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Brasile, a Rio uccisi più bambini che nelle guerre israeliane e afghane
10 settembre 2002
SAN PAOLO. Le pallottole ammazzano più minorenni a Rio de Janeiro che nelle guerre in Palestina e in Afghanistan. Lo ha rivelato oggi in Brasile l'Istituto Superiore di Studi Religiosi (Iser) denunciando la «carneficina nascosta» nelle favelas carioca, dove 6.000 bambini fanno parte delle milizie armate dei trafficanti di cocaina. Se la guerra fra israeliani e palestinesi ha causato la morte violenta di 467 minorenni dal 1987 al 2001, nello stesso periodo a Rio sono morti ammazzati 3.937 bambini e adolescenti con meno di 18 anni. La fascia di maggiore mortalità è concentrata fra i 14 e 17 anni. Ma numerose sono le vittime anche fra bambini di sette/dieci anni, che vengono arruolati da bande rivali di trafficanti, prima come vedette e poi come sentinelle armate, per controllare le favelas in cui spadroneggiano.
L'antropologo inglese Luke Dowdney, che ha curato lo studio, afferma che la violenza di Rio contro i bambini non ha confronti con quella registrata nei principali conflitti del pianeta, dalla Colombia alla Sierra Leone, dalla Jugoslavia all'Uganda.
«È una tragedia sconosciuta a livello internazionale -ha affermato Dowdney nel presentare a Rio i risultati della ricerca-. In genere si crede che in Brasilia il problema
sia quello dei bambini di strada. Ma quelli che stanno morendo sono i bambini del traffico di droga».
Nel 1999, nell'intero stato americano della California, indicato fra i criminalmente più pericolosi del continente americano, con incluse metropoli della portata di Los Angeles e San Francisco, sono morti in scontri a fuoco 163 minorenni.
Nello stesso anno, nel solo comune di Rio, i bambini e gli adolescenti ammazzati sono stati 216.
Nella gigantesca periferia di baraccopoli di Rio, la Baixada Fluminense, dove i tassisti del centro si rifiutano di portare i passeggeri al pari di Harlem a New York, missionari italiani stanno lavorando da anni nel pericolosissimo compito di salvare i bambini arruolati dai trafficanti.
«Quando un bambino di sette anni viene messo di vedetta con un fucile in braccio -spiega padre Renato Chiera, missionario piemontese che lavora nella favela di Nova Iguazù- tra le prime cose che i capi del traffico fanno è quella di renderli dipendenti dalla droga. A quel punto è quasi impossibile strapparli al loro futuro di violenza
e di morte»





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