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  1. #1
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    Predefinito Magia e suggestioni nella notte di Ognissanti

    Ognissanti


    Immagine tratta dal sito http://www.comune.pisa.it

    Allo scoccare della mezzanotte tra l’ultimo di ottobre e il primo di novembre, la ruota gir a verso quella che è la più attesa e forse anche temuta festa dell’ Anno Magico.
    Samhain (pron. Souin) in gaelico irlandese o Samhuin (pron. Sov’en) i gaelico scozzese, o anche semplicemente Ognissanti, è il tassello che segna la fine dell’estate, la controparte oscura di Beltane, che ci porta verso la parte buia dell’anno, definendo l’inizio stagionale della stagione fredda.
    Noto come antico capodanno celtico, oggi nasce il nuovo anno magico, così come il giorno nasce nelle prime e buie ore notturne, è bene quindi tener presente questa similitudine per celebrare al meglio questa, come le altre, feste iniziando al crepuscolo del giorno precedente.
    Una giusta precisazione è considerare il momento tra i due giorni come un attimo a sé stante, un frammento di tempo fuori dal tempo, che non è né passato né futuro.
    E questo pensiero che ci deve accompagnare durante tutta la celebrazione, ci servirà a comprendere l’importanza che Ognissanti riserva alle zone di confine.
    Come detto in precedenza questo momento è sacro quanto pericoloso, non solo si passa da un giorno all’altro o da un mese all’altro, ma si attraversa dapprima una stagione e, non meno importante, un anno!
    Ricordiamoci che ad Ognissanti la soglia tra il mondo fisico e quello spirituale e infero svanisce rendendo possibile qualsiasi tipo di attività.
    Ed è bene tener presente questo, anche perché da qui fino al Solstizio d’Inverno inizia la cosiddetta “notte dell’anno”, la parte buia e introspettiva della nostra esistenza, il velo tra i mondi è chiuso ma resta ancora molto sottile durante questo periodo, in modo da rendere ancora possibili visite e scambi tra le diverse realtà.


    Milano, Cimitero Monumentale al tramonto - Immagine tratta dal sito http://www.christianfusi.com

    Si celebra la morte, e su questo non c’è dubbio, ma non c’è niente di triste ne tanto meno alcunché di macabro.
    È un momento di gioia, da vivere con felicità e respirare a pieni polmoni.
    Le antiche tradizioni pagane ci hanno tramandato la ciclicità del momento, ogni cosa ha un inizio e una fine e dalla sua fine, altrove, nascerà qualcos’altro.
    Noci e mele sono i frutti sacri di questo periodo, in quanto rappresentano l’ultimo raccolto dell’anno, un altro atto quindi, da celebrare.
    Non a caso sono piante dagli straordinari poteri: si consiglia il ramo di nocciolo per l’utilizzo a bacchetta e la mela ricorre sin dalla preistoria come frutto legato alla Dea madre come alle sue divine figlie, non a caso ad essa sono legati molteplici poteri, molti dei quali anche discordanti tra di loro: vita e morte, amore e odio, etc.
    Grande importanza è da dare al fuoco. Secondo le antiche usanze celtiche nel momento di passaggio tra i due giorni tutti i focolai domestici venivano spenti e tutti si radunavano sulle colline attorno a grandi falò che restavano spenti fino al momento successivo al passaggio degli spriti, attimi da trascorrere al buio con il giusto timore e rispetto, dopodichè i Drudi accendevano i sacri fuochi simbolo di rinascita e purificazione e si festeggiava sino all’alba.



