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    Unhappy Immigrazione:li vogliono regolarizzare tutti

    L’INTERVISTA
    «Bossi deve convincersi, si rischia la rivolta di duecentomila imprenditori»

    Il ministro dell’Udc: «Senza modifiche la legge favorisce i fortunati e i furbi»


    ROMA - «Voglio vedere chi avrà il coraggio di espellere 250 mila immigrati che già lavorano e che non hanno commesso reati. La questione va risolta. Noi presenteremo gli opportuni emendamenti: se la Lega non ci sta voti contro in Parlamento». Carlo Giovanardi parla di «assurdità». Vale a dire il divieto di regolarizzare gli extracomunitari ai quali è stata intimata l’espulsione in via amministrativa. Ma dato che l’ «assurdità» è scritta nel decreto di un governo di cui fa parte, il ministro per i rapporti con il Parlamento promette un intervento riparatore al momento della conversione in legge. Anche senza il sostegno del partito di Umberto Bossi. Ma l’esponente dell’Udc avanza anche alcune proposte concrete per risolvere il problema.

    Non le sembra che il testo del decreto parli con chiarezza di divieto per chi è stato raggiunto da un provvedimento di espulsione?

    «Sì, ma ho sempre pensato che si parlasse di provvedimenti legati al compimento di un reato o comunque a un atto specifico dell’autorità giudiziaria. Credo che anche Bossi abbia avuto la stessa idea. Non posso certo pensare che sia d’accordo con una clausola che di fatto vanifica la regolarizzazione prevista dalla nuova legge. Non soltanto. Così facendo si favorirebbero di fatto i fortunati, cioè coloro che per caso non sono mai stati controllati dalla polizia, oppure i furbi che sono riusciti a evitare ogni verifica. E la beffa è che si tratta proprio delle persone che vogliamo mettere in regola perché già lavorano, e alcune ormai da anni, nel nostro Paese».

    Come si fa a risolvere il problema?

    «Chiarendo prima di tutto che quando si parla di espulsioni non ci si riferisce a quelle intimate, cioè al cosiddetto foglio di via, ma solo a quelle giudiziarie che comprendono anche i recidivi, cioè chi dopo un provvedimento di espulsione è stato nuovamente trovato in posizione irregolare perché non si è allontanato dal nostro territorio o vi è nuovamente tornato. Se si desse questa interpretazione il caso sarebbe risolto».

    Resterebbero comunque fuori dalla regolarizzazione i «recidivi». Di quante persone si tratta?

    «Secondo alcune stime di 7-8 mila extracomunitari. È vero che potrebbe trattarsi, anche in questo caso, di persone che lavorano, ma a differenza dei 250 mila che hanno soltanto ricevuto l’intimazione ad andarsene, si tratta di immigrati che hanno violato più volte l’ordine di un’autorità italiana».

    Non sarà comunque facile risolvere il problema soltanto attraverso una diversa interpretazione della legge.

    «Forse. Ma allora si dovrà ricorrere per forza a un emendamento riparatore. Con due possibili alternative. La prima consiste nell’affermare che non possono regolarizzarsi solo gli immigrati che, dopo avere ricevuto un provvedimento di espulsione, sono stati successivamente colpiti da una denuncia dell’autorità giudiziaria per non avere ottemperato all’ordine di abbandonare il territorio italiano. La seconda invece risiede nel chiarire che le autorità incaricate di esaminare le domande provvederanno a cancellare l’espulsione meramente amministrativa nel momento stesso in cui sarà accettata la regolarizzazione».

    Pensa che la Lega potrà accettare queste modifiche in sede parlamentare?

    «Non credo che sia nell’interesse di Bossi, che oltretutto dà il nome alla legge insieme a Gianfranco Fini, far fronte a una prevedibile rivolta popolare scatenata da oltre 200 mila datori di lavoro che vedrebbero sfumare la regolarizzazione dei loro dipendenti. Ma noi presenteremo comunque i nostri emendamenti. Se proprio insiste la Lega può anche votare contro».

