Risultati da 1 a 4 di 4
  1. #1
    Moderatore
    Data Registrazione
    30 Mar 2009
    Località
    Messina
    Messaggi
    18,411
     Likes dati
    1,422
     Like avuti
    1,210
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Lo scopo della propaganda bellica della II Guerra Mondiale

    Ricevo e trasmetto.

    LO SCOPO DELLA PROPAGANDA BELLICA DELLA II GUERRA MONDIALE

    Funzione della propaganda sulle "atrocità"
    Meccanismi psicologici
    Genesi
    Fortuna e futuro della propaganda dei vincitori della II G.M.
    FUNZIONE DELLA PROPAGANDA SULLE "ATROCITA’"

    In un famoso libro sul processo di Norimberga apparso in Francia nel 1948,
    il giornalista Maurice Bardeche indicò con precisione il significato allo
    scopo della propaganda anglo-americana contro la Germania sconfitta, che nel
    dopoguerra cominciò a imperversare ancor più furiosamente che nel periodo
    bellico:

    "Per giustificare i crimini commessi nella condotta di guerra [degli
    Alleati], era assolutamente necessario scoprire crimini ancora più gravi
    nell'altro schieramento. Bisognava assolutamente che i bombardieri inglesi e
    americani apparissero come la spada del Signore. Gli Alleati con avevano
    scelta. Se essi non avessero dichiarato solennemente che erano stati i
    salvatori dell'umanità, se non lo avessero dimostrato con qualunque mezzo,

    sarebbero stati soltanto degli assassini. Se, un giorno, gli uomini
    cessassero di credere alla mostruosità tedesca, non chiederebbero conto
    delle città inghiottite? C'è dunque un interesse evidente, da parte della
    propaganda britannica e americana, e, in minor grado, da parte di quella
    sovietica, a sostenere la tesi dei crimini tedeschi." [1]

    Il primo atto di questa propaganda fu appunto il processo di Norimberga,
    allestito e condotto con la tipica ipocrisia anglosassone dai vincitori
    della guerra. Lo scopo essenziale del processo fu proprio quello di
    convincere l'opinione pubblica mondiale, per mezzo di un apparato
    pseudo-legale mastodontico quanto grottesco, che i vinti erano dei criminali
    efferati e sanguinari.

    L'"Olocausto" - il presunto sterminio di milioni di Ebrei ad opera dei
    Tedeschi in campi appositamente allestiti - da semplice capo di accusa di
    questo processo divenne ben presto lo strumento di persuasione più efficace
    adottato dagli Anglo-Americani nel dopoguerra. Da allora, grazie ad un
    bombardamento propagandistico sistematico, soffocante, ossessivo, basato su
    una ricchissima letteratura pseudo-scientifica per gli "intellettuali", su
    film di bassa lega e su documentari per le masse popolari, l'"Olocausto" si
    è radicato profondamente nella cultura occidentale e costituisce ormai il
    criterio essenziale dell' "ideologicamente corretto."

    Dopo essere diventato un dogma storiografico indiscutibile esso si è infine
    svincolato dalla storia ed ora si accinge ad assurgere a dogma teologico, ad
    evento unico e irripetibile nella storia universale, che, per definizione,
    non ammette paragoni con nessun massacro reale, passato o futuro. Questa
    trasformazioneèe stata sancita appunto dall'introduzione del termine
    "Olocausto", che nella traduzione greca della Bibbia dei LXX designa il
    sacrificio di una vittima a Jahveh, dio degli Ebrei, mediante combustione
    completa. Il presunto sterminio ebraico, che prima era
    chiamato molto prosaicamente "hurban" o "shoah", cioe distruzione,
    catastrofe, rovina, e diventato dunque "Olocausto", atto religioso
    sacrificale. E questa glorificazione sancisce in modo ancora più totale e
    definitivo l'intangibilità del dogma, la negazione del quale comporta
    necessariamente la scomunica solenne della comunità.

    In questo clima culturale, reso ancora più incandescente dal terrorismo
    giudiziario che si esercita in alcuni Paesi europei su coloro che osano
    mettere in discussione il dogma olocaustico, il servilismo e la
    vigliaccheria sono diventi una sorta di seconda natura degli
    "intellettuali", che tradiscono per un misero piatto di lenticchie il loro
    compito doveroso di ricercare e proclamare la verità.

    In Italia, dove, nel campo della storiografia olocaustica, regnano sovrani
    mediocrità e dilettantismo, le leve della propaganda sono state afferrate e
    vengono tenute saldamente da pubblicitari servili e sprovveduti.

    Questo libretto e nato come reazione a un atto di vigliaccheria di uno di
    questi "intellettuali" ed era ovviamente destinato ai lettori italiani.
    Quale insegnamento può trarre il lettore giapponese da questa intervista
    sull'"Olocausto"?

    Per rispondere a questa domanda bisogna ritonare alla citazione di M.
    Bardeche che ho riportato sopra. Sebbene egli si riferisse ai rapporti tra
    Alleati e Germania, le sue considerazioni valgono perfettamente anche per le
    relazioni tra Stati Uniti e Giappone.

    Per giustificare il loro feroce imperialismo nel Pacifico e nell'Estremo
    Oriente e la loro politica guerrafondaia, e, ancor più, gli atroci crimini
    da essi commessi contro il popolo giapponese, gli Americani dovevano creare
    e additare agli occhi del mondo l'immagine della mostruosiàa giapponese.

    La trappola di Pearl Harbor era stata si il pretesto per l'entrata in guerra
    degli Stati Uniti, ma il "proditorio attacco" da essi provocato e previsto
    non poteva servire per giustificare il massacro di centinaia di migliaia di
    innocenti con bombe incendiare e atomiche. D'altro canto, la totale
    estraneità dei Giapponesi alla "questione ebraica" li poneva per ovvie
    ragioni al riparo dalla demonizzazione olocaustica. Ciò porto al fallimento
    tattico-propagandistico dei processi allestiti contro i "criminali di
    guerra" giapponesi, che in Occidente sono praticamente sconosciuti persino
    presso gli specialisti dell' "Olocausto" e che, conseguentemente, non hanno
    avuto alcuna influenza sulla cultura ufficiale.

    Non avendo alcun appiglio storico sul quale far leva, gli Americani furono
    costretta a rinunciare alla storiografia pseudo-scientifica che si era
    dimostrata cosi efficace in Occidente e affidarono il compito della
    demonizzazione del Giapponese alla propaganda cinematografica di Hollywood.

    In questo modo, film dopo film, essi hanno creato e imposto in tutto il
    mondo la menzognera immagine del Giapponese vile, crudele, brutale,
    incivile, capace, per la sua stessa natura, di atti di ferocia inaudita,
    e,nello stesso tempo, l'altrettanto menzognera immagine dell'Americano
    coraggioso, nobile, generoso, eroico, costretto a combattere l'oscurantismo
    giapponese in nome della Democrazia, del Progresso e della Civiltà.

    Queste ignobili fandonie cominciano finalmente a sgretolarsi. Da un lato
    l'imperialismo americano, con le sue sanguinarie imprese - i massacri
    perpetrati ai danni del popolo irakeno e serbo, per ricordare le ultime -
    hanno mostrato a tutto il mondo il vero volto degli Stati Uniti; dall'altro,
    il revisionismo storico ha smascherato i vincitori della seconda guerra
    mondiale e ha distrutto il loro miserabile alibi morale: e se essi non sono
    più i salvatori dell'umanità, sono dei semplici assassini.

    Questo e l'insegnamento che il lettore giapponese può trarre da questo
    libretto.

    Lo studio delle menzogne alleate contro il popolo tedesco possa essere di
    stimolo allo studio delle menzogne americane contro il popolo giapponese.

    Questo e il mio sincero auspicio.

    [Brano di Carlo Mattogno]

    [1] Maurice Bardeche, Nuremberg au la terre promise. Les Sept couleurs,
    Paris 1948, pp. 18-19.









