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    Predefinito Francia: Dal banco alla cella. Carcere a chi insulta il prof



    Dodici milioni di studenti francesi hanno iniziato ieri le scuole con una nuova legge a pesargli sul capo: chi oltraggia o insulta un professore, se ha più di 13 anni, può finire in carcere per sei mesi. E' polemica.


    PARIGI - Non c'è scuola al mondo dove i ragazzi non abbiano trovato fantasiosi nomignoli per ciascuno dei propri insegnanti. Eppure in Francia, i dodici milioni di studenti che ieri hanno varcato le soglie degli istituti scolastici d'Oltralpe, faranno meglio a tenere per sé qualsiasi commento men che rispettoso.

    Le conseguenze infatti, potrebbero essere gravissime: se si ha appena più di 13 infatti, si rischiano ben sei mesi di carcere, per aver insultato o oltraggiato un professore. La legge è passata, quasi in sordina, il 3 agosto scorso. Quando gli studenti, più che alla scuola, pensavano ad amoreggiare tra spiaggia e discoteca.

    Adesso però, i liceali francesi scoprono con orrore che una risposta piccata davanti alla cattedra, invece che costargli due classici due giorni di sospensione tra le urla del preside e qualche ceffone dei genitori , potrebbe precipitarli dietro le sbarre di una squallida prigione di paese, a dividere il pancaccio di legno con stupratori e rapinatori incalliti.

    Un'esagerazione? Forse. E in effetti, intervistati dal principale quotidiano parigino, Le Monde, sono pochi i professori che si dichiarano davvero disponibili a denunciare uno studente per averlo bistrattato in aula.

    Eppure, la stretta repressiva che percorre la Francia dopo l'insediamento del nuovo governo, la scorsa primavera, sembra coinvolgere tutti gli aspetti della vita sociale, soprattutto quelli che riguardano le tematiche giovanili.

    Il gabinetto Raffarin ha già abbassato la soglia di punibilità penale dei ragazzi sotto i 14 anni. Ha vietato i party e i rave illegali che fiorivano in estate in tutta la Francia. Sguinzagliando migliaia di agenti per fermare sul nascere qualsiasi riunione "non autorizzata". Ha aumentato le pene per i reati legati alla microcriminalità e, fra le tante, ha deciso, appunto, che potranno entrare in carcere gli scolari troppo "linguacciuti".

    "Quando è rivolto a una persona incaricata di pubblico servizio e quando il fatto è commesso all'interno di uno stabilimento scolastico o educativo, o all'entrata di questo o in occasione dell'uscita, o all'esterno di tale edificio, l'insulto è punito con sei mesi di prigione e 7 mila 500 euro di multa" recita la nuova legge Perben, che per gli italiani sembra un nome partorito per l'occasione, ma che per i francesi discende soltanto dalle connotazioni anagrafiche dell'attuale ministro della giustizia, Dominique Perben.

    La vicenda, ovviamente, era ed è destinata a partorire polemiche. Per un professore di lettere di un liceo di Venisseux, che oggi confida a Le Monde: "Non mi sembra un paradosso. Non si può permettere che gli insegnanti vengano trattati in tutti i modi senza reagire. Non si può lasciare credere agli alunni che si faranno strada nella vita senza rispettare regole comuni", ce ne sono molti che non nascondono un certo imbarazzo di fronte al potere, consegnatogli dal nuovo governo, di spedire un ragazzino alla sbarra.

    Tanto è vero che molti accusano la legge di pura demagogia. Insomma, il can can mediatico contribuisce bene a costruire l'immagine dura e pura del nuovo governo. Ma nessun professore, che ami davvero l'insegnamento e gli studenti, si prenderebbe sulle spalle una responsabilità simile. E poi, ragionano in tanti, cos'è veramente un insulto? Un nomignolo scherzoso? Uno offensivo? Un oltraggio sanguinoso? "Chi lo sa cosa ha veramente in testa un ragazzino di tredici anni - ammette un professore di lettere di un liceo Saint Etienne - quando si arrabbia può dire di tutto. Ma le parole passano".

    Lo dicevano anche i latini, "verba volant". Eppure qui, sembra che "les mots", le parole, non volino affatto. Anzi, pare che "striscino" trascinandosi pesantemente al piede una catena con tanto di palla ferrata da galeotto. Di fatto, basta una denuncia per aprire le porte del carcere.

    Anche per questo, dopo aver mostrato il pugno di ferro, il governo di Parigi prova a nasconderlo in un bel guanto di velluto. Il ministro dell'Istruzione ha avvertito gli insegnanti che l'applicazione della legge dovrà riguardare "casi eccezionali". Ma i professori meno teneri sono già sul piede di guerra. Bruno Mer, insegnante, sempre a Le Monde: "Se si fa una legge per non applicarla allora a che serve. Se c'è va applicata". Gli studenti d'Oltralpe sono avvertiti.

    (da IL NUOVO - 4 SETTEMBRE 2002)


    E in Italia? Sarebbe auspicabile una legge del genere?

