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Discussione: Mostra Gonzaga

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    Predefinito Mostra Gonzaga

    LA CELESTE GALERIA

    Dopo quasi quattrocento anni tornano nella città dei Duchi oltre novanta dipinti - con alcuni capolavori assoluti nella storia dell’arte come il Ritratto di giovane donna allo specchio di Tiziano, la Toilette di Venere di Guido Reni, L’Assembla degli Dei e il Ritratto di Ferdinando Gonzaga,di Pietro Paolo Rubens o, ancora, La Sacra Famiglia di Dosso Dossi - e quasi duecento tra gioielli, cristalli di rocca, armi, bronzetti e rari codici musicali: una selezione emblematica ed esemplare della raccolta dei Gonzaga nel momento del suo massimo splendore costuisce la mostra "GONZAGA. LA CELESTE GALERIA. Il Museo dei Duchi di Mantova" curata ed ideata da Andrea Emiliani e da Raffaella Morselli.
    Cinque anni di studi e di ricerche, di ricostruzioni e d’indagini sono stati necessari per ridisegnare la mitica collezione dei Gonzaga; una sessantina di studiosi italiani ed europei coinvolti in una vera e propria avventura scientifica ed intellettuale, che ha portato ad identificare e a seguire le tracce di molte delle opere della strabiliante raccolta dei Duchi di Mantova.

    Capace di competere con le più ricche collezioni d’Europa, in grado di vantare capolavori invidiati e bramati tanto da Rodolfo II come da Carlo I Stuart, la collezione dei Gonzaga è stata il frutto di una passione e di una politica collezionistica e mecenatistica portata avanti con tenacia lungo tre secoli, da tutti i componenti di casa Gonzaga, a partire da Isabella d’Este e via via fino a Ferdinando Gonzaga, suo pronipote.
    Il risultato di tutto ciò, all’apice della collezione nella seconda metà del Seicento, era stupefacente: duemila dipinti di importanti artisti e circa ventimila oggetti preziosi stipati od esposti in bella mostra a Palazzo Ducale: gioielli, cristalli, codici, naturalia, rarità d’ogni tipo, sculture antiche e moderne, disegni e quant’altro, che facevano delle collezioni ducali di Mantova il luogo più ricercato e ammirato in Europa.
    Crocevia e punto di riferimento d’artisti di fama come Giulio Romano, Andrea Mantegna, Rubens e Fetti, Giovanni Baglione e Guido Reni, Guercino e Van Dyck, alla corte di Mantova s’incontravano i migliori orologiai, intagliatori, orefici e armaioli dell’epoca, gli artigiani delle più famose botteghe, i musicisti più amati e ricercati, e ancora architetti e decoratori e poi mercanti d’arte, emissari delle altre corti europee, ospiti illustri.
    Poi venne la decadenza, per un ducato senza più eredi maschi, ripiegato su se stesso e che si apprestava ad affrontare guerre e carestie e più tardi, saccheggiarono la città.
    Il patrimonio dei Gonzaga venne disperso definitivamente.

    La mostra, allestita dal 2 settembre 2002 a Mantova, presso le Fruttiere di Palazzo Te e a Palazzo Ducale permetterà di ammirare alcuni dei più significativi capolavori della collezione, provenienti da tutto il mondo, come l’Educazione d’amore del Correggio, La nascita di Bacco di Giulio Romano, Le nozze di contadini di Bruegel il Giovane e ancora Sant’Agnese e Rinaldo e Armida del Domenichino, Erminia tra i pastori di Guercino. e il Ritratto di Vincenzo Gonzaga, realizzato da Frans Pourbus, e scelto come immagine della mostra.
    Di grande importanza e carichi di storia e d’aneddoti anche i codici musicali esposti, le armi, i bronzetti, i gioielli, i cristalli e i cammei: in alcuni casi riconducibili alle più note botteghe che operarono per i Gonzaga - Fontana, Saracchi, della Scala, Coiro, ecc. - in altri casi certamente appartenuti ai Duchi di Mantova.
    Nelle storiche sale di Palazzo Ducale sarà inoltre allestita una specifica sezione della mostra dedicata ai disegni sull’architettura e sulle decorazioni della grandiosa dimora.