    MECCANISMI PSICOLOGICI

    Sono state bene messe in luce dai revisionisti le strategie grazie alle
    quali il sistema liberal-capitalista (e, fino a ieri, quello sovietico) è
    riuscito a imporre nel mondo laico del XX secolo questo "Diavolo"
    medioevale, vera e propria formidabile arma per il possesso delle coscienze.
    Rimangono da analizzare i meccanismi psicologici che hanno permesso a tale
    gigantesca propaganda di attecchire e diventare così efficace. Proviamo ad
    individuarne alcuni:

    a) Per l’appunto, la predisposizione del mondo occidentale a credere nel
    diavolo. Duemila anni di semina cristiana non possono essere stati spazzati
    via da un secolo di laicismo, e il terrorismo psicologico sul "diavolo" è
    rimasto evidentemente ben impresso nel subconscio collettivo, così che al
    suo posto è stato collocato "Hitler", e al posto dell’"inferno" la storia
    dell’"Olocausto".

    Nella stessa categoria rientra la tecnica di usare per il presunto
    "sterminio" degli ebrei un linguaggio religioso consono alla mentalità
    giudaico-cristiana e recepito da un pubblico avvezzo a secoli di lettura
    biblica, a partire dal termine biblico di "olocausto" (il sacrificio della
    vittima umana), fino alle descrizioni di forni con fiamme e stridore di
    denti che ricalcano alcuni racconti del libro di Isaia. Il termine
    "olocausto", troppo "goy" poiché di origine greca, è da alcuni anni
    sostituito dal più kosher "shoah".

    Per quanto riguarda l’uso di terminologia da horror, si veda: "mattatoi
    chimici" sovente usato al posto del più banale "camere a gas"; "campi di
    sterminio" sostituito al legittimo nome "campi di concentramento"
    ("Konzentrationslager"). L’aggettivazione negativa obbligatoriamente
    premessa o posposta ad ogni termine che riguardi un aspetto dei lager o
    semplicemente del nazismo (locuzioni come "i treni della vergogna", "l’oro
    della vergogna", "i burocrati dello sterminio", "i luoghi dell’orrore"
    etc.); il divieto di raffigurare personaggi nazisti con caratteristiche
    anche solo accettabili (si veda la modifica del copione del recente film
    sullo scalatore Harris, imposta dal Centro Wiesenthal al regista del film).
    Interessante notare anche lo spostamento semantico di termini come "lager"
    (un derivato del verbo tedesco "lagen" che significa "concentrare", "mettere
    in un luogo"); "forni (crematori)", che da normale impianto igienico
    funerario presente in ogni agglomerato umano è diventato sinonimo di chissà
    quale macchina diabolica, da cui espressioni totalmente mitologiche come
    "finire nei forni", etc.; e l’uso denigratorio dei nomi propri di politici
    nazisti (senza contare l’alone di negatività che il razzismo anti-tedesco ha
    ferocemente affibbiato al popolo tedesco).

    b) L’eccitabilità dell’opinione pubblica occidentale sul tema dei "diritti
    umani", fattore di cui i propagandisti di ogni fazione bellica hanno
    naturalmente tenuto conto nell’elaborare la propria propaganda, attribuendo
    ipocritamente e cinicamente all’avversario l’infrazione dei suddetti diritti
    anche e soprattutto quando è la propria fazione la prima ad infrangerli.
    Dopo innumerevoli esempi fino al giorno d’oggi (oggi , propagandisti
    intelligenti in possesso di buona tecnologia sono in grado di provocare vere
    e proprie isterie di massa), è perlomeno ingenuo continuare a credere nella
    sincerità di tutto ciò che viene propagandato da una fazione o dai suoi
    alleati per giustificare un proprio intervento bellico, un’occupazione o
    altre manovre. E, conseguentemente, è stupido non prendere in considerazione
    l’altro piatto della bilancia, l’altra faccia della medaglia.

    Questo elementare e scontato meccanismo è stato messo in rilievo per
    innumerevoli episodi del passato, ma gli storici vengono violentemente
    dissuasi dal farlo nei confronti del solo episodio del (presunto )
    "Olocausto". I propagandisti olocaustici tacciano chi vuole legittimamente
    revisionare l’episodio di essere persona sudbola e malvagia, ricorrendo ai
    più disparati argomenti per diffamarlo, tranne gli unici argomenti che
    andrebbero usati: la metodologia della ricerca storica. Fateci caso: il 99%
    dei libri degli autori olocaustici e anti-revisionisti non dicono una parola
    sulle supposte "camere a gas",o sui pretesi sei milioni di morti ebrei e ci
    inondano invece di argomentazioni moralistiche o emotive che nulla hanno a
    che fare con la storiografia. E anche quando si finge di parlare di questa
    terribile presunta "arma del delitto", in realtà si finge di parlarne dando
    per scontato la sua esistenza, rimandando a ciò che dovrebbe essere
    "risaputo" (al pari di un dogma o di un assioma indimostrabile) e
    guardandosi bene dal farsi coinvolgere in qualunque dimostrazione seria
    della sua esistenza (e con "seria" intendo un dibattito faccia a faccia con
    chi sostiene il contrario, non uno scorretto monologo dove si può dire di
    tutto senza tema di smentita).

    c) Una delle caratteristiche delle popolazioni di razza nordica è il senso
    di giustizia. Tale senso di giustizia ha fatto sì che alla capillare e
    scientifica "rieducazione di massa" intrapresa già nel ‘45, il popolo
    tedesco reagisse con un bisogno di auto-punizione per espiare tale supposta
    "gigantesca" colpa. Gli altri popoli nordici invece, come quelli
    anglo-sassoni che non erano imputabili dell’"Olocausto", sono stati convinti
    che il proprio orgoglio razziale avrebbe per forza condotto ad altri ’
    "Olocausto". Conseguenze:
    1) la politica eugenetica e quella della selezione dei flussi immigratori –
    praticate sia dai paesi anglosassoni che da quelli scandinavi – furono
    abbandonate tra gli anni ’40 e ’50.
    2) La lobby ebraica acquista grazie a tale terrorismo psicologico, un potere
    morale enormemente accresciuto, riuscendo ad eliminare qualsiasi opposizione
    alla propria politica sionista e finanziaria, che prima, nei paesi
    anglo-sassoni non mancava affatto.

    Gli altri paesi non-nordici, sostanzialmente privati di qualunque ruolo
    realmente autonomo, hanno seguito pedissequamente il modello americano,
    importandone anche la propaganda olocaustica, salvo adattamenti alla psiche
    non-nordica dei rispettivi popoli, come il fare leva più sul sentimento
    della compassione che sul senso di giustizia (quest’ultimo piuttosto
    aleatorio presso la leggera mentalità levantina e mediterranea).

    d) La forza di obbligazione morale esercitata dal fare ciò che è sentito
    dalla propria comunità come un qualcosa di intoccabile, di inviolabile, è da
    sempre un meccanismo che funziona da collante sociale, almeno fino agli anni
    della contestazione. L’argomento dell’"Olocausto" è riuscito a conservarsi l
    ’unico al di là di ogni possibilità di contestazione giovanile, ed ha
    superato indenne gli anni della contestazione e del ribellismo - in cui
    qualunque cosa appartenesse al mondo della vecchia generazione era
    attaccabile - grazie al fatto che fascismo e nazismo (a cui è stato
    indelebilmente associato il presunto "Olocausto") sono stati per l’appunto
    identificati con l’odiato mondo dei padri.

    Oggi, ritornato il conformismo, il singolo ritorna a fare "quello che fanno
    tutti", e anche qualora intuisca che nei dogmi comunemente creduti vi è
    qualcosa di esagerato o ingiusto, evita di prendere posizione per il timore
    (fondato) di divenire un reietto perdendo la stima degli altri appartenenti
    alla sua comunità, quando non (in parecchi paesi europei) il posto di lavoro
    e la stessa libertà.

    e) Lo sfruttamento della paura della morte tipica dell’uomo moderno. Gli
    psicologi ebrei-americani, messi d’ufficio dall’occupante americano ad
    ausilio dei media e delle istituzioni educative, hanno efficacemente puntato
    molto sull’effetto della proiezione di immagini truculente di morte
    associate a musica ingenerante disagio e tensione; si è lavorato sulla paura
    inconscia dello spettatore di potersi trovare egli stesso al posto delle
    vittime di tale presunta mostruosità.

