Corte internazionale: sarà Berlusconi a garantire l’impunità agli Usa
ELSINORE - Un altro pugno in faccia all'Europa, un'altra virata verso l'America di Bush. Senza dubbi di sorta, Silvio Berlusconi appena sbarca in Danimarca, peraltro in grave ritardo, annuncia il nuovo strappo con l'Unione. Il governo italiano è pronto a rompere l'unità dei Quindici sulla difesa della Corte penale internazionale e ad assecondare la richiesta degli Usa di sottoscrivere un accordo bilaterale che esenti i soldati delle due parti dalla giurisdizione del nuovo organismo creato per punire i crimini di guerra. Alle otto della sera, il capo del centro-destra sopraggiunge sul piazzale del Marienlyst, la sede dell'incontro informale dei ministri degli esteri sotto presidenza danese, e dichiara: "É vero. Siamo orientati a firmare questo accordo con gli Usa". E se i partner Ue decideranno diversamente? Ad una simile domanda qualunque dirigente europeo avrebbe riflettuto due volte e avrebbe mostrato la propria preoccupazione. Berlusconi no. Non ha esitazioni. Andrà ad affiancare Israele, Timor Orientale, Tagikistan e Romania, gli unici paesi che hanno risposto sinora all'appello di George W. Il capo del governo italiano risponde in modo quasi sprezzante, mentre i colleghi lo attendono al castello per la cena sociale: "Non siamo tenuti ad una decisione comunitaria. Ciascun paese ha firmato per se stesso e può decidere per se stesso eventuali accordi con un altro paese". Ineccepibile. Non si capisce, nè Berlusconi lo spiega, perchè sia venuto a discuterne visto che ha già la decisione in tasca e visto che c'è, potrebbe anche annunciare, se fosse semplice, l'uscita dall'Unione. Se questo è l'andazzo. Più tardi, i collaboratori di Berlusconi si rendono conto che il presidente l'ha, forse, sparato grossa e tentano, invano, di limitare la portata del danno cercando fantasiose interpretazioni. A dispetto di registrazioni su nastro in decine di copie delle parole del cavaliere.
L'annuncio italiano irrompe a tarda sera nei lavori del Consiglio. E lascia attoniti. I ministri avevano il tema all'ordine del giorno di oggi ma a questo punto la posizione italiana dovrà essere giustificata. Quando, invece, la consegna non scritta tra i presenti era proprio quella di raffreddare, in qualche modo, il clima rovente dei rapporti tra Europa e Usa su due temi delicatissimi: il destino della Corte penale internazionale e la minaccia d'intervento nei confronti dell'Iraq di Saddam Hussein. Il ministro britannico, Jack Straw, aveva, forse involontariamente, preso alla lettera la parola d'ordine di calmare le acque e, attraversando in accappatoio il centro stampa, si era tuffato nelle acque dell'Oresund per una bella nuotata. Il bagno di Straw anche simbolico. "É anche questo il modo - dice un diplomatico - per raffreddare i toni sui rapporti tra l'Europa e gli Usa". Ma l'uscita di Berlusconi, invece, riporta il clima a temperature roventi. Come sarebbe? Si rompe il fronte proprio quando, appena prima, in numerose dichiarazioni molti ministri si erano dichiarati pronti a lavorare per un'intesa con gli Usa? Perchè è vero che qui, a due passi dal castello di Amleto, i ministri degli esteri dell'Unione, provano ad alleggerire le tensioni con Washington. In rotta di collisione da settimane, Europa e Usa restano troppo distanti. E i britannici, notoriamente i più attenti a non irritare i legami con Bush, cercano di fare da ponte proponendo, per esempio, una sorta di ultimatum da inviare a Saddam Hussein perchè accetti l'arrivo degli ispettori delle Nazioni Unite. Ma la vicenda Iraq è strettamente collegata a quella del tribunale.
Gli Usa pretendono un'immunità "ad eternum" per i loro soldati ma gli europei insistono perchè la forza della Corte penale "non sia indebolita". In riva allo stretto di Elsinore, Romano Prodi aveva precisato nemmeno un'ora fa: "Dobbiamo lavorare per un accordo. Senza, però rinunciare ai principi". Per il presidente della Commissione, "c'è un disegno politico serio dietro la nascita dell'organismo in cui anche l'aspetto della giustizia, nei grandi eventi, diventa sempre più importante".
Si discute, si tratta, si tenta un compromesso. Ma non è facile. L'Ue dovrebbe arrivare ad una "posizione comune" entro la fine di settembre dopo una consultazione degli esperti giuridici (il 4 settembre è prevista una riunione a Bruxelles) e un nuovo confronto con gli Usa in sede Onu. Sarà possibile un accordo? Prodi ricorda: "Al momento della creazione della Corte si andò incontro alla richiesta americana introducendo la possibilità di fare accordi bilaterali di esenzione reciproca dei propri soldati dalla giurisdizione". Prodi aggiunge: "Un accordo si può fare non certo rinunciando ai principi ma adattando certi aspetti applicativi. C'è tanto spazio...". Un cauto ottimismo. Ma intanto, è noto che gli Usa hanno già convinto, oltre a Israele, Timor Orientale e Tagikistan, anche la Romania. La sollecita firma di Bucarest, che attende il via libera per l'ingresso nella Nato, a novembre al summit di Praga, non è piaciuta all'Unione. La Commissione, nei giorni scorsi, aveva invitato i paesi candidati a non prendere decisioni prima che i Quindici assumessero una "posizione comune". Il segretario di Stato Usa, Colin Powell, aveva reagito sollecitando i paesi Ue a firmare gli accordi bilaterali per garantire l'immunità ai propri militari. La vicinanza temporale con un possibile intervento contro Baghdad, in assenza di una copertura del Palazzo di Vetro, spinge infatti l'amministrazione Bush ad un pressing sui partner più disponibili. Anche su questo punto gli europei, pur con qualche distinguo della Gran Bretagna, sono fermamente intenzionati a non seguire gli Usa nella nuova avventura. A meno di prove inconfutabili che l'Iraq stia confezionando armi di distruzione di massa. In ogni caso, è l'orientamento europeo, confermato ieri da Javier Solana, qualunque decisione deve essere assunta nell'ambito dell'Onu. Nel frattempo che si lasci "lavorare Kofi Annan sul quale c'è totale fiducia".