Ricevo e trasmetto.
LO SCOPO DELLA PROPAGANDA BELLICA DELLA II GUERRA MONDIALE
Funzione della propaganda sulle "atrocità"
Meccanismi psicologici
Genesi
Fortuna e futuro della propaganda dei vincitori della II G.M.
FUNZIONE DELLA PROPAGANDA SULLE "ATROCITA’"
In un famoso libro sul processo di Norimberga apparso in Francia nel 1948,
il giornalista Maurice Bardeche indicò con precisione il significato allo
scopo della propaganda anglo-americana contro la Germania sconfitta, che nel
dopoguerra cominciò a imperversare ancor più furiosamente che nel periodo
bellico:
"Per giustificare i crimini commessi nella condotta di guerra [degli
Alleati], era assolutamente necessario scoprire crimini ancora più gravi
nell'altro schieramento. Bisognava assolutamente che i bombardieri inglesi e
americani apparissero come la spada del Signore. Gli Alleati con avevano
scelta. Se essi non avessero dichiarato solennemente che erano stati i
salvatori dell'umanità, se non lo avessero dimostrato con qualunque mezzo,
sarebbero stati soltanto degli assassini. Se, un giorno, gli uomini
cessassero di credere alla mostruosità tedesca, non chiederebbero conto
delle città inghiottite? C'è dunque un interesse evidente, da parte della
propaganda britannica e americana, e, in minor grado, da parte di quella
sovietica, a sostenere la tesi dei crimini tedeschi." [1]
Il primo atto di questa propaganda fu appunto il processo di Norimberga,
allestito e condotto con la tipica ipocrisia anglosassone dai vincitori
della guerra. Lo scopo essenziale del processo fu proprio quello di
convincere l'opinione pubblica mondiale, per mezzo di un apparato
pseudo-legale mastodontico quanto grottesco, che i vinti erano dei criminali
efferati e sanguinari.
L'"Olocausto" - il presunto sterminio di milioni di Ebrei ad opera dei
Tedeschi in campi appositamente allestiti - da semplice capo di accusa di
questo processo divenne ben presto lo strumento di persuasione più efficace
adottato dagli Anglo-Americani nel dopoguerra. Da allora, grazie ad un
bombardamento propagandistico sistematico, soffocante, ossessivo, basato su
una ricchissima letteratura pseudo-scientifica per gli "intellettuali", su
film di bassa lega e su documentari per le masse popolari, l'"Olocausto" si
è radicato profondamente nella cultura occidentale e costituisce ormai il
criterio essenziale dell' "ideologicamente corretto."
Dopo essere diventato un dogma storiografico indiscutibile esso si è infine
svincolato dalla storia ed ora si accinge ad assurgere a dogma teologico, ad
evento unico e irripetibile nella storia universale, che, per definizione,
non ammette paragoni con nessun massacro reale, passato o futuro. Questa
trasformazioneèe stata sancita appunto dall'introduzione del termine
"Olocausto", che nella traduzione greca della Bibbia dei LXX designa il
sacrificio di una vittima a Jahveh, dio degli Ebrei, mediante combustione
completa. Il presunto sterminio ebraico, che prima era
chiamato molto prosaicamente "hurban" o "shoah", cioe distruzione,
catastrofe, rovina, e diventato dunque "Olocausto", atto religioso
sacrificale. E questa glorificazione sancisce in modo ancora più totale e
definitivo l'intangibilità del dogma, la negazione del quale comporta
necessariamente la scomunica solenne della comunità.
In questo clima culturale, reso ancora più incandescente dal terrorismo
giudiziario che si esercita in alcuni Paesi europei su coloro che osano
mettere in discussione il dogma olocaustico, il servilismo e la
vigliaccheria sono diventi una sorta di seconda natura degli
"intellettuali", che tradiscono per un misero piatto di lenticchie il loro
compito doveroso di ricercare e proclamare la verità.