    Questo "bombardamento" ha teso a superare l’effetto di liberazione
    psicologica e di distrazione seguito alla fine di una guerra così
    distruttiva, perpetuando ed aumentando paure che lo spettatore avrebbe
    altrimenti rimosso col pensare ad altro. Il lavaggio di cervello dei
    tedeschi ha rappresentato il consolidamento della conquista americana.

    f) L’intero mondo cristiano viene allettato alla propaganda olocaustica
    giocando sull’ostilità anti-cristiana di parte della dirigenza
    nazional-socialista (in realtà una tendenza che risale a tutto il secolo
    precedente), per cui al credente cristiano viene fatto credere che in caso
    di vittoria dell’Asse filo-tedesco i cristiani avrebbero subito la stessa
    sorte degli ebrei. L’intellighentsija ebraica gioca con i cristiani con la
    stessa doppiezza usata con gli afro-americani in USA: da un punto di vista
    "esoterico" (interno) viene coltivata l’ostilità nei confronti di questi
    "goyim", mentre da un punto di vista "essoterico" (esterno) si strizza loro
    l’occhio in ipocrite alleanze contro un comune pericolo "razzista", in
    realtà eccitando tali alleati in una battaglia diretta contro gli avvversari
    della Lobby Ebraica.

    g) Stati, ditte e banche sono facilmente ricattabili dalla lobby Ebraica per
    via della potente minaccia di boicottaggio economico, delle pressioni
    politiche e delle campagne stampa demolitrici che tale lobby – con i suoi
    uomini piazzati ovunque – può scatenare in qualunque momento. Per cui tali
    istituzioni si vedono costrette ad elargire alla Lobby Ebraica somme enormi
    e ad intensificare la propria propaganda olocaustica, anch’essa ritenuta
    sempre insufficiente.

    Tutti questi fattori hanno sostanzialmente tenuto grazie al fatto che non
    solo agli interessati ed imputati ma anche a qualunque studioso o curioso
    del fenomeno è stata tolta la possibilità di replica. Il solo esporre le
    ricerche negazioniste avrebbe infatti potuto vanificare gran parte degli
    effetti psicologici meticolosamente ingenerati nelle masse. Per questo non
    si è esitato a ricorrere ad ogni sorta di scorrettezza, a cominciare dal
    processo-farsa di Norimberga, per finire alle deliberate menzogne e omertà
    di personaggi di ogni risma e grado; e a calpestare i tanto conclamati
    principii del diritto occidentale, come il diritto alla difesa forense, il
    diritto di replica, la non-retroattività di una nuova pena, la libertà di
    espressione e di pensiero, il diritto ad un’informazione equa e pluralista.
    Ciò ha messo contemporaneamente in risalto i limiti e le ipocrisie della
    cosiddetta "democrazia" moderna, totalitariamente controllatra negli
    aspetti-chiave dai poteri forti. La giustizia occidentale, per evitare l’
    ossimoro di una "censura democratica", ha dovuto creare contorsionismi e
    doppiezze per cui tutti i diritti elementari valgono tranne che nel caso di
    chi voglia studiare il cosiddetto "Olocausto"; nei cui confronti gli vengono
    requisiti, così come per giustiziare il "goy" Eichmann lo stato di Israele -
    privo nella sua costituzione della pena di morte – ricorse con doppiezza
    talmudica ad una deroga valida solo per il suo caso [NB. Eichmann, il cui
    processo-spettacolo segnò la ripresa in grande stile della
    giustizia-propaganda, fu solertemente eliminato anche perché era uno scomodo
    testimone degli accordi nazi-sionisti per l’emigrazione degli ebrei tedeschi
    in Palestina].

    Insomma, un delicato equilibrio dei molteplici fattori di cui sopra (che
    solo un raffinato e complesso regime totalitario potrebbe tenere in piedi,
    poiché in un sistema realmente libero cadrebbe dopo poco sotto i colpi del
    libero confronto) , continuamente auto-perfezionantesi e auto-perperuantesi,
    è ciò che ha permesso e permette al carrozzone della menzogna olocaustica di
    rimanere in piedi. Le misure prese dal fronte anti-revisionista impediscono
    che fattori esterni e più o meno imprevisti riescano a buttar giù il
    castello di carte olocaustico. Alcuni esempi di questi pericoli per il
    fronte anti-revisionista:

    a) la questione della Chiesa cattolica: l’accusa olocaustica contrasta
    fortemente con il processo di beatificazione di personaggi ecclesiastici,
    per cui, delle due l’una – o tali personaggi erano degli efferati assassini
    (e la credibilità della Chiesa crolla), o le pretese olocaustiche sono
    propaganda. Il Vaticano post-conciliare e filo-ebraico è quindi costretto a
    muoversi sul filo del rasoio per salvare capra e cavoli.
    b) Idem dicasi per la Croce Rossa internazionale, che presto dovrà rendere
    conto dei propri archivi e del non aver denunciato il presunto "sterminio".
    c) Le incongruenze che vengono naturalmente fuori come conseguenze delle
    stesse premesse sterminazioniste: l’accusa di colpa collettiva e consapevole
    per tutto il popolo tedesco (sostenuta da Goldhagen) che contrasta con la
    presunta segretezza dello sterminio per cui secondo la vulgata ne sarebbero
    stati a conoscenza solo alcuni dirigenti.
    d) Il fatto che Churchill e i leader "alleati" non parlino mai nei loro
    scritti di alcuno "sterminio" di tal fatta, incongruenza che si tenta di
    tamponare con spiegazioni improbabili come nel recente libro "Gli alleati
    sapevano", di tal Breitman.

    In sostanza, si tratta di aggiustamenti a posteriori e di applicazione di
    "retroattività" storica alla luce di quanto fa più comodo rattoppare del
    dogma sterminazionista, aggiustamenti interni che non sfiorano gli assiomi
    di fondo e che a volte si ha la sfacciataggine di spacciare – questi sì! –
    per "revisione" storica.

    Ultimamente, le accuse dei revisionisti (gli sterminazionisti sono
    sicuramente avidi lettori delle ricerche negazioniste, sebbene ufficialmente
    le tacciano) vengono dribblate facendo credere al pubblico che gli storici
    sterminazionisti sarebbero aperti alla "revisione", e si rigira l’accusa ai
    negazionisti, che diventano ora i colpevoli di "chiusura mentale" (mentre in
    realtà questi ultimi sono gli unici che, da anni, chiedono a gran voce un
    confronto faccia a faccia tra sterminazionisti e negazionisti). L’unico
    confronto di questo tipo di cui si abbia memoria nei media italiani fu l’
    intervista al professor Robert Faurisson apparsa nel 1979 su "Storia
    Illustrata" accanto ad una contro-intervista a tale Pappalettera,
    incautamente concessa dall’allora direttore della rivista, poi punito per
    questo. Gli annosi appelli dell’"Institute for Historical Review" (IHR) e la
    gigantesca offerta di ricompensa lanciata dal revisionista americano Bradley
    Smith a qualunque televisione nazionale mondiale che mandi in onda in prima
    serata un faccia a faccia di tal fatta, sono finora rimasti lettera morta, a
    dimostrazione della potenza dei fattori di cui sopra.








    LA GENESI

    La genesi della menzogna delle "camere a gas" è probabilmente da ricercarsi
    nell’attiva propaganda anti-tedesca che cercava di emulare i successi dell’
    analoga propaganda anti-tedesca della I guerra mondiale; in particolare
    nella collaborazione tra ebrei come "Vrba" , il War Refugee Board e uffici
    vari di propaganda del Pentagono. In America l’esecuzione di condannati in
    "camera a gas" singola con uso del gas al cianuro era già in uso, quindi i
    dettagli per raffazzonare un’accusa di "gassazione" da appioppare ai
    tedeschi erano già disponibili, poi i finti testimoni hanno condito tale
    propaganda con grossolanità e pretese anti-scientifiche, ciò che ha messo la
    pulce nell’orecchio ai ricercatori.





    FORTUNA E FUTURO DELLA PROPAGANDA DEI VINCITORI DELLA II GUERRA MONDIALE

    Abbiamo visto come la propaganda anti-tedesca e anti-Asse abbia
    rappresentato l’ultima battaglia della II guerra mondiale condotta dal campo
    "alleato", e tutt’ora più che mai in corso, necessaria per perpetuare il
    dominio dei vincitori di quel gigantesco conflitto che contrapponeva diverse
    visioni del mondo, diverse dottrine economiche e immensi interessi
    finanziari.