    Roberto Zuccolini


    Ed ecco che in aiuto a Giovanardi,arriva il solito assist...

    162 IMMIGRATI/VENETO: BONAITI (UNINDUSTRIA), MARGINALI EFFETTI DECRETO

    (ASCA) - Padova, 9 set - ''L'esclusione dal decreto sulla
    regolarizzazione dei lavoratori immigrati con foglio di via
    rendera' ancora piu' marginali i suoi effetti. Non dara'
    sollievo alla domanda di lavoro dell'industria. Il sommerso
    non riguarda infatti il comparto manifatturiero. Qui mancano
    operai, e una risposta concreta puo' venire dalla riapertura
    degli ingressi per il 2002''.
    Il presidente di Unindustria Padova, Luca Bonaiti,
    interviene sul tema dell'immigrazione, alla vigilia
    dell'entrata in vigore del decreto sulla regolarizzazione
    varato dal Consiglio dei ministri di venerdi' scorso. ''La
    misura e' condivisibile nel principio, in quanto prende atto
    di una situazione di fatto e ne favorisce l'emersione,
    obbligando datori di lavoro e cittadini stranieri a mettersi
    in regola con contributi e tasse''. ''Ma la regolarizzazione
    riguardera' soprattutto colf e badanti, cioe' i servizi alla
    persona, mentre l'impatto sull'industria sara' marginale o
    addirittura nullo, perche' qui non c'e' lavoro nero''. Dubbi
    anche sull'efficacia in altri comparti del lavoro
    subordinato, dopo l'esclusione dalla possibilita' di
    regolarizzarsi per quei lavoratori a cui e' stata
    ''intimata'' l'espulsione. Si tratta di provvedimenti di
    tipo amministrativo, perche' non legati al compimento di un
    reato ma alla condizione di ''irregolare'', e riguardano per
    lo piu' extracomunitari presenti in Italia da anni e in
    possesso di lavoro. ''Mi pare si rischi di dare il via a un
    provvedimento contraddittorio'', spiega Bonaiti. ''Se il
    criterio e' regolarizzare tutti gli immigrati che hanno un
    lavoro non si comprende perche' si debba escludere chi lo
    possiede da anni e non ha commesso reati''. Ma il presidente
    degli industriali padovani invita soprattutto il Governo a
    emanare il nuovo decreto sui flussi per il 2002, ''per dare
    concreto sollievo alle aree del Paese dove piu' forte e' la
    domanda di lavoro e a quei comparti, come il manifatturiero,
    dove la carenza di manodopera impedisce la crescita''.


    167 IMMIGRATI/VENETO: BONAITI (UNINDUSTRIA), MARGINALI EFFETTI DECRETO (2)

    (ASCA) - Padova, 9 set - Per Bonaiti, ''l'impianto della
    legge Bossi-Fini e' condivisibile, in quanto centra le nuove
    regole sull'immigrazione sul rapporto tra permesso di
    soggiorno e contratto di lavoro''. ''La stessa
    regolarizzazione di colf e badanti e di lavoratori
    subordinati gia' presenti in Italia e' coerente con le
    azioni del Governo per l'emersione del sommerso''. Rimane il
    problema dell'industria manifatturiera e della domanda di
    lavoro assillante in tutto il Nordest, un'area dove il tasso
    di disoccupazione viaggia sulla soglia fisiologica del 3%.
    ''Abbiamo bisogno di lavoratori, per tenere il passo con le
    commesse, rispettare gli impegni, essere pronti a cogliere i
    minimi segnali di una ripresa positiva del ciclo economico.
    Il ministro del Welfare Maroni ha dichiarato che non intende
    riaprire i flussi per il 2002, ma deve essere consapevole
    che questa scelta limitera' la capacita' di crescita delle
    imprese''.
    Ma il presidente di Unindustria Padova sposta la
    riflessione piu' avanti, ''alla realta' di un Paese con una
    curva demografica calante, che deve confrontarsi con
    lungimiranza, senza chiusure ideologiche, con la questione
    immigrazione''
    . E conclude con una proposta: ''Il Governo
    metta in piedi nell'arco della legislatura, con l'aiuto
    delle parti sociali, un meccanismo di reclutamento,
    selezione e formazione nei Paesi di origine, per risolvere
    alla radice il problema dei nuovi ingressi e consentire alle
    aziende e a tutto il Paese un controllo non solo sui numeri
    ma sulla qualita' delle risorse che si integrano''.


