VERSO LA MANOVRA
E per la Finanziaria spunta l’ipotesi di un minicondono edilizio
An studia una sanatoria per i piccoli abusi all’interno delle abitazioni Vertice Tremonti-Fini sui poteri collegati alle misure blocca-spese
ROMA - A tarda sera il ministro dell’Economia Giulio Tremonti lascia Palazzo Chigi lasciandosi alle spalle solo un comunicato ufficiale di sette righe. Nel breve documento le tre ore di discussione, di chiarimenti (anche spigolosi) con la delegazione di An sono liquidate come «un ampio approfondimento», che ha fatto registrare «piena sintonia». Ma negli appunti del ministro sono rimaste molte ipotesi da attuare nella Finanziaria e soprattutto, diversi ragionamenti politici. La riunione si è aperta con una relazione di Gianfranco Fini. L’analisi del vice premier è partita dall’applicazione del decreto legge «blocca spese», varato dal Consiglio dei ministri la settimana scorsa. Fini è andato diritto al problema, più o meno con queste parole: vedi Giulio, noi abbiamo dato via libera al provvedimento, perché siamo tutti convinti che sia giusto mettere le uscite sotto controllo. Però ora dobbiamo applicarlo con attenzione, noi vogliamo tutelare l’autonomia dei singoli dicasteri e la collegialità politica del governo.
Dopo Fini sono intervenuti i ministri di An: Maurizio Gasparri (Comunicazioni), Gianni Alemanno (Politiche agricole), Altero Matteoli (Ambiente). E’ stata una lunga sequela di domande ed esempi. Tremonti ha risposto che non vuole «superpoteri» e che il decreto rispetterà la sfera delle singole competenze. Tuttavia il ministro dell’Economia ha richiamato la necessità di tamponare gli sforamenti di spesa. Ha definito un successo, anche di immagine, un provvedimento appoggiato dal presidente Ciampi e dal Governatore Fazio. Esaurito il cappello politico, il vertice è entrato nel merito delle misure da inserire in Finanziaria. Le attenzioni si sono concentrate subito sul capitolo condoni, concordati fiscali e dintorni. Qui trovarsi «in sintonia» è stato più facile. Il governo presenterà subito nella Finanziaria uno schema di «concordato di massa», cioè l’erario offrirà ai contribuenti l’opportunità di chiudere eventuali contenziosi, come già successo nel 1994 e nel 1995. Poi si aprirà la fase parlamentare. Lì ognuno sarà libero di fare le sue proposte. I deputati e senatori di An stanno studiando, tra l’altro, un mini-condono edilizio, da agganciare alla legge «padroni in casa propria». In sostanza c’è chi nel partito di Fini fa questo ragionamento: noi abbiamo consentito ai cittadini di buttare giù un muro o fare una veranda senza chiedere un permesso. Ma allora non si capisce perché ora lo Stato debba punire le persone che hanno fatto la stessa cosa prima di quella legge. Da qui l’idea di una sanatoria per piccoli abusi «interni» alle abitazioni. Se ne discuterà da ottobre in poi alle Camere.
Nel vertice di ieri, invece, Tremonti si è impegnato a trovare la copertura nella Finanziaria per il credito di imposta concesso alle imprese che fanno assunzioni.
Nel frattempo il governo dovrà fronteggiare l’iniziativa dell’opposizione. Ieri, il Nens, il centro studi fondato dagli ex ministri Pierluigi Bersani e Vincenzo Visco, ha calcolato che l’esecutivo dovrebbe varare una manovra da 38 miliardi di euro (anziché i 20 previsti) se davvero vuole centrare gli obiettivi annunciati.
Giuseppe Sarcina




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