salvabile, provvederanno come un sol uomo a trovarsi qualche altro "job", naturalmente e rigorosamente in nero. Con buona pace anche per le promesse sull' "emersione del sommerso".
    Di fronte a questo quadro agghiacciante Cisleros e Uillos sono alla ricerca di motivi per differenziarsi almeno da qualche parte del programma del governo.
    Ovviamente non se la possono prendere con la "Patacca per l'Italia" che hanno appena firmato e si ingegnano a far riferimento ai contenuti del Dpef che, pur essendo una conseguenza logica della "Patacca" stessa, sul piano formale non ne rappresenta la trasposizione.
    Così un paio di giorni fa uno dei capi della Uil, il segretario generale aggiunto Adriano Musi, ha stigmatizzato come "semplicemente incredibile" il tasso di inflazione programmata che il Governo ha indicato nel Dpef: 1,4%… Ma evidenti esigenze di natura politica lo hanno indotto a non rivolgersi direttamente a Berlusconi e ai suoi ministri, bensì alla Federmeccanica. Difatti ha detto: "Non si illuda la Federmeccanica che quel tasso possa rappresentare un punto di riferimento per i prossimi rinnovi contrattuali".
    Ma il governo ha ormai messo all'incasso il sì di Cisleros e Uillos sul "Patto-Patacca per l'Italia" e tira avanti per la sua strada come un autotreno, come se la questione del tasso d'inflazione non lo riguardi. Anzi, avendo dovuto pubblicare gli aumenti, semplicemente folli, registrati dai generi alimentari dopo l' Euro, non ha trovato di meglio che contrapporre ad essi i decrementi che si sono avuti nei biglietti aerei e nei computer. Tanto si sa che le famiglie italiane non vanno ogni giorno a comprare il pane quotidiano, ma acquistano quotidianamente biglietti aerei per i loro viaggi e computer per giocare con le play-station.

  7. #7
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    Predefinito Caporetto dei Cisleros

    Dopo la bufera abbattutasi sul Dpef ad opera della Commissione Europea e della Corte dei Conti, i Cisleros e gli Uillos si trovano ormai costretti a difendere l' indifendibile
    Savino Pezzotta dichiara che "la manovra avrà pure in sè delle debolezze", ma la colpa non è del governo Berlusconi, bensì dei movimenti internazionali, in Europa e negli Stati Uniti, dell' 11 settembre, eccetera eccetera...
    E mentre diventa sempre più evidente che, per trovare il modo di attuare gli sgravi fiscali a favore dei padroni e degli autonomi, oltre che per recuperare qualche somma per gli ammortizzatori sociali, il centrodestra dovrà attaccare sanità e pensioni, i Cisleros rispondono denunciando l' intolleranza e l'arroganza di chi non la pensa come loro.
    Ma chi ha firmato un accordo che riguarderà milioni di lavoratori in stragrande maggioranza non Cisleros e pretende di non sottoporre la propria decisione al voto di quei lavoratori per i quali ha deciso, come dovremmo definirlo?
    Nessun dubbio ormai, infine, sul fatto che il "Patto-Patacca per l'Italia" sia parte integrante del Dpef: firmi una fregatura e ne prendi due. Berlusconi & C. sanno vendere bene i loro prodotti.

  8. #8
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    Predefinito Bomba a grappolo

    Il "Patto-Patacca per l'Italia" si sta rivelando ogni giorno di più una bomba a grappolo contro i diritti dei lavoratori.
    Intervenendo martedì scorso ad un incontro organizzato a Roma dall' Isim, il sottosegretario al Welfare, Sacconi, ha testualmente dichiarato: "L' unica preoccupazione che ho è che abbiamo un ferro vecchio come modello contrattuale". Riguardo al disperato tentativo di Cisleros e Uillos di rifarsi una verginità rifiutando di accettare il tasso di inflazione programmata all' 1,4% per i rinnovi contrattuali, Sacconi ha tagliato corto: "Questo tasso non è mai stato negoziato. E' sempre stato deciso dal governo".
    I lavoratori quindi stiano al loro posto di lavoratori, mentre lui è Membro del Governo.
    Purtroppo per il Governo Berlusconi, una espressa norma della Costituzione tuttora vigente non solo riconosce, ma addirittura rende sostanzialmente obbligatori i contratti collettivi di lavoro. Ma la Casa delle Libertà della Costituzione non ha un' alta considerazione, tanto che ad avviso di Sacconi "è importante mettere in evidenza la necessità di cambiamento del modello contrattuale perchè quello attuale è inadatto ad una politica dei redditi, che si persegue efficacemente se la ricchezza viene distribuita secondo criteri di efficienza". Il Governo auspica quindi che "le parti riescano ad arrivare a posizioni comuni per avviare una riforma del modello contrattuale". In altre parole, è in arrivo l' ennesimo imbroglio a tutto danno dei lavoratori dipendenti, con la benedizione dei sindacati "moderni e riformisti".

  9. #9
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    Predefinito Tremonti: Funziona? Abolite il prestito

    CAGLIARI. «Il prestito d'onore? Tremonti lo ha sospeso perchè ha ammesso che funziona troppo bene». Lo ha sottolineato il gruppo dei Ds in consiglio regionale nel mettere in evidenza che il provvedimento messo in atto dai governi di Centrosinistra non è stato rifinanziato perchè «il successo è stato tale che le richieste sono state triple rispetto alle attese pur in presenza di una selezione elebata». I Ds hanno invitato il Centrodestra a «mettersi d'accordo tra ciò che dicono e ciò che fanno», perchè «in Sardegna la maggioranza si pronuncia a favore dei prestiti d'onore, a Roma si ricerca ogni pretesto per bloccarlo o eliminarlo, magari per privilegiare - con quei fondi - interventi assistenziali e clientelari».
    I Ds hanno preannunciato una battaglia «perchè il prestito d'onore non solo sia mantenuto, ma sia rafforzato e sviluppato», perchè «è una strada per la crescita imprenditoriale responsabile».
    http://www.lanuovasardegna.it


  10. #10
    Consurta Comunista Sarda
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