QUEI CIAK DELLA CIA
Ha cinque figli il colonnello, protagonista di " we were soldiers".
In questa pellicola di Randall Wallace, Mel Gibson ha una moglie , coraggiosa e fedele, e tanti bambini cui la sera fa recitare le preghiere da vero << padre e soldato, mestieri che amo entrambi>>. Per incarnare un campione di eroismo nazionale si sceglie uno stereotipo cattolico, un fervente servitore di Santa Romana Chiesa.
Un soldato tutto d'un pezzo, attaccato all'istituzione prima che al Paese:
<<Nel nostro Paese forse qualcuno viene discriminato per la razza o la religione, ma nell'esercito no, l'esercito americano è una grande famiglia dove il colore della pelle o la fede in Dio non conta>>.
Del resto anche il suo avversario nella sanguinosa battaglia, il generale vietcong, non è da meno. Un improbabile alto ufficiale del generale Ho Cihi Min che, per quanto Comunista, invoca il cielo, bruciando incenso in maniera propiziatoria e gridando: <<Dobbiamo ucciderli tutti, cosi smettono di venire>>.
Questo film di Wallace non solo è spudoratamente retorico, scopertamente revisionista e fastidiosamente bellicista, cioè un'opera di bassa e bieca propaganda militarguerriera.No, è anche un film profondamente blasfemo, che tira in ballo Dio di continuo. Un Dio guerriero e vendicativo che <<sta con noi>>, come ripete di continuo il tenente colonnello Gibson, di cui più volte viene ricordata la convinta fede cattolica e che rincuora il giovane capitano, che ovviamente morirà in battaglia mentre salva un soldato nero, sostenendo tesi da crociato promosso sul campo teologo: <<Signore, aiutaci a mandarli all'inferno>>.
SOVIET




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