In Italia, dove, nel campo della storiografia olocaustica, regnano sovrani
mediocrità e dilettantismo, le leve della propaganda sono state afferrate e
vengono tenute saldamente da pubblicitari servili e sprovveduti.
Questo libretto e nato come reazione a un atto di vigliaccheria di uno di
questi "intellettuali" ed era ovviamente destinato ai lettori italiani.
Quale insegnamento può trarre il lettore giapponese da questa intervista
sull'"Olocausto"?
Per rispondere a questa domanda bisogna ritonare alla citazione di M.
Bardeche che ho riportato sopra. Sebbene egli si riferisse ai rapporti tra
Alleati e Germania, le sue considerazioni valgono perfettamente anche per le
relazioni tra Stati Uniti e Giappone.
Per giustificare il loro feroce imperialismo nel Pacifico e nell'Estremo
Oriente e la loro politica guerrafondaia, e, ancor più, gli atroci crimini
da essi commessi contro il popolo giapponese, gli Americani dovevano creare
e additare agli occhi del mondo l'immagine della mostruosiàa giapponese.
La trappola di Pearl Harbor era stata si il pretesto per l'entrata in guerra
degli Stati Uniti, ma il "proditorio attacco" da essi provocato e previsto
non poteva servire per giustificare il massacro di centinaia di migliaia di
innocenti con bombe incendiare e atomiche. D'altro canto, la totale
estraneità dei Giapponesi alla "questione ebraica" li poneva per ovvie
ragioni al riparo dalla demonizzazione olocaustica. Ciò porto al fallimento
tattico-propagandistico dei processi allestiti contro i "criminali di
guerra" giapponesi, che in Occidente sono praticamente sconosciuti persino
presso gli specialisti dell' "Olocausto" e che, conseguentemente, non hanno
avuto alcuna influenza sulla cultura ufficiale.
Non avendo alcun appiglio storico sul quale far leva, gli Americani furono
costretta a rinunciare alla storiografia pseudo-scientifica che si era
dimostrata cosi efficace in Occidente e affidarono il compito della
demonizzazione del Giapponese alla propaganda cinematografica di Hollywood.
In questo modo, film dopo film, essi hanno creato e imposto in tutto il
mondo la menzognera immagine del Giapponese vile, crudele, brutale,
incivile, capace, per la sua stessa natura, di atti di ferocia inaudita,
e,nello stesso tempo, l'altrettanto menzognera immagine dell'Americano
coraggioso, nobile, generoso, eroico, costretto a combattere l'oscurantismo
giapponese in nome della Democrazia, del Progresso e della Civiltà.
Queste ignobili fandonie cominciano finalmente a sgretolarsi. Da un lato
l'imperialismo americano, con le sue sanguinarie imprese - i massacri
perpetrati ai danni del popolo irakeno e serbo, per ricordare le ultime -
hanno mostrato a tutto il mondo il vero volto degli Stati Uniti; dall'altro,
il revisionismo storico ha smascherato i vincitori della seconda guerra
mondiale e ha distrutto il loro miserabile alibi morale: e se essi non sono
più i salvatori dell'umanità, sono dei semplici assassini.
Questo e l'insegnamento che il lettore giapponese può trarre da questo
libretto.
Lo studio delle menzogne alleate contro il popolo tedesco possa essere di
stimolo allo studio delle menzogne americane contro il popolo giapponese.
Questo e il mio sincero auspicio.
[Brano di Carlo Mattogno]
[1] Maurice Bardeche, Nuremberg au la terre promise. Les Sept couleurs,
Paris 1948, pp. 18-19.
MECCANISMI PSICOLOGICI
Sono state bene messe in luce dai revisionisti le strategie grazie alle
quali il sistema liberal-capitalista (e, fino a ieri, quello sovietico) è
riuscito a imporre nel mondo laico del XX secolo questo "Diavolo"
medioevale, vera e propria formidabile arma per il possesso delle coscienze.