    Sarà una delle + grandi e massicce sanatorie mai viste.
    Ma con che coraggio Bossi e i ministri leghisti osano ancora parlare?

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    Unhappy Immigrazione:li vogliono regolarizzare tutti

    L’INTERVISTA
    «Bossi deve convincersi, si rischia la rivolta di duecentomila imprenditori»

    Il ministro dell’Udc: «Senza modifiche la legge favorisce i fortunati e i furbi»


    ROMA - «Voglio vedere chi avrà il coraggio di espellere 250 mila immigrati che già lavorano e che non hanno commesso reati. La questione va risolta. Noi presenteremo gli opportuni emendamenti: se la Lega non ci sta voti contro in Parlamento». Carlo Giovanardi parla di «assurdità». Vale a dire il divieto di regolarizzare gli extracomunitari ai quali è stata intimata l’espulsione in via amministrativa. Ma dato che l’ «assurdità» è scritta nel decreto di un governo di cui fa parte, il ministro per i rapporti con il Parlamento promette un intervento riparatore al momento della conversione in legge. Anche senza il sostegno del partito di Umberto Bossi. Ma l’esponente dell’Udc avanza anche alcune proposte concrete per risolvere il problema.

    Non le sembra che il testo del decreto parli con chiarezza di divieto per chi è stato raggiunto da un provvedimento di espulsione?

    «Sì, ma ho sempre pensato che si parlasse di provvedimenti legati al compimento di un reato o comunque a un atto specifico dell’autorità giudiziaria. Credo che anche Bossi abbia avuto la stessa idea. Non posso certo pensare che sia d’accordo con una clausola che di fatto vanifica la regolarizzazione prevista dalla nuova legge. Non soltanto. Così facendo si favorirebbero di fatto i fortunati, cioè coloro che per caso non sono mai stati controllati dalla polizia, oppure i furbi che sono riusciti a evitare ogni verifica. E la beffa è che si tratta proprio delle persone che vogliamo mettere in regola perché già lavorano, e alcune ormai da anni, nel nostro Paese».

    Come si fa a risolvere il problema?

    «Chiarendo prima di tutto che quando si parla di espulsioni non ci si riferisce a quelle intimate, cioè al cosiddetto foglio di via, ma solo a quelle giudiziarie che comprendono anche i recidivi, cioè chi dopo un provvedimento di espulsione è stato nuovamente trovato in posizione irregolare perché non si è allontanato dal nostro territorio o vi è nuovamente tornato. Se si desse questa interpretazione il caso sarebbe risolto».

    Resterebbero comunque fuori dalla regolarizzazione i «recidivi». Di quante persone si tratta?

    «Secondo alcune stime di 7-8 mila extracomunitari. È vero che potrebbe trattarsi, anche in questo caso, di persone che lavorano, ma a differenza dei 250 mila che hanno soltanto ricevuto l’intimazione ad andarsene, si tratta di immigrati che hanno violato più volte l’ordine di un’autorità italiana».

    Non sarà comunque facile risolvere il problema soltanto attraverso una diversa interpretazione della legge.

    «Forse. Ma allora si dovrà ricorrere per forza a un emendamento riparatore. Con due possibili alternative. La prima consiste nell’affermare che non possono regolarizzarsi solo gli immigrati che, dopo avere ricevuto un provvedimento di espulsione, sono stati successivamente colpiti da una denuncia dell’autorità giudiziaria per non avere ottemperato all’ordine di abbandonare il territorio italiano. La seconda invece risiede nel chiarire che le autorità incaricate di esaminare le domande provvederanno a cancellare l’espulsione meramente amministrativa nel momento stesso in cui sarà accettata la regolarizzazione».