  2. #2
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    Predefinito I Gonzaga



    TRE DUCHI

    Già dal XV secolo i Gonzaga sono celebri collezionisti accompagnati da una fama tale, in Europa, da divenire il modello di riferimento per gli acquisti che, attraverso loro, si trasformano in tendenza: a partire da Isabella d’Este - moglie di Francesco II Gonzaga e marchesa di Mantova dal 1490 - che porta la collezione a livelli di specializzazione ed organizzazione espositiva assolutamente all’avanguardia. Isabella è solo l'inizio delle vicende della collezione ma il fascino del personaggio ha per molti anni, fatto convogliare su lei tutta l’attenzione degli storici. Eppure la fama della collezione dei Gonzaga, nella letteratura coeva, assurge all'Olimpo al volgere del Cinquecento, quando si afferma in Europa quella "bulimia collezionistica, che sfocia a volte nella psicopatologia del collezionista insaziabile".
    Insomma, la collezione dei Gonzaga che diviene "mito", prototipo delle collezioni di tutta Europa, è quella seicentesca e i protagonisti principali di questa imponente raccolta sono Guglielmo, Vincenzo I e Ferdinando Gonzaga. Nell’imponente e complesso lavoro di ricerca e di scandaglio condotto dai curatori della mostra e dagli studiosi coinvolti, per identificare i pezzi della collezioni, la loro provenienza, i loro passaggi, ecc, ci si è allora imposti un limite cronologico ben definito che va dal 1563 (anno dell'investitura di Guglielmo a III Duca) al 1630 anno del sacco di Mantova: il periodo più vitale per il collezionismo e il mercato dell'arte.

    Guglielmo (1538-1587)
    Secondogenito del famoso duca Federico II Gonzaga e di Margherita Paleologo, il III duca di Mantova comincia a regnare effettivamente solo dal 1563, quando muore il suo tutore, lo zio cardinale Ercole. Brutto, gobbo, sgraziato, Guglielmo è universalmente ritenuto un buon amministratore delle ricchezze ducali ma in generale, per quanto riguarda l'aspetto artistico, ha sempre pesato su di lui un giudizio non del tutto lusinghiero; in effetti gioca decisamente a suo sfavore il confronto inevitabile con Vincenzo I, suo figlio e successore al ducato. Rispetto al lusso sfrenato esibito da Vincenzo e soprattutto rispetto alle quantità spropositate di opere d'arte acquistate dallo stesso, è naturale che il predecessore sia destinato a brillare di luce meno fulgida, o che addirittura rischi di passare per un duca poco illuminato dal punto di vista artistico.
    In realtà già da qualche decennio sono stati focalizzati alcuni aspetti fondamentali che ci permettono di penetrare la personalità di Guglielmo e le scelte da lui operate in senso artistico. Inoltre le recenti ricerche svolte a tappeto su alcuni carteggi dell'Archivio Gonzaga nell'Archivio di Stato di Mantova, conservate nella banca dati "Collezionismo gonzaghesco 1563-1630" del Centro Internazionale di Palazzo Te (Mantova) e parzialmente pubblicate o in fase di pubblicazione in una collana di volumi specifica, hanno aperto nuove prospettive tali da sollecitare curiosità intorno a questo duca così poco spettacolare, destinato da sempre a restare in ombra nella carrellata sui duchi della famiglia Gonzaga e ad essere liquidato velocemente con i soliti luoghi comuni. Guglielmo non può ancora essere considerato collezionista nel senso proprio del termine, ma proprio per questo si rivela una personalità interessante, capace di riflettere in modo significativo un contesto culturale di mutamento sottile ma profondo. Dal punto di vista museologico egli è essenzialmente la mente ordinatrice dominata dall'ideale di unificare tutte le parti del Palazzo Ducale, labirintico e sterminato, in un complesso architettonico armonico, unitario, organico. In questo senso la figura di Guglielmo rappresenta una tappa fondamentale nel percorso della formazione delle collezioni Gonzaga. Scavando ancora di più nella sua personalità emerge un lato di orgoglio dinastico che vogliamo riconoscere come strettamente collegato alla sua opera fondamentale di ristrutturazione del Palazzo: la consapevolezza di dover conservare degnamente il patrimonio artistico accumulato dagli avi in funzione della glorificazione della casa Gonzaga.

