Risultati da 1 a 2 di 2
  1. #1
    stanziale
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    Predefinito un tempo, le Brigate Rosse, sparavano ai padroni

    A VICENZA

    Il re delle concerie: ho già comprato 60 alloggi per i miei operai

    «Io, nipote di emigranti, ora li aiuto a inserirsi pensando anche all’istruzione dei loro bambini»


    DAL NOSTRO INVIATO
    ARZIGNANO (VICENZA) - Lavoro, casa, doposcuola per i bambini. Ad Arzignano, gli extracomunitari sono i benvenuti. «Karibuni», nella lingua di alcuni Paesi dell’Africa. Per le strade, incontri neri, gialli, bianchi. Mix di colori e di razze. E senti un odore acre, una puzza sgradevole. «Poi, ci si abitua», dicono. E’ l’odore delle concerie, tradizionale industria della valle del Chiampo, il fiume che la percorre. Da un decennio circa, da quando cioè i figli della Provincia vicentina, affrancati dalle fatiche di padri e nonni, oggi imbottiti di «schei», non ne vogliono più sapere di pellami, acidi e puzza, tra gli addetti a questa attività crescono gli immigrati. Cioè i nuovi poveri. E i nuovi ricchi li assumono nei loro stabilimenti. «Io ho cominciato in conceria, a dodici anni, per 30 lire l’ora - racconta il sessantunenne Bruno Mastrotto -. Era il ’53. Cinque anni dopo, con mio padre e i miei fratelli ci mettemmo in proprio». Nel Duemila, il signor Bruno, sposato con tre figlie (e una quarta, ghanese, in affido) è l’amministratore delegato del «Gruppo Mastrotto spa», che comprende 6 stabilimenti conciari in Arzignano (fatturato 330 milioni di euro), più altri due in Brasile e in Croazia. Nelle fabbriche della valle del Chiampo sono occupate 850 persone; 250 gli extracomunitari: africani, indiani, albanesi, croati, pachistani, eccetera. Paga base netta: un milione e 600.000/un milione e 800 mila delle vecchie lire.
    Il «re delle concerie» non solo dà lavoro, ma procura anche un tetto agli immigrati che non ce l’hanno. Intendiamoci, non è l’unico tra gli imprenditori veneti. Di sicuro, è il più «sensibile». Mastrotto, infatti, ha acquistato in paese e in zona una sessantina di appartamenti (in edifici nuovi o in vecchie case ristrutturate), li ha arredati, e quindi li affitta «chiavi in mano» ai dipendenti più bisognosi. E meno male che ad Arzignano non governa Gentilini da Treviso, il sindaco che ha fatto sparlare di sé, a iosa. «Ero in Brasile, quando quei disgraziati senza casa hanno occupato il Duomo - racconta il signor Bruno -. L’ho saputo, e sono rimasto di sasso. Sa che le dico? La parola "emigrante", nella mia famiglia ha un peso. Nel 1911, mio nonno Angelo emigrò in America, a Filadelfia, dove lavorava alla costruzione delle ferrovie. Alcuni parenti affondarono insieme all’Andrea Doria... Mio fratello era sul punto di partire per il Canada, in cerca di fortuna. Poi, nostro padre decise di metter su la conceria, e Santo rimase in Italia. A farla breve: capisco gli extracomunitari e, per giunta, ho bisogno di loro».
    Con quale criterio assegnate gli appartamenti? «Diamo precedenza a chi ha famiglia. Poi, guardiamo al merito. Cioè al comportamento in azienda. Il prezzo? Leggermente inferiore a quello di mercato. Sui 300 euro mensili, arredamento compreso. Per comodità, tratteniamo la cifra dallo stipendio. Lo preferiscono gli stessi dipendenti». Lavoro, casa, regole di convivenza. Per facilitare l’inserimento degli stranieri, Mastrotto si è sostituito alle istituzioni. Nel ’95, ha sponsorizzato un volumetto, stampato in 1.000 copie, intitolato «Welcome-Benvenuto/Il manuale dell’immigrato extracomunitario». Bilingue, illustrato con vignette, l’opuscolo affronta i temi pratici: lavoro burocrazia, scuola sanità. Ma non è tutto. Silvana Mastrotto, moglie di Bruno, è presidente di «Karibuni» (benvenuti), associazione di volontari che si prende cura dei figli degli immigrati. A fine settembre, si apre l’ottavo anno di attività. Per cinque pomeriggi la settimana, i bambini stranieri di Arzignano che frequentano le elementari vengono aiutati nello svolgimento dei compiti scolastici, oltre a essere coinvolti in giochi di gruppo. La parrocchia di Ognissanti mette a disposizione i locali, banche e altri privati finanziano l’opera di «Karibuni». L’anno scorso, gli iscritti erano 56, seguiti da una ventina di volontari. Adesso sta per partire una nuova iniziativa: un corso di lingua italiana intensivo e flessibile, per piccoli extracomunitari.