    E’chiaro che tale propaganda funziona efficacemente nell’Occidente
    sottomesso al potere americano, essendo la cultura e il mondo dei media
    strettamente controllato sotto questo punto di vista. Si tende ovviamente ad
    esportare questa propaganda anche al di fuori dell’Occidente, e nelle zone
    totalmente o parzialmente sottoposte all’influsso dell’Occidente, anche se
    ciò non sortisce gli effetti sperati di ricatto psicologico altrettanto bene
    che nei confronti degli Europei. Ciò per diversi motivi:

    a) I non-europei non-bianchi non possono essere accusati di tentazioni di
    "supremazia bianca", anzi al contrario sono stati vittime del razzismo
    colonialista.

    b) In diversi paesi in via di de-colonizzazione la cultura occidentale viene
    sentita, giustamente, come l’ultima arma in mano all’Occidente per asservire
    le loro realtà.

    c) Il mondo arabo/islamico è tendenzialmente refrattario alla cultura
    occidentale, in mano al "Grande Satana" americano, strettamente alleata alla
    potenza sionista, testa di ponte occidentale in Medio-Oriente.

    d) I paesi bianchi dell’area slava sono rimasti immuni per decenni alla
    propaganda occidentale e filo-ebraica, soprattutto grazie alla posizione
    anti-sionista dell’Unione Sovietica; quindi, nonostante anche il socialismo
    reale abbia politicamente sfruttatola propaganda sui lager, contribuendo in
    larga parte alle menzogne di Norimberga, non sembra che l’opinione pubblica
    slava sia altrettanto olocausticamente ricattabile, anche perché essi furono
    a loro volta vittime – e non alleati - dell’aggressione tedesca. Idem per
    quanto riguarda Cina e India. Per il Giappone si veda quanto affermato nel
    primo paragrafo.

    La liberazione degli Europei dalla propaganda olocaustica arriverà da
    qualcuno di questi popoli, o riusciremo faticosamente a emanciparci con le
    nostre forze?

    Ma se analizziamo la cosa da una prospettiva più ampia, vediamo che la
    domanda è oziosa.

    Infatti, arrabbiarsi o stupirsi se la gente oggi crede alla leggenda nera
    del nazismo è perfettamente inutile, come inutile è cercare di convincerla
    ad un discorso obiettivo. La leggenda ha perfettamente attecchito nella
    mente dell’occidentale odierno perché il nazismo ha costituito il primo
    tentativo politico di auto-cosciente superamento delle istanze
    giudaico-cristiane, quindi il primo fenomeno di reale superamento delle
    fondamenta peculiari del ciclo di civiltà dell’Occidente. Per questo motivo
    è stato facile per il giudeo-cristianesimo vincitore (la scissione tattica
    in marxismo e liberal-capitalismo non deve trarre in inganno sulla comune
    appartenenza dei due filoni) operare la demonizzazione dello sconfitto
    alieno. Demonizzazione che tutti devono mostrare di avere digerito, se
    vogliono lasciare dubbi sull’appartenenza al consesso dell’attuale civiltà,
    se non vogliono la morte civile. Ciò che è sotteso dal nazismo è un qualcosa
    di alieno per lo spirito del tempo, non vi può essere considerazione
    obiettiva, imparzialità, giustizia nei confronti di esso. E’ per questo che
    senza la demonizzazione e gli altri irrazionali modi di procedere nei
    confronti del nazismo, il mondo anti-fascista sarebbe perduto. L’
    antifascismo sente che non può sconfiggere il fascismo/nazismo se non
    ricorrendo a mezzi estremi e perfino contrari alle sue pretese di giustizia
    e democraticità , persino contrari al razionalismo, che pure è la forma
    mentis di marxismo e liberalismo. Può usare giustizia con qualunque altro
    fenomeno di qualunque grado di violenza e sovversività, poiché in genere
    questi ultimi provengono dallo stesso filone e ne sono un’esasperazione, ma
    non può assolutamente permetterselo con il nazismo sconfitto. Le stesse BR,
    pur se combattute, vengono comunque giudicate con clemenza se facciamo un
    paragone col trattamento riservato ai nazisti, poiché erano un marxismo
    estremo, quindi sempre rientranti nelle finalità giudaico-cristiane di
    egualizzazione dal basso e lotta alle tradizioni. Il principio dell’
    auto-coscienza razziale invece si colloca totalmente al di fuori del
    giudeo-cristianesimo, quella rivoluzione che grazie al fanatismo
    conquistatore di San Paolo riuscì a sradicare le tradizioni indo-europee,
    inglobando all’interno di quest’eresia dell’ebraismo ciò che non riuscì a
    cancellare : i resti morenti del classicismo e la potenzialità religiosa e l
    ’energia dei barbari.

    Ma il fiume carsico della spiritualità pagana indo-europea ha continuato a
    scorrere anche al di sotto della verniciatura ebraica, permettendo il
    fiorire di meraviglisi aspetti di civiltà, e riemergendo a partire dal
    Rinascimento, fino alla reazione di rigetto fascista/ nazista, che,
    nonostante i "concordati" di comodo, rigettò le basi del
    giudeo-cristianesimo. E’ per questo che il giudeo-cristianesimo deve fare
    ricorso a tutte le sue forze e a tutti i mezzi, leciti e illeciti, se vuole
    salvare la pelle. Ma non potrà impedire in eterno che l’essenza dello
    spirito della razza bianca venga soffocata dallo spirito ebraico-cristiano.
    I guardiani ovviamente sono atentissimi e iper-attivi, ma non possono nulla
    contro il risveglio dello spirito, che si manifesterà in maniera inaspettata
    e irrefrenabile. Per questo i guardiani (marxisti, clericali, liberali,
    ebrei) cercano in ogni modo di ricreare l’anti-giudaismo, istigando
    attentati, creando movimenti caricaturalmente neo-nazisti, e cercando di
    convogliare la reazione verso le solite forme ormai riconoscibili e
    facilmente debellabili, poiché il Sistema ha già gli anticorpi pronti.
    Sarebbe un guaio per esso se non vi fossero manifestazioni di
    anti-giudaismo, svastichette e simboli ormai identificati con il Male
    assoluto (quindi senza speranza di affermazione politica) non si
    presentassero e non venissero megafonati dai media. E saranno proprio
    movimenti nati all’interno dello stesso arco anti-fascista - quindi non
    eradicabili dai gangli della società - come i movimenti etno-nazionalisti, a
    sconfiggere lo spirito giudaico-cristiano. Se l’anti-fascimo sarà
    sufficientemente furbo a questo punto dovrà prontamente spostarsi su istanze
    finto-etniciste (come stano facendo i mondialisti in Russia, che fondano
    innumerevoli partiti finto-russofili per sottrarre voti a quelli veri,
    enormemente favoriti), ma dubito che riusciranno per tempo, a causa dell’
    inerzia dell’ettorato dei due poli ancora legato a stereotipi sessantottini
    da una parte e vetero-nazionalisti dall’altra; e anche se vi riuscissero
    sarebbe comunque una dimostrazione dell’inarrestabile avanzata dello spirito
    di tutela etnica.

  2. #2
    Moderatore
    Data Registrazione
    30 Mar 2009
    Località
    Messina
    Messaggi
    18,411
     Likes dati
    1,422
     Like avuti
    1,210
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Lo scopo della propaganda bellica della II Guerra Mondiale

    Ricevo e trasmetto.