    Vincenzo I (1562-1612)
    IV duca di Mantova, primogenito di Guglielmo ed Eleonora Asburgo Gonzaga, gode di una fama ben diversa rispetto a quella del padre. Uomo di temperamento sanguigno, esuberante, megalomane; amante appassionato del lusso, delle donne, dell'arte; esibitore di eleganza sfarzosa e smodata; scialacquatore delle ricchezze ducali. Vincenzo I è il più spettacolare tra i duchi della famiglia Gonzaga: le sue imprese a caccia di opere d'arte sono innumerevoli e memorabili. Egli si muove perfettamente a proprio agio sul palcoscenico europeo, viaggiando tra una corte e l'altra, inseguendo e acquistando infinite opere d'arte con accanimento instancabile ma mutando spesso obiettivi, gusti, desideri. Vincenzo I sperimenta tutto con entusiasmo, si butta senza riserve in qualsiasi avventura gli possa procurare lustro e fama, come ad esempio le famose spedizioni contro il Turco, o le feste faraoniche organizzate a Mantova per celebrare occasioni speciali. Viene ricordato non solo come collezionista eccezionale di opere d'arte ma anche come grande committente: a lui si deve il soggiorno in Italia di Rubens. Tra le varie imprese di Vincenzo non mancano neppure importanti interventi architettonici sul Palazzo Ducale: anch'egli, come il padre Guglielmo e il figlio Ferdinando, si impegna nell’abbellimento della reggia principale di famiglia, ma ciascuno di essi è mosso da ideali e intenti personali diversi. Vincenzo infatti, a differenza di Guglielmo, sembra dominato dal desiderio di stupire i visitatori, di creare ambienti che superino in lusso e bellezza qualsiasi altro luogo. La voracità del duca Vincenzo, la sua passione viscerale per tutto ciò che è bello e prezioso è proverbiale, basti pensare a ciò che riferisce Alessandro Luzio a proposito di Vincenzo in punto di morte: "cominciò a far portare gioie in tanta bellezza et quantità che è stupore, su cui parevano affisarsi gli stanchi suoi occhi azzurri".

    Ferdinando Gonzaga (1587-1626)
    secondogenito di Vincenzo I ed Eleonora de' Medici ci offre una personalità ancora totalmente diversa rispetto agli altri due di cui ci siamo occupati finora. La costellazione sotto la quale nasce Ferdinando è quella del collezionista dominato da un'ossessione unica Sistematicità, spirito razionale, volontà programmatica costantemente animano le sue scelte di committenza e collezionismo artistico.
    A differenza del padre Vincenzo, egli non sembra dimenticare mai nulla; la sua mente registra, ordina, cataloga. Così si svolgono anche i suoi contatti con gli artisti: Ferdinando nel corso della sua vita, attraversando esperienze e conoscenze nuove, non tralascia mai quelle del passato; egli accumula, stratifica, nutre incessantemente un patrimonio prezioso inteso soprattutto come erfahrung; con metodo infallibile, aiutato dalla cerchia ampia che continua ad alimentare intorno a sé di amici, intermediari, agenti, mercanti, non perde mai un'occasione che potrebbe rivelarsi propizia per attuare i suoi numerosi progetti.
    Mentre Vincenzo I, catturato da intense passioni, via via si butta alle spalle idee e progetti già vissuti, artisti già amati, diversamente Ferdinando è capace di amalgamare armoniosamente tutti i percorsi esplorati e quelli nuovi da pianificare, o meglio possiede lo straordinario potere di fondere in un'unità organica ciò che per sua natura nasce separato: il presente e il passato, scandito nella lunga storia dinastica dall’avvicendarsi delle diverse personalità regnanti; la molteplicità e disomogeneità delle collezioni accumulate attraverso i secoli; il palazzo stesso con la sua topografia estremamente variegata e apparentemente disorganica.
    Ferdinando, oltre a impegnarsi in nuovi cantieri edilizi, oltre ad acquistare un gran numero di opere d'arte, oltre a mantenere rapporti continuativi e a stipendiare artisti di corte, diversamente dagli altri Gonzaga viene guidato da un'idea primaria che occupa la sua mente: un ideale di dominio, di controllo assoluto su tutto l'insieme dei beni raccolti e accatastati nei secoli dalla sua famiglia, che si traduce nella volontà di sistemare le collezioni vecchie e nuove secondo un principio ordinatore unico e incorruttibile, in modo da eternare la fama della casa Gonzaga e nello stesso tempo fuggire da un presente denso di ombre e di sciagure imminenti.
    L'ansia della fine che corrode l'anima del duca Ferdinando assume toni ancora più lugubri nel presagio sempre più verosimile dell'estinzione della casata. Il sangue che scorre nelle vene degli ultimi Gonzaga è ormai avvelenato. Subito dopo l'unione legittima con Caterina de' Medici lo spettro della sterilità comincia a tormentare Ferdinando.
    Mentre la guerra dei Trent'anni dilania l'Europa, il ducato mantovano è immerso in una grave crisi politica ed economica, e paradossalmente è proprio in questo momento di decadenza che emerge con tutta la sua potenza l'orgoglio dinastico: nel crepuscolo delle certezze l'esigenza di celebrare ed eternare la propria stirpe attraverso i bagliori corruschi dell'arte si fa sempre più imperativa.