    Pensa che la Lega potrà accettare queste modifiche in sede parlamentare?

    «Non credo che sia nell’interesse di Bossi, che oltretutto dà il nome alla legge insieme a Gianfranco Fini, far fronte a una prevedibile rivolta popolare scatenata da oltre 200 mila datori di lavoro che vedrebbero sfumare la regolarizzazione dei loro dipendenti. Ma noi presenteremo comunque i nostri emendamenti. Se proprio insiste la Lega può anche votare contro».

    Roberto Zuccolini


    Ed ecco che in aiuto a Giovanardi,arriva il solito assist...

    162 IMMIGRATI/VENETO: BONAITI (UNINDUSTRIA), MARGINALI EFFETTI DECRETO

    (ASCA) - Padova, 9 set - ''L'esclusione dal decreto sulla
    regolarizzazione dei lavoratori immigrati con foglio di via
    rendera' ancora piu' marginali i suoi effetti. Non dara'
    sollievo alla domanda di lavoro dell'industria. Il sommerso
    non riguarda infatti il comparto manifatturiero. Qui mancano
    operai, e una risposta concreta puo' venire dalla riapertura
    degli ingressi per il 2002''.
    Il presidente di Unindustria Padova, Luca Bonaiti,
    interviene sul tema dell'immigrazione, alla vigilia
    dell'entrata in vigore del decreto sulla regolarizzazione
    varato dal Consiglio dei ministri di venerdi' scorso. ''La
    misura e' condivisibile nel principio, in quanto prende atto
    di una situazione di fatto e ne favorisce l'emersione,
    obbligando datori di lavoro e cittadini stranieri a mettersi
    in regola con contributi e tasse''. ''Ma la regolarizzazione
    riguardera' soprattutto colf e badanti, cioe' i servizi alla
    persona, mentre l'impatto sull'industria sara' marginale o
    addirittura nullo, perche' qui non c'e' lavoro nero''. Dubbi
    anche sull'efficacia in altri comparti del lavoro
    subordinato, dopo l'esclusione dalla possibilita' di
    regolarizzarsi per quei lavoratori a cui e' stata
    ''intimata'' l'espulsione. Si tratta di provvedimenti di
    tipo amministrativo, perche' non legati al compimento di un
    reato ma alla condizione di ''irregolare'', e riguardano per
    lo piu' extracomunitari presenti in Italia da anni e in
    possesso di lavoro. ''Mi pare si rischi di dare il via a un
    provvedimento contraddittorio'', spiega Bonaiti. ''Se il
    criterio e' regolarizzare tutti gli immigrati che hanno un
    lavoro non si comprende perche' si debba escludere chi lo
    possiede da anni e non ha commesso reati''. Ma il presidente
    degli industriali padovani invita soprattutto il Governo a
    emanare il nuovo decreto sui flussi per il 2002, ''per dare
    concreto sollievo alle aree del Paese dove piu' forte e' la
    domanda di lavoro e a quei comparti, come il manifatturiero,
    dove la carenza di manodopera impedisce la crescita''.