    LO SCOPO DELLA PROPAGANDA BELLICA DELLA II GUERRA MONDIALE

    Funzione della propaganda sulle "atrocità"
    Meccanismi psicologici
    Genesi
    Fortuna e futuro della propaganda dei vincitori della II G.M.
    FUNZIONE DELLA PROPAGANDA SULLE "ATROCITA’"

    In un famoso libro sul processo di Norimberga apparso in Francia nel 1948,
    il giornalista Maurice Bardeche indicò con precisione il significato allo
    scopo della propaganda anglo-americana contro la Germania sconfitta, che nel
    dopoguerra cominciò a imperversare ancor più furiosamente che nel periodo
    bellico:

    "Per giustificare i crimini commessi nella condotta di guerra [degli
    Alleati], era assolutamente necessario scoprire crimini ancora più gravi
    nell'altro schieramento. Bisognava assolutamente che i bombardieri inglesi e
    americani apparissero come la spada del Signore. Gli Alleati con avevano
    scelta. Se essi non avessero dichiarato solennemente che erano stati i
    salvatori dell'umanità, se non lo avessero dimostrato con qualunque mezzo,

    sarebbero stati soltanto degli assassini. Se, un giorno, gli uomini
    cessassero di credere alla mostruosità tedesca, non chiederebbero conto
    delle città inghiottite? C'è dunque un interesse evidente, da parte della
    propaganda britannica e americana, e, in minor grado, da parte di quella
    sovietica, a sostenere la tesi dei crimini tedeschi." [1]

    Il primo atto di questa propaganda fu appunto il processo di Norimberga,
    allestito e condotto con la tipica ipocrisia anglosassone dai vincitori
    della guerra. Lo scopo essenziale del processo fu proprio quello di
    convincere l'opinione pubblica mondiale, per mezzo di un apparato
    pseudo-legale mastodontico quanto grottesco, che i vinti erano dei criminali
    efferati e sanguinari.

    L'"Olocausto" - il presunto sterminio di milioni di Ebrei ad opera dei
    Tedeschi in campi appositamente allestiti - da semplice capo di accusa di
    questo processo divenne ben presto lo strumento di persuasione più efficace
    adottato dagli Anglo-Americani nel dopoguerra. Da allora, grazie ad un
    bombardamento propagandistico sistematico, soffocante, ossessivo, basato su
    una ricchissima letteratura pseudo-scientifica per gli "intellettuali", su
    film di bassa lega e su documentari per le masse popolari, l'"Olocausto" si
    è radicato profondamente nella cultura occidentale e costituisce ormai il
    criterio essenziale dell' "ideologicamente corretto."

    Dopo essere diventato un dogma storiografico indiscutibile esso si è infine
    svincolato dalla storia ed ora si accinge ad assurgere a dogma teologico, ad
    evento unico e irripetibile nella storia universale, che, per definizione,
    non ammette paragoni con nessun massacro reale, passato o futuro. Questa
    trasformazioneèe stata sancita appunto dall'introduzione del termine
    "Olocausto", che nella traduzione greca della Bibbia dei LXX designa il
    sacrificio di una vittima a Jahveh, dio degli Ebrei, mediante combustione
    completa. Il presunto sterminio ebraico, che prima era
    chiamato molto prosaicamente "hurban" o "shoah", cioe distruzione,
    catastrofe, rovina, e diventato dunque "Olocausto", atto religioso
    sacrificale. E questa glorificazione sancisce in modo ancora più totale e
    definitivo l'intangibilità del dogma, la negazione del quale comporta
    necessariamente la scomunica solenne della comunità.

    In questo clima culturale, reso ancora più incandescente dal terrorismo
    giudiziario che si esercita in alcuni Paesi europei su coloro che osano
    mettere in discussione il dogma olocaustico, il servilismo e la
    vigliaccheria sono diventi una sorta di seconda natura degli
    "intellettuali", che tradiscono per un misero piatto di lenticchie il loro
    compito doveroso di ricercare e proclamare la verità.

    In Italia, dove, nel campo della storiografia olocaustica, regnano sovrani
    mediocrità e dilettantismo, le leve della propaganda sono state afferrate e
    vengono tenute saldamente da pubblicitari servili e sprovveduti.

    Questo libretto e nato come reazione a un atto di vigliaccheria di uno di
    questi "intellettuali" ed era ovviamente destinato ai lettori italiani.
    Quale insegnamento può trarre il lettore giapponese da questa intervista
    sull'"Olocausto"?

    Per rispondere a questa domanda bisogna ritonare alla citazione di M.
    Bardeche che ho riportato sopra. Sebbene egli si riferisse ai rapporti tra
    Alleati e Germania, le sue considerazioni valgono perfettamente anche per le
    relazioni tra Stati Uniti e Giappone.

    Per giustificare il loro feroce imperialismo nel Pacifico e nell'Estremo
    Oriente e la loro politica guerrafondaia, e, ancor più, gli atroci crimini
    da essi commessi contro il popolo giapponese, gli Americani dovevano creare
    e additare agli occhi del mondo l'immagine della mostruosiàa giapponese.

    La trappola di Pearl Harbor era stata si il pretesto per l'entrata in guerra
    degli Stati Uniti, ma il "proditorio attacco" da essi provocato e previsto
    non poteva servire per giustificare il massacro di centinaia di migliaia di
    innocenti con bombe incendiare e atomiche. D'altro canto, la totale
    estraneità dei Giapponesi alla "questione ebraica" li poneva per ovvie
    ragioni al riparo dalla demonizzazione olocaustica. Ciò porto al fallimento
    tattico-propagandistico dei processi allestiti contro i "criminali di
    guerra" giapponesi, che in Occidente sono praticamente sconosciuti persino
    presso gli specialisti dell' "Olocausto" e che, conseguentemente, non hanno
    avuto alcuna influenza sulla cultura ufficiale.

    Non avendo alcun appiglio storico sul quale far leva, gli Americani furono
    costretta a rinunciare alla storiografia pseudo-scientifica che si era
    dimostrata cosi efficace in Occidente e affidarono il compito della
    demonizzazione del Giapponese alla propaganda cinematografica di Hollywood.

    In questo modo, film dopo film, essi hanno creato e imposto in tutto il
    mondo la menzognera immagine del Giapponese vile, crudele, brutale,
    incivile, capace, per la sua stessa natura, di atti di ferocia inaudita,
    e,nello stesso tempo, l'altrettanto menzognera immagine dell'Americano
    coraggioso, nobile, generoso, eroico, costretto a combattere l'oscurantismo
    giapponese in nome della Democrazia, del Progresso e della Civiltà.

    Queste ignobili fandonie cominciano finalmente a sgretolarsi. Da un lato
    l'imperialismo americano, con le sue sanguinarie imprese - i massacri
    perpetrati ai danni del popolo irakeno e serbo, per ricordare le ultime -
    hanno mostrato a tutto il mondo il vero volto degli Stati Uniti; dall'altro,
    il revisionismo storico ha smascherato i vincitori della seconda guerra
    mondiale e ha distrutto il loro miserabile alibi morale: e se essi non sono
    più i salvatori dell'umanità, sono dei semplici assassini.

    Questo e l'insegnamento che il lettore giapponese può trarre da questo
    libretto.

    Lo studio delle menzogne alleate contro il popolo tedesco possa essere di
    stimolo allo studio delle menzogne americane contro il popolo giapponese.

    Questo e il mio sincero auspicio.

    [Brano di Carlo Mattogno]

    [1] Maurice Bardeche, Nuremberg au la terre promise. Les Sept couleurs,
    Paris 1948, pp. 18-19.









    MECCANISMI PSICOLOGICI

    Sono state bene messe in luce dai revisionisti le strategie grazie alle
    quali il sistema liberal-capitalista (e, fino a ieri, quello sovietico) è
    riuscito a imporre nel mondo laico del XX secolo questo "Diavolo"
    medioevale, vera e propria formidabile arma per il possesso delle coscienze.
    Rimangono da analizzare i meccanismi psicologici che hanno permesso a tale
    gigantesca propaganda di attecchire e diventare così efficace. Proviamo ad
    individuarne alcuni:

    a) Per l’appunto, la predisposizione del mondo occidentale a credere nel
    diavolo. Duemila anni di semina cristiana non possono essere stati spazzati
    via da un secolo di laicismo, e il terrorismo psicologico sul "diavolo" è
    rimasto evidentemente ben impresso nel subconscio collettivo, così che al
    suo posto è stato collocato "Hitler", e al posto dell’"inferno" la storia
    dell’"Olocausto".