    COLLEZIONISMO AL FEMMINILE

    Le donne di casa Gonzaga
    Mogli, sorelle, figlie. Le presenze femminili di casa Gonzaga gareggiano l'un l'altra nel contendersi la nostra attenzione.
    Fantasmi femminili come pallide larve emerse da una sensibilità romantica eccessiva oppure figure ben definite, di spessore storico-artistico rilevante e degne quanto i loro consorti, fratelli, padri, di essere analizzate e studiate in quanto collezioniste di opere d'arte?
    Forse potremmo appropriarci di entrambe le definizioni, ma in questa occasione occorre concentrarsi essenzialmente sulla seconda.
    La capacità di leggere in controluce nelle ricerche svolte in cinque anni di lavoro sul collezionismo gonzaghesco porta alla luce personalità femminili quasi del tutto inedite. Se gli studi scientifici della nostra epoca hanno infatti sempre privilegiato Isabella d'Este proprio perché esempio unico e irraggiungibile, a maggior ragione diventa necessario non lasciare in secondo piano le eredi della marchesa, straordinarie protagoniste della stagione aurea del collezionismo tra Cinquecento e Seicento, perfettamente in grado di brillare di luce propria.
    Focalizzare l'attenzione sul collezionismo al femminile non significa dunque inoltrarsi in recessi oscuri, in strade periferiche senza meta che si perdono nel nulla, significa bensì avviarsi alla scoperta di un territorio poco esplorato ma ricchissimo di notizie, eventi, vicende, intrecci, questioni critiche da risolvere, talvolta anche legate strettamente agli episodi molto più noti e studiati appartenenti alla linea maschile.
    Si tratta di presenze - duchesse e principesse - che tanto hanno contribuito ad allestire il Palazzo Ducale all'apice della sua fortuna, a importare quadri capitali che riflettessero le selezioni della famiglia di provenienza - è il caso ad esempio dei quadri di Andrea del Sarto che Eleonora de’ Medici richiedeva a Firenze -, a selezionare stoffe, gioielli, cristalli, argenti, ad affidare commissioni di opere ad artisti, ritrattisti, decoratori, architetti.
    Riemergono dall'ombra donne di carattere eccezionale, determinanti dal punto di vista diplomatico e politico come Margherita Gonzaga, e altre come Caterina de' Medici, tutte intente all'esercizio del potere, altre meno presenti ma altrettanto impegnate ad accumulare beni preziosi e rari e ad agghindarsi in una corte che era, tra il 1563 e il 1630, all'apice del collezionismo e dell'ordinamento museale, in netto anticipo con le mode europee che da lì a qualche tempo avrebbero dettato legge.
    Eleonora Asburgo, moglie di Guglielmo Gonzaga, eccentrica duchessa di stirpe imperiale dal carattere deciso e teutonico; Eleonora de' Medici, moglie di Vincenzo I Gonzaga, grande collezionista ed esperta d'arte; Margherita Gonzaga duchessa di Ferrara, figlia di Guglielmo, straordinaria personalità, raffinatissima nelle scelte artistiche e potentissima nelle trame politiche; Caterina de' Medici, moglie di Ferdinando Gonzaga; Eleonora Gonzaga sorella di quest'ultimo, divenuta imperatrice nel 1622; infine Maria Gonzaga, figura emblematica e sfuggente, di grande fascino e modernità: su di lei si addensano le ombre delle sciagure che colpiranno Mantova all’epoca del sacco e della peste.


    IL MERCATO DELL'ARTE GONZAGHESCO

    Nell'ambito dell'attività di ricerca preliminare alla mostra, è stato condotto un capillare lavoro di spoglio sui documenti dell'Archivio Gonzaga, conservati presso l'Archivio di Stato di Mantova, allo scopo di integrare le informazioni già a disposizione sulle acquisizioni d’arte da parte dei Duchi nel periodo compreso tra il 1563 e il 1630. In base ai dati raccolti è emerso un quadro estremamente ricco del mercato dell'arte con cui ebbero a confrontarsi i Gonzaga: all'ampia casistica delle contrattazioni, alle non sempre chiare modalità di pagamento e al fluttuare a prima vista ingiustificato dei prezzi, si aggiungono le variabili costituite dal grado sociale del venditore e del compratore, dalla fama dell'artista e dallo stato di conservazione dell'opera, tanto per citare i fattori più ricorrenti nei documenti.
    Il ciclopico vaglio documentario ha dunque permesso di stabilire linee e tendenze, centri di mercato e di commercio, ruoli di famiglia e gerarchie di ambasciatori e residenti, arrivi e partenze di artisti e tanto altro ancora; soprattutto, l'emerso già basta per definire una mappa chiara e comprensibile del mercato e degli scambi artistici tra i Gonzaga di Mantova e il resto del mondo.

