ESTERI
Oggi Bush si incontra con il primo ministro Chrétien
Canada: non appoggeremo attacco Usa a Iraq
Il vice premier Manley: «Un conto è verificare l'esistenza di armi di distruzione di massa, un altro è abbattere un regime»
OTTAWA - Il Canada non appoggerà un eventuale attacco preventivo degli Stati Uniti contro l'Iraq. L'ha detto il vice premier canadese John Manley in un'intervista alla rete televisiva Ctv alla vigilia dell'incontro tra il presidente americano George W. Bush e il primo ministro canadese Jean Chrétien che si terrà lunedì a Detroit (Michigan).
PROVE NON SUFFICIENTI - Secondo Manley gli Stati Uniti non hanno ancora presentato sufficienti prove che Bagdad stia sviluppando armi per la distruzione di massa o che abbia legami con Al Qaeda. Il Canada continua a sostenere il ritorno delle ispezioni delle Nazioni Unite in Iraq per verificare che Saddam Hussein non stia producendo armi per la distruzione di massa. «Un conto è entrare in Iraq per verificare che non vi sia questo tipo di armi», ha detto Manley, «un altro è entrare con la forza per rovesciare il regime iracheno: non siamo favorevoli a questa seconda opzione, pur se gli Usa sono probabilmente pronti ad agire anche senza il nostro sostegno».
Le dichiarazioni di Manley sono in linea con le affermazioni analoghe fatte negli ultimi giorni da altri esponenti canadesi, tra cui il ministro degli Esteri Bill Graham e lo stesso Chrétien, il quale però si è detto ben disposto ad ascoltare le proposte di Bush. Giovedì Chrétien aveva dichiarato che se si tratta di abbattere Saddam perché a capo di un regime non democratico, allora «bisognerebbe intervenire anche contro tre quarti del pianeta».
G8 SPACCATO - Con l'opposizione del Canada, salgono a tre i Paesi del G8 (assieme a Germania e Russia) nettamente contrari a un attacco in Iraq.
Due quelli favorevoli: Usa e Inghilterra.
La Francia è disposta ad appoggiare l'iniziativa militare solo a certe condizioni: risoluzione Onu dopo rifiuto di Bagdad di ispezioni internazionali.
Italia e Giappone non si sono ancora espressi.
Posizioni simili alla Francia sono state manifestate anche da Australia, Nuova Zelanda e Belgio. Il ministro degli Esteri spagnolo Ana Palacio ha contestato la posizione tedesca, ma non ha spiegato cosa intende fare Madrid.
Finora Usa e Gran Bretagna hanno ottenuto solo l'appoggio di Israele.
9 settembre 2002




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