    Lo Stretto di Messina - Immagine tratta dal sito http://www.gufo.org

    Al termine dei festeggiamenti ciascuno avrebbe preso una fiaccola dal sacro falò per ravvivare il proprio focolaio domestico.
    Altro uso dei fuochi di Samhain, era dedicato alla guida degli spiriti erranti nel buio che così avrebbero potuto ritrovare la via di casa.
    La tradizione è sopravvissuta sino ai giorni nostri con la commerciale, ma divertentissima, festa di Halloween, che tra zucche intagliate con all’interno una candela, dolcetti e scherzetti e travestimenti, porta con se gli strascichi più evidenti delle tradizioni pagane.
    Era infatti usanza per gli antichi mascherarsi e scambiarsi i ruoli in onore dei morti, fare scherzi clebrando il caos con il caos, offrendo dolci e frutti ai defunti per ingraziarsi i loro poteri.
    Ma non solo l’anglosassone Halloween, anche Italia, Brasile e altre nazioni portano avanti le proprie radici pagane celebrando in un modo o nell’altro il culto dei morti.
    La morte in passato non era temuta come adesso: era sempre dietro l’angolo ma era anche rispettata, come se fosse in qualche modo venerata.
    Ma non solo di morte e vita che si inseguono fino a formare una spirale, Ognissanti è anche tempo di divinazione, d'altronde è il periodo dell’anno più indicato, periodo dove passato, presente e futuro si incontrano.
    Possiamo anche rivolgere i nostri pensieri ai nostri cari defunti, i quali potranno risponderci, se lo vorranno, attraverso i sogni o attraverso altri piccoli segnali, personalmente sconsiglio di disturbare gli spiriti, anche se si vogliono delle risposte da tempo.
    Meditiamo, anche in questo periodo, preparandoci all’anno che verrà, facciamo lavori manuali, intagliamo zucche, decoriamo l’altare, la casa, e chi può il giardino, ma senza tristezza, agiamo nel modo più spensierato possibile.
    Viviamo la Natura che prosegue verso il suo sonno invernale, pronti ad accoglierla tra cinque o sei mesi, splendente e rigogliosa come sempre, e noi seguiremo il suo percorso.
    È la festa della morte ma è anche periodo di rinascita, noi stessi dobbiamo rinascere, possiamo sbarazzarci delle cose vecchie, lasciando (anche simbolicamente) un testimone del gesto sul terreno, o anche abbandonare vecchie abitudini o aspetti della nostra esistenza che non sentiamo più nostri, semplicemente scrivendoli su un pezzo di carta da ridurre in cenere.
    Ricordiamoci inoltre di lasciare del cibo agli spiriti erranti e di aiutarli nel loro ritorno a casa con la luce delle lanterne.

    Lisert
    (L'articolo è proprietà dell'autore)

    Dal sito http://www.materterra.it

  2. #2
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    31 Ottobre - Samhain



    Samhain è l'antico capodanno celtico. Fine dell'estate e inizio dell'inverno... quando la dea si addormenta e la natura sembra morire, per poi tornare alla vita la stagione successiva. Secondo alcune tradizioni, la dea non si addormenta, ma discende nella terra, lontana dalla luce, e assume l'aspetto oscuro che caratterizza l'inverno.

    Samhain è un momento di riflessione interiore e di trasformazione, di abbandono del vecchio e di preparazione al rinnovamento. E' un invito a fermarsi, a riflettere su ciò che si è compiuto durante l'anno e a guardare a quello che verrà: come la natura si spoglia e si addormenta, così possiamo fare noi, utilizzando questo sonno rigeneratore per prepararci ad affrontare una nuova stagione della vita.

    Samhain è il momento dell'anno in cui il Buio e la Luce si incontrano e il velo che separa questo mondo dall'altro si assottiglia, e il contatto tra i due piani della realtà si fa più intenso. Anche per questo nel passato si riteneva che la notte del 31 ottobre le anime dei defunti tornassero tra i vivi a cercare le loro dimore. Ed ecco perché anticamente si mettevano luci e lanterne fuori dalle case: per indicare il cammino agli spiriti.


    E chissà che anche il povero Jack, prima o poi, non riesca a ritrovare il cammino...

  3. #3
    Alvise
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    Ognissanti rappresenta qualcosa dal punto di vista della dinamica celeste?

  4. #4
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    In Origine Postato da Alvise Nutti
    Ognissanti rappresenta qualcosa dal punto di vista della dinamica celeste?
    Caro Alvise,

    la domanda è eccellente poiché la cultura da cui scaturì la celebrazione che adesso chiamiamo "Ognissanti" teneva in primissima e splendida considerazione l'aspetto astronomico e l'armonioso rapporto fra le meccaniche celesti...

    Nella fattispecie, tuttavia, non mi risultano specifiche corrispondenze, ma potrebbe trattarsi solo di una delle mie tante lacune... In tal caso, spero anch'io di ricevere lumi da chi dovesse saperne di più...

  5. #5
    Alvise
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    Tomás, nella consapevolezza che l'origine della festività risale ad una cultura per la quale le ricorrenze cicliche dei moti terrestri e celesti acquisivano un significato (simbolico e sostanziale*) fondamentale, mi è appunto sorto questo interrogativo.

    Più che altro mi appare strano che un momento che viene visto come principio dell'anno (inizio-fine del ciclo) e come momento di incontro tra vivi e defunti, non abbia una qualche corrispondenza nella meccanica celeste.

    Ringrazio anche Silvia per il suo breve e grazioso intervento. Non saprei bene spiegare il perché, ma si armonizza assai bene con quello di apertura di Tomás.

