Cronaca
Il virologo Pregliasco: "Dall'influenza A stessi rischi della stagionale, vaccino per i soggetti sensibili"
di Antonella Loi
Il 51enne cardiopatico di Napoli morto questa mattina all'ospedale Cotugno è il primo caso in Italia di decesso causato dal virus A/H1N1. I sanitari del nosocomio che lo avevano in cura respingono ogni tentazione di allarmismo e parlano di "decesso dovuto alla gravità della patologia di base dell'uomo". Come dire che un'altra qualunque infezione sarebbe potuta essergli fatale. Per capire meglio quali siano i rischi legati all'influenza suina e alla sua diffusione abbiamo parlato con il dottor Fabrizio Pregliasco dell'Istituto di Virologia dell'Università di Milano, uno dei massimi esperti italiani in tema di sindromi influenzali.Dottor Pregliasco, dopo la morte del 51enne il direttore sanitario dell'ospedale che lo aveva in cura ha parlato di decesso non imputabile direttamente al virus A/H1N1. Cosa è accaduto a Napoli?
"Il virus è stato la causa iniziale e, come succede anche con l'influenza stagionale, nei soggetti più fragili può diventare la goccia che fa traboccare il vaso in una situazione che ha già dei fattori di rischio. E' un fatto ovviamente triste perché il decesso di ognuno ha un valore assoluto, però, in termini statistici, rientra in quello che può accadere normalmente. Bisogna ribadire cioè che secondo quello che deriva dai dati anche internazionali,
questa influenza ha le stesse caratteristiche di gravità di quella stagionale".Nessuna preoccupazione dunque?
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Quello che ci deve preoccupare nel prossimo futuro è semmai la quantità di casi contemporanei che purtroppo ci aspettiamo, vista la virulenza di questa influenza".Il governo parla di possibile chiusura delle scuole e i media stanno dando grande risalto alla diffusione del virus. Secondo lei ci troviamo in una situazione d'allarme?
"In casi del genere non è facile fare una comunicazione che non sia allarmistica. Diciamo che fino ad ora è andata abbastanza bene rIspetto al corto circuito al quale avevamo assistito con la Sars e l'aviaria, dove una comunicazione sincopata ha avuto addirittura la conseguenza che la popolazione ha pensato che si trattasse di bufale. Ma erano dei rischi che potevano - e in parte per l'aviaria ancora possono - evolversi. Queste informazioni ci arrivano oggi dalla scienza perché abbiamo dei sistemi di sorveglianza che funzionano un po' come degli allarmi che mettiamo nel giardino di casa e suonano quando passa un gatto. Nel passato eravamo più tranquilli: arrivava la pandemia e ce lo raccontavamo a posteriori".Quindi è giusto tenere alta la guardia?
"Si può dire che il problema c'è: la malattia è un problema sociale di anno in anno. Questa malattia si può dire che sia a basso rischio per ognuno ma la quantità, la numerosità dei contagi, fa sì che si creino anche in una stagione normale dei danni come la mortalità, l'assenteismo eccetera. Con quello che abbiamo visto fino adesso - che è solo l'antipasto - abbiamo la certezza che, viste le caratteristiche del virus e l'inverno imminente, la stagione influenzale si moltiplicherà per due o per tre. Seppur con le stesse caratteristiche delle solite influenze".Il governo scende in campo con una campagna di prevenzione: secondo lei è consigliabile vaccinarsi?
"Entro qualche mese si arriverà a 24milioni totali di vaccini. Il concetto essenziale è che la vaccinazione è una tecnologia efficace e consolidata, sicura, che praticamente anche nelle stagioni influenzali è utile da un punto di vista del risultato della riduzione della malattia. Quindi è una cosa che è sicura. Dovremo vedere adesso i risultati specifici per questa variante ma è sostanzialmente uguale come per le altre influenze".Quindi chi deve fare il vaccino?
"Come sempre le persone a rischio, anziani, bambini e chi ha particolari patologie. In più, vista la velocità di diffusione, lo Stato suggerisce di vaccinare le persone con funzioni di utilità sociale per evitare l'effetto negativo conseguente all'alto numero di casi di malattia".
Quali regole bisogna seguire per evitare il contagio?
"Bisognerebbe stare sotto una campana di vetro, ma è evidentemente impossibile. Bisogna seguire le norme di buon senso, lavarsi le mani frequentemente, fare attenzione ai soggetti a rischio e così via. Statisticamente così si limita un po' il contagio".
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