(da IL PICCOLO DI TRIESTE - 4 settembre 2002)
Dopo una condanna simbolica sei ultras d’oltreconfine sono stati espulsi
Sette agenti all’ospedale
Una partita nata male e finita peggio. Non per il risultato del campo, sfavorevole agli azzurri, ma per le violenza, le provocazioni, i danneggiamenti e le polemiche che ne sono seguite e seguiranno ancora. (...)
I sei ultras sloveni dopo una condanna simbolica con la condizionale sono stati espulsi dal nostro Paese a tempo di record. I poliziotti che sono stati picchiati e hanno riportato lesioni, non hanno fatto in tempo a costituirsi parte civile o l’hanno ritenuto inutile visto che i sei non avevano in tasca un tallero.
«Avevamo bevuto, non ricordo, mi sono difeso dai poliziotti, non ho lanciato io la bottiglia di vetro» hanno detto in aula i sei hooligans.
Sette agenti e funzionari sono ricorsi all’ospedale. Qualcuno ha affermato di esser stato colpito in faccia da un calcio sferrato dal solitario invasore di campo. Ma al «Nereo Rocco» quella sera si è respirato dopo anni di tranquillità e civiltà, un’aria brutta. «Un atteggiamento antitaliano» l’ha definito in una interrogazione il deputato Roberto Menia che ha richiamato l’attenzione anche sulle bottiglie, sui razzi e sugli striscioni che erano entrati allo stadio superando controlli e filtri.
A Trieste durante la partita Italia-Slovenia Inchiesta sugli agenti che picchiarono l’«invasore» sloveno
TRIESTE - Poliziotti nel mirino per il modo con cui gli agenti hanno maltrattato Matej Prapotnik al momento in cui ne hanno bloccato la solitaria invasione di campo nel corso di Italia-Slovenia. Due le inchieste aperte: una del dipartimento della Ps, un’altra della Procura della Repubblica. L’ipotesi è la stessa: presunte violenze quando l’ultrà sloveno era già stato bloccato.




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