    *scrivo simbolico e sostanziale perché, per quanto ancora poco abbia approfondito questi temi, ho sempre interpretato il ruolo delle ciclicità cosmiche nelle culture antiche al tempo stesso come rappresentazione e come manifestazione di una concezione ciclica del tempo e della storia.

  6. #6
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    Predefinito Ognissanti in Sicilia


    Palermo, Cimitero dei Cappuccini - Immagine tratta dal sito http://www.fortunecity.com/

    (...)

    In Sicilia la ricorrenza è ancora molto sentita e viene vissuta come un momento di legame e di contatto con i cari defunti. Il 2 novembre nell'isola infatti, è "lu íornu di li morti" o, più semplicemente "li morti", in cui la Chiesa fa solenne commemorazione dei defunti. Ogni città siciliana o addirittura paesino fa una gran festa: scuole chiuse per almeno due giorni, grandi luminarie, bancarelle stracolme di giocattoli che verranno acquistati e nascosti in casa. Si racconta infatti, che nella notte tra l'1 e il 2 novembre i morti lascino le loro sepolture e, in gruppo o anche da soli, girino per la città a rubare dolci, giocattoli, scarpe e vestiti nuovi per portarli ai loro piccoli parenti che sono stati buoni durante l'anno e che hanno pregato per loro. Li morti infatti, è soprattutto la festa dei bambini che sperando di ricevere i doni che desiderano pregano per propiziarsi i favori dei defunti recitando la seguente preghiera:

    Animi santi, animi santi,
    Io sugnu unu e vuiautri síti tanti:
    Mentri sugnu 'ntra stu munnu di guai
    Cosi di morti mittitimìnni assai.



    Gran Camposanto di Messina, Monumento funebre a Franc. Aug. Marangolo (G. Scarfì, 1887) - Immagine tratta dal sito http://www.comune.messina.it/

    Secondo la tradizione la notte di Ognissanti i defunti sfilano in corteo seguendo quest'ordine: prima ci sono coloro che morirono di morte naturale, poi i giustiziati, poi i morti in disgrazia, i morti repentinamente e poi seguono a ruota tutti gli altri. La mattina del 2 novembre, i bimbi balzano dal letto impazienti di trovare i regali, mettono a soqquadro tutta la casa e cercano dappertutto credendo o facendo finta di credere che sono stati i defunti a tornare sulla terra per una notte a portarglieli. I doni che vengono nascosti nei posti più impensati della casa di solito sono giocattoli, vestiti e dolci tipici tradizionali, come per esempio la "frutta di martorana" o i "pupi i zuccaru". La sera di Ognissanti inoltre, i bambini appendono in un angolo della casa un paio di ciabatte ("apparanu li scarpi") in maniera tale che durante la notte le anime dei morti vi ripongano qualche dono. Le ciabatte l'indomani spariscono, sostituite dalle scarpe nuove o da scarpine di zucchero.
    A Palermo il giorno dei morti si è soliti andare a visitare le Catacombe dei Cappuccini, dove per antica usanza gli scheletri dei morti, avvolti in panni neri o addobbati con costumi d'epoca, pendono attaccati alle pareti o stanno in nicchie esposti agli occhi dei visitatori. Le catacombe custodiscono più di 8.000 scheletri e corpi mummificati con sistemi naturali, sepolti tra il 1559 e il 1880 sotto la Chiesa dei Cappuccini. Un altro appuntamento cui i siciliani non possono mancare è la tradizionale visita al cimitero per ricordare i propri cari, per portare qualche fiore ed accendere grossi ceri e lumini accanto alle lapidi, attendendo che siano completamente consumati, prima d'andare via.


    Necropoli di Pantalica (Siracusa) - Immagine tratta dal sito http://www.coloridisicilia.it/

