Amartya Sen, indiano, antiliberista, teorico dell'uguaglianza, paladino del Welfare e del Terzo Mondo, "economista filosofo", professore ad Howard dall'87, nonchè premio Nobel per l'Economia in uno degli ultimi lavori dal profetico titolo.
"Lo sviluppo è libertà", presenta nel suo testo numerosi ed interessanti spunti per un approfondimento di alcuni argomenti dati troppo spesso per scontati e che si rivelano invece tutti da scoprire.
SEN si pone di fronte a termini, idee e teorie legate a semplici parole che spesso, però, non vengono considerate nella pienezza del loro significato e cerca di spostare il punto di vista dalla semplice analisi economica ad una più approfondita analisti etico-morale.
Ognuno di noi, ad esempio, pensa di sapere che cosa sia la povertà, lo sviluppo, il benessere: nel libro scopriamo,invece, che le concezioni sono le più varie, che non esiste una, ma molteplici interpretazioni.
Ognuno di noi pensa di sapere che cosa sia lo sviluppo e cosa sia la povertà.
Ma su che criteri si basa la nostra analisi? Internet nella Silicon Valley è sviluppo o povertà? E per chi è lo sviluppo? Per le Comunità, le etnie, le città? Per il Nord del mondo? E l’Occidente è il testimone dello sviluppo? E se lo è, anche i Paesi che sono definiti ora come Terzo Mondo prima o poi si svilupperanno nel modello capitalistico dell’American Way of Life?Quali sono le cause della ricchezza e quali quelle della povertà: una popolazione in soprannumero? La corruzione dei governi?
SEN sostiene che lo sviluppo deve essere inteso come un processo d’espansione di quelle libertà reali di cui godono gli esseri umani nella sfera privata come in quella sociale e politica.
Di conseguenza la sfida dello sviluppo consiste nell’eliminare i vari tipi d’ILLIBERTA’ tra cui la fame e la miseria, la tirannia, l’intolleranza e la repressione, l’analfabetismo, la mancanza di assistenza sanitaria e di tutela ambientale, la libertà d’espressione, che limitano o negano all’individuo l’opportunità e la capacità di agire secondo ragione e di costruire la vita che preferisce.
Per provare le sue tesi,SEN,non attinge solo alla Filosofia Politica, all’Etica e alla Scienza Economica, ma delinea anche una ricca mappa di esempi tratti dalla Storia o dall’attuale quadro Geopolitica ed Economico mondiale.
Il risultato è uno studio che vuole dimostrare, con analisi anche originali e rigorose, come la libertà – con la democrazia – sia il fine primario ed il mezzo principale sulla strada che porta allo sviluppo economico.
Lo scritto di SEN fornisce quindi non una semplice relazione economica, ma un’analisi a tutto tondo, legata dalla vita reale, ai problemi di ogni giorno.
Troppo spesso ci si limita a prendere in considerazione unicamente dei dati statistici, dei numeri, senza che vi sia un riscontro effettivo nella realtà.
Ed in corrispondenza, nella realtà, non ci sono merci, servizi, lavoro al mondo che corrispondono ai miliardi e miliardi di dollari che vengono scambiati.
Ecco perché gli stessi economisti vengono spesso liquidati come degli scolastici.
SEN insegna a non fossilizzarsi su un punto di vista ufficiale, o storico, perché ve ne sono degli altri e spesso forieri di verità altrettanto valide e, purtroppo, spesso sottovalutate.
Scopriamo così che anche in Paesi considerati generalmente ricchi possiamo imbatterci in situazioni di povertà di alcuni gruppi sociali.
Povertà non relativa al gruppo di appartenenza, ma vera e propria povertà messa a confronto con Paesi di norma considerati del Terzo Mondo.
Povertà che si traduce in minori occasioni sociali, minore assistenza sanitaria, denutrizione ed una minore aspettativa di vita.
SEN riporta sui binari giusti quello che dovrebbe essere il lavoro di un economista: non un semplice ragioniere “segnanumeri”, ma uno studioso che ricerca le soluzioni migliori per un mondo che oggi è dominato dall’Economia.