Rimangono da analizzare i meccanismi psicologici che hanno permesso a tale
gigantesca propaganda di attecchire e diventare così efficace. Proviamo ad
individuarne alcuni:
a) Per l’appunto, la predisposizione del mondo occidentale a credere nel
diavolo. Duemila anni di semina cristiana non possono essere stati spazzati
via da un secolo di laicismo, e il terrorismo psicologico sul "diavolo" è
rimasto evidentemente ben impresso nel subconscio collettivo, così che al
suo posto è stato collocato "Hitler", e al posto dell’"inferno" la storia
dell’"Olocausto".
Nella stessa categoria rientra la tecnica di usare per il presunto
"sterminio" degli ebrei un linguaggio religioso consono alla mentalità
giudaico-cristiana e recepito da un pubblico avvezzo a secoli di lettura
biblica, a partire dal termine biblico di "olocausto" (il sacrificio della
vittima umana), fino alle descrizioni di forni con fiamme e stridore di
denti che ricalcano alcuni racconti del libro di Isaia. Il termine
"olocausto", troppo "goy" poiché di origine greca, è da alcuni anni
sostituito dal più kosher "shoah".
Per quanto riguarda l’uso di terminologia da horror, si veda: "mattatoi
chimici" sovente usato al posto del più banale "camere a gas"; "campi di
sterminio" sostituito al legittimo nome "campi di concentramento"
("Konzentrationslager"). L’aggettivazione negativa obbligatoriamente
premessa o posposta ad ogni termine che riguardi un aspetto dei lager o
semplicemente del nazismo (locuzioni come "i treni della vergogna", "l’oro
della vergogna", "i burocrati dello sterminio", "i luoghi dell’orrore"
etc.); il divieto di raffigurare personaggi nazisti con caratteristiche
anche solo accettabili (si veda la modifica del copione del recente film
sullo scalatore Harris, imposta dal Centro Wiesenthal al regista del film).
Interessante notare anche lo spostamento semantico di termini come "lager"
(un derivato del verbo tedesco "lagen" che significa "concentrare", "mettere
in un luogo"); "forni (crematori)", che da normale impianto igienico
funerario presente in ogni agglomerato umano è diventato sinonimo di chissà
quale macchina diabolica, da cui espressioni totalmente mitologiche come
"finire nei forni", etc.; e l’uso denigratorio dei nomi propri di politici
nazisti (senza contare l’alone di negatività che il razzismo anti-tedesco ha
ferocemente affibbiato al popolo tedesco).
b) L’eccitabilità dell’opinione pubblica occidentale sul tema dei "diritti
umani", fattore di cui i propagandisti di ogni fazione bellica hanno
naturalmente tenuto conto nell’elaborare la propria propaganda, attribuendo
ipocritamente e cinicamente all’avversario l’infrazione dei suddetti diritti
anche e soprattutto quando è la propria fazione la prima ad infrangerli.
Dopo innumerevoli esempi fino al giorno d’oggi (oggi , propagandisti
intelligenti in possesso di buona tecnologia sono in grado di provocare vere
e proprie isterie di massa), è perlomeno ingenuo continuare a credere nella
sincerità di tutto ciò che viene propagandato da una fazione o dai suoi
alleati per giustificare un proprio intervento bellico, un’occupazione o
altre manovre. E, conseguentemente, è stupido non prendere in considerazione
l’altro piatto della bilancia, l’altra faccia della medaglia.
