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  1. #1
    Giacobino 1799
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    Predefinito Il governo Berlusconi, ovvero dell'incertezza e dell'insipienza...

    04-09-2002
    Un Paese in mezzo al guado
    Tito Boeri e Pietro Garibaldi
    Dal declino allo sviluppo…

    Chi semina vento raccoglie tempesta. La meteorologia non è certo favorevole a questo governo. Forse anche perché la sua politica economica è stata in larga parte costruita attorno agli annunci, giocando sul cosiddetto "effetto anticipo". Significa cercare di amplificare gli effetti espansivi delle politiche economiche: famiglie e imprese aumentano consumi e investimenti prima che le misure di politica economica entrino in vigore, il che stimola la crescita e rende possibile intraprendere riforme ancora più ambiziose. Si innesta, in questo modo, un ciclo virtuoso di aspettative e riforme. Appena insediato, il Governo ha così promesso, in un DPEF che annunciava il passaggio "dal declino allo sviluppo", un’ambiziosa riforma fiscale, che doveva ridurre la pressione fiscale dal 42,4 al 36,2 del PIL nell’arco della legislatura, accompagnata da una riduzione della spesa corrente (al netto degli interessi) della stessa entità, resa possibile da riforme strutturali. Ha anche promesso nel "Patto con gli Italiani" un massiccio programma di investimenti infrastrutturali.


    Ma l’"effetto anticipo" si innesca soltanto se gli annunci sono credibili. Bisogna dar prova di grande determinazione politica. Se, invece, le misure vengono solo abbozzate e continuamente rimandate, si rischia di lasciare il paese in mezzo al guado, il che è peggio che stare sulla riva sbagliata, soprattutto quando la congiuntura internazionale è negativa. Al di là del giudizio sul merito dei programmi, il vero problema è che oggi non si riesce ancora a capire quale sia il vero indirizzo di politica economica di questo governo che, invece di fornire certezze, propina a piene mani solo incertezze.


    L’incertezza di fondo del governo: alcuni esempi

    Non è assolutamente chiaro se la riforma fiscale si farà davvero. Per farlo servono coperture fiscali che non sono facilmente reperibili soprattutto alla luce dei preoccupanti dati sul fabbisogno. In questi giorni alcuni ministri parlano di finanziare la riforma fiscale attraverso un condono fiscale e un condono edilizio, mentre altri ministri negano ogni futura sanatoria. Gli annunci dei condoni servono solo ad alimentare l’evasione fiscale: si pagano meno imposte, ma, nell’incertezza sulla portata del condono, non si consuma di più. Esattamente l’opposto di ciò che dovrebbe proporsi una riforma fiscale: venire anticipata dalle famiglie con un aumento del consumo odierno a fronte di future detrazioni fiscali. In Italia non solo non vi è traccia alcuna di effetti anticipo di questo tipo, ma vi è anche ampia evidenza di consumatori incerti e spaventati dagli aumenti dei prezzi.

    Analogamente, non è chiaro se le grandi infrastrutture verranno davvero fatte. La realizzazione di queste opere dipende in gran parte dal futuro del Patto di Stabilità e Crescita (vedi anche: Giavazzi, Coricelli e segnalazione del 3 sett.), e del progetto di finanziamento delle opere attraverso la neonata Infrastrutture SPA . Per le imprese straniere che devono decidere se investire in Italia, la realizzazione di queste infrastrutture può risultare cruciale. Ma in presenza di tanta incertezza, la cosa migliore è forse quella di non fare nulla oggi e aspettare.