METAFISICA ED ECONOMIA
In questa ricerca di un miglioramento della qualità della vita, appare però incredibile come SEN possa non dare peso all’aspetto metafisico della stessa, riducendo e comprimendo religioni e tradizioni in uno di quegli aspetti della Società che possono essere decisi tramite lo strumento democratico.
Tale “dimenticanza” è forse dovuta al fatto che lo stesso SEN ammette di non essere religioso e così indica nell’intelligenza e nella responsabilità degli esseri umani l’unica via per risolvere i nostri problemi.
La metafisica non può però diventare Quantità, ma deve rimanere Qualità e la Religione deve rimanere essenzialmente Fede.
E Fede è anche dogma che di certo non può scendere a patti con ragioni economiche.
Ci sono campi in cui l’evoluzione economica si troverà sempre a scontrarsi con le religioni o le tradizioni dei popoli e non possiamo pretendere che queste vengano cancellate.
Approderemo altresì in un mondo desolato di tecnocrati, senza principi né valori, dove l’unica regola è la crescita economica.
Crescita economica che già oggi è slegata da qualsiasi nesso con la realtà.
Le Multinazionali oggi governano il mondo e le Holding Finanziarie tramite un semplice bottone possono spostare milioni di dollari e fare crollare le economie di interi Paesi.
Questa è la causa scatenante della crisi del Sud Est asiatico, della svalutazione del Rublo e – per rimanere in casa nostra – della svalutazione della Lira e successiva uscita dallo SME.
Inoltre dopo Bretton Woods il denaro ha perso l’unica ancora al reale e nell’epoca del danaro virtuale, dei Bit e d’Internet, i Signori della Borsa possono giocare a Monopoli non rendendosi conto, o meglio non interessandosi, alla vita di milioni di persone che ogni giorno rendono più squallida.
La dicotomia tra Economia Naturale ed Economia Finanziaria è diventata irreparabile.
L’esempio più lampante di questa nuova situazione è fornito dall’Unione Europea: 400.000.000 di persone unite sotto un’unica bandiera senza un Governo, ma con un’unica Banca Centrale.
Già con il Trattato di Maastricht, i governi nazionali non potevano più influire sulla politica monetaria delle banche centrali nazionali; ora, con un’unica Banca, in una nuova visione dell’Unione Europea “bancocentrica”, una persona eletta da dei governatori non eletti dal popolo decide sul destino di 400.000.000 di persone.
Questo meccanismo è malato ed il rinunciare alla religione non è la via per rinsavirlo.
Anzi, è la via più facile per farlo peggiorare.
GLOBALIZZAZIONE E TRADIZIONE
SEN si scaglia contro la Globalizzazione e lo stile di vita occidentali: riconosce,infatti,in essi l’irresistibile capacità di demolire modi di vivere e costumi sociali tradizionali.
“Il Pianeta”afferma”è oggi dominato dall’Occidente e anche se gli Imperi Mondiali di un tempo sono scomparsi, il potere occidentale non ha perso vigore, anzi, per certi versi è più forte che mai, soprattutto in campo culturale. Sull’Impero della COCA-COLA o di MTV non tramanta mai il sole”.
Non possiamo che trovarci concordi con queste affermazioni, ma le troviamo in contrapposizione con quanto affermato dallo stesso nei capitoli precedenti, dove dice che ogni popolo ha diritto di scegliersi le proprie tradizioni in maniera referendaria.
E’ opportuno quindi precisare il concetto di TRADIZIONE: si sa che il termine viene dal latino TRADERE, cioè trasmettere; si potrebbe anche parlare anche di TRASCENDENZA IMMANENTE, dato che nella storia è ricorrente l’idea che una forza dall’alto abbia agito in modo che valori Spirituali e Super-Individuali costituissero l’Asse ed il supremo punto di riferimento per l’organizzazione generale, la formazione e la giustificazione di ogni realtà ed attività subordinata e semplicemente umana.
Questa forza è una presenza che si trasmette, e questa trasmissione costituisce appunto la TRADIZIONE.
