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    Predefinito La rinascita cimbra continua

    da L'arena online: http://www.larena.it/default.htm

    Martedì 3 Settembre 2002

    BOSCOCHIESANUOVA. Festa per l’inaugurazione degli uffici che finora erano a Verona

    Montana per davvero

    Comunità Lessinia, finalmente la sede è sull’altopiano



    Boscochiesanuova. Emozioni, parole d’augurio, soddisfazione e anche una certa dose di sano orgoglio hanno condito la giornata d’inaugurazione per la nuova sede della Comunità montana della Lessinia, in piazza Borgo. «Dopo tre anni dalla proposta, lanciata quasi come una provocazione dal mio vicesindaco Ivo Scardoni», ricorda Claudio Melotti, primo cittadino di Bosco e assessore al Parco, «coroniamo un sogno; la presenza di tanta gente è la prima tangibile testimonianza dell’importanza di questa scelta», esordisce di fronte a sindaci e loro rappresentanti dei 18 Comuni montani, più i tre Comuni che rientrano nel Parco (Altissimo, Crespadoro e Roncà). Il vescovo monsignor Andrea Veggio benedice «non tanto i muri ma le persone che devono far funzionare questa sede, perché il loro lavoro vada a beneficio della popolazione, serva a tener i valori e le tradizioni, primo fra tutti quello della solidarietà, coerentemente con quanto i nostri padri ci hanno tramandato». Poi i discorsi tracciano la storia della Comunità e del Parco, dell’idea di porre fine a una scelta incongruente che vedeva la sede dei due enti montani al di fuori del territorio amministrato, «incoerenza unica e inconcepibile fra le 19 Comunità montanare venete. Mi auguro che questa scelta determini anche un nuovo modo di ragionare sui programmi in termini comprensoriali e porti nei cittadini la consapevolezza di poter dialogare con amministratori presenti», sottolinea il sindaco Melotti, che fa gli onori di casa ricordando ai compaesani la necessità di mettere in campo le professionalità che esistono per investire in strutture sul territorio. «Dobbiamo svegliarci e smetterla di sentirci svantaggiati più di quanto siamo in realtà», avverte, dopo aver ringraziato quanti, dalla passata amministrazione, ai progettisti, agli uffici tecnici, all’impresa costruttrice, ai volontari si sono adoperati. «Adesso tocca a noi non tradire la fiducia riposta nel nostro Comune per questo progetto», conclude.
    «Sono emozionato anche se non è la prima volta che inauguriamo una struttura importante», ammette Campedelli, ma oggi è come tornare a casa dopo 30 anni di lontananza. Questo è un progetto che ha un’anima e mi auguro che sappiamo trasferire alle future generazioni il giardino che abbiamo ereditato».
    «È in atto il percorso di avvicinamento delle istituzioni ai cittadini», aggiunge Aleardo Merlin, presidente della Provincia, «ed è significativo che questa inaugurazione avvenga durante l’anno internazionale delle montagne, grazie all’intuizione di Bosco di dedicare questo luogo a sede della Comunità e del Parco».
    All’inaugurazione con sindaci e gonfaloni c’erano anche i parlamentari Umberto Chincarini, Ettore Peretti e Tiziana Valpiana, mentre il sindaco di Verona Paolo Zanotto ha inviato un messaggio di auguri. A far da corona all’avvenimento c’erano gruppi e rappresentanze delle comunità germaniche storiche delle Alpi: Cimbri di Luserna, dei Sette Comuni e del Consiglio, ma anche dello Jutland danese, Ladini di Bolzano e di Fodom, Mocheni, Sudtirolesi, il borgomastro di Benediktbeuern, cittadina bavarese da cui partì verso Verona una prima migrazione di famiglie nel 1048.
    I gruppi folcloristici dei Campanari del Diaolo, dei Trombini di San Bortolo, dei Pistonieri dell’Abbazia e dei Malghesi dei Ronchi di Recoaro hanno accompagnato il corteo da piazza Chiesa a piazza Borgo e il coro La Falìa ha intonato Lessinia del primo sole al momento della posa della linte, il tiglio sacro alle comunità cimbre, pianta sotto la quale venivano prese le decisioni importanti per la collettività. Un esemplare è stato messo a dimora nell’aiuola predisposta davanti all’ingresso della Comunità e i sindaci presenti hanno portato ciascuno una badilata di terra. Sarà richiamo costante a discutere e amministrare saggiamente.
    Vittorio Zambaldo