  2. #2
    stanziale
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    Il re delle concerie: ho già comprato 60 alloggi per i miei operai

    «Io, nipote di emigranti, ora li aiuto a inserirsi pensando anche all’istruzione dei loro bambini»


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    ARZIGNANO (VICENZA) - Lavoro, casa, doposcuola per i bambini. Ad Arzignano, gli extracomunitari sono i benvenuti. «Karibuni», nella lingua di alcuni Paesi dell’Africa. Per le strade, incontri neri, gialli, bianchi. Mix di colori e di razze. E senti un odore acre, una puzza sgradevole. «Poi, ci si abitua», dicono. E’ l’odore delle concerie, tradizionale industria della valle del Chiampo, il fiume che la percorre. Da un decennio circa, da quando cioè i figli della Provincia vicentina, affrancati dalle fatiche di padri e nonni, oggi imbottiti di «schei», non ne vogliono più sapere di pellami, acidi e puzza, tra gli addetti a questa attività crescono gli immigrati. Cioè i nuovi poveri. E i nuovi ricchi li assumono nei loro stabilimenti. «Io ho cominciato in conceria, a dodici anni, per 30 lire l’ora - racconta il sessantunenne Bruno Mastrotto -. Era il ’53. Cinque anni dopo, con mio padre e i miei fratelli ci mettemmo in proprio». Nel Duemila, il signor Bruno, sposato con tre figlie (e una quarta, ghanese, in affido) è l’amministratore delegato del «Gruppo Mastrotto spa», che comprende 6 stabilimenti conciari in Arzignano (fatturato 330 milioni di euro), più altri due in Brasile e in Croazia. Nelle fabbriche della valle del Chiampo sono occupate 850 persone; 250 gli extracomunitari: africani, indiani, albanesi, croati, pachistani, eccetera. Paga base netta: un milione e 600.000/un milione e 800 mila delle vecchie lire.
    Il «re delle concerie» non solo dà lavoro, ma procura anche un tetto agli immigrati che non ce l’hanno. Intendiamoci, non è l’unico tra gli imprenditori veneti. Di sicuro, è il più «sensibile». Mastrotto, infatti, ha acquistato in paese e in zona una sessantina di appartamenti (in edifici nuovi o in vecchie case ristrutturate), li ha arredati, e quindi li affitta «chiavi in mano» ai dipendenti più bisognosi. E meno male che ad Arzignano non governa Gentilini da Treviso, il sindaco che ha fatto sparlare di sé, a iosa. «Ero in Brasile, quando quei disgraziati senza casa hanno occupato il Duomo - racconta il signor Bruno -. L’ho saputo, e sono rimasto di sasso. Sa che le dico? La parola "emigrante", nella mia famiglia ha un peso. Nel 1911, mio nonno Angelo emigrò in America, a Filadelfia, dove lavorava alla costruzione delle ferrovie. Alcuni parenti affondarono insieme all’Andrea Doria... Mio fratello era sul punto di partire per il Canada, in cerca di fortuna. Poi, nostro padre decise di metter su la conceria, e Santo rimase in Italia. A farla breve: capisco gli extracomunitari e, per giunta, ho bisogno di loro».
    Con quale criterio assegnate gli appartamenti? «Diamo precedenza a chi ha famiglia. Poi, guardiamo al merito. Cioè al comportamento in azienda. Il prezzo? Leggermente inferiore a quello di mercato. Sui 300 euro mensili, arredamento compreso. Per comodità, tratteniamo la cifra dallo stipendio. Lo preferiscono gli stessi dipendenti». Lavoro, casa, regole di convivenza. Per facilitare l’inserimento degli stranieri, Mastrotto si è sostituito alle istituzioni. Nel ’95, ha sponsorizzato un volumetto, stampato in 1.000 copie, intitolato «Welcome-Benvenuto/Il manuale dell’immigrato extracomunitario». Bilingue, illustrato con vignette, l’opuscolo affronta i temi pratici: lavoro burocrazia, scuola sanità. Ma non è tutto. Silvana Mastrotto, moglie di Bruno, è presidente di «Karibuni» (benvenuti), associazione di volontari che si prende cura dei figli degli immigrati. A fine settembre, si apre l’ottavo anno di attività. Per cinque pomeriggi la settimana, i bambini stranieri di Arzignano che frequentano le elementari vengono aiutati nello svolgimento dei compiti scolastici, oltre a essere coinvolti in giochi di gruppo. La parrocchia di Ognissanti mette a disposizione i locali, banche e altri privati finanziano l’opera di «Karibuni». L’anno scorso, gli iscritti erano 56, seguiti da una ventina di volontari. Adesso sta per partire una nuova iniziativa: un corso di lingua italiana intensivo e flessibile, per piccoli extracomunitari.

 

 

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