Risultati da 1 a 9 di 9
  1. #1
    SENATORE di POL
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    Predefinito Corte Costituzionale e i Referendum

    da www.ansa.it

    " CORTE COSTITUZIONALE: AMMISSIBILE REFERENDUM SU ART. 18
    ROMA - La Corte Costituzionale, riunita in camera di consiglio, ha dichiarato ammissibile il referendum sull' art. 18 dello statuto dei lavoratori. I Comitati promotori del referendum puntano ad una estensione a tutti i lavoratori dipendenti (il limite e' di 15 dipendenti per ciascuna azienda) del diritto ad essere reintegrati nel posto di lavoro in caso di licenziamento per ingiusta causa. La Consulta, secondo quanto si e' appreso, ha invece dichiarato inammissibile il quesito relativo al titolo terzo dello statuto dei lavoratori per l' estensione dei diritti sindacali ai dipendenti anche delle piccole aziende. La decisione sui sei referendum, di cui quelli sullo statuto dei lavoratori sono state prese oralmente e saranno rese note in via ufficiale dalla Consulta contestualmente al deposito delle motivazioni scritte che avverra' presumibilmente alla fine del mese. di norma la decisione presa in via orale non cambia, anche se in fase di approvazione del testo scritto, potrebbe intervenire un mutamento di posizioni.

    La Corte Costituzionale inoltre ha dichiarato inammissibile il referendum per l' abrogazione di norme relative ai contributi statali per le scuole private e di altre norme in materia di personale docente per le stesse scuole private. La Consulta, secondo quanto si e' appreso, ha dichiarato inammissibili anche i due quesiti relativi alla sicurezza alimentare (divieto generalizzato di residui di prodotti tossici negli alimenti) e ai rifiuti (esclusione del combustibile derivato da rifiuti dalla categoria dei rifiuti speciali e abrogazione dei poteri ministeriale sugli incentivi per l' utilizzazione dei rifiuti nella produzione di energia elettrica). La Corte Costituzionale ha, invece, dichiarato ammissibile il referendum sugli elettrodotti (abrogazione della norma sulla servitu' coattiva, vale a dire l' imposizione per il proprietario di un fondo di far passare sul proprio territorio un elettrodotto). Anche per questi quattro referendum le motivazione della Consulta saranno rese note probabilmente entro la fine del mese.
    15/01/2003 152
    "

    La sinistretta massimalista è messa ora alla prova da quella più conseguentemente radicale e movimentista.

    Saluti liberali

  2. #2
    Alessandra
    Ospite

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    Soprattutto in tema di Referendum, l'accoglimento del quesito o il suo rigetto da parte della Corte Costituzionale inevitabilmente sfocia in considerazioni di carattere politico circa l'atteggiamento di volta in volta assunto dalla stessa. Non sarebbe male, pur essendo una proposta sicuramente sui generis, che la Corte redigesse due tipi di motivazioni. La prima, squisitamente giuridica, come fa sempre, l'altra, ad uso e consumo di tutti, anche dei non addetti ai lavori, sempre tecnica ma sicuramente più comprensibile. Questo per evitare che la prima motivazione possa essere reinterpretata a seconda del proprio interesse sia da parte di giornali, sia da parte di politici, per non dire che ciò eviterebbe le critiche sempre aspre e che a volte rasentano il vilipendio, rivolte a questo organo costituzionale così importante per la vita e la struttura stessa di questo Paese. I motivi per cui una proposta può essere respinta o accolta sono così variegati tra loro che necessitano secondo me di una vera e propria esposizione anche terra-terra, da parte di chi li pone a fondamento della decisione. Questo, per evitare qualsiasi strumentalizzazione.

  3. #3
    SENATORE di POL
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    In questo (come in ben altri) caso le sinistre sono addirittura tre:
    - quella possibilista verso una modifica dell'art. 18 nel senso descritto ne "il Patto con l'Italia" e che per ragioni di disciplina di schieramento ha taciuto (ma non ha taciuto sul piano sociale, visto che parte importante dei sindacalisti che hanno aderito al patto SONO DI SINISTRA);
    - quella favorevole all'art. 18 come è attualmente, e contraria sia a modifiche restrittive che ad indebiti allargamenti produttivi di ulteriori rigidità del marcato del lavoro;
    - quella radicale e anticapitalista favorevole all'allargamento.
    Non si capisce la Corte a quale sinistra avrebbe dovuto dare ragione. Nell'incertezza politica si sarà attenuta, una volta tanto, esclusivamente ad argomentazioni e motivazioni giuridiche.