    Si racconta che la notte di Ognissanti i defunti lascino i cimiteri ed entrino nelle città. Molto spesso però, anticamente i cimiteri si trovavano all'interno dei Conventi così i morti uscivano direttamente da questi ultimi. A Cianciana (Ag) ad esempio, i defunti escono dal Convento di S. Antonino dei Riformati, attraversano la piazza e arrivano al Calvario e qui, recitata una loro preghiera al Crocifisso, scendono per la via del Carmelo. E' durante questa passeggiata che lasciano i loro regali ai fanciulli buoni. A Casteltermini (Ag) il viaggio si svolge ogni sette anni e i morti lo fanno attorno al paese, lungo le vie che devono percorrere le processioni solenni. Ad Acireale (Ct) girano per la città vestiti di bianco, avvolti nel lenzuolo funebre, e calzano scarpe di seta per non far rumore ed eludere così la vigilanza dei venditori ai quali andranno a rubare i doni. A Borgetto e Partinico (Pa) camminano avvolti in un lenzuolo a piedi nudi e portano in mano una torcia resinosa accesa. Procedono a due a due recitando il rosario o le litanie. In molti comuni dell'Etnea camminano "cu lu coddu di filu", cioè con un collo di filo, sottilissimo quanto un filo. Quindi girato il paese e giunti dove devono, si trasformano in formiche per entrare nelle case dei loro congiunti, penetrano per le fessure e senza essere visti lasciano i doni. A Salaparuta (Tp) i defunti non sempre entrano nelle case, ma lasciano i regali davanti le porte o sulle finestre, dentro delle scarpe se i bambini appartengono al basso popolo, in canestrini se sono del medio ceto. Qui le campane della parrocchia suonano per tutta la notte mentre le mamme e le nonne, nelle prime ore della sera, raccontando ai nipotini ed ai figli le gesta dei morti facendoli pregare per loro mentre sono già usciti dalle sepolture. A Monte Erice (Tp) i defunti partono dalla Chiesa dei Cappuccini e procedono sino a Rocca Chiana dove si fermano per riposarsi e rifocillarsi mangiando delle vere e proprie prelibatezze. Poi, portano i doni dentro le case dei bambini che l'indomani vanno ai Cappuccini a ringraziarli per la loro generosità. Nel loro tragitto però, i bimbi evitano rigorosamente Rocca Chiana temendo che qualche morto sia rimasto ancor là a mangiare gli avanzi della lauta libagione.

    (...)

    Dal sito http://www.guidasicilia.it/

  7. #7
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    Predefinito Com'è nata la festa di Ognissanti...

    Lo spiega Eraldo Baldini: «Con l'affermarsi della nuova religione cristiana, la Chiesa cercò di cancellare le antiche feste pagane: non abolendole, ma appropriandosene, riconducendole nel proprio ambito e mantenendone la data, e in parte anche il significato. Così, per "cristianizzare" il Capodanno Celtico, la Chiesa collocò al 1° novembre la festa di Ognissanti, alla cui diffusione contribuì soprattutto Alcuino (735-804), l'autorevole consigliere di Carlo Magno. Qualche decennio dopo, l'imperatore Ludovico il Pio, su richiesta di papa Gregorio IV (827-844), la estese a tutto il regno franco. Ma ci vollero ancora molti secoli perché il 1° novembre diventasse per tutta la Chiesa d'Occidente la festa di Ognissanti: fu infatti papa Sisto IV a renderla obbligatoria nel 1475.

    Per non snaturare le caratteristiche di "festa dei morti" dell’antico Capodanno Celtico, prendendo atto che comunque il popolo (e in larga parte anche il clero) continuava a rispettarle, la Chiesa dedicò poi il giorno successivo, 2 novembre, alla commemorazione dei defunti: fu Odilone di Cluny, nel 998, a ordinare ai Cenobi dipendenti dell’abbazia di celebrare l’ufficio dei defunti a partire dal vespro del primo di novembre, mentre il giorno seguente i sacerdoti avrebbero offerto al Signore l’Eucarestia pro requie omnium defunctorum. Il rito poi si diffuse a poco a poco al resto d'Europa, giungendo a Roma solo nel XIV secolo.

    Al di là dei dati storici e degli aspetti della religiosità ufficiale, quel che è certo è che nel folklore europeo, e quindi anche italiano, i primi giorni di novembre hanno conservato aspetti che riportano a un antico capodanno. Per esempio, si può registrare l’usanza delle strenne in quei giorni in varie parti d’Italia: e in quel caso i doni, vuole la tradizione, sono portati dai morti. Infatti l’aspetto più evidente in questo periodo è, come abbiamo detto, legato ad una celebrazione dei defunti.»

    Da "La festa di Halloween in Romagna e nella Padania: moda importata o tradizione millenaria?", Eraldo Baldini
    (appendice a Romagna Celtica di Anselmo Calvetti - Longo Editore, Ravenna 2000)

  8. #8
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    Le tradizioni nelle feste d’Ognissanti e dei Defunti
    Durante il dominio dell’impero Halloweeniano, noi vi proponiamo invece le secolari tradizioni manfredoniane legate alla festa di Ognissanti e dei Defunti. Sono molto, molto, molto belle!

    Queste due feste segnano, da noi, l’inizio della stagione fredda e, quindi, dell’autunno-inverno, poichè in ottobre resistono ancora le tradizioni e le consuetudini della buona stagione (o della stagione estiva).

