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    Predefinito Il Friuli-venezia Giulia Anticipa La Bossi-bossi

    Lavoratori dall’Est solo se “pronti”
    di Giulio Ferrari

    MILANO - Gli stranieri che servono, dove servono, quando servono. Il principio “regolatore” dell’immigrazione sancito dalla Bossi-Fini è già realtà anche se mancano ancora 6 giorni al varo effettivo della legge. Ad anticipare gli effetti del provvedimento, almeno nell’applicazione del suo criterio-guida, è arrivata ieri mattina la formalizzazione di una iniziativa promossa dalla giunta del Friuli-Venezia Giulia. L’assessore regionale friulano al Turismo, Sergio Dressi, e il ministro del Turismo romeno hanno infatti sottoscritto a Bucarest l’atto di costituzione dell’Asform (Associazione transnazionale per la formazione e la mobilità occupazionale) che gestirà il movimento dei lavoratori romeni verso il nostro Paese. Al termine, beninteso, di un adeguato percorso di formazione professionale che si svolgerà in Romania. I lavoratori che usciranno dai corsi, disporranno di una preparazione adeguata alle richieste del mercato del lavoro italiano: un passo decisivo per scrivere la parola fine all’indegno capitolo degli arrembaggi di stranieri senza arte ne parte, condannati alla disoccupazione e alla delinquenza. Non a caso, mentre gli imprenditori invocano le porte aperte alla presunta manodopera extracomunitaria (magari al solo scopo d’inflazionare il mercato delle braccia e comprimere il livello degli stipendi) le liste degli uffici di collocamento si infittiscono di immigrati respinti dalle aziende, ormai arrivati a quota 200mila. Una situazione che, come dimostrano iniziative lungimiranti quali quella della Regione Friuli, vedrà presto attuati i necessari correttivi. «Il Friuli-Venezia Giulia - ha spiegato Dressi - è la prima Regione a muoversi all’estero, nel settore della formazione, nella prospettiva della legge Bossi-Fini per utilizzare al meglio le opportunità che essa offre. Si tratta di portare in Italia, fuori dalle quote, lavoratori extracomunitari qualificati, formati o preformati, non in maniera generica, ma secondo le esigenze espresse dalle imprese nazionali». Un bisogno particolarmente sentito nella realtà imprenditoriale del Nordest. E se nel solo Veneto il fabbisogno di manodopera è stimato, dall’Unione regionale degli industriali, in più di 15mila unità, le cifre del Friuli-Venezia Giulia non sono da meno: una richiesta che oscilla tra le 6 e le 12 mila unità. «La possibilità che vogliamo utilizzare e che prevede per le Regioni che definiscono accordi con Stati esteri agevolazioni nell’impiego delle quote d’immigrati - ha sottolineato l’assessore regionale al Turismo - conferma che la Bossi-Fini è una legge ottima, che lega la presenza dei lavoratori al lavoro effettivo e alla rete di garanzie e protezioni sociali. La vera scommessa di questa legge - ha aggiunto Dressi - è nell’applicazione. Ed è questa la sfida che vogliamo giocare per cercare di creare un canale legale e trasparente attraverso il quale fare arrivare lavoratori in Italia com cittadini e persone e non più come clandestini». Anche la scelta di Bucarest, per muovere questo primo passo, non appare dettata dal caso. «Non è casuale se abbiamo scelto la Romania - ha spiegato Sergio Dressi -, perchè si tratta di un Paese con buone affinità culturali con il nostro, e che offre l’opportunità di integrazione dei suoi lavoratori che hanno la necessità di trovare un’occupazione all’estero a una velocità maggiore rispetto ad altri Stati. Invece, per quanto riguarda l’area del Mediterraneo, in questa prospettiva - ha concluso l’assessore regionale - per il futuro pensiamo a Paesi come la Tunisia».
    L’attività di formazione dei lavoratori prospettata dall’accordo siglato a Bucarest partirà nel giro di un paio di mesi. Il primo settore interessato sarà quello alberghiero che, in Veneto e Friuli, necessita dell’innesto di circa 10mila addetti, lavoratori stagionali compresi. Il progetto di formazione sarà sostenuto economicamente da un cospicuo investimento: 600mila euro finanziati dal ministero italiano per il Commercio estero. Nel “pacchetto” è compresa la realizzazione di un telecentro formativo nella capitale della Romania. Con la legge Bossi-Fini, si volta davvero pagina: gli immigrati che oggi rappresentano un problema avranno finalmente le carte in regola per diventare una risorsa.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    Lavoratori dall’Est solo se “pronti”
    di Giulio Ferrari