  2. #2
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    Predefinito Francia: Dal banco alla cella. Carcere a chi insulta il prof



    Dodici milioni di studenti francesi hanno iniziato ieri le scuole con una nuova legge a pesargli sul capo: chi oltraggia o insulta un professore, se ha più di 13 anni, può finire in carcere per sei mesi. E' polemica.


    PARIGI - Non c'è scuola al mondo dove i ragazzi non abbiano trovato fantasiosi nomignoli per ciascuno dei propri insegnanti. Eppure in Francia, i dodici milioni di studenti che ieri hanno varcato le soglie degli istituti scolastici d'Oltralpe, faranno meglio a tenere per sé qualsiasi commento men che rispettoso.

    Le conseguenze infatti, potrebbero essere gravissime: se si ha appena più di 13 infatti, si rischiano ben sei mesi di carcere, per aver insultato o oltraggiato un professore. La legge è passata, quasi in sordina, il 3 agosto scorso. Quando gli studenti, più che alla scuola, pensavano ad amoreggiare tra spiaggia e discoteca.

    Adesso però, i liceali francesi scoprono con orrore che una risposta piccata davanti alla cattedra, invece che costargli due classici due giorni di sospensione tra le urla del preside e qualche ceffone dei genitori , potrebbe precipitarli dietro le sbarre di una squallida prigione di paese, a dividere il pancaccio di legno con stupratori e rapinatori incalliti.

    Un'esagerazione? Forse. E in effetti, intervistati dal principale quotidiano parigino, Le Monde, sono pochi i professori che si dichiarano davvero disponibili a denunciare uno studente per averlo bistrattato in aula.

    Eppure, la stretta repressiva che percorre la Francia dopo l'insediamento del nuovo governo, la scorsa primavera, sembra coinvolgere tutti gli aspetti della vita sociale, soprattutto quelli che riguardano le tematiche giovanili.

    Il gabinetto Raffarin ha già abbassato la soglia di punibilità penale dei ragazzi sotto i 14 anni. Ha vietato i party e i rave illegali che fiorivano in estate in tutta la Francia. Sguinzagliando migliaia di agenti per fermare sul nascere qualsiasi riunione "non autorizzata". Ha aumentato le pene per i reati legati alla microcriminalità e, fra le tante, ha deciso, appunto, che potranno entrare in carcere gli scolari troppo "linguacciuti".

    "Quando è rivolto a una persona incaricata di pubblico servizio e quando il fatto è commesso all'interno di uno stabilimento scolastico o educativo, o all'entrata di questo o in occasione dell'uscita, o all'esterno di tale edificio, l'insulto è punito con sei mesi di prigione e 7 mila 500 euro di multa" recita la nuova legge Perben, che per gli italiani sembra un nome partorito per l'occasione, ma che per i francesi discende soltanto dalle connotazioni anagrafiche dell'attuale ministro della giustizia, Dominique Perben.

    La vicenda, ovviamente, era ed è destinata a partorire polemiche. Per un professore di lettere di un liceo di Venisseux, che oggi confida a Le Monde: "Non mi sembra un paradosso. Non si può permettere che gli insegnanti vengano trattati in tutti i modi senza reagire. Non si può lasciare credere agli alunni che si faranno strada nella vita senza rispettare regole comuni", ce ne sono molti che non nascondono un certo imbarazzo di fronte al potere, consegnatogli dal nuovo governo, di spedire un ragazzino alla sbarra.

    Tanto è vero che molti accusano la legge di pura demagogia. Insomma, il can can mediatico contribuisce bene a costruire l'immagine dura e pura del nuovo governo. Ma nessun professore, che ami davvero l'insegnamento e gli studenti, si prenderebbe sulle spalle una responsabilità simile. E poi, ragionano in tanti, cos'è veramente un insulto? Un nomignolo scherzoso? Uno offensivo? Un oltraggio sanguinoso? "Chi lo sa cosa ha veramente in testa un ragazzino di tredici anni - ammette un professore di lettere di un liceo Saint Etienne - quando si arrabbia può dire di tutto. Ma le parole passano".

    Lo dicevano anche i latini, "verba volant". Eppure qui, sembra che "les mots", le parole, non volino affatto. Anzi, pare che "striscino" trascinandosi pesantemente al piede una catena con tanto di palla ferrata da galeotto. Di fatto, basta una denuncia per aprire le porte del carcere.

    Anche per questo, dopo aver mostrato il pugno di ferro, il governo di Parigi prova a nasconderlo in un bel guanto di velluto. Il ministro dell'Istruzione ha avvertito gli insegnanti che l'applicazione della legge dovrà riguardare "casi eccezionali". Ma i professori meno teneri sono già sul piede di guerra. Bruno Mer, insegnante, sempre a Le Monde: "Se si fa una legge per non applicarla allora a che serve. Se c'è va applicata". Gli studenti d'Oltralpe sono avvertiti.

    (da IL NUOVO - 4 SETTEMBRE 2002)


    E in Italia? Sarebbe auspicabile una legge del genere?

 

 

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