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    Predefinito A quando il Nobel per la guerra?

    Gustatevi questo eccezionale articolo di Diego Gabutti, tratto da Il Nuovo.

    http://www.ilnuovo.it/nuovo/foglia/0...149205,00.html

    Un tempo le guerre si combattevano perché non c'era altro da fare. Perché le chiacchiere della diplomazia stavano a zero. Perché il mondo è cattivo e irredimibile. Ma il tempo e le lavate di capo della storia hanno fortunatamente incivilito le nazioni. Tant'è che oggi le guerre si combattono per amore della pace e nel sacro nome della non-violenza. Sta infatti per cominciare (o almeno già molto se ne parla) l'ennesima "guerra che metterà fine a tutte le guerre": un classico del XX secolo, il secolo delle ideologie sdegnose e dell'apocalisse, del pacifismo dottrinario e degli arsenali nucleari. Si combatterà in Iraq, o così si dice, e poi basta, stop, fine degli scontri armati forever e pace in terra, nei secoli dei secoli, per tutti gli uomini di buona volontà.

    C'è sempre la possibilità, naturalmente, che la guerra contro Saddam non si combatta affatto: il Rais potrebbe volare giù dalla finestra d'un colpo di stato oppure, con tutte le maledizioni che si è tirato addosso, potrebbe venirgli finalmente il meritato coccolone. Può darsi, inoltre, che la crociata irachena allestita e messa in musica da Bush jr sia una di quelle guerre minacciate a nuora perché suocera intenda.

    In questo caso, se l'orrido tiranno fascioislamista Saddam è la nuora, la suocera è l'infame e svergognato regime dei nababbi sauditi: antisemiti, teocrati, grandi petrolieri, dentro fino al collo negli affari sporchi dell'islamismo radicale. Intorno ai sauditi (che oggi recalcitrano di fronte alle richieste americane, prendono tempo, rifiutano d'ospitare le basi dell'alleanza anti-irachena, fanno dell'ostruzionismo diplomatico) si restringono i tradizionali spazi di manovra. Alla fine, piacendo ad Allah, non resterà loro che la scelta tra due sventure eguali e contrarie: con Bush jr, contro Saddam e compagnia pseudoislamista, oppure contro Bush jr, fianco a fianco con i nemici dell'ordine americano. Da una parte l'incudine, dall'altra il martello. Auguri.

    Ma gli spot pubblicitari della crociata irachena raccontano (come sempre) un'altra storia. Raccontano la favola bella e pedagogica della guerra ultima e definitiva: la guerra che metterà fine a tutte le guerre, la guerra di chi combatte esclusivamente in nome della pace, del galateo, della bellezza, dei buoni libri e delle opere di bene. Alle armi, alle armi, e ogni rischio di guerra sarà scongiurato per sempre, ci sarà giustizia per tutti e finalmente il leone giacerà con l'agnello, come nel paginone centrale delle riviste diffuse dai Testimoni di Geova.

    Fu già nel nome di questa speciale "ultima guerra", della guerra non solo giusta e definitiva ma anche elegante e ben educata, che si scavarono le catastrofiche trincee della prima guerra mondiale. Anche la seconda guerra mondiale figurò in cartellone come la guerra santa delle nazioni civili e democratiche contro la barbarie totalitaria. Era vero. Niente da dire. Ma intanto si sorvolava sul fatto che le nazioni eleganti e ben educate, nella prima come nella seconda guerra mondiale, si erano alleate con le potenze più buzzurre e infernali del loro tempo: prima la Russia zarista e poi quella sovietica, che fino a un momento prima era ancora culo e camicia col regime hitleriano.

    Andò così perché "non si poteva fare diversamente": i leader delle "guerre che mettono fine a tutte le guerre", sempre inflessibili e grandiosi quanto a obiettivi strategici, sono generalmente di bocca buona nelle faccende tattiche. Alla seconda guerra mondiale seguirono cinquant'anni di guerriglia e controguerriglia, di rivoluzione e controrivoluzione in Asia, Africa e America latina: i cattivi stavano dalla parte dei peggiori regimi stalinisti e i buoni, non potendo fare diversamente, dalla parte dei peggiori regimi fascisti.

    Ma è negli ultimi anni del XX secolo che le guerre destinate a mettere fine a tutte le guerre hanno avuto la loro apoteosi. Da un giorno all'altro le guerre sono diventate "umanitarie" e, visto che il dizionario della modernità è sempre più orwelliano e dadaista, state ribattezzate addirittura "missioni di pace", così come "l'amore è odio" e "la libertà è tirannide". Non basta cioè che una guerra sia necessaria e magari anche inevitabile. Dev'essere anche utile e istruttiva. E ormai non c'è signore della guerra che non sogni di guadagnarsi il Nobel per la pace.

    Bill Clinton, quando bombardava lo stalinista Milosevic schierandosi a difesa degli eserciti mafiosi kossovari, mirava in primis alla cerimonia di Stoccolma, che aveva già santificato Arafat (famoso uomo di pace, l'eroe gandhiano che ha sacrificato un'intera vita onorata al terrorismo pacifista). Anche Bush jr deve accarezzare lo stesso sogno: un posto a tavola nel paradiso dei santi, tra San Francesco e Babbo Natale. Winston Churchill, a suo tempo, s'era accontentato del Nobel per la letteratura; Giulio Cesare d'un posto al sole nelle versioni dal latino.

    (30 AGOSTO 2002, ORE 140)
    "Non spargerai false dicerie; non presterai mano al colpevole per essere testimone in favore di un'ingiustizia. Non seguirai la maggioranza per agire male e non deporrai in processo per deviate la maggioranza, per falsare la giustizia. Non favorirai nemmeno il debole nel suo processo" (Esodo 23: 1-3)

    •   Alt 

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  2. #2
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    Bello, veramente bello: una voce fuori dal coro occidentale-democratico quanto lontana dal finto pacifismo no-global.

  3. #3
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