L'economista francese Jean Paul Fitoussi, docente all'Università di scienze politiche di Parigi, è stato contattato da Sergio Cofferati per entrare nel comitato scientifico della sua futura fondazione ed ha fatto capire di essere orientato ad accettare. Questa premessa è doverosa perché i vari "ultrà" di sinistra possano avvicinarsi alle parole di questo docente in modo non prevenuto evitando i soliti commenti stupidi e insignificanti.
Fitoussi in una recente intervista ha affermato che la stagnazione economica da una parte e le conseguenze del maltempo dall'altra è l'occasione per ribadire che il Patto di stabilità europeo, così come è stato concepito, è inaccettabile. "Questo perché, ad esempio, una sua interpretazione dogmatica imporrebbe alla Germania di chiudere gli occhi dinanzi alle sofferenze della propria popolazione. Avendo una crescita molto vicina allo zero e dovendo fare i conti con un deficit di bilancio superiore al previsto, Berlino rischierebbe di restare sostanzialmente inerte pur di non aumentare la spesa pubblica. Una situazione inconcepibile". Per Fitoussi si tratta di un problema anche di democrazia, perché "democrazia significa saper privilegiare i bisogni della popolazione anche rispetto a regole decise quando il contesto economico europeo era molto più favorevole di quell'attuale. Crisi della democrazia significherebbe impedire ai governi di agire nel senso dei bisogni delle rispettive popolazioni. Atteggiamenti del genere possono costar cari all'Europa perché provocherebbero un'ondata emotiva contraria all'integrazione". Modificare il Patto con il pretesto delle alluvioni sarebbe in realtà un'operazione ipocrita e pericolosa perché bisogna ammettere chiaramente che le norme europee sono sbagliate e vanno cambiate. "Il difetto sta nel patto di stabilità. Fin dall'inizio bisognava sapere che in un quadro economico recessivo non possono funzionare gli stessi schemi validi in una congiuntura opposta. Se l'economia va male, nessuna autorità europea può costringere i governi a praticare politiche restrittive, che risulterebbero inefficaci economicamente e pericolose istituzionalmente. Pericolose perché contrarie alle esigenze della popolazione".




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