    L’incertezza regna anche nel caso delle riforme del mercato del lavoro. Emblematico di questa situazione il caso del credito di imposta per le assunzioni con contratti a tempo indeterminato. Dal gennaio 2001, le imprese che assumono con questi contratti hanno diritto ad un consistente credito di imposta (soprattutto nel Mezzogiorno dove vige il cosiddetto "superbonus" occupazione), che ha avuto molto successo tra i datori di lavoro; ne è testimonianza la riduzione dell’incidenza dei contratti di lavoro a tempo determinato, nonostante questi ultimi siano stati ulteriormente liberalizzati nel settembre 2001. Tuttavia, a fine luglio 2002, il decreto omnibus ha dichiarato improvvisamente che i fondi disponibili per i crediti di imposta erano esauriti per l’anno in corso, e non ha previsto alcun rifinanziamento dell’istituto. Cosa succederà alle imprese che ne avevano fatto richiesta? Verranno probabilmente soddisfatte solo le prime nella lista. E quelle imprese che avevano assunto lavoratori contando sul credito d’imposta probabilmente rimarranno a bocca asciutta. Per un’impresa che contava di assumere lavoratori a tempo indeterminato nell’ultimo trimestre dell’anno probabilmente, la cosa migliore da farsi ora è rimandare l’assunzione e aspettare che il governo rifinanzi la misura. Difficile, in ogni caso, prendere decisioni imprenditoriali in queste condizioni.

    Politiche dell’immigrazione: qui una legge c’è. Ma resta imprecisato il suo aspetto essenziale: quanti immigrati regolari si è disposti ad accettare ogni anno. Il Ministro del Welfare parla di flussi zero per il resto del 2002 e del 2003. Credibile? Inoltre, l’attuale sanatoria pare in contraddizione con la legge: la filosofia della legge Bossi-Fini è quella di promuovere la temporaneità dell’immigrazione, ma la sanatoria, secondo il Ministro del Welfare, vale solo per i contratti permanenti. Come orientarsi? Molti possono decidere di rimanere nell’oscurità. E sì che questa poteva essere una strada per riuscire davvero a far emergere lavoro sommerso, visto il fallimento delle misure di riemersione sin qui intraprese.

    Passiamo al "Patto per l’Italia". Immaginate di essere uno di quegli imprenditori (sono davvero pochi) con 15 addetti e impaurito dall’articolo 18. In virtù delle deroghe all’articolo 18 inserite nel Patto per l’Italia state valutando se fare il salto oltre la soglia. Vi chiedete: e se dopo 3 anni il governo decidesse che la sperimentazione è fallita? Al suo posto cosa fareste? Probabilmente rimarreste a guardare prima se la sperimentazione fallisce o meno. Col risultato che la sperimentazione fallisce davvero. E poi la riforma previdenziale. Nel novembre 2001 il governo ha presentato una legge delega che introduce alcuni incentivi all’allungamento della vita lavorativa e al decollo delle pensioni integrative. Sono in molti a ritenere, alla luce dell’evidenza empirica su analoghe misure prese in passato che l’effetto di queste riforme sull’età effettiva di pensionamento rischi di essere nullo. Ma al di là di questi giudizi, rimane il fatto che la legge delega è rimasta lettera morta, depositata in Parlamento per lunghi mesi senza chiari indirizzi futuri. E il Ministro del Welfare oggi contraddice lo stesso documento che ha approvato un anno fa, nell’ambito della verifica pensionistica, quando annuncia che la dinamica della spesa previdenziale sul PIL è sotto controllo. Quel documento diceva esattamente l’opposto: in presenza di un tasso di crescita inferiore al 2.5% (quest’anno dovremmo crescere tra lo 0,8 e lo 0,9 per cento), la quota è destinata a salire. A chi si deve credere: al Maroni che firma il rapporto un anno fa o al Maroni che oggi rassicura tutti e … nessuno? Avreste voglia di sottoscrivere uno schema di previdenza integrativa in queste condizioni?


    Solo esempi. Si potrebbe tranquillamente continuare, parlando del fatto che un governo che si dice liberista annuncia di bloccare le tariffe senza aver ancora privatizzato alcunchè. E’ vero che è difficile guidare un paese che non cresce, ed è anche vero che fare riforme strutturali in condizioni di bassa crescita è politicamente difficile. Ma questi esempi indicano che la situazione attuale è davvero la peggiore possibile, in quanto l’incertezza tende inevitabilmente a ritardare le decisioni di investimento di individui e imprese.