    Saluti liberali

  4. #4
    SENATORE di POL
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    da www.lastampa.it

    " PASSANO DUE CONSULTAZIONI, BOCCIATE QUELLE SU LICENZIAMENTI, SICUREZZA ALIMENTARE, RIFIUTI E SCUOLA
    Articolo 18, la Consulta dice sì al referendum
    In primavera si voterà sull´estensione della tutela e contro le servitù di elettrodotto

    16/1/2003

    ROMA

    La Corte Costituzionale promuove il referendum sull'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, boccia invece quello per l'estensione dei diritti sindacali ai dipendenti anche delle piccole aziende. Inammissibile anche il referendum per l'abrogazione di norme relative ai contributi statali per le scuole private.
    QUESITI AMMISSIBILI. La Corte Costituzionale ha dichiarato ammissibile il referendum sull'articolo 18 dello statuto dei lavoratori (I Comitati promotori puntano ad una estensione a tutti i lavoratori dipendenti del diritto al reintegro nel posto di lavoro se licenziati per ingiusta causa). Ammissibile anche il referendum sulla «Servitù coattiva di elettrodotto», che chiede di far cadere l'obbligo per il proprietario di un fondo di rendere attraversabile il proprio territorio da un elettrodotto.
    INAMMISSIBILI. Dichiarati invece inammissibili i referendum sull'«Attività sindacale nei luoghi di lavoro», che prevede «l'abrogazione delle norme che stabiliscono limiti numerici ed esenzioni per i diritti e le tutele previsti dal titolo III dello Statuto dei lavoratori, e quello sulla «Sicurezza alimentare», che mira ad un «divieto generalizzato di residui di prodotti tossici negli alimenti». Stessa decisione di inammissibilità per il referendum sull'«Esclusione del combustibile derivato da rifiuti dalla categoria dei rifiuti speciali», che prevede l'abrogazione dei «poteri ministeriali relativi agli incentivi finanziari per l'utilizzazione dei rifiuti nella produzione di energia elettrica». Dichiarato infine inammissibile il referendum sulla scuola privata, abrogativo delle «norme relative a contributi statali e di norme agevolatrici in materia di personale docente». Le decisioni ufficiali saranno rese note a fine mese, con il deposito delle relative sentenze.
    ARTICOLO 18. Il referendum che scalda maggiormente la contesa politica è quello sull´articolo 18. Sono due i quesiti, proposti da Rifondazione comunista, sullo Statuto dei lavoratori. Il più noto riguarda l'articolo 18 della legge 300 del 1970, quello che stabilisce il diritto al reintegro nel posto di lavoro per il dipendente licenziato senza giusta causa. Ma la tutela è limitata ai lavoratori di imprese con più di quindici addetti. È proprio questo limite che il referendum abrogativo intende eliminare. Nel quesito si chiede infatti agli italiani di esprimere un «sì» o un «no» alla cancellazione delle frasi in cui si fa riferimento alla dimensione dell'azienda come soglia per l'applicabilità dell'articolo 18. Nello stesso quesito si interviene anche su un'altra legge, la 108 del 1990, per chiedere di eliminare i passaggi contenenti il riferimento allo stesso vincolo del numero di dipendenti impiegati; si chiede inoltre indirettamente di estendere l'articolo 18 anche ai datori che svolgano senza fini di lucro attività di natura politica, sindacale, culturale, di istruzione, di religione o di culto, abrogando la disposizione che finora ha escluso tali categorie dalla norma. Abrogazioni necessarie, secondo i promotori del referendum, «al fine di estendere a tutti i lavoratori subordinati i diritti e le tutele previsti dallo Statuto».
    ARTICOLO 35. Oltre all'articolo 18, i promotori avevano chiesto di sottoporre al voto popolare anche un'altra norma dello Statuto: l'articolo 35, che fissa la soglia dei quindici dipendenti anche per l'applicazione del Titolo Terzo dello Statuto, contenente la disciplina di diritti sindacali fondamentali, come quello di poter costituire rappresentanze sindacali aziendali, di svolgere assemblee sui luoghi di lavoro, consultarsi e affiggere documenti in bacheca. L'abrogazione sarebbe stata chiesta per l'intero articolo 35, ma questo secondo quesito referendario è stato dichiarato inammissibile.

    r. i.

    "

    Saluti liberali

  5. #5
    Ex ore tuo te judico
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    Originally posted by Pieffebi
    In questo (come in ben altri) caso le sinistre sono addirittura tre:
    - quella possibilista verso una modifica dell'art. 18 nel senso descritto ne "il Patto con l'Italia" e che per ragioni di disciplina di schieramento ha taciuto (ma non ha taciuto sul piano sociale, visto che parte importante dei sindacalisti che hanno aderito al patto SONO DI SINISTRA);
    - quella favorevole all'art. 18 come è attualmente, e contraria sia a modifiche restrittive che ad indebiti allargamenti produttivi di ulteriori rigidità del marcato del lavoro;
    - quella radicale e anticapitalista favorevole all'allargamento.
    Non si capisce la Corte a quale sinistra avrebbe dovuto dare ragione. Nell'incertezza politica si sarà attenuta, una volta tanto, esclusivamente ad argomentazioni e motivazioni giuridiche.
    Hai mai provato a contare quante sono i centrodestra, le destre, le destrette, le ultra destre liberali, libertarie, ultralibertarie, radicali, capitaliste, ecc. ecc.?
    Cum Feris Ferus

    Chi striscia non inciampa. Cit.