    167 IMMIGRATI/VENETO: BONAITI (UNINDUSTRIA), MARGINALI EFFETTI DECRETO (2)

    (ASCA) - Padova, 9 set - Per Bonaiti, ''l'impianto della
    legge Bossi-Fini e' condivisibile, in quanto centra le nuove
    regole sull'immigrazione sul rapporto tra permesso di
    soggiorno e contratto di lavoro''. ''La stessa
    regolarizzazione di colf e badanti e di lavoratori
    subordinati gia' presenti in Italia e' coerente con le
    azioni del Governo per l'emersione del sommerso''. Rimane il
    problema dell'industria manifatturiera e della domanda di
    lavoro assillante in tutto il Nordest, un'area dove il tasso
    di disoccupazione viaggia sulla soglia fisiologica del 3%.
    ''Abbiamo bisogno di lavoratori, per tenere il passo con le
    commesse, rispettare gli impegni, essere pronti a cogliere i
    minimi segnali di una ripresa positiva del ciclo economico.
    Il ministro del Welfare Maroni ha dichiarato che non intende
    riaprire i flussi per il 2002, ma deve essere consapevole
    che questa scelta limitera' la capacita' di crescita delle
    imprese''.
    Ma il presidente di Unindustria Padova sposta la
    riflessione piu' avanti, ''alla realta' di un Paese con una
    curva demografica calante, che deve confrontarsi con
    lungimiranza, senza chiusure ideologiche, con la questione
    immigrazione''
    . E conclude con una proposta: ''Il Governo
    metta in piedi nell'arco della legislatura, con l'aiuto
    delle parti sociali, un meccanismo di reclutamento,
    selezione e formazione nei Paesi di origine, per risolvere
    alla radice il problema dei nuovi ingressi e consentire alle
    aziende e a tutto il Paese un controllo non solo sui numeri
    ma sulla qualita' delle risorse che si integrano''.


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    Ma con che coraggio Bossi e i ministri leghisti osano ancora parlare?

  3. #3
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    la lega ha COMPLETAMENTE FALLITO.
    Questo è un atto di fatto.
    saluti padani

  4. #4
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    la lega ha COMPLETAMENTE FALLITO.
    Questo è un atto di fatto.
    saluti padani

  5. #5
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    LEGA TERRONA !

    LA PADANIA NON PERDONA !

    LEGA TERRONA !

    LA PADANIA NON PERDONA !

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  6. #6
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    Ed ecco che arriva il secondo assist...


    An apre alla proposta dei centristi: «Fuori solo gli immigrati condannati»


    ROMA - L’affondo dell’Udc contro la Lega incassa un primo successo. Ora a essere d’accordo sulla regolarizzazione degli extracomunitari ai quali è stata solo «intimata» l’espulsione è anche Alleanza nazionale. E lo fa attraverso il suo responsabile per la demografia e l’immigrazione Giampaolo Landi di Chiavenna: «Per consentire la piena messa a regime della Bossi-Fini risulta utile e necessario comprendere tutti coloro che siano in grado di provare l’esistenza di un rapporto di lavoro a prescindere dalla formale intimazione di espulsione». E sottolinea «formale» perché in effetti si tratta di persone che non hanno commesso reati e che, non essendo usciti dal nostro territorio, lavorano, alcuni da anni, in nero. Nei giorni scorsi i centristi della maggioranza avevano lanciato l’allarme sul decreto approvato venerdì scorso dal consiglio dei ministri proprio perché esclude dalla regolarizzazione questa categoria di immigrati: si calcola che siano 250 mila, cifra che renderebbe «zoppa» l’operazione annunciata dallo stesso governo, cioè fare emergere dal sommerso chi lavora. E due esponenti dell’Udc come Bruno Tabacci e il ministro per i Rapporti con il Parlamento Carlo Giovanardi hanno già annunciato la presentazione di un emendamento al decreto.
    Landi precisa che «l’irregolare socialmente pericoloso deve essere espulso», ma «non è corretto legare la regolarizzazione a criteri quali la sorte o la fortuna». Perché, fra gli immigrati che lavorano, si regolarizzerebbero solo coloro che hanno avuto la «fortuna» di non avere subìto controlli.
    Ma insieme a questa polemica se ne accompagna un’altra scatenata da Umberto Bossi. Il leader della Lega ha tuonato contro la Chiesa sostenendo che «è venuta l’ora di mandare la Finanza da certi vescovoni per sapere se i soldi che hanno raccolto sono andati veramente ai poveri». Chiamata in causa la Caritas replica con durezza: «Respingiamo con sdegno al mittente le insinuazioni e le accuse lanciate da un ministro della Repubblica. La nostra migliore risposta è nell’impegno quotidiano accanto ai più poveri».
    Non tarda ad arrivare anche la reazione di tutti i cattolici impegnati in politica sia nella maggioranza che nell’opposizione. Il capogruppo dell’Udc Luca Volonté parla di «attacchi frutto di una cattiva forma di clericalismo leghista» mentre, dalla Margherita, Franco Monaco osserva che «i movimenti politici affetti da razzismo hanno sempre avuto in odio il cristianesimo». E Rosy Bindi bolla l’uscita di Bossi come «un esempio di squadrismo verbale». Ma a difendere la Chiesa scendono in campo anche i Ds con il responsabile immigrazione Giulio Calvisi: «Ci piacerebbe sapere se Bossi parla a nome del governo e se la sua posizione è condivisa dal presidente del Consiglio e dal suo vice».