Questo elementare e scontato meccanismo è stato messo in rilievo per
innumerevoli episodi del passato, ma gli storici vengono violentemente
dissuasi dal farlo nei confronti del solo episodio del (presunto )
"Olocausto". I propagandisti olocaustici tacciano chi vuole legittimamente
revisionare l’episodio di essere persona sudbola e malvagia, ricorrendo ai
più disparati argomenti per diffamarlo, tranne gli unici argomenti che
andrebbero usati: la metodologia della ricerca storica. Fateci caso: il 99%
dei libri degli autori olocaustici e anti-revisionisti non dicono una parola
sulle supposte "camere a gas",o sui pretesi sei milioni di morti ebrei e ci
inondano invece di argomentazioni moralistiche o emotive che nulla hanno a
che fare con la storiografia. E anche quando si finge di parlare di questa
terribile presunta "arma del delitto", in realtà si finge di parlarne dando
per scontato la sua esistenza, rimandando a ciò che dovrebbe essere
"risaputo" (al pari di un dogma o di un assioma indimostrabile) e
guardandosi bene dal farsi coinvolgere in qualunque dimostrazione seria
della sua esistenza (e con "seria" intendo un dibattito faccia a faccia con
chi sostiene il contrario, non uno scorretto monologo dove si può dire di
tutto senza tema di smentita).
c) Una delle caratteristiche delle popolazioni di razza nordica è il senso
di giustizia. Tale senso di giustizia ha fatto sì che alla capillare e
scientifica "rieducazione di massa" intrapresa già nel ‘45, il popolo
tedesco reagisse con un bisogno di auto-punizione per espiare tale supposta
"gigantesca" colpa. Gli altri popoli nordici invece, come quelli
anglo-sassoni che non erano imputabili dell’"Olocausto", sono stati convinti
che il proprio orgoglio razziale avrebbe per forza condotto ad altri ’
"Olocausto". Conseguenze:
1) la politica eugenetica e quella della selezione dei flussi immigratori –
praticate sia dai paesi anglosassoni che da quelli scandinavi – furono
abbandonate tra gli anni ’40 e ’50.
2) La lobby ebraica acquista grazie a tale terrorismo psicologico, un potere
morale enormemente accresciuto, riuscendo ad eliminare qualsiasi opposizione
alla propria politica sionista e finanziaria, che prima, nei paesi
anglo-sassoni non mancava affatto.
Gli altri paesi non-nordici, sostanzialmente privati di qualunque ruolo
realmente autonomo, hanno seguito pedissequamente il modello americano,
importandone anche la propaganda olocaustica, salvo adattamenti alla psiche
non-nordica dei rispettivi popoli, come il fare leva più sul sentimento
della compassione che sul senso di giustizia (quest’ultimo piuttosto
aleatorio presso la leggera mentalità levantina e mediterranea).
d) La forza di obbligazione morale esercitata dal fare ciò che è sentito
dalla propria comunità come un qualcosa di intoccabile, di inviolabile, è da
sempre un meccanismo che funziona da collante sociale, almeno fino agli anni
della contestazione. L’argomento dell’"Olocausto" è riuscito a conservarsi l
’unico al di là di ogni possibilità di contestazione giovanile, ed ha
superato indenne gli anni della contestazione e del ribellismo - in cui
qualunque cosa appartenesse al mondo della vecchia generazione era
attaccabile - grazie al fatto che fascismo e nazismo (a cui è stato
indelebilmente associato il presunto "Olocausto") sono stati per l’appunto
identificati con l’odiato mondo dei padri.
Oggi, ritornato il conformismo, il singolo ritorna a fare "quello che fanno
tutti", e anche qualora intuisca che nei dogmi comunemente creduti vi è
qualcosa di esagerato o ingiusto, evita di prendere posizione per il timore
(fondato) di divenire un reietto perdendo la stima degli altri appartenenti
alla sua comunità, quando non (in parecchi paesi europei) il posto di lavoro
e la stessa libertà.
e) Lo sfruttamento della paura della morte tipica dell’uomo moderno. Gli
psicologi ebrei-americani, messi d’ufficio dall’occupante americano ad
ausilio dei media e delle istituzioni educative, hanno efficacemente puntato
molto sull’effetto della proiezione di immagini truculente di morte
associate a musica ingenerante disagio e tensione; si è lavorato sulla paura
inconscia dello spettatore di potersi trovare egli stesso al posto delle
vittime di tale presunta mostruosità.