    Nella stessa categoria rientra la tecnica di usare per il presunto
    "sterminio" degli ebrei un linguaggio religioso consono alla mentalità
    giudaico-cristiana e recepito da un pubblico avvezzo a secoli di lettura
    biblica, a partire dal termine biblico di "olocausto" (il sacrificio della
    vittima umana), fino alle descrizioni di forni con fiamme e stridore di
    denti che ricalcano alcuni racconti del libro di Isaia. Il termine
    "olocausto", troppo "goy" poiché di origine greca, è da alcuni anni
    sostituito dal più kosher "shoah".

    Per quanto riguarda l’uso di terminologia da horror, si veda: "mattatoi
    chimici" sovente usato al posto del più banale "camere a gas"; "campi di
    sterminio" sostituito al legittimo nome "campi di concentramento"
    ("Konzentrationslager"). L’aggettivazione negativa obbligatoriamente
    premessa o posposta ad ogni termine che riguardi un aspetto dei lager o
    semplicemente del nazismo (locuzioni come "i treni della vergogna", "l’oro
    della vergogna", "i burocrati dello sterminio", "i luoghi dell’orrore"
    etc.); il divieto di raffigurare personaggi nazisti con caratteristiche
    anche solo accettabili (si veda la modifica del copione del recente film
    sullo scalatore Harris, imposta dal Centro Wiesenthal al regista del film).
    Interessante notare anche lo spostamento semantico di termini come "lager"
    (un derivato del verbo tedesco "lagen" che significa "concentrare", "mettere
    in un luogo"); "forni (crematori)", che da normale impianto igienico
    funerario presente in ogni agglomerato umano è diventato sinonimo di chissà
    quale macchina diabolica, da cui espressioni totalmente mitologiche come
    "finire nei forni", etc.; e l’uso denigratorio dei nomi propri di politici
    nazisti (senza contare l’alone di negatività che il razzismo anti-tedesco ha
    ferocemente affibbiato al popolo tedesco).

    b) L’eccitabilità dell’opinione pubblica occidentale sul tema dei "diritti
    umani", fattore di cui i propagandisti di ogni fazione bellica hanno
    naturalmente tenuto conto nell’elaborare la propria propaganda, attribuendo
    ipocritamente e cinicamente all’avversario l’infrazione dei suddetti diritti
    anche e soprattutto quando è la propria fazione la prima ad infrangerli.
    Dopo innumerevoli esempi fino al giorno d’oggi (oggi , propagandisti
    intelligenti in possesso di buona tecnologia sono in grado di provocare vere
    e proprie isterie di massa), è perlomeno ingenuo continuare a credere nella
    sincerità di tutto ciò che viene propagandato da una fazione o dai suoi
    alleati per giustificare un proprio intervento bellico, un’occupazione o
    altre manovre. E, conseguentemente, è stupido non prendere in considerazione
    l’altro piatto della bilancia, l’altra faccia della medaglia.

    Questo elementare e scontato meccanismo è stato messo in rilievo per
    innumerevoli episodi del passato, ma gli storici vengono violentemente
    dissuasi dal farlo nei confronti del solo episodio del (presunto )
    "Olocausto". I propagandisti olocaustici tacciano chi vuole legittimamente
    revisionare l’episodio di essere persona sudbola e malvagia, ricorrendo ai
    più disparati argomenti per diffamarlo, tranne gli unici argomenti che
    andrebbero usati: la metodologia della ricerca storica. Fateci caso: il 99%
    dei libri degli autori olocaustici e anti-revisionisti non dicono una parola
    sulle supposte "camere a gas",o sui pretesi sei milioni di morti ebrei e ci
    inondano invece di argomentazioni moralistiche o emotive che nulla hanno a
    che fare con la storiografia. E anche quando si finge di parlare di questa
    terribile presunta "arma del delitto", in realtà si finge di parlarne dando
    per scontato la sua esistenza, rimandando a ciò che dovrebbe essere
    "risaputo" (al pari di un dogma o di un assioma indimostrabile) e
    guardandosi bene dal farsi coinvolgere in qualunque dimostrazione seria
    della sua esistenza (e con "seria" intendo un dibattito faccia a faccia con
    chi sostiene il contrario, non uno scorretto monologo dove si può dire di
    tutto senza tema di smentita).

    c) Una delle caratteristiche delle popolazioni di razza nordica è il senso
    di giustizia. Tale senso di giustizia ha fatto sì che alla capillare e
    scientifica "rieducazione di massa" intrapresa già nel ‘45, il popolo
    tedesco reagisse con un bisogno di auto-punizione per espiare tale supposta
    "gigantesca" colpa. Gli altri popoli nordici invece, come quelli
    anglo-sassoni che non erano imputabili dell’"Olocausto", sono stati convinti
    che il proprio orgoglio razziale avrebbe per forza condotto ad altri ’
    "Olocausto". Conseguenze:
    1) la politica eugenetica e quella della selezione dei flussi immigratori –
    praticate sia dai paesi anglosassoni che da quelli scandinavi – furono
    abbandonate tra gli anni ’40 e ’50.
    2) La lobby ebraica acquista grazie a tale terrorismo psicologico, un potere
    morale enormemente accresciuto, riuscendo ad eliminare qualsiasi opposizione
    alla propria politica sionista e finanziaria, che prima, nei paesi
    anglo-sassoni non mancava affatto.

    Gli altri paesi non-nordici, sostanzialmente privati di qualunque ruolo
    realmente autonomo, hanno seguito pedissequamente il modello americano,
    importandone anche la propaganda olocaustica, salvo adattamenti alla psiche
    non-nordica dei rispettivi popoli, come il fare leva più sul sentimento
    della compassione che sul senso di giustizia (quest’ultimo piuttosto
    aleatorio presso la leggera mentalità levantina e mediterranea).

    d) La forza di obbligazione morale esercitata dal fare ciò che è sentito
    dalla propria comunità come un qualcosa di intoccabile, di inviolabile, è da
    sempre un meccanismo che funziona da collante sociale, almeno fino agli anni
    della contestazione. L’argomento dell’"Olocausto" è riuscito a conservarsi l
    ’unico al di là di ogni possibilità di contestazione giovanile, ed ha
    superato indenne gli anni della contestazione e del ribellismo - in cui
    qualunque cosa appartenesse al mondo della vecchia generazione era
    attaccabile - grazie al fatto che fascismo e nazismo (a cui è stato
    indelebilmente associato il presunto "Olocausto") sono stati per l’appunto
    identificati con l’odiato mondo dei padri.

    Oggi, ritornato il conformismo, il singolo ritorna a fare "quello che fanno
    tutti", e anche qualora intuisca che nei dogmi comunemente creduti vi è
    qualcosa di esagerato o ingiusto, evita di prendere posizione per il timore
    (fondato) di divenire un reietto perdendo la stima degli altri appartenenti
    alla sua comunità, quando non (in parecchi paesi europei) il posto di lavoro
    e la stessa libertà.

    e) Lo sfruttamento della paura della morte tipica dell’uomo moderno. Gli
    psicologi ebrei-americani, messi d’ufficio dall’occupante americano ad
    ausilio dei media e delle istituzioni educative, hanno efficacemente puntato
    molto sull’effetto della proiezione di immagini truculente di morte
    associate a musica ingenerante disagio e tensione; si è lavorato sulla paura
    inconscia dello spettatore di potersi trovare egli stesso al posto delle
    vittime di tale presunta mostruosità.

    Questo "bombardamento" ha teso a superare l’effetto di liberazione
    psicologica e di distrazione seguito alla fine di una guerra così
    distruttiva, perpetuando ed aumentando paure che lo spettatore avrebbe
    altrimenti rimosso col pensare ad altro. Il lavaggio di cervello dei
    tedeschi ha rappresentato il consolidamento della conquista americana.

    f) L’intero mondo cristiano viene allettato alla propaganda olocaustica
    giocando sull’ostilità anti-cristiana di parte della dirigenza
    nazional-socialista (in realtà una tendenza che risale a tutto il secolo
    precedente), per cui al credente cristiano viene fatto credere che in caso
    di vittoria dell’Asse filo-tedesco i cristiani avrebbero subito la stessa
    sorte degli ebrei. L’intellighentsija ebraica gioca con i cristiani con la
    stessa doppiezza usata con gli afro-americani in USA: da un punto di vista
    "esoterico" (interno) viene coltivata l’ostilità nei confronti di questi
    "goyim", mentre da un punto di vista "essoterico" (esterno) si strizza loro
    l’occhio in ipocrite alleanze contro un comune pericolo "razzista", in
    realtà eccitando tali alleati in una battaglia diretta contro gli avvversari
    della Lobby Ebraica.

    g) Stati, ditte e banche sono facilmente ricattabili dalla lobby Ebraica per
    via della potente minaccia di boicottaggio economico, delle pressioni
    politiche e delle campagne stampa demolitrici che tale lobby – con i suoi
    uomini piazzati ovunque – può scatenare in qualunque momento. Per cui tali
    istituzioni si vedono costrette ad elargire alla Lobby Ebraica somme enormi
    e ad intensificare la propria propaganda olocaustica, anch’essa ritenuta
    sempre insufficiente.

