11 settembre, data decisiva
di Giulio Ferrari
Nel regno del business, prima della campagna militare è d’uopo la campagna pubblicitaria: se il barone Von Clausewitz spiegava che «la guerra è la prosecuzione della politica con altri mezzi», il presidente degli Stati Uniti d’America sfodera gli strumenti della persuasione di massa come “preliminare” al conflitto iracheno. Così, nello staff di George Bush si vivono ore di trepidante attesa guardando all’11 settembre. Che sarà la giornata della memoria nel primo anniversario dell’apocalisse delle Torri Gemelle, ma anche e soprattutto l’irripetibile palcoscenico per conquistare il consenso popolare alla nuova spedizione contro l’odiato Saddam. E se allo stato delle cose appare assai tiepido l’entusiasmo degli americani verso l’ipotesi di un remake della guerra del golfo, Bush e i suoi specialisti confidano nella grande kermesse patriottica per dar fuoco alle polveri dell’interventismo a stelle e strisce. Una tappa decisiva nella marcia verso Bagdad e, per questo, un appuntamento con la nazione studiato e pianificato nei minimi particolari. Ieri il New York Times ha scritto che l’équipe dei più stretti ed esperti collaboratori del presidente è al lavoro da mesi in previsione del gran giorno. E pare che lo stesso Bush abbia riposato molto poco durante le sue vacanze texane, sacrificate a studiare e ripassare la parte. In realtà, come hanno rivelato i collaboratori di fiducia del presidente, il copione presidenziale e la strategia di convincimento sono già pronti da un paio di mesi, ma non era ancora arrivato il momento giusto. «Da un punto di vista del marketing - ha candidamente spiegato Andrew Card, capo dello staff della Casa Bianca - nessuno lancia un nuovo prodotto in agosto». Specialmente se a settembre si presentano opportunità di “lancio” come la riapertura del Congresso, la sessione dell’Assemblea generale dell’Onu e, soprattutto, la commemorazione dell’11 settembre. Per la data clou, gli esperti di comunicazione del presidente hanno studiato nei minimi particolari gli “effetti speciali”. Per cominciare il luogo da dove Bush pronuncerà il discorso alla nazione. L’inquilino della Casa Bianca parlerà da Ellis island, l’isola nella baia di New York dove un tempo approdavano gli immigrati: alle sue spalle svetterà la statua della Libertà e gli specialisti garantiscono uno sfondo di sicuro effetto alle inquadrature televisive. Quanto al discorso, che durerà una decina di minuti, è il frutto del lavoro di un nutrito e collaudato trust di cervelli. Si tratterà di parole attentamente calibrate per raggiungere il cuore degli americani e infiammarli di patriottismo. Lo scenario accuratamente predisposto e la memoria ravvivata dell’11 settembre faranno la loro parte. E poi, grazie al sapiente lavoro dei politici-pubblicitari, toccherà ai militari.




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