  2. #2
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    Predefinito Borgomastro bavarese per l’ultimo carbonaio

    Martedì 3 Settembre 2002

    Borgomastro bavarese per l’ultimo carbonaio

    Boscochiesanuova. Festa dei Cimbri veronesi nel segno del carbone, con il conferimento dell’onorificenza di Gran Massaro a Nello Boschi, ultimo carbonaio di Giazza e con la presenza, per la prima volta, del borgomastro di Benediktbeuern, Georg Rauchenberger (letteralmente Montagna che fuma), come doveva essere la Lessinia fino a qualche secolo fa, ricca di carbonaie fumanti dei Cimbri impegnati a disboscarla. Benediktbeuern è la cittadina bavarese, sede di un monumentale monastero benedettino dal quale attorno all’anno Mille (le cronache conservate nell’archivio del monastero parlano di una prima ondata del 1048), partirono famiglie di coloni diretti al Veronese. «Pochi anni prima avevamo subito l’invasione degli Ungari che provocò una grave carestia. I monaci, in contatto con il vescovo di Verona, inviarono qui le famiglie più indigenti perché sapevano che avrebbero trovato accoglienza e lavoro», ricorda il borgomastro.
    Secoli di rapporti e tradizioni si sono conservati fino ai giorni nostri nei cognomi, nella toponomastica, nella lingua. Il saluto di Renzo Dal Bosco in cimbro richiama quelle antiche cadenze della parlata altotedesca. «Qui sentiamo il respiro di tante generazioni», commenta Sergio Bonato, a nome dei Cimbri dei VII Comuni, che si augura nel contempo sopravviva questo respiro. Thomas Prader, segretario del Comitato unitario delle isole linguistiche storiche germaniche in Italia, annuncia in proposito che si sta lavorando anche a livello europeo per una legge di tutela delle minoranze linguistiche.
    Il saluto è portato anche dai Cimbri di Luserna e dai Mocheni del Trentino, dai Cimbri del Cansiglio, dalla Comunanza ladina di Bolzano e di Livinallongo-Fodom, dello Sciliar e da Annette Dalerup, rappresentante dei Cimbri danesi dello Jutland. La loro presenza è stata motivo di attrazione in più, anche se purtroppo il maltempo del pomeriggio ha guastato un po’ la festa, cominciata il mattino con la messa celebrata dal vescovo emerito monsignor Andrea Veggio, che ha ricordato la figura di monsignor Giuseppe Cappelletti al termine del rito e ha chiesto per i Cimbri e le loro famiglie «fraternità, serenità solidarietà e tanta grazia di Dio».
    «Da piccolo sentivo parlare di Cimbri come si trattasse di una favola. Devo dire grazie al Curatorium», riconosce Lucio Campedelli, presidente della Comunità montana della Lessinia, «se è stato recuperato il significato storico e culturale delle nostre antiche origini».
    È grazie a gente come Nello Boschi, che non sapendolo fare ha voluto imparare da Agostino dal Ravaro e Romano Nordera, ultimi abitanti di Giazza a costruire una carbonaia, se quell’arte antica può ancora essere riproposta ininterrottamente dal 1980. «Adesso la responsabilità di Gran Massaro», commenta il presidente del Curatorium, Giovanni Molinari, «gli impone di esserci ancora più vicino. Ha salvato una tradizione e ha un merito incalcolabile». (v.z.)

  3. #3
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    sehr gut

    saudi padani

  4. #4
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    Inutile ricordare i cimbri (e le loro tradizioni) se non esistono + o si stanno estinguendo.
    Pensiamo al PRESENTE e NON al PASSATO.

 

 

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