Nell’aspetto ora indicato, non possiamo dunque parlare di TRADIZIONE come qualcosa di astratto e meno che mai di ELETTIVO: si tratta appunto di un’energia.
DEMOCRAZIA E VALORI
Allo stesso modo è anomala la mancanza di fiducia che SEN nutre nei confronti del genere umano: in più di un passo si sofferma,infatti, sull’inadeguatezza della Classe Politica di alcuni Paesi e sul fatto che se non fosse presente lo strumento “democratico” non vi sarebbe modo di far “rigare dritto” questi politicanti.
Ricorre più di una volta all’esempio della mancanza di carestie in Paesi retti da un regime Democratico e del cambiamento avvenuto nel suo Paese natale, l’INDIA, allorché divenne Repubblica Democratica.
Il fondamento di ogni Vero Stato è la trascendenza del suo principio, cioè del principio della Sovranità, dell’Autorità e della Legittimità.
Nella Storia dei Popoli, anche se in diverse forme, si ritrova costante il concetto dello Stato come l’irruzione e la manifestazione di un ordine superiore che si concreta in un “Potere”.
In epoche precedenti alla nostra, si potè dunque parlare di un carattere sacro del Principio della Sovranità.
Così nell’antica nozione romana dell’IMPERIUM o, più in là nel tempo, quando si parlò del Diritto Divino dei Re e si ebbero Ordini, Aristocrazie, Classi politiche definite da discipline e da dignità irriducibili a valori sociali e a fattori economici.
Lo Stato non è espressione della SOCIETA’.
La concezione SOCIETARIA dello Stato ci deriva dal Positivismo Sociologico ed è indice di una Regressione, di un’Involuzione naturalistica.
Essa contraddice l’essenza del Vero Stato: destituisce la sfera politica del suo carattere proprio, cioè del potere che trae dall’alto.
La sfera politica si definisce con valori gerarchici, eroici ed ideali.
I veri fini politici sono fini che si legano ad ideali ed interessi diversi da quelli della pura economia o del benessere fisico.
Essi rimandano ad una dimensione superiore della vita.
Persone, uomini che incarnano questi valori esistono e, se anche slegati da un contesto politico democratico, non potrebbero - proprio in virtù del fatto che non rispondono in Terra delle loro azioni – agire contro il proprio Popolo ma, ambasciatori di un Ordine esistente da sempre, tendere verso una Società Giusta.
Nella Storia, con il passaggio da Stato a Stato Nazionale, con la sostituzione della formula “per grazia di Dio”, con la formula “per volontà della Nazione”, si compì una sostituzione della ricerca di legittimazione del potere: cessando il sostegno che veniva dall’alto, lo si cercò in basso.
E il Popolo si trasformò in Massa.
Questo trapasso, come si sa, avvenne con la Rivoluzione Francese, anche se germi della dissoluzione si possono riscontrare due secoli prima con la Riforma Protestante.
Dopo di essa si è assistito al progressivo avvento di fenomeni decadenti.
SEN richiama la Democrazia come unico strumento politico capace veramente di controllare la classe politica, ma non s’interroga sul perché tale classe politica sia da controllare.
La degenerazione di questi uomini deriva dal tempo in cui viviamo, privo di qualsiasi spinta verso l’alto e fradicio di edonismo.
La degenerazione, il processo di decadenza e la perdita dei valori dell’Uomo sembra in questo tempo inarrestabile ed il processo di “materializzazione” risulta ormai evidente.
Il problema del controllo,dunque, non costituisce che una traslazione dagli effetti alle cause.
Il Sistema Democratico stesso è, inoltre, causa della degradazione della classe dirigente.
Infatti, il maggior numero, libero da qualsiasi restrizione e clausola qualitativa, non può che stare dalla parte degli strati sociali più bassi e – per accattivarsi tali strati e venire portati al potere dai loro voti – occorrerà sempre parlare la lingua che , sola, essi ormai intendono: mettere in primo piano i loro interessi predominanti, che sono naturalmente i più grossolani, materiali ed illusori, promettendo sempre, ma mai esigendo.
A CURA DEL CENTRO STUDI “ELEUTEROS”




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