    Roberto Zuccolini

  8. #8
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    Ed ecco che arriva il secondo assist...


    An apre alla proposta dei centristi: «Fuori solo gli immigrati condannati»


    ROMA - L’affondo dell’Udc contro la Lega incassa un primo successo. Ora a essere d’accordo sulla regolarizzazione degli extracomunitari ai quali è stata solo «intimata» l’espulsione è anche Alleanza nazionale. E lo fa attraverso il suo responsabile per la demografia e l’immigrazione Giampaolo Landi di Chiavenna: «Per consentire la piena messa a regime della Bossi-Fini risulta utile e necessario comprendere tutti coloro che siano in grado di provare l’esistenza di un rapporto di lavoro a prescindere dalla formale intimazione di espulsione». E sottolinea «formale» perché in effetti si tratta di persone che non hanno commesso reati e che, non essendo usciti dal nostro territorio, lavorano, alcuni da anni, in nero. Nei giorni scorsi i centristi della maggioranza avevano lanciato l’allarme sul decreto approvato venerdì scorso dal consiglio dei ministri proprio perché esclude dalla regolarizzazione questa categoria di immigrati: si calcola che siano 250 mila, cifra che renderebbe «zoppa» l’operazione annunciata dallo stesso governo, cioè fare emergere dal sommerso chi lavora. E due esponenti dell’Udc come Bruno Tabacci e il ministro per i Rapporti con il Parlamento Carlo Giovanardi hanno già annunciato la presentazione di un emendamento al decreto.
    Landi precisa che «l’irregolare socialmente pericoloso deve essere espulso», ma «non è corretto legare la regolarizzazione a criteri quali la sorte o la fortuna». Perché, fra gli immigrati che lavorano, si regolarizzerebbero solo coloro che hanno avuto la «fortuna» di non avere subìto controlli.
    Ma insieme a questa polemica se ne accompagna un’altra scatenata da Umberto Bossi. Il leader della Lega ha tuonato contro la Chiesa sostenendo che «è venuta l’ora di mandare la Finanza da certi vescovoni per sapere se i soldi che hanno raccolto sono andati veramente ai poveri». Chiamata in causa la Caritas replica con durezza: «Respingiamo con sdegno al mittente le insinuazioni e le accuse lanciate da un ministro della Repubblica. La nostra migliore risposta è nell’impegno quotidiano accanto ai più poveri».
    Non tarda ad arrivare anche la reazione di tutti i cattolici impegnati in politica sia nella maggioranza che nell’opposizione. Il capogruppo dell’Udc Luca Volonté parla di «attacchi frutto di una cattiva forma di clericalismo leghista» mentre, dalla Margherita, Franco Monaco osserva che «i movimenti politici affetti da razzismo hanno sempre avuto in odio il cristianesimo». E Rosy Bindi bolla l’uscita di Bossi come «un esempio di squadrismo verbale». Ma a difendere la Chiesa scendono in campo anche i Ds con il responsabile immigrazione Giulio Calvisi: «Ci piacerebbe sapere se Bossi parla a nome del governo e se la sua posizione è condivisa dal presidente del Consiglio e dal suo vice».

    Roberto Zuccolini

  9. #9
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    Non tutto e` perduto: possiamo sempre contare sui grandi eroi della VRFP e del MAV.

  10. #10
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    Non tutto e` perduto: possiamo sempre contare sui grandi eroi della VRFP e del MAV.

 

 
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