    Tutti questi fattori hanno sostanzialmente tenuto grazie al fatto che non
    solo agli interessati ed imputati ma anche a qualunque studioso o curioso
    del fenomeno è stata tolta la possibilità di replica. Il solo esporre le
    ricerche negazioniste avrebbe infatti potuto vanificare gran parte degli
    effetti psicologici meticolosamente ingenerati nelle masse. Per questo non
    si è esitato a ricorrere ad ogni sorta di scorrettezza, a cominciare dal
    processo-farsa di Norimberga, per finire alle deliberate menzogne e omertà
    di personaggi di ogni risma e grado; e a calpestare i tanto conclamati
    principii del diritto occidentale, come il diritto alla difesa forense, il
    diritto di replica, la non-retroattività di una nuova pena, la libertà di
    espressione e di pensiero, il diritto ad un’informazione equa e pluralista.
    Ciò ha messo contemporaneamente in risalto i limiti e le ipocrisie della
    cosiddetta "democrazia" moderna, totalitariamente controllatra negli
    aspetti-chiave dai poteri forti. La giustizia occidentale, per evitare l’
    ossimoro di una "censura democratica", ha dovuto creare contorsionismi e
    doppiezze per cui tutti i diritti elementari valgono tranne che nel caso di
    chi voglia studiare il cosiddetto "Olocausto"; nei cui confronti gli vengono
    requisiti, così come per giustiziare il "goy" Eichmann lo stato di Israele -
    privo nella sua costituzione della pena di morte – ricorse con doppiezza
    talmudica ad una deroga valida solo per il suo caso [NB. Eichmann, il cui
    processo-spettacolo segnò la ripresa in grande stile della
    giustizia-propaganda, fu solertemente eliminato anche perché era uno scomodo
    testimone degli accordi nazi-sionisti per l’emigrazione degli ebrei tedeschi
    in Palestina].

    Insomma, un delicato equilibrio dei molteplici fattori di cui sopra (che
    solo un raffinato e complesso regime totalitario potrebbe tenere in piedi,
    poiché in un sistema realmente libero cadrebbe dopo poco sotto i colpi del
    libero confronto) , continuamente auto-perfezionantesi e auto-perperuantesi,
    è ciò che ha permesso e permette al carrozzone della menzogna olocaustica di
    rimanere in piedi. Le misure prese dal fronte anti-revisionista impediscono
    che fattori esterni e più o meno imprevisti riescano a buttar giù il
    castello di carte olocaustico. Alcuni esempi di questi pericoli per il
    fronte anti-revisionista:

    a) la questione della Chiesa cattolica: l’accusa olocaustica contrasta
    fortemente con il processo di beatificazione di personaggi ecclesiastici,
    per cui, delle due l’una – o tali personaggi erano degli efferati assassini
    (e la credibilità della Chiesa crolla), o le pretese olocaustiche sono
    propaganda. Il Vaticano post-conciliare e filo-ebraico è quindi costretto a
    muoversi sul filo del rasoio per salvare capra e cavoli.
    b) Idem dicasi per la Croce Rossa internazionale, che presto dovrà rendere
    conto dei propri archivi e del non aver denunciato il presunto "sterminio".
    c) Le incongruenze che vengono naturalmente fuori come conseguenze delle
    stesse premesse sterminazioniste: l’accusa di colpa collettiva e consapevole
    per tutto il popolo tedesco (sostenuta da Goldhagen) che contrasta con la
    presunta segretezza dello sterminio per cui secondo la vulgata ne sarebbero
    stati a conoscenza solo alcuni dirigenti.
    d) Il fatto che Churchill e i leader "alleati" non parlino mai nei loro
    scritti di alcuno "sterminio" di tal fatta, incongruenza che si tenta di
    tamponare con spiegazioni improbabili come nel recente libro "Gli alleati
    sapevano", di tal Breitman.

    In sostanza, si tratta di aggiustamenti a posteriori e di applicazione di
    "retroattività" storica alla luce di quanto fa più comodo rattoppare del
    dogma sterminazionista, aggiustamenti interni che non sfiorano gli assiomi
    di fondo e che a volte si ha la sfacciataggine di spacciare – questi sì! –
    per "revisione" storica.

    Ultimamente, le accuse dei revisionisti (gli sterminazionisti sono
    sicuramente avidi lettori delle ricerche negazioniste, sebbene ufficialmente
    le tacciano) vengono dribblate facendo credere al pubblico che gli storici
    sterminazionisti sarebbero aperti alla "revisione", e si rigira l’accusa ai
    negazionisti, che diventano ora i colpevoli di "chiusura mentale" (mentre in
    realtà questi ultimi sono gli unici che, da anni, chiedono a gran voce un
    confronto faccia a faccia tra sterminazionisti e negazionisti). L’unico
    confronto di questo tipo di cui si abbia memoria nei media italiani fu l’
    intervista al professor Robert Faurisson apparsa nel 1979 su "Storia
    Illustrata" accanto ad una contro-intervista a tale Pappalettera,
    incautamente concessa dall’allora direttore della rivista, poi punito per
    questo. Gli annosi appelli dell’"Institute for Historical Review" (IHR) e la
    gigantesca offerta di ricompensa lanciata dal revisionista americano Bradley
    Smith a qualunque televisione nazionale mondiale che mandi in onda in prima
    serata un faccia a faccia di tal fatta, sono finora rimasti lettera morta, a
    dimostrazione della potenza dei fattori di cui sopra.








    LA GENESI

    La genesi della menzogna delle "camere a gas" è probabilmente da ricercarsi
    nell’attiva propaganda anti-tedesca che cercava di emulare i successi dell’
    analoga propaganda anti-tedesca della I guerra mondiale; in particolare
    nella collaborazione tra ebrei come "Vrba" , il War Refugee Board e uffici
    vari di propaganda del Pentagono. In America l’esecuzione di condannati in
    "camera a gas" singola con uso del gas al cianuro era già in uso, quindi i
    dettagli per raffazzonare un’accusa di "gassazione" da appioppare ai
    tedeschi erano già disponibili, poi i finti testimoni hanno condito tale
    propaganda con grossolanità e pretese anti-scientifiche, ciò che ha messo la
    pulce nell’orecchio ai ricercatori.





    FORTUNA E FUTURO DELLA PROPAGANDA DEI VINCITORI DELLA II GUERRA MONDIALE

    Abbiamo visto come la propaganda anti-tedesca e anti-Asse abbia
    rappresentato l’ultima battaglia della II guerra mondiale condotta dal campo
    "alleato", e tutt’ora più che mai in corso, necessaria per perpetuare il
    dominio dei vincitori di quel gigantesco conflitto che contrapponeva diverse
    visioni del mondo, diverse dottrine economiche e immensi interessi
    finanziari.