    Se da un lato, questa festa, rappresenta l’entrata nella stagione fredda e povera o, se si vuole, sonnacchiosa e sonnolenta e, perchè no, morta, per la vitalità sipontina; dall’altro, con il mistero della morte, essa si traduce in un conato liberatorio, quasi che il culto dei defunti si trasfonda in una sorta di sacrilega confidenza con i sacrifici, le sofferenze terrene.
    Il culto dei morti, pertanto, si traduce in un colloquio più diretto con i propri cari defunti, quasi a condividere con loro l’agognata pace.
    Un senso di pacata serenità sovrasta l’animo sipontino, chè quel colloquio può essere (e vuol essere) la fuoriuscita dalle tribolazioni quotidiane, ma, ancora più, la ricerca di conforto e di comprensione.

    Rimane, comunque, una desolazione persistente, perchè la morte dei propri cari (marito, figli, padre, madre, fratelli e sorelle) significa anche maggiore desolazione e maggiore povertà in una vita, già di per sè, avara di soddisfazioni, desolata e desolante, stentata e foriera di altri stenti.

    Ed è questa una delle chiavi di lettura delle veglie dei familiari, per l’intera festività, presso i simulacri dei propri cari, loculi (i nnicchie) o tumuli (i sülke) che siano, contrassegnati da croci in legno o in ferro battuto, o con incisioni sulle pietre tombali, più o meno arricchite o adobbate con fiori variopinti o con iscrizioni dedicatorie, ma pur sempre recanti le effigi dei defunti.
    Ed i viventi percorrono le lunghe teorie dei corridoi e dei sentieri della città dei morti, alla ricerca delle immagini dei propri defunti, e non solo.

    Ed allora si paventa un lungo scorrere di volti, di nomi, di fotografie; e lo stupore non ha mai fine, perchè non pochi sono i volti, noti, e non poche sono le scoperte di persone che si credevano ancora viventi.
    La pietà si mischia con la curiosità, specie quando si vuol conoscere un morto fresco o persona defunta per morte cruenta.
    E la superstizione non manca.

    E la teoria di volti, di nomi e di date tutto pianfica: tempo e spazio.
    Nonni, padri e nipoti sono accomunati in una sola lastra tombale, in un unico simulacro, in un unico ammasso di ossa o di ceneri.
    Il tempo e lo spazio non hanno più valore, la vita stessa perde il suo significato; e pure il ricordo non ha più tempo.
    La preghiera per i defunti (ma forse anche per noi stessi) viene spontanea, ed il senso d’angoscia diventa latente e ti assale vieppiù, specie l’eco delle grida dei familiari verso i propri cari che si fa straziante.

    E non è tanto il senso della morte che ti incombe quanto l’incertezza del futuro.
    E se pure resti ammutolito,di ghiaccio (ngetréte), dal tuo animo vuol sprigionarsi un grido lacrimevole sulla esistenza umana.
    E quelle grida sono le tue lamentazioni e non v’è divieto che tenga (per la quiete pubblica) che ti frena


    Pratiche Religiose e profane

    Per la celebrazione della solennità d’Ognissanti e dei defunti, le pratiche, sia religiose che profane, nella tradizione sipontina, non mancano.
    Va subito detto che in questi giorni non si usa mangiare ne carne ne pesce, bensì baccalà.
    Nelle due notti, precedenti l’1 ed il 2 novembre, infatti, i pescatori non si recano a lavorare sul mare, perchè è convinzione abbastanza radicata che in queste notti si pescano le ossa dei morti (specie quelli per naufragio, e non sono pochi).

    Non è che ciò non avvenga o non possa avenire anche in altri giorni, solo che quelle notti sono soffuse di timore e panico ancestrale, anche per le cose che appresso diremo, per cui è opportuno osservare il riposo più assoluto, con il ricordo, forse, alle sciagure patite e sofferte.
    Ed in questo voluto riposo c’è un che di sacro, in quanto nessuno più del pescatore sa quanto la vita e la morte convivano nell’attimo fuggente.

    Chi vive sul mare è aduso ai fortunali, i suoi occhi, infatti tradiscono (so sturte), nella loro conformazione orbitale, tutte le angosce vissute; essi ne sono la testimonianza vitale.
    Ecco perchè, vi è, nei pescatori, l’idealizzazione della morte, perchè gli è compagna nel loro continuo travaglio.
    Ecco perchè, allora, queste due notti sono sacre.