    MILANO - Gli stranieri che servono, dove servono, quando servono. Il principio “regolatore” dell’immigrazione sancito dalla Bossi-Fini è già realtà anche se mancano ancora 6 giorni al varo effettivo della legge. Ad anticipare gli effetti del provvedimento, almeno nell’applicazione del suo criterio-guida, è arrivata ieri mattina la formalizzazione di una iniziativa promossa dalla giunta del Friuli-Venezia Giulia. L’assessore regionale friulano al Turismo, Sergio Dressi, e il ministro del Turismo romeno hanno infatti sottoscritto a Bucarest l’atto di costituzione dell’Asform (Associazione transnazionale per la formazione e la mobilità occupazionale) che gestirà il movimento dei lavoratori romeni verso il nostro Paese. Al termine, beninteso, di un adeguato percorso di formazione professionale che si svolgerà in Romania. I lavoratori che usciranno dai corsi, disporranno di una preparazione adeguata alle richieste del mercato del lavoro italiano: un passo decisivo per scrivere la parola fine all’indegno capitolo degli arrembaggi di stranieri senza arte ne parte, condannati alla disoccupazione e alla delinquenza. Non a caso, mentre gli imprenditori invocano le porte aperte alla presunta manodopera extracomunitaria (magari al solo scopo d’inflazionare il mercato delle braccia e comprimere il livello degli stipendi) le liste degli uffici di collocamento si infittiscono di immigrati respinti dalle aziende, ormai arrivati a quota 200mila. Una situazione che, come dimostrano iniziative lungimiranti quali quella della Regione Friuli, vedrà presto attuati i necessari correttivi. «Il Friuli-Venezia Giulia - ha spiegato Dressi - è la prima Regione a muoversi all’estero, nel settore della formazione, nella prospettiva della legge Bossi-Fini per utilizzare al meglio le opportunità che essa offre. Si tratta di portare in Italia, fuori dalle quote, lavoratori extracomunitari qualificati, formati o preformati, non in maniera generica, ma secondo le esigenze espresse dalle imprese nazionali». Un bisogno particolarmente sentito nella realtà imprenditoriale del Nordest. E se nel solo Veneto il fabbisogno di manodopera è stimato, dall’Unione regionale degli industriali, in più di 15mila unità, le cifre del Friuli-Venezia Giulia non sono da meno: una richiesta che oscilla tra le 6 e le 12 mila unità. «La possibilità che vogliamo utilizzare e che prevede per le Regioni che definiscono accordi con Stati esteri agevolazioni nell’impiego delle quote d’immigrati - ha sottolineato l’assessore regionale al Turismo - conferma che la Bossi-Fini è una legge ottima, che lega la presenza dei lavoratori al lavoro effettivo e alla rete di garanzie e protezioni sociali. La vera scommessa di questa legge - ha aggiunto Dressi - è nell’applicazione. Ed è questa la sfida che vogliamo giocare per cercare di creare un canale legale e trasparente attraverso il quale fare arrivare lavoratori in Italia com cittadini e persone e non più come clandestini». Anche la scelta di Bucarest, per muovere questo primo passo, non appare dettata dal caso. «Non è casuale se abbiamo scelto la Romania - ha spiegato Sergio Dressi -, perchè si tratta di un Paese con buone affinità culturali con il nostro, e che offre l’opportunità di integrazione dei suoi lavoratori che hanno la necessità di trovare un’occupazione all’estero a una velocità maggiore rispetto ad altri Stati. Invece, per quanto riguarda l’area del Mediterraneo, in questa prospettiva - ha concluso l’assessore regionale - per il futuro pensiamo a Paesi come la Tunisia».
    L’attività di formazione dei lavoratori prospettata dall’accordo siglato a Bucarest partirà nel giro di un paio di mesi. Il primo settore interessato sarà quello alberghiero che, in Veneto e Friuli, necessita dell’innesto di circa 10mila addetti, lavoratori stagionali compresi. Il progetto di formazione sarà sostenuto economicamente da un cospicuo investimento: 600mila euro finanziati dal ministero italiano per il Commercio estero. Nel “pacchetto” è compresa la realizzazione di un telecentro formativo nella capitale della Romania. Con la legge Bossi-Fini, si volta davvero pagina: gli immigrati che oggi rappresentano un problema avranno finalmente le carte in regola per diventare una risorsa.
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