Questo "bombardamento" ha teso a superare l’effetto di liberazione
psicologica e di distrazione seguito alla fine di una guerra così
distruttiva, perpetuando ed aumentando paure che lo spettatore avrebbe
altrimenti rimosso col pensare ad altro. Il lavaggio di cervello dei
tedeschi ha rappresentato il consolidamento della conquista americana.
f) L’intero mondo cristiano viene allettato alla propaganda olocaustica
giocando sull’ostilità anti-cristiana di parte della dirigenza
nazional-socialista (in realtà una tendenza che risale a tutto il secolo
precedente), per cui al credente cristiano viene fatto credere che in caso
di vittoria dell’Asse filo-tedesco i cristiani avrebbero subito la stessa
sorte degli ebrei. L’intellighentsija ebraica gioca con i cristiani con la
stessa doppiezza usata con gli afro-americani in USA: da un punto di vista
"esoterico" (interno) viene coltivata l’ostilità nei confronti di questi
"goyim", mentre da un punto di vista "essoterico" (esterno) si strizza loro
l’occhio in ipocrite alleanze contro un comune pericolo "razzista", in
realtà eccitando tali alleati in una battaglia diretta contro gli avvversari
della Lobby Ebraica.
g) Stati, ditte e banche sono facilmente ricattabili dalla lobby Ebraica per
via della potente minaccia di boicottaggio economico, delle pressioni
politiche e delle campagne stampa demolitrici che tale lobby – con i suoi
uomini piazzati ovunque – può scatenare in qualunque momento. Per cui tali
istituzioni si vedono costrette ad elargire alla Lobby Ebraica somme enormi
e ad intensificare la propria propaganda olocaustica, anch’essa ritenuta
sempre insufficiente.
Tutti questi fattori hanno sostanzialmente tenuto grazie al fatto che non
solo agli interessati ed imputati ma anche a qualunque studioso o curioso
del fenomeno è stata tolta la possibilità di replica. Il solo esporre le
ricerche negazioniste avrebbe infatti potuto vanificare gran parte degli
effetti psicologici meticolosamente ingenerati nelle masse. Per questo non
si è esitato a ricorrere ad ogni sorta di scorrettezza, a cominciare dal
processo-farsa di Norimberga, per finire alle deliberate menzogne e omertà
di personaggi di ogni risma e grado; e a calpestare i tanto conclamati
principii del diritto occidentale, come il diritto alla difesa forense, il
diritto di replica, la non-retroattività di una nuova pena, la libertà di
espressione e di pensiero, il diritto ad un’informazione equa e pluralista.
Ciò ha messo contemporaneamente in risalto i limiti e le ipocrisie della
cosiddetta "democrazia" moderna, totalitariamente controllatra negli
aspetti-chiave dai poteri forti. La giustizia occidentale, per evitare l’
ossimoro di una "censura democratica", ha dovuto creare contorsionismi e
doppiezze per cui tutti i diritti elementari valgono tranne che nel caso di
chi voglia studiare il cosiddetto "Olocausto"; nei cui confronti gli vengono
requisiti, così come per giustiziare il "goy" Eichmann lo stato di Israele -
privo nella sua costituzione della pena di morte – ricorse con doppiezza
talmudica ad una deroga valida solo per il suo caso [NB. Eichmann, il cui
processo-spettacolo segnò la ripresa in grande stile della
giustizia-propaganda, fu solertemente eliminato anche perché era uno scomodo
testimone degli accordi nazi-sionisti per l’emigrazione degli ebrei tedeschi
in Palestina].