    La notte precedente il due novembre, nelle case si usava, e si usa ancora, preparare e predisporre il tavolo per il desinare, con tutte le stoviglie, il pane ed il boccale dell’acqua; si crede che in questa notte i morti escano dai loro simulacri per visitare le proprie dimore ed i rispettivi parenti; e si vuole, pure, che si soffermino a mangiare presso il desco che per loro si è preparato.

    E la presenza dei morti, presso le case o vicino ai familiari, perdura per tutta la festività natalizia, per allontanarsi, poi, nel giorno dell’Epifania.


    Veduta di Manfredonia - Immagine tratta dal sito http://www.pugliacitta.it/

    E nella notte che precede questa festività essi fanno in modo di manifestarsi ai viventi, in vari modi: nel sonno, in un ricordo improvviso, in una circostanza inconscia ed inconsapevole, ed anche con fugaci ed evanescenti apparizioni.

    La nascita del Cristo, per la redenzione dei peccati, è anche un atto liberatorio delle anime dei defunti (l’aneme du Preiatorie), per cui v’è, forse, una sorte di memento per i viventi, ma anche un’ invocatio per le preghiere liberatrici.
    E si può nascondere che il profano si trasfonda nel sacro?

    E sempre nella notte che precede il 2 novembre le case vengono illuminate solo da una teoria di ceri accesi, con l’evidenziazione di effigi, di foto dei defunti, o di immaginette di santi protettori, verso i quali si chiede di impetrare la grazia della resurrezione dell’anima dalle tenebre degli inferi.

    E la notte stessa diventa un’ attesa ; un’attesa anche per l’Avvento del Cristo sulla terra (Kriste ndèrre).

    E questa attesa è cosi viva e così pregna che il terreno ed il caduco sono banditi, l’affetto dei cari non conosce uguali, il culto dei lari è sacro, per gli altri e per noi stessi.
    Il tutto in una sorta di continuità, anche questa, senza spazio e senza tempo, sempiterna.
    E non è Fede questa?

    La festività d’Ognissanti e dei defunti, per i bambini, però, assume anche altre significazioni.
    E’ costume da noi, infatti, porre in grosse calze di lana, tutte le specie di frutti che si producono nella stagione autunnale: castagne (kastanne), mele cotogne (ketunne) ed altre leccornie.

    Le calze, così riempite, vengono poste sulla parte alta del letto (a kkép ù litte) dei bambini, di nascosto, quando, essi dormono, affinchè essi, il giorno dopo, appena svegli, le trovino sulle loro teste.
    E si dice agli stessi bimbi che, durante la notte, i parenti defunti, in visita alle case, hanno portato loro i regali.

    In altre parti d’Italia e della Puglia, quest’uso viene consumato il giorno dell’Epifania.

    E non di rado, durante l’anno, nello sgridare i bambi, per le loro monellerie o disubbidienze, si usa dire: se non fai il buono i morti non ti porteranno niente (se ne nfé u bbune- se fe ù kattive- i murte. kuann-ii ka ji. ne nde portene ninde).
    E non mancano, così, brutte sorprese, ma con celia, che le calze vengano riempite di soli carboni (chiùne de karevune a ccokke- kum-i cokke de murte) (piene di carboni a tocchetti, come le ossa dei morti).

    L’ uso di confezionare le calze persiste ancora, anche se oggi, i bimbi, dissacrati, le vedono in bella esposizione nei negozi di drogheria o di pasticceria o presso i bar. (che peccato… n.d.r.)
    Le stesse sono pure oggetto di regali da parte dei giovani alle fidanzate o alle spose.

    Ed in tema di fidanzate e di spose, va pur detto che nel giorno della festivitàà dei defunti le nuore, nubili o sposate, visitano le suocere, avviandosi con loro verso le tombe dei defunti.
    Esse, poi saranno loro ospiti.
    E le suocere, ovviamente, non mancheranno di contraccambiare la cortesia con un vistoso regalo.

    Ed anche questa visitazione ha un significato recondito, la nuora o la fidanzata è entrata in casa, si; ha avuto modo di essere presentata a parenti vivi, sì; ma il giorno dei morti essa è come se venisse presentata ai defunti.
    Eh si perchè la famiglia si compone e si compatta non solo con e tra i vivi, ma anche, se non soprattutto, con i cari defunti.

    Per le famiglie meno abbienti, che non potevano preparare e riempire le calze ai propri bimbi; chè tale era il bisogno una volta, che necessitava anche della frutta di stagione (e manco a pensare a cioccolatini e caramelle, biscotti e roba varia) c’era pure chi ci pensava.
    Le calze per questi bimbi venivano portate dai coetani di famiglie imparentate o amiche.

