Già prima che i palazzi italiani del potere chiudessero per ferie si parlava del prossimo «autunno caldo» sul fronte politico, sociale ed economico. Ma quella temuta stagione è arrivata addirittura in anticipo, arrecando grattacapi di non poco conto soprattutto a chi detiene il timone del Paese.A scaldare gli animi e ad animare i dibattiti è innanzitutto l'inflazione: invece di raffreddarsi secondo le previsioni del Governo, ha fatto registrare un balzo in avanti. L'ha certificato l'Istat, con il suo «paniere» accusato di non essere adatto a fotografare il reale andamento dei prezzi, e l'Eurostat ha tracciato un quadro ancora più nero.Da parte loro, le associazioni dei consumatori denunciano un'inflazione tripla di quella rilevata dagli istituti statistici. Che siano queste ultime le cifre più reali lo sanno bene le famiglie italiane e tutti i cittadini. Si trovano, infatti, con un potere d’acquisto ridotto di mese in mese. E in settembre scatterà una nuova raffica di aumenti delle tariffe: assicurazioni auto e moto più 15 per cento, trasporti ferroviari più 4.5 per cento, bollette del telefono più 6.9 per cento, della luce più 3.3 per cento, del gas più 2.1 per cento.Perché tutti questi aumenti? Gli aumenti, invero, sono dovuti non a questioni di carattere tecnico, bensì ad una sorta di sciacallaggio da parte di chi ha approfittato della situazione alle spalle dei più deboli.Si resta di stucco davanti ad alcuni dati rilevati dall’Ismea e diffusi dalla Coldiretti a proposito del mercato di frutta e verdura nel giugno di quest’anno rispetto al 2001. Se gli importi pagati ai contadini sono spesso minori di quelli dell’anno scorso, i listini nei negozi sono schizzati alle stelle. Con punte da follia: carote più 827 per cento, zucchine più 567 per cento, cetrioli più 483 per cento e via elencando. I meloni sono aumentati del 42 per cento dai fruttivendoli quando ai produttori sono stati pagati il 28.6 per cento in meno. Definire tutto ciò scandaloso è poco.Che fare? Il Governo sembra avere le armi spuntate. Le promesse di Berlusconi dal Meeting di Rimini sul blocco delle tariffe (ma solo dal prossimo anno) e di adeguamento dei salari non all’inflazione programmata (1.4 per cento) ma a quella calcolata dall’Istat (2.3 per cento ad agosto) sono ritenute difficilmente praticabili. E fa sorridere la proposta del ministro Tremonti di stampare banconote da un euro per farne comprendere meglio il reale valore e arrestare così la spirale inflattiva.In realtà, l’aumento dei prezzi è solo una faccia dei problemi economici dell’Italia. La ripresa si fa attendere. Intanto crescono il fabbisogno dello Stato e il deficit pubblico, mentre le entrate tributarie sono inferiori al previsto. Sarà anche tutta colpa della difficile congiuntura internazionale, ma andando così le cose il Documento di programmazione economica e finanziaria (Dpef) ed anche il «Patto per l’Italia» rischiano di restare lettera morta. Così pure l’«impegno preciso» di «meno tasse per tutti».L’Unione Europea non ne vuole sapere di modifiche al Patto di stabilità ed allora, per far cassa, rispuntano ipotesi di condoni fiscali ed edilizi che si affiancherebbero ai già attuati provvedimenti per il rientro dei capitali dall’estero e l’emersione delle aziende in nero.Questa volta, tuttavia, c’è forte dissenso all’interno della stessa compagine governativa. Il ministro per le Infrastrutture, Pietro Lunardi, ha espresso la propria ferma contrarietà, definendo un’eventuale nuova sanatoria degli abusi edilizi come torto ai cittadini rispettosi delle leggi. «Perdere di vista questo aspetto — ha affermato — ci farebbe ripiombare in un passato dove a farla franca sono stati solo e soltanto i furbi». Se lo dice lui...




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