Insomma, un delicato equilibrio dei molteplici fattori di cui sopra (che
solo un raffinato e complesso regime totalitario potrebbe tenere in piedi,
poiché in un sistema realmente libero cadrebbe dopo poco sotto i colpi del
libero confronto) , continuamente auto-perfezionantesi e auto-perperuantesi,
è ciò che ha permesso e permette al carrozzone della menzogna olocaustica di
rimanere in piedi. Le misure prese dal fronte anti-revisionista impediscono
che fattori esterni e più o meno imprevisti riescano a buttar giù il
castello di carte olocaustico. Alcuni esempi di questi pericoli per il
fronte anti-revisionista:
a) la questione della Chiesa cattolica: l’accusa olocaustica contrasta
fortemente con il processo di beatificazione di personaggi ecclesiastici,
per cui, delle due l’una – o tali personaggi erano degli efferati assassini
(e la credibilità della Chiesa crolla), o le pretese olocaustiche sono
propaganda. Il Vaticano post-conciliare e filo-ebraico è quindi costretto a
muoversi sul filo del rasoio per salvare capra e cavoli.
b) Idem dicasi per la Croce Rossa internazionale, che presto dovrà rendere
conto dei propri archivi e del non aver denunciato il presunto "sterminio".
c) Le incongruenze che vengono naturalmente fuori come conseguenze delle
stesse premesse sterminazioniste: l’accusa di colpa collettiva e consapevole
per tutto il popolo tedesco (sostenuta da Goldhagen) che contrasta con la
presunta segretezza dello sterminio per cui secondo la vulgata ne sarebbero
stati a conoscenza solo alcuni dirigenti.
d) Il fatto che Churchill e i leader "alleati" non parlino mai nei loro
scritti di alcuno "sterminio" di tal fatta, incongruenza che si tenta di
tamponare con spiegazioni improbabili come nel recente libro "Gli alleati
sapevano", di tal Breitman.
In sostanza, si tratta di aggiustamenti a posteriori e di applicazione di
"retroattività" storica alla luce di quanto fa più comodo rattoppare del
dogma sterminazionista, aggiustamenti interni che non sfiorano gli assiomi
di fondo e che a volte si ha la sfacciataggine di spacciare – questi sì! –
per "revisione" storica.
Ultimamente, le accuse dei revisionisti (gli sterminazionisti sono
sicuramente avidi lettori delle ricerche negazioniste, sebbene ufficialmente
le tacciano) vengono dribblate facendo credere al pubblico che gli storici
sterminazionisti sarebbero aperti alla "revisione", e si rigira l’accusa ai
negazionisti, che diventano ora i colpevoli di "chiusura mentale" (mentre in
realtà questi ultimi sono gli unici che, da anni, chiedono a gran voce un
confronto faccia a faccia tra sterminazionisti e negazionisti). L’unico
confronto di questo tipo di cui si abbia memoria nei media italiani fu l’
intervista al professor Robert Faurisson apparsa nel 1979 su "Storia
Illustrata" accanto ad una contro-intervista a tale Pappalettera,
incautamente concessa dall’allora direttore della rivista, poi punito per
questo. Gli annosi appelli dell’"Institute for Historical Review" (IHR) e la
gigantesca offerta di ricompensa lanciata dal revisionista americano Bradley
Smith a qualunque televisione nazionale mondiale che mandi in onda in prima
serata un faccia a faccia di tal fatta, sono finora rimasti lettera morta, a
dimostrazione della potenza dei fattori di cui sopra.
LA GENESI
La genesi della menzogna delle "camere a gas" è probabilmente da ricercarsi
nell’attiva propaganda anti-tedesca che cercava di emulare i successi dell’
analoga propaganda anti-tedesca della I guerra mondiale; in particolare
nella collaborazione tra ebrei come "Vrba" , il War Refugee Board e uffici
vari di propaganda del Pentagono. In America l’esecuzione di condannati in
"camera a gas" singola con uso del gas al cianuro era già in uso, quindi i
dettagli per raffazzonare un’accusa di "gassazione" da appioppare ai
tedeschi erano già disponibili, poi i finti testimoni hanno condito tale
propaganda con grossolanità e pretese anti-scientifiche, ciò che ha messo la
pulce nell’orecchio ai ricercatori.