    E’chiaro che tale propaganda funziona efficacemente nell’Occidente
    sottomesso al potere americano, essendo la cultura e il mondo dei media
    strettamente controllato sotto questo punto di vista. Si tende ovviamente ad
    esportare questa propaganda anche al di fuori dell’Occidente, e nelle zone
    totalmente o parzialmente sottoposte all’influsso dell’Occidente, anche se
    ciò non sortisce gli effetti sperati di ricatto psicologico altrettanto bene
    che nei confronti degli Europei. Ciò per diversi motivi:

    a) I non-europei non-bianchi non possono essere accusati di tentazioni di
    "supremazia bianca", anzi al contrario sono stati vittime del razzismo
    colonialista.

    b) In diversi paesi in via di de-colonizzazione la cultura occidentale viene
    sentita, giustamente, come l’ultima arma in mano all’Occidente per asservire
    le loro realtà.

    c) Il mondo arabo/islamico è tendenzialmente refrattario alla cultura
    occidentale, in mano al "Grande Satana" americano, strettamente alleata alla
    potenza sionista, testa di ponte occidentale in Medio-Oriente.

    d) I paesi bianchi dell’area slava sono rimasti immuni per decenni alla
    propaganda occidentale e filo-ebraica, soprattutto grazie alla posizione
    anti-sionista dell’Unione Sovietica; quindi, nonostante anche il socialismo
    reale abbia politicamente sfruttatola propaganda sui lager, contribuendo in
    larga parte alle menzogne di Norimberga, non sembra che l’opinione pubblica
    slava sia altrettanto olocausticamente ricattabile, anche perché essi furono
    a loro volta vittime – e non alleati - dell’aggressione tedesca. Idem per
    quanto riguarda Cina e India. Per il Giappone si veda quanto affermato nel
    primo paragrafo.

    La liberazione degli Europei dalla propaganda olocaustica arriverà da
    qualcuno di questi popoli, o riusciremo faticosamente a emanciparci con le
    nostre forze?

    Ma se analizziamo la cosa da una prospettiva più ampia, vediamo che la
    domanda è oziosa.

    Infatti, arrabbiarsi o stupirsi se la gente oggi crede alla leggenda nera
    del nazismo è perfettamente inutile, come inutile è cercare di convincerla
    ad un discorso obiettivo. La leggenda ha perfettamente attecchito nella
    mente dell’occidentale odierno perché il nazismo ha costituito il primo
    tentativo politico di auto-cosciente superamento delle istanze
    giudaico-cristiane, quindi il primo fenomeno di reale superamento delle
    fondamenta peculiari del ciclo di civiltà dell’Occidente. Per questo motivo
    è stato facile per il giudeo-cristianesimo vincitore (la scissione tattica
    in marxismo e liberal-capitalismo non deve trarre in inganno sulla comune
    appartenenza dei due filoni) operare la demonizzazione dello sconfitto
    alieno. Demonizzazione che tutti devono mostrare di avere digerito, se
    vogliono lasciare dubbi sull’appartenenza al consesso dell’attuale civiltà,
    se non vogliono la morte civile. Ciò che è sotteso dal nazismo è un qualcosa
    di alieno per lo spirito del tempo, non vi può essere considerazione
    obiettiva, imparzialità, giustizia nei confronti di esso. E’ per questo che
    senza la demonizzazione e gli altri irrazionali modi di procedere nei
    confronti del nazismo, il mondo anti-fascista sarebbe perduto. L’
    antifascismo sente che non può sconfiggere il fascismo/nazismo se non
    ricorrendo a mezzi estremi e perfino contrari alle sue pretese di giustizia
    e democraticità , persino contrari al razionalismo, che pure è la forma
    mentis di marxismo e liberalismo. Può usare giustizia con qualunque altro
    fenomeno di qualunque grado di violenza e sovversività, poiché in genere
    questi ultimi provengono dallo stesso filone e ne sono un’esasperazione, ma
    non può assolutamente permetterselo con il nazismo sconfitto. Le stesse BR,
    pur se combattute, vengono comunque giudicate con clemenza se facciamo un
    paragone col trattamento riservato ai nazisti, poiché erano un marxismo
    estremo, quindi sempre rientranti nelle finalità giudaico-cristiane di
    egualizzazione dal basso e lotta alle tradizioni. Il principio dell’
    auto-coscienza razziale invece si colloca totalmente al di fuori del
    giudeo-cristianesimo, quella rivoluzione che grazie al fanatismo
    conquistatore di San Paolo riuscì a sradicare le tradizioni indo-europee,
    inglobando all’interno di quest’eresia dell’ebraismo ciò che non riuscì a
    cancellare : i resti morenti del classicismo e la potenzialità religiosa e l
    ’energia dei barbari.

    Ma il fiume carsico della spiritualità pagana indo-europea ha continuato a
    scorrere anche al di sotto della verniciatura ebraica, permettendo il
    fiorire di meraviglisi aspetti di civiltà, e riemergendo a partire dal
    Rinascimento, fino alla reazione di rigetto fascista/ nazista, che,
    nonostante i "concordati" di comodo, rigettò le basi del
    giudeo-cristianesimo. E’ per questo che il giudeo-cristianesimo deve fare
    ricorso a tutte le sue forze e a tutti i mezzi, leciti e illeciti, se vuole
    salvare la pelle. Ma non potrà impedire in eterno che l’essenza dello
    spirito della razza bianca venga soffocata dallo spirito ebraico-cristiano.
    I guardiani ovviamente sono atentissimi e iper-attivi, ma non possono nulla
    contro il risveglio dello spirito, che si manifesterà in maniera inaspettata
    e irrefrenabile. Per questo i guardiani (marxisti, clericali, liberali,
    ebrei) cercano in ogni modo di ricreare l’anti-giudaismo, istigando
    attentati, creando movimenti caricaturalmente neo-nazisti, e cercando di
    convogliare la reazione verso le solite forme ormai riconoscibili e
    facilmente debellabili, poiché il Sistema ha già gli anticorpi pronti.
    Sarebbe un guaio per esso se non vi fossero manifestazioni di
    anti-giudaismo, svastichette e simboli ormai identificati con il Male
    assoluto (quindi senza speranza di affermazione politica) non si
    presentassero e non venissero megafonati dai media. E saranno proprio
    movimenti nati all’interno dello stesso arco anti-fascista - quindi non
    eradicabili dai gangli della società - come i movimenti etno-nazionalisti, a
    sconfiggere lo spirito giudaico-cristiano. Se l’anti-fascimo sarà
    sufficientemente furbo a questo punto dovrà prontamente spostarsi su istanze
    finto-etniciste (come stano facendo i mondialisti in Russia, che fondano
    innumerevoli partiti finto-russofili per sottrarre voti a quelli veri,
    enormemente favoriti), ma dubito che riusciranno per tempo, a causa dell’
    inerzia dell’ettorato dei due poli ancora legato a stereotipi sessantottini
    da una parte e vetero-nazionalisti dall’altra; e anche se vi riuscissero
    sarebbe comunque una dimostrazione dell’inarrestabile avanzata dello spirito
    di tutela etnica.

  3. #3
    W Charles A. Lindbergh 21.5.1927
    Data Registrazione
    20 Apr 2002
    Località
    la Terra, quarta via, presso l'Unione Nazionale per la Giustizia Sociale - Fronte Cristiano. NO AL NAZISMO DISUMANO; NO AL FASCISMO LIBERTICIDA; NO AL CAPITALISMO SFRUTTATORE; NO AL COMUNISMO ATEO.
    Messaggi
    3,432
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Tanto per la cronaca: Maurice Bardeche era il cognato di Robert Brasillach!
    Prosit
    Prosit


  4. #4
    W Charles A. Lindbergh 21.5.1927
    Data Registrazione
    20 Apr 2002
    Località
    la Terra, quarta via, presso l'Unione Nazionale per la Giustizia Sociale - Fronte Cristiano. NO AL NAZISMO DISUMANO; NO AL FASCISMO LIBERTICIDA; NO AL CAPITALISMO SFRUTTATORE; NO AL COMUNISMO ATEO.
    Messaggi
    3,432
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Tanto per la cronaca: Maurice Bardeche era il cognato di Robert Brasillach!
    Prosit
    Prosit


 

 

Discussioni Simili

  1. Risposte: 21
    Ultimo Messaggio: 10-08-12, 20:42
  2. Risposte: 28
    Ultimo Messaggio: 06-08-12, 19:14
  3. Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 12-01-11, 00:52
  4. PdL per istituire la festa della fine della seconda guerra mondiale
    Di Monsieur nel forum Prima Repubblica di POL
    Risposte: 3
    Ultimo Messaggio: 19-06-08, 22:19
  5. IRAQ Bush può vincere solo la guerra della propaganda
    Di Der Wehrwolf nel forum Etnonazionalismo
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 27-07-03, 13:19

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito