Era il 15 settembre 1996 e, dopo un’estate all’insegna di aspre polemiche, la Padania prese corpo in tutta la sua imponenza. Dalla vetta del Monviso alle rive del Po, dalle valli alla laguna veneziana: un mare verde prese coscienza di se stesso e, forse anche stupito, si contò.
Un milione di persone, probabilmente anche di più, si mosse quella domenica mattina con la consapevolezza di scrivere una pagina di storia. Certo, giornali e telegiornali fecero una gara al ribasso per sminuire la faccenda, arrivando a negare l’evidenza parlando di quei famosi “quattro gatti sul Po...”
Ma la gente c’era, noi c’eravamo, e quel ricordo rimarrà per sempre.
Ma si sa, non si vive di soli ricordi, e a distanza di sette anni, con qualche capello bianco in più (e purtroppo qualche amico in meno) ci troviamo a fare un bilancio.
Forse allora c’era un maggiore entusiasmo, dettato dall’essere soli contro tutti e dall’aver “scoperto” (o meglio riscoperto) un simbolo, un’i-dentità, una bandiera. Ma oggi c’è qualcosa in più: oggi stiamo toccando con mano la possibilità di cambiare, di cambiare davvero, sporcandoci le mani e lavorando nella stanza dei bottoni per riportare la barca fuori dal fango.
“Che senso ha tornare a Venezia anche quest’anno, visto che la Lega è al governo?” Alzi la mano chi non si è sentito porre questa domanda, magari accendendo Radio Padania Libera durante un “filo diretto”.
La risposta giusta da dare? Ognuno avrà la sua, io posso solo dire che non basta un’idea geniale per vincere, ma occorre anche la costanza per realizzarla. E in politica, si sa, contano i numeri. E conta la forza, il radicamento fra la gente.
Contano insomma quei raduni di popolo che molti rinfacciano (o meglio invidiano) alla Lega. Anche all’interno dell’attuale maggioranza di governo, non è un segreto per nessuno, c’è chi non ha le riforme fra le sue priorità. Una volta sugli autobus c’era una targhetta con scritto “vietato parlare al conducente”; bene, in politica vale l’esatto contrario.
E se qualche conducente “alleato” a volte si distrare o è attirato da altre sirene, allora è compito del Popolo della Lega ricordargli quale deve essere il capolinea di quell’autobus, quale è il programma in base al quale è stato eletto.
Perché tornare a Venezia dunque? Per dare forza, ancora più forza, ai tre ministri della Lega che stanno combattendo a Roma. Per “mostrare”, bonariamente macon decisione, i muscoli della gente padana, forse troppo impegnata a lavorare per accorgersi che le stanno rubando il futuro.
Qualcuno magari sarà stanco, qualcuno avrà perso fiducia, qualcun altro pensava che il cambiamento arrivasse più velocemente. Ma purtroppo niente succede per caso. La storia ci racconta che gli Scozzesi cominciarono la loro lotta per la libertà più di sette secoli fa.
Noi abbiamo molto meno tempo a disposizione e perciò dobbiamo essere ancora più compatti e numerosi. Chi perde la fiducia dà un’arma in più in mano ai “romani”.
Anche per questo, per non rendere vano il lavoro di migliaia di persone che va avanti da vent’anni, il 15 settembre è una data segnata sul calendario ormai da mesi.
“Triste quel popolo che non ha un desiderio” diceva Honorè de Balzac. Sicuramente, dicendo quello, non pensava a noi Padani...




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