    Invece di negare lo stato allarmante dei conti pubblici, il Governo farebbe bene a richiamare a tutti le condizioni di emergenza e gli obblighi presi nell’ambito dell’Unione Monetaria per rilanciare con decisione le riforme strutturali di cui il paese ha così bisogno.



    da www.lavoce.info

  2. #2
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    Dal declino allo sviluppo…

    Chi semina vento raccoglie tempesta. La meteorologia non è certo favorevole a questo governo. Forse anche perché la sua politica economica è stata in larga parte costruita attorno agli annunci, giocando sul cosiddetto "effetto anticipo". Significa cercare di amplificare gli effetti espansivi delle politiche economiche: famiglie e imprese aumentano consumi e investimenti prima che le misure di politica economica entrino in vigore, il che stimola la crescita e rende possibile intraprendere riforme ancora più ambiziose. Si innesta, in questo modo, un ciclo virtuoso di aspettative e riforme. Appena insediato, il Governo ha così promesso, in un DPEF che annunciava il passaggio "dal declino allo sviluppo", un’ambiziosa riforma fiscale, che doveva ridurre la pressione fiscale dal 42,4 al 36,2 del PIL nell’arco della legislatura, accompagnata da una riduzione della spesa corrente (al netto degli interessi) della stessa entità, resa possibile da riforme strutturali. Ha anche promesso nel "Patto con gli Italiani" un massiccio programma di investimenti infrastrutturali.


    Ma l’"effetto anticipo" si innesca soltanto se gli annunci sono credibili. Bisogna dar prova di grande determinazione politica. Se, invece, le misure vengono solo abbozzate e continuamente rimandate, si rischia di lasciare il paese in mezzo al guado, il che è peggio che stare sulla riva sbagliata, soprattutto quando la congiuntura internazionale è negativa. Al di là del giudizio sul merito dei programmi, il vero problema è che oggi non si riesce ancora a capire quale sia il vero indirizzo di politica economica di questo governo che, invece di fornire certezze, propina a piene mani solo incertezze.


    L’incertezza di fondo del governo: alcuni esempi

    Non è assolutamente chiaro se la riforma fiscale si farà davvero. Per farlo servono coperture fiscali che non sono facilmente reperibili soprattutto alla luce dei preoccupanti dati sul fabbisogno. In questi giorni alcuni ministri parlano di finanziare la riforma fiscale attraverso un condono fiscale e un condono edilizio, mentre altri ministri negano ogni futura sanatoria. Gli annunci dei condoni servono solo ad alimentare l’evasione fiscale: si pagano meno imposte, ma, nell’incertezza sulla portata del condono, non si consuma di più. Esattamente l’opposto di ciò che dovrebbe proporsi una riforma fiscale: venire anticipata dalle famiglie con un aumento del consumo odierno a fronte di future detrazioni fiscali. In Italia non solo non vi è traccia alcuna di effetti anticipo di questo tipo, ma vi è anche ampia evidenza di consumatori incerti e spaventati dagli aumenti dei prezzi.

    Analogamente, non è chiaro se le grandi infrastrutture verranno davvero fatte. La realizzazione di queste opere dipende in gran parte dal futuro del Patto di Stabilità e Crescita (vedi anche: Giavazzi, Coricelli e segnalazione del 3 sett.), e del progetto di finanziamento delle opere attraverso la neonata Infrastrutture SPA . Per le imprese straniere che devono decidere se investire in Italia, la realizzazione di queste infrastrutture può risultare cruciale. Ma in presenza di tanta incertezza, la cosa migliore è forse quella di non fare nulla oggi e aspettare.


