<Le Br sono la deriva violenta dell' iniziativa politica superideologica, che sostituisce le piazze al voto democratico.
Il linguaggio dei brigatisti è perfettamente omologo alle frange operaiste dei sindacati.
I girotondi costituiscono, che gli piaccia o no, il milieu culturale al cui interno una scelta sciagurata come la lotta armata trova silenzi, appoggio, omertà>.
Queste sono le parole colle quali ha esordito, mercoledi 27 marzo 2002, Marco Barbone nuovo editorialista del Giornale.
Son certo che molti di voi concorderanno colle sue tesi.
Ma chi è Marco Barbone e da dove spunta fuori?
Egli fu autore (reo confesso) di uno dei più efferati delitti degli anni di piombo:
l' uccisione, a sangue freddo, di Walter Tobagi, giornalista del Corriere della Sera.
Vedete da che pulpito viene la predica.
E perché un figlio di papà come lui uccise un figlio di ferroviere? Perseguiva forse, Marco Barbone, la vittoria della classe operaia e la sconfitta del capitalismo?
Manco per sogno.
Dagli interrogatori ai quali venne sottoposto emerse che non aveva motivazioni ideologiche di sorta.
Lui e il suo compare Morandini erano dei ragazzi annoiati e maleducati di famiglie benestanti.
Ricchi e viziati figli della "maggioranza silenziosa", che uccisero per noia fingendosi brigatisti.
Oggi ritorna per calunniare e il Giornale gli offre gioiosamente spazio.
Pur di gettar fango sui sindacati e sulla sinistra, quel volgare libello non si perita di assoldare dei rei confessi di assassinio.
Gianni Guelfi




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