    Ed il tutto avveniva in sul fare dell’alba, quando il sonno è più profondo.
    Ed allora un’eco si sprigionava per i vicoli e le strade, essa si insinuava nelle pareti domestiche con suono corale e lamentoso.
    I bimbi che prodigavano la loro abbondanza ai loro coetanei più poveri, a frotte, insonnoliti ed infreddoliti, usavano dire:
    A’ kavezette appese u litte!… (la calza appesa al letto!…)

    Un uso, ormai scomparso, di questo periodo era quello di far rosolare il grano in apposito recipente (farenére pecceninne: setaccio), così come per le castagne o per le fave, i ceci, ecc…(i féfe. i cicere arrustute).
    Il grano, così cotto (u grène i murte), veniva consumato ben caldo, per sfamare la fame atavica.

    Non si mancava, nelle famiglie più abbienti, di intingere lo stesso grano nel vin cotto (u vine kutte) per insaporirlo (cchiù saprite).
    Lo stesso grano, con altre leccornje, veniva costipato nelle “calze” od anche veniva offerto, sempre dalle famiglie abbienti, ai familiari o ai conoscenti, in atto di devozione verso i defunti.

    Nella cultura contadina sipontina (ma anche in quella garganica e meridionale) il periodo di tempo tra la festività di S.Francesco
    (4 ottobre) e la commemorazione dei defunti è quello più indicato per la semina del grano e degli ortaggi (in ispecie: fave e piselli).
    Infatti, nei proverbi locali allusioni non ne mancano; in particolare abbiamo: Prime de l’aneme i murte ce semene pe lla vasenze e ppe ll-alture (prirna dei giorni dei morti/ si semina sia nel piano che sulle alture o in montagna)

    A tutti sande: omne zippre ii ssande
    (con Ognissanti/ ogni fuscello-piantato- è santo; cioè santificato, crescerà bene).
    Tutto ciò si spiega con il tipo di clima, con piogge prevalentemente autunnali, che si ha nelle nostre plaghe.
    E non manca quasi mai di piovere, da noi, proprio nei giorni del 1 o del 2 Novembre; e tale manifestazione metereologica, naturalmente, è presa per buon auspicio, per futuri raccolti.

    La consuetudine della “calza”, nella notte della festività dei defunti, da noi, è molta antica; in merito ecco cosa ne scrive il Bellucci La Salandra : “…Se la Befana in molte regioni d’Italia viene celebrata il 6 Gennaio (festa dei bambini), a Manfredonia invece la celebrano alla vigilia di Tutti i Santi (1 Novembre ), collocando dietro le porte delle abitazioni calze da uomo o da donna, che la massaia pensa, quando i bimbi si sono addormentati, a riempire di frutta secca e qualche volta anche di dolci e confetti misti a danaro…”

    Sono queste le cosidette cavezette di murte (la calzetta dei morti), da far credere ai bambini che la notte vengono i morti a riempirle.

    http://www.manfredoniano.com/2005/10...e-dei-defunti/

    Testo: Archivio storico Sipontino - Pasquale Ognissanti - Dal sito http://www.manfredoniano.com/

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    Citazione Originariamente Scritto da Tomás de Torquemada Visualizza Messaggio


    Gran Camposanto di Messina, Monumento funebre a Franc. Aug. Marangolo (G. Scarfì, 1887) - Immagine tratta dal sito http://www.comune.messina.it/
    Il marmo che vedete è stato, putroppo, "decapitato" da vandali pochi giorni addietro.

    Il milionesimo danno irreparabile inferto a un Cimitero Monumentale che dopo esser stato, un tempo, il secondo d'Italia si appresta (a lunghi passi grazie a incuria, mancanza di sorveglianti e atti barbarici) a diventare l'ultimo.

  10. #10
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    Halloween festa europea

    di Elena Torre

    ("Il Tirreno", martedì 31 ottobre 2006)