FORTUNA E FUTURO DELLA PROPAGANDA DEI VINCITORI DELLA II GUERRA MONDIALE
Abbiamo visto come la propaganda anti-tedesca e anti-Asse abbia
rappresentato l’ultima battaglia della II guerra mondiale condotta dal campo
"alleato", e tutt’ora più che mai in corso, necessaria per perpetuare il
dominio dei vincitori di quel gigantesco conflitto che contrapponeva diverse
visioni del mondo, diverse dottrine economiche e immensi interessi
finanziari.
E’chiaro che tale propaganda funziona efficacemente nell’Occidente
sottomesso al potere americano, essendo la cultura e il mondo dei media
strettamente controllato sotto questo punto di vista. Si tende ovviamente ad
esportare questa propaganda anche al di fuori dell’Occidente, e nelle zone
totalmente o parzialmente sottoposte all’influsso dell’Occidente, anche se
ciò non sortisce gli effetti sperati di ricatto psicologico altrettanto bene
che nei confronti degli Europei. Ciò per diversi motivi:
a) I non-europei non-bianchi non possono essere accusati di tentazioni di
"supremazia bianca", anzi al contrario sono stati vittime del razzismo
colonialista.
b) In diversi paesi in via di de-colonizzazione la cultura occidentale viene
sentita, giustamente, come l’ultima arma in mano all’Occidente per asservire
le loro realtà.
c) Il mondo arabo/islamico è tendenzialmente refrattario alla cultura
occidentale, in mano al "Grande Satana" americano, strettamente alleata alla
potenza sionista, testa di ponte occidentale in Medio-Oriente.
d) I paesi bianchi dell’area slava sono rimasti immuni per decenni alla
propaganda occidentale e filo-ebraica, soprattutto grazie alla posizione
anti-sionista dell’Unione Sovietica; quindi, nonostante anche il socialismo
reale abbia politicamente sfruttatola propaganda sui lager, contribuendo in
larga parte alle menzogne di Norimberga, non sembra che l’opinione pubblica
slava sia altrettanto olocausticamente ricattabile, anche perché essi furono
a loro volta vittime – e non alleati - dell’aggressione tedesca. Idem per
quanto riguarda Cina e India. Per il Giappone si veda quanto affermato nel
primo paragrafo.
La liberazione degli Europei dalla propaganda olocaustica arriverà da
qualcuno di questi popoli, o riusciremo faticosamente a emanciparci con le
nostre forze?
Ma se analizziamo la cosa da una prospettiva più ampia, vediamo che la
domanda è oziosa.
Infatti, arrabbiarsi o stupirsi se la gente oggi crede alla leggenda nera
del nazismo è perfettamente inutile, come inutile è cercare di convincerla
ad un discorso obiettivo. La leggenda ha perfettamente attecchito nella
mente dell’occidentale odierno perché il nazismo ha costituito il primo
tentativo politico di auto-cosciente superamento delle istanze
giudaico-cristiane, quindi il primo fenomeno di reale superamento delle
fondamenta peculiari del ciclo di civiltà dell’Occidente. Per questo motivo
è stato facile per il giudeo-cristianesimo vincitore (la scissione tattica
in marxismo e liberal-capitalismo non deve trarre in inganno sulla comune
appartenenza dei due filoni) operare la demonizzazione dello sconfitto
alieno. Demonizzazione che tutti devono mostrare di avere digerito, se
vogliono lasciare dubbi sull’appartenenza al consesso dell’attuale civiltà,
se non vogliono la morte civile. Ciò che è sotteso dal nazismo è un qualcosa
di alieno per lo spirito del tempo, non vi può essere considerazione
obiettiva, imparzialità, giustizia nei confronti di esso. E’ per questo che
senza la demonizzazione e gli altri irrazionali modi di procedere nei
confronti del nazismo, il mondo anti-fascista sarebbe perduto. L’
antifascismo sente che non può sconfiggere il fascismo/nazismo se non
ricorrendo a mezzi estremi e perfino contrari alle sue pretese di giustizia
e democraticità , persino contrari al razionalismo, che pure è la forma
mentis di marxismo e liberalismo. Può usare giustizia con qualunque altro
fenomeno di qualunque grado di violenza e sovversività, poiché in genere
questi ultimi provengono dallo stesso filone e ne sono un’esasperazione, ma
non può assolutamente permetterselo con il nazismo sconfitto. Le stesse BR,
pur se combattute, vengono comunque giudicate con clemenza se facciamo un
paragone col trattamento riservato ai nazisti, poiché erano un marxismo
estremo, quindi sempre rientranti nelle finalità giudaico-cristiane di
egualizzazione dal basso e lotta alle tradizioni. Il principio dell’
auto-coscienza razziale invece si colloca totalmente al di fuori del
giudeo-cristianesimo, quella rivoluzione che grazie al fanatismo
conquistatore di San Paolo riuscì a sradicare le tradizioni indo-europee,
inglobando all’interno di quest’eresia dell’ebraismo ciò che non riuscì a
cancellare : i resti morenti del classicismo e la potenzialità religiosa e l
’energia dei barbari.
Ma il fiume carsico della spiritualità pagana indo-europea ha continuato a
scorrere anche al di sotto della verniciatura ebraica, permettendo il
fiorire di meraviglisi aspetti di civiltà, e riemergendo a partire dal
Rinascimento, fino alla reazione di rigetto fascista/ nazista, che,
nonostante i "concordati" di comodo, rigettò le basi del
giudeo-cristianesimo. E’ per questo che il giudeo-cristianesimo deve fare
ricorso a tutte le sue forze e a tutti i mezzi, leciti e illeciti, se vuole
salvare la pelle. Ma non potrà impedire in eterno che l’essenza dello
spirito della razza bianca venga soffocata dallo spirito ebraico-cristiano.
I guardiani ovviamente sono atentissimi e iper-attivi, ma non possono nulla
contro il risveglio dello spirito, che si manifesterà in maniera inaspettata
e irrefrenabile. Per questo i guardiani (marxisti, clericali, liberali,
ebrei) cercano in ogni modo di ricreare l’anti-giudaismo, istigando
attentati, creando movimenti caricaturalmente neo-nazisti, e cercando di
convogliare la reazione verso le solite forme ormai riconoscibili e
facilmente debellabili, poiché il Sistema ha già gli anticorpi pronti.
Sarebbe un guaio per esso se non vi fossero manifestazioni di
anti-giudaismo, svastichette e simboli ormai identificati con il Male
assoluto (quindi senza speranza di affermazione politica) non si
presentassero e non venissero megafonati dai media. E saranno proprio
movimenti nati all’interno dello stesso arco anti-fascista - quindi non
eradicabili dai gangli della società - come i movimenti etno-nazionalisti, a
sconfiggere lo spirito giudaico-cristiano. Se l’anti-fascimo sarà
sufficientemente furbo a questo punto dovrà prontamente spostarsi su istanze
finto-etniciste (come stano facendo i mondialisti in Russia, che fondano
innumerevoli partiti finto-russofili per sottrarre voti a quelli veri,
enormemente favoriti), ma dubito che riusciranno per tempo, a causa dell’
inerzia dell’ettorato dei due poli ancora legato a stereotipi sessantottini
da una parte e vetero-nazionalisti dall’altra; e anche se vi riuscissero
sarebbe comunque una dimostrazione dell’inarrestabile avanzata dello spirito
di tutela etnica.




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