    L’incertezza regna anche nel caso delle riforme del mercato del lavoro. Emblematico di questa situazione il caso del credito di imposta per le assunzioni con contratti a tempo indeterminato. Dal gennaio 2001, le imprese che assumono con questi contratti hanno diritto ad un consistente credito di imposta (soprattutto nel Mezzogiorno dove vige il cosiddetto "superbonus" occupazione), che ha avuto molto successo tra i datori di lavoro; ne è testimonianza la riduzione dell’incidenza dei contratti di lavoro a tempo determinato, nonostante questi ultimi siano stati ulteriormente liberalizzati nel settembre 2001. Tuttavia, a fine luglio 2002, il decreto omnibus ha dichiarato improvvisamente che i fondi disponibili per i crediti di imposta erano esauriti per l’anno in corso, e non ha previsto alcun rifinanziamento dell’istituto. Cosa succederà alle imprese che ne avevano fatto richiesta? Verranno probabilmente soddisfatte solo le prime nella lista. E quelle imprese che avevano assunto lavoratori contando sul credito d’imposta probabilmente rimarranno a bocca asciutta. Per un’impresa che contava di assumere lavoratori a tempo indeterminato nell’ultimo trimestre dell’anno probabilmente, la cosa migliore da farsi ora è rimandare l’assunzione e aspettare che il governo rifinanzi la misura. Difficile, in ogni caso, prendere decisioni imprenditoriali in queste condizioni.

    Politiche dell’immigrazione: qui una legge c’è. Ma resta imprecisato il suo aspetto essenziale: quanti immigrati regolari si è disposti ad accettare ogni anno. Il Ministro del Welfare parla di flussi zero per il resto del 2002 e del 2003. Credibile? Inoltre, l’attuale sanatoria pare in contraddizione con la legge: la filosofia della legge Bossi-Fini è quella di promuovere la temporaneità dell’immigrazione, ma la sanatoria, secondo il Ministro del Welfare, vale solo per i contratti permanenti. Come orientarsi? Molti possono decidere di rimanere nell’oscurità. E sì che questa poteva essere una strada per riuscire davvero a far emergere lavoro sommerso, visto il fallimento delle misure di riemersione sin qui intraprese.

    Passiamo al "Patto per l’Italia". Immaginate di essere uno di quegli imprenditori (sono davvero pochi) con 15 addetti e impaurito dall’articolo 18. In virtù delle deroghe all’articolo 18 inserite nel Patto per l’Italia state valutando se fare il salto oltre la soglia. Vi chiedete: e se dopo 3 anni il governo decidesse che la sperimentazione è fallita? Al suo posto cosa fareste? Probabilmente rimarreste a guardare prima se la sperimentazione fallisce o meno. Col risultato che la sperimentazione fallisce davvero. E poi la riforma previdenziale. Nel novembre 2001 il governo ha presentato una legge delega che introduce alcuni incentivi all’allungamento della vita lavorativa e al decollo delle pensioni integrative. Sono in molti a ritenere, alla luce dell’evidenza empirica su analoghe misure prese in passato che l’effetto di queste riforme sull’età effettiva di pensionamento rischi di essere nullo. Ma al di là di questi giudizi, rimane il fatto che la legge delega è rimasta lettera morta, depositata in Parlamento per lunghi mesi senza chiari indirizzi futuri. E il Ministro del Welfare oggi contraddice lo stesso documento che ha approvato un anno fa, nell’ambito della verifica pensionistica, quando annuncia che la dinamica della spesa previdenziale sul PIL è sotto controllo. Quel documento diceva esattamente l’opposto: in presenza di un tasso di crescita inferiore al 2.5% (quest’anno dovremmo crescere tra lo 0,8 e lo 0,9 per cento), la quota è destinata a salire. A chi si deve credere: al Maroni che firma il rapporto un anno fa o al Maroni che oggi rassicura tutti e … nessuno? Avreste voglia di sottoscrivere uno schema di previdenza integrativa in queste condizioni?


    Solo esempi. Si potrebbe tranquillamente continuare, parlando del fatto che un governo che si dice liberista annuncia di bloccare le tariffe senza aver ancora privatizzato alcunchè. E’ vero che è difficile guidare un paese che non cresce, ed è anche vero che fare riforme strutturali in condizioni di bassa crescita è politicamente difficile. Ma questi esempi indicano che la situazione attuale è davvero la peggiore possibile, in quanto l’incertezza tende inevitabilmente a ritardare le decisioni di investimento di individui e imprese.