    Alle origini era un rito pagano, furono i Celti a diffonderlo


    Zucche intagliate, pipistrelli, ragnatele, cappelli da strega, pentoloni e accessori vari sbucano dalle vetrine, sui menù dei ristoranti, nei bar, nei locali. La festa di stasera di Halloween è diventata anche in Italia un appuntamento per grandi e piccini. Ma se i bambini si preparano ad indossare abiti da fantasmi, scheletri, streghe e folletti per andare a bussare alla porta dei vicini gridando "dolcetto o scherzetto" i genitori sanno perché?
    Come tutte le tradizioni radicate così fortemente nel tessuto sociale, per trovarne l'origine è necessario andare molto indietro nel tempo e fare un percorso attraverso i secoli e le varie usanze. Per quanto il primo pensiero vada all'America, l'origine della cristiana vigilia di Ognissanti, sprofonda la sua radice in tradizioni pagane del tutto europee. Si pensa che derivi direttamente dagli usi delle popolazioni tribali di quattromila anni prima di Cristo che, come noto, erano solite dividere l'anno in due parti basandosi sulla transumanza del bestiame. Fra ottobre e novembre alla vigilia dell'inverno era necessario spostare il bestiame in un luogo riparato per tenerlo al sicuro, proteggerlo dalle intemperie: quello era il periodo di Halloween. La diffusione capillare in Europa avviene però grazie alla popolazione celtica che nel 2300 avanti Cristo si spostò dall'area mediterranea fino alle isole Britanniche dove stanziarono. Presso di loro era in uso la consuetudine di festeggiare la fine dell'estate con Samhain la festa che coincideva con il loro capodanno. La parola gaelica Samhain significa letteralmente sam-fin fine estate e si racconta che i loro sacerdoti-re-guerrieri, i druidi, spengessero tutti i fuochi per riaccenderli da un rogo sacro acceso secondo rituali precisi. Samhain corrispondeva ad un particolare luogo fuori dal tempo e dallo spazio, un punto di mezzo tra l'anno vecchio e quello nuovo, una porta tra il regno dei viventi e quello dei defunti una porta dalla quale proprio i morti e gli spiriti potevano giungere nella loro realtà.


    Scorcio del Cimitero di Clonmellon - Immagine tratta dal sito http://xeowulf.home.mindspring.com/

    Non pensiamo però che i Celti temessero i morti, era per loro un'occasione per poter creare un dialogo, un incontro. Da qui l'usanza di preparare una buona accoglienza per chi ritorna e apparecchiare la tavola con cibi e dolci (trick-or-treating). Da questa porta potevano uscire anche altre creature come elfi e fate nelle quali i Celti credevano fermamente, creature che , contrariamente a quanto comunemente si pensi, erano considerate in qualche modo ostili all'uomo per le evidenti differenze. Da qui la traslazione che gli esseri di altre dimensioni possano fare in questo speciale momento scherzi agli uomini, e il via ad una serie di racconti e leggende spaventose. Con l'espandersi nei secoli successivi della dominazione Romana anche questa festa andò modificandosi. Come è noto i Romani erano soliti sovrapporre alle feste e ai riti delle popolazioni assoggettate usi e costumi propri così che la festa di Pomona coincise con Samhain. Stessa modalità ebbe la Chiesa rispetto alle feste pagane così Papa Bonifacio IV fu in un certo senso obbligato ad istituire la festa di Ognissanti e a collocarla nello stesso giorno. Con questa festività il Papa intendeva rendere omaggio ai cristiani che erano morti in difesa della Fede. Per un certo periodo Samhain e Ognissanti (Hallowmas e la sua vigilia All-Hallown Eve) sopravvissero insieme poi già a partire dal 1500 si perse la memoria dell'antica festa nella quale, come sostengono molti studiosi, probabilmente le donne erano protagoniste, tanto che proprio la connotazione femminile dell'antica festa celtica avrebbe spinto la Chiesa a cancellarne le origini. In quanto poi agli Stati Uniti che hanno fatto di Halloween una ricorrenza di importanza quasi paritaria al giorno del ringraziamento, per risonanza e diffusione, si pensa che vi fu portata dagli Irlandesi e che inizialmente fosse poco più che una ricorrenza religiosa propria degli immigrati. In seguito quello che era un momento sacro e importante per una parte della società, fu traviata dalla classe aristocratica che se ne impadronì trasformandola in una festa pittoresca, di moda. Ovviamente fece sparire le componenti più profonde come la riflessione sulla morte di cui rimase solo la parte grottesca e ne accentuò la parte ludica. Divenne una festa in cui tutto era possibile, una ricorrenza dove lasciarsi andare ai piaceri, una festa tanto lontana dalla sua essenza. Grazie però alla forza mediatica dell'America e allo stupido atteggiamento emulativo di molte nazioni Samhain è tornato in Europa dove chi è un po' più curioso degli altri ha la possibilità di andare oltre all'apparenza e riappropriarsi del significato originario. Non mancano infatti in tutta Europa nostalgici delle feste pagane, studiosi di antropologia e storia che, con cura e dovizia di particolari hanno ricostruito il cerimoniale dell'antica festa di Samhain, cerimoniale che pubblicato su libri e manuali viene perpetuato da gruppi in tutto il mondo.

    http://www.elenatorre.it/jo/index.ph...d=95&Itemid=53

    Dal sito http://www.elenatorre.it/

 

 

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