    I luoghi
    Nel periodo considerato i duchi di Mantova - Guglielmo (1563-1587), Vincenzo I (1587- 1612) e Ferdinando (1612-1626) - dimostrarono di conoscere perfettamente le specificità delle varie città italiane e straniere per la produzione e il commercio di opere d'arte e beni di lusso. A Milano ci si procuravano armature finemente cesellate, tessuti e abiti confezionati da abili sarti, in perenne competizione con le famiglie proprie pari, come i Farnese e i Savoia, ma anche gioielli e cristalli prodotti ad esempio nelle botteghe dei Sarachi. Firenze era invece "territorio di caccia" per la duchessa Eleonora Medici Gonzaga, moglie di Vincenzo I, amante dei dipinti del Cinquecento fiorentino e soprattutto di Andrea del Sarto. A Roma, centro delle trame politiche e grande vetrina dell'aristocrazia europea, si acquistavano sculture e dipinti antichi, che andavano ad arricchire le gallerie di palazzo ducale e delle ville gonzaghesche. Venezia, con il suo porto mercantile e i suoi rapporti con l’Oriente, garantiva alla corte di Mantova pietre preziose, perle di ogni forma e colore, sete, vetri, nonché i libri a stampa più raffinati ed esclusivi.
    Per quanto riguarda interessi extra italiani, Vincenzo I fu un grande estimatore della pittura fiamminga, di cui fece incetta nel corso dei suoi vari viaggi nelle Fiandre, e non a caso all’inizio del Seicento chiamò come artisti di corte, e in particolare come ritrattisti, Francesco Pourbus e Pietro Paolo Rubens. Affascinato dalle terre più lontane era invece Ferdinando, di cui è nota la passione per le scienze naturali. Durante il suo soggiorno a Pisa, dove si preparava per la carriera ecclesiastica, il giovane Ferdinando sfuggiva spesso alla sorveglianza dei suoi insegnanti per recarsi al porto di Livorno, dove attraccavano le navi di ritorno dall’America, cariche di meravigliose novità.

    I personaggi
    Sono rari i casi di acquisti effettuati direttamente dai duchi. Questi ultimi generalmente si limitavano ad indicare ai propri agenti il tipo di oggetto o di prodotto desiderato e a quel punto era compito degli intermediari tenere d’occhio le merci disponibili sul mercato, soppesarne la qualità e stabilirne il prezzo, cercando di soddisfare le richieste ducali. Si trattava soprattutto di ambasciatori e di mantovani residenti nella varie città italiane ed estere, di nobili che agivano in nome dell’amicizia e della parentela che li legava ai Gonzaga e di rappresentanti del clero, il cui aiuto era determinante per procurarsi opere d'arte custodite tra le mura di edifici religiosi.
    A seconda delle occasioni i Gonzaga facevano ricorso anche a mercanti specializzati nel commercio di beni di lusso, i quali, durante i loro spostamenti, spesso facevano visita alla corte di Mantova mostrando le proprie mercanzie e promettendo di soddisfare le esigenze del principe. In particolare i mercanti veneziani rivestirono un ruolo di primo piano in questo senso e alcune delle loro botteghe, come quella del mercante-imprenditore Bartolomeo del Calice, erano meta di visite e di lunghe soste quando i duchi si recavano in laguna.
    Anche gli artisti, in particolare i pittori, furono spesso coinvolti nell'acquisto e nell'expertise di opere d'arte. In virtù della loro professione, infatti, potevano meglio di chiunque altro stabilire qualità e prezzo di un oggetto e conoscevano perfettamente le regole tacite secondo le quali il mercato dell'arte si muoveva. Il che consentiva loro di incappare in vere e proprie occasioni, come quando nel 1607 Rubens acquistò a Roma la Morte della Vergine di Caravaggio per conto di Vincenzo I.


  3. #3
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    PALAZZO TE - Palazzo Ducale, Mantova

    Apertura al pubblico
    Dal 2 settembre al 8 dicembre 2002

    Orario
    Tutti i giorni dalle 9.00 alle 19.00
    (chiusura biglietteria ore 17.30

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