  6. #6
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    Sono tante. Ma bene o male.....ogni tanto qualche punto di incontro che non sia semplicemente l'odio viscerale per l'avversario.....seppur con qualche fatica, lo trovano.

    Shalom!

  7. #7
    SENATORE di POL
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    dal quotidiano di Alleanza Nazionale

    " Secolo d'Italia del 17/01/2003


    --------------------------------------------------------------------------------
    Lavoro e riforme / Nessuna preoccupazione nel Centrodestra. Berlusconi: la bocciatura e certa. Le parti sociali si schierano in blocco per il No. E i ds, disperati, tentano in extremis di evitare il voto sollecitando una nuova legge

    Autogol a sinistra
    Art. 18: il referendum "antigovernativo" demolisce l'opposizione

    --------------------------------------------------------------------------------

    ROMA. Doveva essere un colpo al cuore del governo sul tema più "qualificante" per le sinistre, il lavoro. Invece, il referendum promosso dal Prc e da alcuni settori della Cgil per estendere a tutte le imprese (anche a quelle con un solo dipendente) il "divieto di licenziare" in ventiquattr'ore è diventato il colpo di grazia a un'opposizione già lacerata e divisa. La Sinistra non solo si è spaccata sul quesito, ma è rimasta travolta dalle proteste, dalle accuse dalle recriminazioni di due terzi del mondo sindacale e della totalità delle assodazioni di categoria. Difficile obiettare che la raccolta di firme l'ha promossa Bertinotti: tutti sanno che, senza le drammatizzazioni dell'Ulivo sul tema della riforma del lavoro e senza gli scioperi generali con Fassino e D'Alema alla testa dei cortei, il problema non si sarebbe neppure posto. E così sono i Ds a giocare la carta che solitamente, davanti a un referendum "scomodo" giocano i governi: una modifica della legge che faccia decadere la consultazione. La Cdl, dal canto suo, è tranquilla. Berlusconi esplicita quel che tutti pensano: gli italiani archivieranno la faccenda con un secco no, perché è impensabile per chiunque che imprese con tre o cinque collaboratori si trovino a non poter porre fine al rapporto di lavoro quando ce n'è la necessità.
    "

    Saluti liberali

  8. #8
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    dal sito di IDEAZIONE

    " Referendum irresponsabile. Ma prova del fuoco per Cofferati
    di Benedetto Della Vedova

    Dunque è stabilito che tra una manciata di settimane si voterà sul referendum che chiede l'estensione a tutte le imprese, anche al di sotto dei 15 dipendenti, dell'applicazione dell'articolo 18. Si tratta di una proposta irresponsabile che finirebbe, se approvata, per dare un colpo mortale al settore più vitale dell'economia italiana, quello delle piccole e piccolissime imprese. Il nostro mercato del lavoro resta zavorrato da troppe rigidità di cui l'articolo 18 é il presupposto ideologico prima ancora che pratico e per questo andrebbe rimosso, non esteso.

    Chi ha fatto questa proposta gioca evidentemente e consapevolmente allo sfascio. Ma compie anche un'operazione "verità", costringendo Cofferati e quanti hanno con lui dichiarato, per colpire il referendum radicale di tre anni fa, che l'articolo 18 è una frontiera di civiltà, un'argine contro la barbarie. Accuse demagogiche ed irresponsabili. Oltre che storicamente false, visto che praticamente nessun altro paese industrializzato prevede la sostanziale illicenziabilità italiana.

    Ora Cofferati ha due sole alternative: smentire clamorosamente sé stesso oppure sostenere con entusiasmo e convinzione la "battaglia di civiltà" di Bertinotti e compagni. Nel primo caso non basterebbe la compiacenza dei media ad arginare la perdita di credibilità . Nel secondo, e più dignitoso, scioglierebbe finalmente, anche agli occhi più miopi, ogni dubbio circa la natura definitivamente conservatrice ed antiliberale della sua "leadership". Sempre che, ma non vogliamo nemmeno pensarlo, Cofferati non voglia scegliere la strada meschina e pilatesca di invitare ad astenersi dalla lotta, astenendosi dal voto referendario e dalla conseguente "scelta di campo".

    17 gennaio 2003
    "

    La sinistretta massimalista a differenza di quella radicale non ha il dono della coerenza e ha la faccia di bronzo.


    Saluti liberali

  9. #9
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    Io ho sempre usato il termine massimalista secondo i canoni del terzinternazionalismo comunista (sinistra comunista) per i quali il termine massimalista si contrappone a rivoluzionario conseguente e si può tradurre come " rivoluzionario parolaio e opportunista ", e per la verità non conosco nessuno più opportunista e parolaio del nostro impiegato della Pirelli (pagato per fare il politicante aggiunto dell'Ulivo?).

    Saluti liberali

 

 

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