    Invece di negare lo stato allarmante dei conti pubblici, il Governo farebbe bene a richiamare a tutti le condizioni di emergenza e gli obblighi presi nell’ambito dell’Unione Monetaria per rilanciare con decisione le riforme strutturali di cui il paese ha così bisogno.



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    Predefinito

    La teoria "qualitativa" della moneta

    Accanto alla consolidata teoria quantitativa della moneta e dell’inflazione di cui narrano i manuali di economia,oggi ha fatto capolino una nuova teoria, coniata, a quanto risulta, durante una pedalata da Umberto Bossi e Giulio Tremonti: la teoria "qualitativa" della moneta. La teoria quantitativa sostiene che il livello dei prezzi è proporzionale alla quantità di moneta in circolazione e il tasso di inflazione uguale a quello dell’offerta di moneta (al netto della crescita della produttività) e raccomanda di ridurre la crescita monetaria per ridurre l’inflazione. La teoria qualitativa asserisce che il livello dei prezzi dipende anche dal materiale di cui sono fatte le monete: se di carta - a parità di quantità di moneta - il livello dei prezzi sarebbe più basso. Di qui la proposta formulata dal Ministro Tremonti: sostituiamo le monete metalliche da 50 centesimi, 1 e 2 euro con banconote di uguale valore e così avremo prezzi più bassi e tutti ci sentiremo più ricchi (con la stessa quantità di moneta potremo acquistare più beni).

    Nostalgia del passato?

    Ma ogni teoria che si rispetti (e conseguente proposta pratica basata su di essa ) deve superare dei test minimi. L’inflazione era più elevata quando le mille lire erano di carta. Questo getta l’ombra del dubbio sulla neonata teoria qualitativa. Inoltre, se il materiale con cui si coniano le monete ha questo potere chi ci assicura che la carta non sia ancora peggio? Perché non il silice e tornare quindi alle conchiglie, o il tabacco come durante la guerra di secessione americana? Oppure l’oro, caro anche ai teorici della teoria quantitativa. Ma questi ultimi avevano un buon argomento per proporlo: è più difficile da produrre in abbondanza (creando inflazione) delle banconote, che essendo appunto di carta possono essere stampate in gran quantità. Nostalgia del passato?


    da www.lavoce.info

  4. #4
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    La teoria "qualitativa" della moneta

    Accanto alla consolidata teoria quantitativa della moneta e dell’inflazione di cui narrano i manuali di economia,oggi ha fatto capolino una nuova teoria, coniata, a quanto risulta, durante una pedalata da Umberto Bossi e Giulio Tremonti: la teoria "qualitativa" della moneta. La teoria quantitativa sostiene che il livello dei prezzi è proporzionale alla quantità di moneta in circolazione e il tasso di inflazione uguale a quello dell’offerta di moneta (al netto della crescita della produttività) e raccomanda di ridurre la crescita monetaria per ridurre l’inflazione. La teoria qualitativa asserisce che il livello dei prezzi dipende anche dal materiale di cui sono fatte le monete: se di carta - a parità di quantità di moneta - il livello dei prezzi sarebbe più basso. Di qui la proposta formulata dal Ministro Tremonti: sostituiamo le monete metalliche da 50 centesimi, 1 e 2 euro con banconote di uguale valore e così avremo prezzi più bassi e tutti ci sentiremo più ricchi (con la stessa quantità di moneta potremo acquistare più beni).

    Nostalgia del passato?

    Ma ogni teoria che si rispetti (e conseguente proposta pratica basata su di essa ) deve superare dei test minimi. L’inflazione era più elevata quando le mille lire erano di carta. Questo getta l’ombra del dubbio sulla neonata teoria qualitativa. Inoltre, se il materiale con cui si coniano le monete ha questo potere chi ci assicura che la carta non sia ancora peggio? Perché non il silice e tornare quindi alle conchiglie, o il tabacco come durante la guerra di secessione americana? Oppure l’oro, caro anche ai teorici della teoria quantitativa. Ma questi ultimi avevano un buon argomento per proporlo: è più difficile da produrre in abbondanza (creando inflazione) delle banconote, che essendo appunto di carta possono essere stampate in gran quantità. Nostalgia del passato?


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